IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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IO, DIO -1-

Post n°106 pubblicato il 26 Novembre 2018 da il_ramo_rubato
 

IO, DIO

“In principio creai il cielo e la terra. La terra era informe e deserta, e le tenebre ricoprivano l’abisso , mentre il mio spirito aleggiava sulle acque. Io dissi “Sia la luce” E la luce fu. Vidi che la luce era cosa buona, e separai la luce dalla tenebre. Chiamai luce il giorno e tenebre la notte.

 

Indugi tra i Batticuori e i Buongrano. Ti osservo rimanendo alle tue spalle. Penso intensamente “Scegli quelli al cioccolato”. Tu subito prendi quelli. “Bene”. Avanzi per i corridoi del supermercato. Cammini leggera. Hai la vita sottile e il naso leggermente arcuato, esattamente come piace a me. Ti ho scelta per la tua eleganza. Indossi un abito bianco, lungo, la tua veste sacrale. Sento in te purezza, determinazione. Tu sei perfetta. Respiro la delicata scia di profumo che lasci dietro ai tuoi passi. Lavanda. Mi manda in estasi. Con raccoglimento penso “fermati”. Esattamente in quell’istante ti fermi. Io penso “Brava. Ora voltati e guardami. Sono alle tue spalle.” Indugi. Io aspetto. Senti i miei pensieri e ti domandi cosa ti sta accadendo. “Conto fino a cinque. Uno. Due. Tre. Quat...”. Non arrivi al cinque. Non mi piace aspettare così tanto. Mi guardi. Ti guardo. Mezzo secondo, poi ritrai la vista. Mi hai visto. In quella frazione di secondo hai accettato di diventare mia.

Accendo e spengo le stelle come fossero fiammiferi. Le lancette del mio orologio disegnano l'eternità.


Esci dal supermercato con il carrello. Osservo l'ondeggiare mistico del tuo sedere. Ti porti alla tua macchina. Penso “Guardami”. Intanto mi siedo al tavolino del bar davanti al supermercato. Ordino al barista due caffè. Per te lo prendo macchiato. Penso “Ora vieni da me”. Se io fossi pazzo in un istante potrei diventare il monarca supremo del mondo. Ma io sono Dio. Nulla mi importa del potere e della grandezza, poiché nessuno è più grande di me. Io vedo ogni cosa, passata e futura. Io parlo e ascolto con la mente. Posso essere una buona ragione per vivere, o una altrettanto valida per morire. E oggi ho deciso che ti farò mia.

Partecipo dell'Universo anche nel gesto della più piccola formica. Ho disegnato questo mondo per abitarlo. Da oggi e per sempre io, per te, sono Dio

Mi guardi. Depositi la spesa in auto. Poi chiudi lo sportello. Subito ti dirigi verso di me con un’aria di circostanza. Ti fisso mentre ti avvicini con discrezione. “Mi scusi. Capisco che le potrò sembrare sfacciata. E non la voglio certo importunare”,mi dici. Annuisco, senza curiosità. Non mi serve certo la voce per parlarti. Il barista mi porta proprio in quell’istante i due caffè. Ti faranno sentire a tuo agio. “Si accomodi” ti dico. “Per lei macchiato, vero?” Ti blocchi. Sei sorpresa. Non capisci cosa ti sto dicendo. Poi sorridi come se fossi stupita. Rimani in silenzio. “Si... macchiato... Grazie... Molto gentile”. Sorrido. Penso “Siediti”. Ti siedi.

Io sono Delirio e Verità. Infinito e infinitesimo. Pace assoluta e assiduo combattimento.

Mi senti. Ma non hai ancora il coraggio di ammetterlo a te stessa. Datti tempo. Capirai. Ascolto la scusa che hai pensato.“Io.. Io credo di conoscerla. Sa… Prima l’ho vista, al supermercato e mi sono detto certa di averle parlato in passato, da qualche parte. E forse ho capito anche dove…”Annuisco, senza pronunciare nemmeno una sillaba. Ti guardo. Rimango in attesa che tu prosegua. Porto il mio sguardo sul tuo seno che affiora nelle sue prosperose forme attraverso la camicetta. Arrossisci. Con la mano fai il gesto di chiudere. “Mi sono convinta che lei sia una persona che ho conosciuto otto anni fa a Reggio Emilia. Facevo la tesi all’ospedale giudiziario e ho trascorso lì qualche settimana.”


