‘Spiga e Madia’ così si chiama il primo progetto di filiera corta realizzato dal D.E.S. Brianza (Distretto di economia solidale). Un progetto tanto semplice quanto rivoluzionario: tornare a produrre il pane con il grano coltivato localmente, su terreni riconvertiti all’agricoltura biologica e distribuirlo localmente, nel raggio di 50 km dai terreni di coltura. Una risposta concreta ai meccanismi perversi della globalizzazione per i quali la casalinga brianzola porta in tavola michette realizzate con il grano pugliese o addirittura ucraino oppure, come scritto da Grillo, sull’autostrada del Sole si incrociano ogni giorno centinaia di TIR che trasportano acqua minerale della Basilicata diretti ai mercati del nord Italia con altri che trasportano l’acqua minerale del Veneto in Campania, Sicilia, Calabria, ecc. Ma per ridurre l’inquinamento non basterebbe che ognuno si bevesse la SUA acqua? … (o che ognuno si mangiasse la sua michetta)Il progetto prevede la coltivazione del grano su un terreno agricolo di 18 ettari a Caponago, la trasformazione in farina e pane presso la bottega ‘AltroPanificio’ di Robbiate e la diffusione del prodotto sul territorio locale attraverso la rete dei G.A.S (Gruppi di Acquisto Solidale) senza l’intervento di mediatori o della grande distribuzione. Il terreno di Caponago necessita però di almeno tre anni per poter essere riconvertito a coltivazione biologiche, ma gli organizzatori non si sono dati per vinti ed hanno ottenuto dalla Cooperativa Nibai di Cernusco S/N la disponibilità di terreni già pronti per la coltivazione ed il risultato è stato quello di vedere sfornate le prime pagnotte la settimana scorsa. I vantaggi della filiera corta per il territorio sono molteplici, innanzitutto si limita l’inquinamento derivante dal trasporto, un costo ambientale che spesso il consumatore tende a sottovalutare ma che è presente in ogni prodotto. Produrre localmente significa meno TIR per le strade e meno emissioni inquinanti. Altro aspetto sicuramente importante è quello di rivitalizzare l’agricoltura brianzola, un’agricoltura ‘di nicchia’, molto legata (purtroppo) ai sussidi europei, sussidi che con l’entrata in vigore della nuova normativa agricola comunitaria P.A.C. sono destinati a scomparire. Non ci vogliamo rassegnare a vedere i contadini della Brianza ridotti ad attendere che i loro terreni si trasformino in edificabili o vengano espropriati per costruire l’autostrada di turno, crediamo che l’unica speranza di salvare l’agricoltura locale sia quella di puntare sulla qualità, gli esempi non mancano si pensi all’asparago di Mezzago ad esempio ed ora al progetto Spiga e Madia, tutti interventi che vanno guardati con grande interesse. Unico rammarico il fatto che non si sia riusciti ad inserire nel progetto di filiera corta dei terreni, peraltro già individuati, presenti nel Parco agricolo della Cavallera, sarebbe stato davvero un bel biglietto da visita per la nascente area protetta. Crediamo che il futuro del Parco Agricolo passi proprio da progetti come Spiga e Madia e dal rilancio di produzioni tipiche come la patata di Oreno. Maggiori info sul progetto : www.retecosol.org
Spiga e Madia ovvero la Filiera Corta
‘Spiga e Madia’ così si chiama il primo progetto di filiera corta realizzato dal D.E.S. Brianza (Distretto di economia solidale). Un progetto tanto semplice quanto rivoluzionario: tornare a produrre il pane con il grano coltivato localmente, su terreni riconvertiti all’agricoltura biologica e distribuirlo localmente, nel raggio di 50 km dai terreni di coltura. Una risposta concreta ai meccanismi perversi della globalizzazione per i quali la casalinga brianzola porta in tavola michette realizzate con il grano pugliese o addirittura ucraino oppure, come scritto da Grillo, sull’autostrada del Sole si incrociano ogni giorno centinaia di TIR che trasportano acqua minerale della Basilicata diretti ai mercati del nord Italia con altri che trasportano l’acqua minerale del Veneto in Campania, Sicilia, Calabria, ecc. Ma per ridurre l’inquinamento non basterebbe che ognuno si bevesse la SUA acqua? … (o che ognuno si mangiasse la sua michetta)Il progetto prevede la coltivazione del grano su un terreno agricolo di 18 ettari a Caponago, la trasformazione in farina e pane presso la bottega ‘AltroPanificio’ di Robbiate e la diffusione del prodotto sul territorio locale attraverso la rete dei G.A.S (Gruppi di Acquisto Solidale) senza l’intervento di mediatori o della grande distribuzione. Il terreno di Caponago necessita però di almeno tre anni per poter essere riconvertito a coltivazione biologiche, ma gli organizzatori non si sono dati per vinti ed hanno ottenuto dalla Cooperativa Nibai di Cernusco S/N la disponibilità di terreni già pronti per la coltivazione ed il risultato è stato quello di vedere sfornate le prime pagnotte la settimana scorsa. I vantaggi della filiera corta per il territorio sono molteplici, innanzitutto si limita l’inquinamento derivante dal trasporto, un costo ambientale che spesso il consumatore tende a sottovalutare ma che è presente in ogni prodotto. Produrre localmente significa meno TIR per le strade e meno emissioni inquinanti. Altro aspetto sicuramente importante è quello di rivitalizzare l’agricoltura brianzola, un’agricoltura ‘di nicchia’, molto legata (purtroppo) ai sussidi europei, sussidi che con l’entrata in vigore della nuova normativa agricola comunitaria P.A.C. sono destinati a scomparire. Non ci vogliamo rassegnare a vedere i contadini della Brianza ridotti ad attendere che i loro terreni si trasformino in edificabili o vengano espropriati per costruire l’autostrada di turno, crediamo che l’unica speranza di salvare l’agricoltura locale sia quella di puntare sulla qualità, gli esempi non mancano si pensi all’asparago di Mezzago ad esempio ed ora al progetto Spiga e Madia, tutti interventi che vanno guardati con grande interesse. Unico rammarico il fatto che non si sia riusciti ad inserire nel progetto di filiera corta dei terreni, peraltro già individuati, presenti nel Parco agricolo della Cavallera, sarebbe stato davvero un bel biglietto da visita per la nascente area protetta. Crediamo che il futuro del Parco Agricolo passi proprio da progetti come Spiga e Madia e dal rilancio di produzioni tipiche come la patata di Oreno. Maggiori info sul progetto : www.retecosol.org