IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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Relazioni pericolose

Post n°44 pubblicato il 08 Aprile 2007 da il_ramo_rubato
 
Tag: memoir

Vi sono storie, amica mia, che il buon senso ammonisce severamente di non cominciare mai. Storie senza regola alcuna, senza convenzioni scritte, senza formalità. E in esse, fin dall'inizio, solamente una cosa è certa: qualcuno dei due, prima o poi, si farà molto male. E' il salato prezzo dello spettacolo. E' la pena infine da espiare. E' il contrappasso da subire per chi insegue la sfuggevole impressione di questa illusoria felicità.

Nessuno ci aveva obbligati a scendere in campo, nell' assurdo "Fight club" di questa relazione. Eppure, io avevo scelto di combattere. Avevo scelto di rischiare il mio sangue e la mia anima. Avevo scelto di superare, con te, ogni limite del lecito e del morale. E così, per mesi, eravamo stati lascivi compagni d'amore. Per mesi avevamo accantonato ogni cosa che non bruciasse del nostro stesso fuoco. Per mesi avevamo deragliato dai binari della nostra vita, impunemente.

Ma poi qualcosa in te era cambiato. L'amore, di prepotenza, t'aveva rapita. Più forte della passione, premeva il desiderio di potermi avere solo per te. Di portare alla luce la nostra storia. Mi intimavi di cambiare il gioco, di lasciare Lei per sempre. Di sposarti. Mi dicevi d'improvviso, che volevi fare 10 figli con me. E io ti rispondevo sinceramente, amica mia. Ti dicevo che ti amavo con tutto me stesso e che per me eri tutto. Ma che non eri affidabile, come lo era invece lei. Lei era da  sempre e per sempre, tu invece mi avresti lasciato, prima o poi, per un altro. La nostra torre di Babele, senza fondamenta, saliva con questi pesanti mattoni. Era tutto già scritto. E ora non ci restava che leggere il finale. Inesorabilmente.

Nemmeno un'ora ho dormito stanotte. Ferito nel profondo dell'anima, da quel boomerang di emozioni con cui io stesso ti avevo colpito. Rimasto accecato dalla passione che mi è dilaniata nel cuore. Impotente di fronte agli eventi che mi hanno sommerso. Perchè proprio quando tu sei stata più mia, proprio quando mi hai dato tutto, corpo ed anima, in un solo istante ti ho perso completamente. Proprio mentre la corda è stata più tesa e viva, l'ho vista cadere spezzata. Con un rumore sordo e inatteso.

Suono al tuo cellulare. Sono sotto casa tua. E' sabato mattina, e tu sei ancora a letto. Mi dici di aspettare un attimo, perchè ti devi vestire. Ma nell'attesa io brucio dentro di vita, come se mi fosse scoppiata una bomba in mano. La mia intoccabile freddezza è crollata come un colosso dai piedi di sabbia. Nello stesso film in cui ero l'eroe, ora sono involontariamente la comparsa più disperata e meschina. Il carnefice, di questo rituale già designato, si è ritrovato nelle vesti sacrificali della vittima.  

Mentre ti attendo, ripenso a quello che era successo, al nostro ultimo incontro, qualche settimana prima. Ripenso a te, quando eri ancora creta da plasmare tra le mie mani. Ti ripenso nuda a gattoni, mentre ti massaggio in mezzo al solco delle natiche, e ti ammorbidisco col succo del tuo stesso piacere. Mentre ti bacio e mordo il collo e la schiena, alle tue spalle. Mi chiedi di farti tutto quello che voglio; il mio piacere è sempre di più il tuo piacere. Ho il diavolo dentro di me e mentre invado, impropriamente, il tuo corpo gemi di piacere e di dolore. Mi muovo con dolcezza e determinazione. Lo faccio stringendo forte, da dietro, il tuo seno. Le tue urla mi incitano, accentuano il mio desiderio assieme al tuo. Mentre ti conduco in questa perdizione dei sensi, mi sento il padrone del mondo. Raggiungo il piacere dentro di te: tu, il tuo, lo porti stampato in faccia. Dentro gli occhi. Oltre l'anima.
Ci stringiamo l'un l'altro, sotto le coperte, in silenzio. Abbracciata a me, mi guardi e  mi chiedi, con un filo di voce, se queste cose le facevo anche con Lei. Non ti rispondo. E ottieni la risposta che già sapevi. 

Scendi da casa tua. Dopo un quarto d'ora. Serena e tranquilla. Sei stata con lui tutta la notte. Ne sono certo. Mi sorridi, ma la tua maschera di gentilezza fa crepe da tutte le parti. Ci vedo sufficienza, ci vedo lo sguardo di chi da me non vuole più nient'altro.  Non avrei mai creduto di poterti perdere davvero. Mentre ti amavo, avevo avuto sempre io il coltello dalla parte del manico. E mi ero ripromesso di lasciarti andare, quando sarebbe successo. Eppure sono qui. E' più forte di me: ci voglio credere. Chino il capo, e getto la spugna. Qualsiasi cosa, pur di tenerti. Qualsiasi cosa pur di riaverti. Accetterò ogni richiesta. Tutte le faticose salite che prima frapponevo tra noi, te le svendo all'improvviso come semplici discese.

Ma la corda è già spezzata, e il limite del non ritorno è stato superato. Mi dici che ora non si può più. Aggiungi che non la lascerei davvero, che troppo tempo ho avuto per decidere. E io, in mano, ho l'assegno di chi finora ha pagato solo con cambiali scadute. Mentre mi saluti, gentilmente, mi auguri buona visione della partita dell'Italia. Tu però non l'avresti guardata. Nel tuo sorriso, davanti al mio cuore ferito, vi leggo qualcosa di spietato. Ha il sapore di un tuo personale riscatto. Ha il sapore della tua vittoria finale. Ha il sapore, indefinito e vago, dell' inferno. Stavolta, a scontarvi le pene, sta senz'altro a me...

Foto, dal titolo "Caramelle", scattata nel marzo 2007.

 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 
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