IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

COPYRIGHT

Il materiale fotografico pubblicato in questo sito è composto esclusivamente da mie fotografie. E' assolutamente vietata la pubblicazione, o la riproduzione, di foto o di porzioni di esse, senza la mia esplicita autorizzazione. Andrà comunque segnalato il riferimento all'autore.

Sono tutelati da copyright legalmente dimostrabile tutti i racconti del blog. Alcuni sono stati pure pubblicati su un libro. E' possibile copiare parte dei miei racconti su altri siti o blog, parzialmente o integralmente, solamente con la mia esplicita autorizzazione, e segnalando il mio nome e linkando questo blog.

 

AREA PERSONALE

 

 

Figli di nessun tempo

Post n°101 pubblicato il 08 Maggio 2018 da il_ramo_rubato

Navigo l'autostrada come se fosse l'ingresso di una vita parallela. Supero i limiti, con un occhio alla strata, e uno su un videogame. Scommetto ogni volta la mia esistenza, per vedermi con te. Non vengo da te con lo spirito audace di chi sta scoprendo nuovi universi. Assaporo il malato ed il tossico della tranquillità dei nostri incontri. Nella reiterazione dei nostri riti risultiamo dei drogati. Il nostro punto di incontro è l'altrove. La nostra unione è un ponte di deliri distruttivi. Non esistiamo affatto se non nella liberazione delle nostre più concrete irrealtà. 

Mi aspetti in una stazione che sembra un cantiere. Mi mostri il broncio quando sali in macchina. Ti ho fatto aspettare mezz'ora. Non era programmata, questa cosa. Non te lo confesso, ma in mezzo ci ho preso pure un caffè. Ti destabilizza non essere padrona del luogo che ti ospita. Ovunque ti senti fuori dal tuo guscio. Ti tranquillizza la mia presenza. Se io fossi una brava persona, non ti darei uguale sicurezza. Stai con me, perchè ho qualcosa del padre che ti è mancato. Stai con me per la spudoratezza dei nostri incesti. Siamo amanti da oltre due anni, e non ho mai creduto che qualcuna potesse resistere così a lungo. Mi lasci una volta al mese. A volte mi ami. A volte mi ignori. Spesso mi rinfacci verità taglienti, poi mi mandi a fare in culo. Ma alla fine siamo sempre qui. Nel nostro mondo irreale. Passiamo davanti al nostro albergo. Ne abbiamo visti a decine, ma abbiamo eletto quel posto a nostra casa. Non c'è modo di accedere. Una decina di macchine si sono aggrovigliate per accedere al distributore davanti all'albergo. E allora improvviso. Passo oltre all'albergo. Non so nemmeno io cosa intendo fare. Ti dico che andiamo all'altro albergo. Quello con la piscina. Ma in mezzo cambio idea. Mi fermo. Parcheggio. Ti dico di venire con me. Tu hai visto il posto e fai finta di niente. Monti ancora la maschera del broncio. Mi dici che sei arrabbiata perchè ti ho fatto aspettare. Non verrai assolutamente. Non vuoi quei giochi. Non li vuoi più. Non certo oggi che ti ho fatto aspettare. Vado da solo. Deciso. Delirante. Lontano dalla realtà. Drogato. Tossico. Disadattato. Guardo l'enorme omone al bancone. Gli chiedo se ha un plug in con la coda da volpe. Mi dice con tono rassicurante di si. E io gli dico "non  voglio una coda qualunque. Mi serve una coda da volpe". Lui annuisce e fa con la mano il gesto di seguirmi. Mi ricorda qualcosa di certi film americani, quel suo gesto. Non sono uno che fa mille domande. Sono passati dieci secondi netti, e ho già acquistato la tua codina di volpe. "se vuoi ne ho qualcuno di più grosso." Guardo l'estremità metallica, già è fin troppo grande per te. "No. Questa è perfetta" Ma poi mi dico che non mi basta. Continuo nella mia improvvisazione delirante. Gli chiedo se ha uno di quei dildo pensati per il clitoride. E me ne trova uno perfetto, curvo ad uncino, con una specie di lingua morbida che riveste tutta l'area clitoridea. "Le pile sono comprese", mi dice, come se fosse un grande affare. "bene" rispondo. "mi fa un pacchetto regalo per cortesia?" Non si risponde ne sì, nè no. Mi guarda e dice "forse ti serve del lubrificante". Faccio una smorfia di approvazione e sollevo l'indice, come a dire "hai proprio ragione". Ma poi vedo delle caramelle meravigliose a forma di piccoli peni. Voglio anche quelle. Ma fuori dal pacchetto. Non sa fare i pacchetti, l'omone. Mette tutto in un sacchetto di stagnola giallognola e poi me lo dà con poco garbo. Mi fa uscire dal retro. E io penso che è proprio un posto losco, quel negozio. Rientro in macchina. Non sono passati sessanta secondi e io sono già dentro da te. Tu sorridi. Me l'hai presa. Non avrai niente, se non fai la brava bambina. 