Io sono ovunque. Non solo qui. In ogni galassia. In ogni istante del tempo. Io sono ovunque e per sempre.

Penso “Togli la mano”. La togli. “Ora appoggia la mano sul tavolino.”.Appena lo fai, te la prendo. Vibri. Non ti opponi. La testa ti sta girando e i tuoi sensi si sono accesi. Mi stai sentendo, e ti sto ubriacando di me. Il pulsare del tuo cuore mi attraversa. “E’ possibile. Io sono sempre in giro per lavoro. Può anche darsi che io sia stato pure lì”. Penso“ Ora allarga le gambe”. Apri gli occhi in preda allo stupore, come a chiedermi “Qui? Davanti a tutti? Siamo in un bar!”. Penso“Uno. Due. Tre...”Non mi fai arrivare al quattro, questa volta. Obbedisci. “Nessuno ci sta vedendo. Fidati di me e lasciati fare tutto.” Infilo la mia mano sotto la tua gonna. Sollevo con l'indice le mutandine poi metto le dita in mezzo. Voglio sentire quanto sei bagnata. Infilo una falange del medio tra le tue labbra. Lo sei moltissimo.

Ogni mio pensiero è imperativo. Ogni mio capriccio è legge. Io sono caos primordiale di tenebre e di luce.

Sei immobile mentre tolgo la mano. Sei rossa come un peperone. Sei ammutolita e ti guardi in giro. Nessuno ci ha visti. Senti di aver perso il controllo della situazione. Hai paura di me. Ti alzi indispettita.
“Forse è meglio che io vada via. Mi sono ricordata che ho un impegno oggi pomeriggio”
Penso“ Torna indietro e siediti” Esci dal bar. "Uno. Due. Tre." Rieccoti qui. Mi guardi con occhi enormi. Prima di sederti mi rimproveri severamente: "Lei non si deve più permettere". Annuisco, sorridendo. "Mi dica. Cosa si ricorda di me?" Ti torni a sedere. " Lei si chiama Marco Petrai, era uno dei pazienti più interessanti. In carcere la chiamavano "God". Al tempo era convinto di essere Dio. Le ho fatto una lunga intervista. Sul suo caso ho fatto la mia tesi di laurea. E' sicuro di non ricordarsi di me?"
“Mi segua a casa mia. Desidero mostrarle alcune cose.” Il tuo cuore inizia a battere all'impazzata. Non riesci a dirmi in alcun modo di no. Mi alzo e sorrido."Prego. Dopo la riaccompagnerò qui".

Percepisco ogni tuo respiro. Ogni movimento invisibile. Ogni parola non detta.

Rimani in silenzio durante il tragitto. Ti vergogni di essere qui. Sei disorientata. Hai lo stomaco in subbuglio, ma al tempo stesso sei morbosamente attratta dalla capacità di importi la mia volontà. C’è qualcosa di soprannaturale in questo magnetismo, pensi. Non lo sai che la telepatia, da sempre, è il linguaggio più profondo con cui comunicano gli amanti? Guardo dentro di te. Ripercorro ogni giorno della tua vita. Mi annoia questo silenzio. Penso “Fammi una domanda”. 
Ti volti verso di me. “Posso chiederle dove stiamo andando?” Nella tua voce c’è un filo di impazienza e di insicurezza che mi manda in erezione. “No. E’ una sorpresa”. Volti la testa. Guardi fuori dal finestrino. Non riesci più a sostenere il mio sguardo. Ma dovrai farlo.
Sono oltre venti minuti che siamo in macchina assieme. Siamo usciti da Bologna e ti sto portando lungo l’Appennino. Metto la freccia e incanalo la macchina lungo una stretta stradina. Entriamo nel bosco. Avverto in te paura. La strada diventa sterrata. Terrore. Ansia. Paura di morire Ascolto il tuo cuore che accelera come se fosse musica. Hai voglia di scappare via. Intanto la mia essenza si espande all’infinito. 

Abito i tuoi ricordi. Cammino sul fuoco dei tuoi pensieri. Tengo la briglia della tua mente mentre cammina verso un burrore. 

