Il roveto

Non raro, unico(stituzionalista)


Benigni, frase più bella: "Se qualcuno volesse provare a farsi dittatore nell'Italia di oggi sa cosa verrebbe fuori? Un tiranno da operetta". Lui, invece, è un guitto da avanspettacolo di provincia. Ghiotto di bacinbocca alla sarda. Genitalico della Val di Pesa (tutti i soldi, specie pubblici, presi). Toscano intero come Renzi (Fanfani era 1/2 toscano). Gloria mundi e immundi. Laureato come Petrarca con foglie rapa. Regista che Oscara tutti gli altri. Giù-rista insigne (come il calciatore) e molto altro ancora. Lo si nomini senatore a vita, finché è vivo. Roberto, l'usignolo della Val d'Orcia, su un rotolo maxi sta scrivendo (non la quarta cantica della "Divina Comoedia", ma) la "Umana Commedia", anch'essa in tre cantiche: l'Inferno del Capitale, il Purgatorio della Borghesia, il Paradiso della Classe Operaia/Contadina, che termina così: "il Marx che muove il sole dell'avvenir e l'altre stalle". Roberto, il Lawrence Olivier della Val d'Orcia, il Pabst/Rossellini/Bergman della Val di Chiana, il Gassmann della Val di Pesa (tutti i soldi, specie Rai, presi), recitando Ugolino, ha "tirato" il pubblico (al suo altissimo livello culturale) all'ascolto di Walter Veltroni ospite di "Porta a Porta". Si sono uditi pianti e stridor di denti, anzi di Dante (l'Alighieri, citando se stesso diceva "Ahi terra, perché non t'apri?") costretto a sorbirsi il lugubre, monotono, monocorde, inespressivo, soporifero Roberto, espressivo come un manico di scopa, molto meno di Silvester Stallone/Rambo o di Steven Segal/agente Cia. Roberto il quale, impersonando Pinocchio (il bambino cinquantenne: ah, ah, ah), era meno espressivo del pezzo di legno regalato da Mastro Ciliegia a Mastro Geppetto, quasi meno espressivo della moglie, Nicoletta Braschi, allocco impagliato.