Compagna di nessun luogo. Amante di nessuna vita. Amica immaginaria del mio ego malato. Salvatrice della mia vita. Dannatrice della mia anima.  Non esiste e non esisterà un presente che ci ospiti: noi siamo figli di nessun tempo. E il tempo che abbiamo diviso in questi mesi già ci scivola tra le dita. Sembra la sabbia di una spiaggia deserta di maggio. Medito tra me e me. La vita è meravigliosa, quando ti sto a fianco. Eppure ci lasceremo. Ci rinnegheremo. Ci malediremo. 

Mi scorrono  tutte le donne della mia vita davanti agli occhi. E' uno zoo irreale che coltivo, e tu sei stata mortalmente gelosa di qualcosa che non esiste. E' il presente l'unica dimensione dell'amore. Tutto il resto è frutto dell'immaginazione. Una teatrale tragedia in cui tutti i personaggi hanno lo stesso volto, e risiedono dentro di me. Ma tu sei viva. Carne per i miei incesti. Bocca per i miei baci. E mentre facciamo l'amore ti eccito con le proposte più immorali e scabrose. Ti porto fuori dalla realtà. Faccio un valzer con il tuo lato oscuro. Costruisco universi. Pennello le tue fantasie in quadri di parole volgari. E mentre esplodi nell'orgasmo,  mentre il tuo volto si deforma per il piacere, ti incito ad urlarlo al mondo. Devono sentirti tutti. Urla, ti prego. Urla più forte che puoi. Se non ti sentono in strada, non sei stata abbastanza brava. Brava bambina. Brava così. Brava.

So quanto hai bisogno di me, eppure di me ti devi liberare. Ci sfugge il nostro tempo. Ci condannano le nostre vite. Ma tu presto vivrai una nuova vita  dentro di me. Riprenderai possesso della tua vita e in  modo irreale prenderai forma nel teatro della mia mente. Il tuo volto diventerà la nuova maschera di un nuovo me stesso, nel film delle mie nostalgie. Il nostro tempo è finito. Il nostro tempo inizia ora. E' un legame garantito per 99 anni, il nostro, eppure non è mai esistito. 

E' un viaggio meraviglioso, questo, finchè non ha meta. Perchè più lo imprigioniamo nelle nostre esigenze, più lo uccidiamo. Amare è sempre e solo un illogico improvvisare. Tutto il resto è finzione della ragione. 

Penso alla mia vita, senza di te. A ciò che voglio farne. A ciò che non è stato. Al nostro punto di incontro, più malato di noi. Alle nostre lettere vive. Ai nostri giochi degeneri. Alle nostre fragilità che si sono inseguite. All'inevitabilità della nostra morte. All'incredibile durata di questa nostra segreta esistenza a due. Ci accoltella l'amore e mentre ci ferisce,  intanto ci scolpisce. Sa mostrare a noi stessi meglio di chiunque altro ciò che abbiamo dentro. Eppure non esiste, per quanto lo inseguiamo. E' una tortuosa strada che punta all'interno della nostra coscienza. 

Vivi rimaniamo, bambina, di quelle bende e quel buio. Dei miei incantesimi di sciamano. Delle tue cure di strega. Delle parole disperate. Delle lacrime e della vodka. Delle depravazioni più morbose. Dei tuoi occhi che mi guardano e mi chiamano a sè.