Entro nella tua mente. Emerge un ricordo. Un’estate tuo cugino Mario ti aveva portato nel bosco. Quando eravate stati sufficientemente lontani da tutto, gli avevi detto che ti scappava la pipì. Lui aveva risposto che anche a lui scappava e che potevate farla assieme. “Ma tu devi essere scemo!” Gli avevi risposto. Ti vergognavi e avevi iniziato a ridere. Era la stessa vergogna che provi oggi. Una specie di blocco mentale da superare. Lui non aveva aspettato un secondo e lo aveva tirato fuori. Era enorme. Non ne avevi mai visto uno. Lo avevi fissato in silenzio per qualche secondo. “Dai. Calati le mutande. Devi farla anche tu, la pipì”. Il cuore ti batteva all’impazzata, esattamente come oggi. Gli avevi risposto di no. Ma subito dopo, senza capire il perché, avevi alzato la gonna e avevi calato le mutandine. La avevi fatta davanti a lui. Ti era piaciuto essere guardata. 

Travalico i secoli. Vivo dentro ogni essere. Sono il volto di ogni Dio che popola le culture di tutta l’umanità. 


Guardi fuori dal finestrino. La macchina si è allontanata molto dalla strada. Non fai domande. Pensi a quanto è folle ciò che ti sta accadendo, ma dentro di te sei animata da un fortissimo desiderio di sapere. La curiosità, anche nelle situazioni più assurde, muove le donne più del desiderio stesso. Vedi approssimarsi una grande casa. Accosto la macchina. Mi guardi. Penso “scendi”. Ti guardi intorno. Chiudo lo sportello e ti faccio cenno di venire avanti. Apro la porta e ti guardo negli occhi. Non abbassi lo sguardo. Ma ancora non sai che ciò che troverai in questa casa ti sorprenderà molto. 

Io tutto ho creato. E ora sto creando nuovi mondi. Presto creerò una nuova te stessa. 

Mario a sua volta ti aveva mostrato la mirabilante capacità di gittata di un maschio. E dopo aver fatto pipì, ti aveva detto che i maschi avevano un altro modo di farla. Aveva iniziato ad accarezzarselo velocemente davanti a te, ordinandoti di rimanere a guardare. Dopo un paio di minuti, dalla punta del pene, era uscito un lungo fiotto bianco e denso. Mario aveva trattenuto un gemito e tu eri scappata via di corsa. In tanti anni non avete mai più parlato di quello che era successo quel giorno. Eppure tutti e due ricordate perfettamente ogni cosa.

Ti plasmerò ad immagine dei miei desideri. 

Penso “Appoggia la borsa. Togliti la giacca. Appendila all’attaccapanni”. Esegui tutto come una brava scolaretta, senza bisogno di farmi aprire la bocca.  “Bene. Siamo qui. Che cosa mi doveva fare vedere? Tiro fuori una cartella. E’ quanto hanno scritto di me all’ospedale giudiziario, pochi mesi dopo che sei andata via.

Il soggetto in esame è stato arrestato più volte e, a seguito dell'insurrezione, è da ritenersi pericoloso. Il suo "IO" sempre più ipertrofico ha fatto perdere al paziente il contatto con la realtà. Da tempo egli è convinto di essere Dio. Di essere onnipotente. Di essere il dominatore del mondo. Ma l'episodio dell'insurrezione ha evidenziato quanto possa essere potenzialmente pericoloso. Il personale ha buone ragioni per credere che egli abbia ipnotizzato tutti i pazienti del reparto e abbia organizzato una rivolta che è costata la vita ad un infermiere. Si ritiene necessaria la reclusione in isolamento per le prossime settimane, per evitare 

Alzi gli occhi. Provi ad aprire bocca. “Fermati. Non parlare. Dovrai fare tutto ciò che ti comando. Da ora in poi non useremo più le parole, ma il pensiero.“ Non rispondi. Mi guardi. Sei stupita e terrorizzata. Allo stesso tempo sei eccitatissima.

“Chi sei? Cosa vuoi da me? Come fai ad essere uscito dall’ospedale dopo questo casino”
"Chiudi la bocca" penso "e da ora in poi non aprirla più.

Mi guardi. Spalanchi gli occhi e rimani senza parole, come se fossi paralizzata.La tua bocca è cucita. E non riesci a credere a ciò che i tuoi occhi stanno vedendo in questo momento. 
 
Ho assunto il volto di tuo cugino e ti sto sorridendo. 

Penso "Ora ascoltami. Dovrai fare tutto ciò che ti comando. Per prima cosa spogliati. Subito. Uno. Due. Tre..."


(FINE PRIMA PARTE DEL RACCONTO. IL SEGUITO VERRA' PUBBLICATO NEI PROSSIMI GIORNI)

 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 
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