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RODOTA' E I DIRITTI CIVILI

Post n°3 pubblicato il 17 Agosto 2014 da bonvini41
 

 

RODOTA' E I DIRITTI CIVILI

Tutti riconoscono a Stefano Rodotà la sua intensa e qualificata azione in favore dei cosiddetti diritti civili. Da qualche tempo leggiamo delle sue forti polemiche ora nei confronti del governo, ora del Parlamento, per la loro latitanza su questo tema. Ora se la prende col Parlamento, che perde tempo e si dimostra insensibile a quei temi. Tutto giusto. Ma Rodotà dovrebbe spiegarsi l'arcano: lui ci ricorda a ogni piè sospinto la centralità del Parlamento, sulla base proprio della Costituzione che indica con precisione che l'Italia è una Repubblica Parlamentare e  e ci fa presente dei gravi pericoli dell'eventuale rafforzamento del potere esecutivo e di un pressochè sicuro autoritarismo prodotto dalle riforme costituzionali ed elettorali in corso. Su questo non mi sembra affatto convincente, ma andiamo avanti. Se è il Prlamento che decide le leggi e le riforme, c'è poco da fare. Lì siedono i rappresentanti dei partiti votati dai cittadini (se non loro personalmente, i partiti sì!) e, quindi, caro Rodotà, bisogna prendere quel che passa il convento della democrazia. Nè Renzi nè altri può (o meglio non deve) prevaricare il Parlamento. Allora bisognerà aspettare che i cittadini  votino per partiti (o loro rappresentanti) sensibili ai diritti civili perché le cose cambino. Ma finora gli elettori evidentemente hanno scelto altri partiti o non hanno ritenuto prioritari  i temi cari a Rodotà (a dire il vero anche allo scrivente).

Allora dico a Rodotà che bisognerà aspettare e nel frattempo, naturalmente, continuare la battaglia, nella sensibilizzazione di cittadini e partiti, senza dare colpe a questo o quel capo del governo, che dovrebbe limitarsi  a dar esecuzione alla volontà del Parlamento (non solo naturalmente).

Un 'ultima cosa. Rodotà fa notare ("la Repubblica" del 17/08/14) come fatto positivo che nel disegno di legge sulla riforma del Senato approvato dal Senato stesso sia passato l'emendamento che assegna a quest'organo competenza in materia di diritti civili "sensibili", come se dalla Camera ci sia poco da fidarsi. A me dai precedenti sembra proprio il contrario. Il passaggio al Senato non può avere che l'unico obiettivo di complicare e ritardare. Se poi il Parlamento (composto da una o due camere, non importa) aspetta di occuparsi di diritti civili quando capisce che ciò porta voti (o almeno non ne sottrae non ci piace bisognerà farsene una ragione. Verranno tempi migliori

 
 
 

Riforma del Senato

Post n°2 pubblicato il 30 Aprile 2014 da bonvini41

RIFORMARE O ABOLIRE IL SENATO?

 E' in corso da tempo un'accesa polemica sulla riforma del Senato della Repubblica tra chi non vuole riformarlo ma non lo dice, chi vuole  ridimensionarne il ruolo e trasformarlo in Camera delle Autonomie o altro, chi vuole i senatori eletti dal popolo e chi no, chi vuole assegnare alcuni compiti e chi altri, chi pochi e chi molti... Ora, in particolare, la polemica sembra tra senatori eletti direttamente  o senatori scelti dalle Regioni.

 A me viene il dubbio (molto più che il dubbio) che chi sostiene l'elezione diretta dei senatori in realtà vuole cambiare affinchè nulla cambi. Senatori eletti, quindi, con le attuali indennità e privilegi. Si dice: il Senato non può essere un dopolavoro e i senatori devono essere a tempo pieno. Per questi compiti: approvare le leggi costituzionali (ogni 10 anni?) ed eleggere il Presidente della Repubblica (ogni 7 anni): veramente un gran lavoro!! Mentre la proposta del governo sicuramente ha dei limiti, d'altronde riconosciuti a questo punto da tutti, quali n. rappresentanti per regione, n. nomnati dal Presidente della Repubblica...

Tutte queste polemiche e discussioni, su cui si sono cimentati anche eminenti costituzionalisti, a me (che non sono un costituzionalista)  pare che si potrebbero evitare, in quanto la soluzione la vedo molto semplice: il Senato va ABOLITO e non riformato. Inaftti, una volta riconosciuta la necessità di abolire il bicameralismo, la soluzione più semplice e corretta è l'abolizione di una delle 2 camere. In questo modo la Camera che resta (cioè il PARLAMENTO), dotato di idoneo Regolamento, acquisterà concreta centralità e il sistema parlamentare previsto dalla nostra Costiuzione non verrebbe toccato, anzi rafforzato. Ne deriverebbe non solo maggior efficienza e rapidità dell'attività legislativa, ma maggior trasparenza e partecipazione dei cittadini, che potrebbero seguire senza difficoltà l'iter di una legge senza perdersi dietro ai rimpalli da una camera all'altra, per cui molte volte la legge si perde per strada o  esce stravolta rispetto al testo originario.

Le obiezioni.  1. Pericolo di autoritarismo. Non capisco dove stia, visto che i poteri e le istituzioni dello stato restano esattamente tali e le leggi le approva il Paralmento. Inoltre non è assolutamnete prevista alcuna modifica al ruolo del Presidente del Consiglio. 2. Verrebbe a mancare un importante organo di garanzia costituzionale. A me non pare proprio che il nostro attuale Senato svolga questo ruolo di garanzia e non mi pare il caso di inventare un altro organo di controllo costituzionale, quando abbiamo già la Presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale. 3. Serve un Senato delle Autonomie. Non ne vedo la necessità, in quanto credo sufficiente la già esistente Conferenza Stato-Regioni. Eventualmente basta adeguarne  e precisarne meglio ruolo e compiti.

Inutile dire che l'abolizione sic et simpliciter del Senato, oltre a rispondere alla tanto auspicata semplificazione dell'attivitò dello stato, porterebbe  un concreto comtributo al taglio della spesa pbblica. Insieme ai senatori, partirebbe anche tutto il costosissimo apparato che lo tiene in piedi, si libererebbero Palazzo Madama  e tutti gli spazi occupati.

Ma i politici arriverebbero mai a una riforma  così coraggiosa ma anche così semplice? Meglio discutere, cavillare, teorizzare e far passare il tempo: vedi mai che non se facesse nulla?

 

 
 
 

Il titolo del blog

Post n°1 pubblicato il 29 Aprile 2014 da bonvini41

 

CONTROCORRENTE  

   Andare controcorrente in me lo trovo quasi naturale, che poi significa anche non rinunciare mai a usare la ragione il più serenamnete possibile. Di fronte al potere, alle parole, i comportamenti e le azioni degli uomini e donne di potere, qualsiasi potere esso sia, a qualsiasi gruppo o partito appartengano, mi sento come il bambino che non esita a gridare "il re è nudo! ", mentre il popolo  adulante acclama "com'è bello il vestito del re! ". Controcorrente vuol dire anche non preoccuparsi del politicamente corretto, ma anche dubitare sempre dei comportamenti e delle scelte di massa. Non sopportare l'adulazione, il pregiudizio ideologico, la demagogia. Non è sempre un esercizio facile.