Ti amo, bambina. Per questo non te lo dico mai. Ma lo urlerò nel buio della nostalgia, più forte che posso. Senza alcuna voce.  E se non mi sentiranno in strada, lo ammetto, non sarò stato abbastanza bravo.

 

Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d'esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m'hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c'è solo l'ombra.

E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest'angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.
(Pasolini) 

 
 
 

Nel buio della tua camera

Post n°99 pubblicato il 06 Gennaio 2018 da il_ramo_rubato

Nel buoi della tua camera

"Mai ti ho visto, bambina mia. Se non nel buio della tua camera.

Io sono il principe delle ombre. Non mi si vede. Mi si puo' solo attraversare. E di me non resta nulla. Nemmeno il ricordo. Nemmeno un pensiero. Ma un giorno sentirai il mio odore tuonare nell'aria.  E crederai di avermi visto, da qualche parte. Ricorderai la follia più intima. Il buio ed il silenzio. Le nostre fughe. Il nostro universo fuori dall'universo. 

E allora il mondo ti sembrerà piccolo. E allora desidererai di nuovo scivolare attraverso di me. Di nuovo senza luce. Infinito è il mio abisso, ma tu lo dilati ancora di più.E allora desidererai di essere abbracciata a me, che pure non hai mai visto.

Scappa dalla tua vita- Rinuncia alla perfezione. Al tuo destino già scritto. Sono solo giorni e giorni del più assoluto nulla. Siamo stati concepiti, noi esseri infernali, per sfuggire alla sobrietà. Uccidi i buoni propositi. Abbatti ai templi che inneggiano al nulla di un futuro sempre uguale a se stesso. 

Siamo vivi nel fuoco. Nella distruzione. 
Noi siamo l'errore, lo sbaglio, la corruzione.

E se mi sentirai lontano, ancor di più allontanati. Dimenticami. Evitami. Sfuggimi. Io sono l'eco dell'urlo che imperava dentro di te. Io sono la malattia contagiosa.La degenerazione. L'incertezza. Il dubbio. Il valico da superare. La frontiera impervia. La scommessa sul nulla.

Sappi però che un giorno futuro ti riporterò nel mio regno, oscuro ed assassino. Porta qui, come se fossero nuovi, tutti i tuoi pudori. Ridammi le tue vergogne. Perchè quel giorno noi non ci saremo mai incontrati. Non ci siamo forse mai visti. Io forse appartengo solo ai tuoi incubi, e quel giorno li dipingerò nell'aria come fossero verità"

 
 
 

Scrivevo per viaggiare

Post n°98 pubblicato il 07 Ottobre 2017 da il_ramo_rubato

 

Viaggiavo per scrivere

Scrivevo per viaggiare. Viaggiavo per scrivere. Le terre che visitavo non avevano città, fiumi, strade o montagne. Erano luoghi perduti dell'anima. Soprattutto mi attraevano morbosamente gli inferni ancora inesplorati. Erano un invito aperto a mettermi in gioco.

Nelle pagine di questo blog conservo la traccia di quel percorso. Amavo mettere a nudo le mie emozioni più sincere attraverso i racconti che ho scritto, le corrispondenze che ho intrapreso, le fotografie che scattavo, i dialoghi della mia mente con altre menti.

Ascoltavo voci. Trovavo la mia voce. Scrivevo per scoprire e per scoprirmi.

Questo non è mai stato il luogo del piacere, o del dolore. Della depravazione degenere o della follia che urlava. E' sempre e solo stato il terreno della rivelazione che solo certa affinità sa dischiudere. Il Ramo Rubato. Lo spazio dell'intimità a due. Uno spazio segreto oltre all'esistenza quotidiana, che esclude il resto del mondo. Due ombre che si scrutano nell'ombra.

Mi sono sempre messo in gioco come se fosse la prima volta, ogni volta che scrivevo. Coltivavo ricordi. Li rivivevo attraverso la distorsione della memoria. Mi proiettavo nella dimensione della fantasia.  Sono stato specchio per mostrare. E attraverso il riflesso rivelatore dell'altrui intimità ho sempre guardato la mia immagine. 

Sarebbe forse stato un viaggio infinito, colmo di continue scoperte. Ma poi il gioco è diventato più forte di me. Ne sono uscito sconfitto. Il diavolo che mi aveva posseduto si è infine divertito a bruciarmi.Penso ancora spesso a questo blog. Ai volti che ho conosciuto. Ai corpi e alle anime che hanno deciso di viaggiare con me.

Iniziai a scrivere in questo blog quando finì la storia con una donna a cui ero molto legato, che qui chiamai Elena. Voci disperate si affannavano ad uscire da me. E scelsero pagine come veicolo. Attraverso la scrittura mi sono reso conto che Elena era un volto di qualcosa che possedevo dentro di me. E allora altri ricordi, e altre fantasie, mi restituivano pezzi di un puzzle meraviglioso. Ogni tassello rivelava una figura femminile sempre più estesa, già contenuta in me e rivelata in questo folle gioco, in cui tanto più mi mettevo a nudo, tanto più si mostrava nella sua vastità. Amavo fotograre l'intimità. Sia attraverso la mia macchina fotografica, sia attraverso le parole.Ogni volta che scrivevo, ogni volta che fotografavo, io progredivo in un viaggio. 

Da un po' di tempo, per motivi vari, non ho più scritto. Eppure molto ho vissuto in questi anni di silenzio. Molti ricordi chiedono oggi di essere riportati in queste pagine. Ci sono alcune storie che voglio raccontare a me stesso e a chi passerà di qui. Ho lasciato un progetto in sospeso che voglio terminare. Una raccolta di racconti rimasta ancora inedita (IL DEMONE DELL'AMORE) a cui tengo molto e che ho promesso a qualcuno circa 7 anni fa. E poi un romanzo, un po' oscuro e mistico, che da alcuni anni sta crescendo dentro di me, arricchendosi di nuovo vissuto mese dopo mese. Proverò a sistemare un po' le pagine vecchie più interessanti e a pubblicare qualche scritto nuovo.

Ho così tanto da raccontare che non saprei da dove partire.
Ma forse un'idea ce l'ho...

 
 
 

Intimo dolente

Post n°97 pubblicato il 04 Giugno 2016 da il_ramo_rubato
 

 

Intimo dolente

Mostrami il tuo intimo dolorante. Senza quello io sono poco più di aria

Una volta che te l'avrò mostrato, cosa farai? Cesserai di esistere?

Crescerò come un tumore dentro di te, poichè la mia natura è quella della contaminazione feroce.

"Ho lottato a lungo per liberarmi come dal peso di un nome che poteva essere un bambino o un tumore maligno; non lo sapevo. Lo temevo soltanto".

Se il tuo dolore a me più non si rivolgerà, tu guarirai dalla malattia che io sono. Regredirò. Nel mio oblio sarai curata dall'anormalità che rappresento. Vi è qualcosa di malato nel modo in cui ci rapportiamo. Siamo la somma di piacere e dolore.

Tu vuoi che ti consegni il mio dolore, il mio abisso. E una volta che l'avrai conosciuto, cosa ne farai? Te ne prenderai cura? Lo capirai? Tu sei attratto dal dolore delle donne.

Se una donna ti nasconde il suo dolore, e non te ne rende partecipe, si rompe il filo dell'intimità. Ci appartengano le note più gravi dell'anima. Noi, l'uno con l'altra, dobbiamo rivolgerci sacralmente all'intimità dolente dell'altro. Quando questo filo malato si interromperà, ci attende la fine.

L'intimità è condivisione, ma non si tratta solo di dolore, ma anche di vita, di altre sensazioni.

Mostrarsi dolenti, è mostrarsi nudi. Non godo affatto del tuo dolore, se è questo pensiero che ti turba. Tutt'al più posso godere di esso come della tua nudità. 

No, non penso che tu godi del mio dolore e non è questo che mi turba.

Ringhia e si avvinghia la tua intimità più feroce. Mostra i denti per difendersi. Ma poi sa parlare di sè all'oscuro che in me odia e teme. Non cerco in te il dolore o il piacere. Non cerco di essere amato. Cerco l'intimità profonda. Il tuo desiderio di donarti fuori dalle righe. Il saperti mostrarti nuda, laddove tu stessa hai timore a guardarti.

La pace non è fatta per me. Non esiste proprio la possibilità che io sia in pace.Ho una natura rabbiosa, che viene fuori ogni giorno, anche per le minime cose.

Percorrerò nella penombra la strada che mi separa dal tuo intimo. Busserò alla porta della tua anima. E se sentirò, dall'altra parte, una bambina che piange, allora saprò che quella bambina ha ancora voglia di parlarmi. Non saremo mai pace. Mai punto di arrivo. Noi siamo contraddizione che muta e volteggia informe.

A volte mi piacerebbe non farti vedere nulla di me, nulla di vero. Fingermi tranquilla e basta. Perché la mia rabbia che porto dentro non penso tu possa capirla.

Tutto ciò che è in te nudità, io lo desidero. Bramo l'eco del tuo intimo sentire, non meno delle foto con cui mi mostri la bellezza incorruttibile del tuo corpo. Domani ti bacerò. Ti stringerò stretta a me in un abbraccio asssassino. E se lontana ti sentirò, ti taglierò in mille pezzetti e ti mangerò.

Ci può essere qualcosa di più intimo della fagocitazione di chi si ama e si desidera?

 
 
 

LO SPIETATO PALCOSCENICO

Post n°96 pubblicato il 04 Aprile 2016 da il_ramo_rubato

Io non sono ciò che vedi di me. Ho solamente preso in prestito il volto di qualcosa che cerchi. Ma non sono e non sarò mai un attore nell'assurdo palcoscenico che sa diventare il sentimento umano. Sono e sarò me stesso, nel male e nel bene. Perchè voglio rimanere in te come la voce dissoluta del viaggiatore che si addentrava nella tua intimità.

Ti farò ancora arrabbiare. Ti farò ancora dannare. E ti terrò alla distanza che mi viene naturale. Ti farò correre per poi un giorno trattenermi a stento dall'inseguirti. La distanza, in amore è tutto. Se oggi per me ti strappi i capelli, mia dolce bambina, verrà il giorno in cui diventerò solo un ricordo ogni giorno più distante. Ora mi vedi fuoco, ma sappimi tenere con te quando sarò cenere.

Ora affrontiamo demoni. Ora ci mescoliamo l'uno con l'altra in parole, sogni, amplessi, baci che sfuggono, carezze, morsi, poesie e ricordi.  E un giorno siamo condannati all'abisso da cui fatico ogni volta a sottrarmi. Ma ora amami. Amami come ogni volta che ci siamo visti dimostri di sapermi amare. Porgimi lacrime. Offrimi tutto ciò che non hai saputo offrire agli altri. Mettiti ancora in gioco quanto non avresti mai creduto di potere.

Amica, madre, sorella, amante. Mi hai dato le chiavi di accesso alla tua anima e qui vivo una nuova vita. Io despota. Io assente. Io padre. Io bambino. Tu ora per me sei tutto. E tutto so di essere per te. Ti ho nominata mia patria per abitarti. Le mie braccia intorno a te sono il tetto di una nuova casa. 

E se un giorno svanirò, ricordati di me. Alza quel giorno, nello spazio di un breve ricordo, il calice alla luna.  Brinda ad ogni dolore che hai dovuto patire per me. Sorridi per il nostro ricordo più bello che ancora ti viene in mente. E stringimi, senza che io ti possa vedere, in un abbraccio mordente. Stringimi e non respingermi solo perchè abiti una nuova terra. 

E' spietata la legge degli amanti. Ma noi non sappiamo vivere senza. 
 Ti aspetto là dove sempre ci incontriamo.
Da qualche parte, dentro noi stessi, dove nessuno ci può vedere. 

(Brano tratto e adattato da una mail) 

 
 
 
Successivi »
 
 
 

INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 
Citazioni nei Blog Amici: 233
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom