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WWF e Legambiente scrivono a Pedemontana per il rispetto sulle prescrizioni del CIPE

Post n°124 pubblicato il 27 Dicembre 2010 da parchivimercatese
 

Grande preoccupazione per il danno che l'opera determinerà su quello che resta del patrimonio agricolo e forestale tra Brianza e Varesotto.

Prende il via con un esposto, firmato da Legambiente, WWF e diversi comitati e reti di cittadini, la battaglia ambientalista contro l'autostrada Pedemontana, che dilanierà il territorio a nord del capoluogo lombardo.

L'esposto (tecnicamente una “memoria procedimentale”) costituisce il primo atto formale d'intervento in un procedimento approvativo diventato, con l'avvicinarsi dell'apertura dei cantieri, sempre meno trasparente anche rispetto alle numerosissime prescrizioni imposte dal CIPE in occasione dell'approvazione. Pedemontana Spa e CAL, infatti, stanno mostrando un atteggiamento intransigente ed estremamente opaco circa le decisioni sulle modifiche da apportare al progetto.

“Stiamo parlando di un'autostrada, pagata in gran parte con le tasse dei cittadini, che dovrà farsi strada in un territorio densamente abitato e carico di problemi ambientali - dichiarano Damiano Di Simine e Paola Brambilla, rispettivamente presidenti di Legambiente Lombardia e di WWF Lombardia - Siamo al paradosso che il progetto viene pensato e modificato per evitare i costi di bonifica di discariche poste lungo il tracciato, ad esempio a Cesano Maderno, Desio, Mozzate, ma non per tener conto degli ultimi, preziosi ambienti naturali, come il Bosco della Moronera di Lomazzo, che verrà letteralmente azzerato dall'autostrada: consideriamo questo un atteggiamento inaccettabile da parte delle società CAL e Pedemontana SpA, e vorremmo che chi ha responsabilità istituzionali, a partire dall'assessore regionale Cattaneo, mettesse al centro l'interesse pubblico invece di tutelare gli interessi di costruttori e concessionarie”.

Al centro delle preoccupazioni degli ambientalisti c'è il Bosco delle Querce, che oggi è un parco naturale regionale, ma che nel 1976 fu l'area al centro del gravissimo disastro ambientale causato dalla nube tossica sprigionata dalla ICMESA di Seveso.

“Il CIPE ha imposto particolari precauzioni per i terreni contaminati da diossina nell'area a sud di Meda e per evitare di intaccare il Bosco delle Querce - dichiara Gemma Beretta, presidente del circolo Legambiente “Laura Conti” di Seveso - noi consideriamo intoccabile quel bosco, che oggi è un parco naturale su terreni risanati e che ospita le discariche dei materiali contaminati da diossina: esso rappresenta la memoria di uno dei più gravi incidenti industriali della storia, lì c'erano i terreni e le case degli abitanti di Seveso e Meda maggiormente colpiti dalla nube tossica e che furono espropriati e allontanati dall'area inquinata. Non vogliamo che la nostra comunità sia espropriata una seconda volta, per fare spazio a svincoli e cantieri di una autostrada che non rispetta il territorio. Il Bosco delle Querce è diventato un monumento, patrimonio delle nostre comunità, e dell'intera Lombardia, è l'autostrada che deve girarci intorno e non viceversa”.

Grande la preoccupazione anche per le promesse compensazioni ecologiche: opere per cento milioni di euro, promesse (e deliberate dal CIPE) per restituire al territorio almeno una parte dei boschi e dei terreni agricoli cancellati dall'infrastruttura; il sistema delle compensazioni ecologiche dovrebbe garantire la realizzazione di una “pedemontana verde” tra Adda e Ticino, percorribile a piedi, in bicicletta o a cavallo, realizzando nuovi boschi, recuperando aree verdi degradate e connettendole fra loro attraverso percorsi di mobilità dolce.

“Sappiamo che molti, anche tra gli amministratori locali, stanno facendo pressione per spostare le risorse accantonate per le compensazioni ecologiche, trasferendole ad altre opere, che a loro volta provocherebbero ulteriori impatti ambientali, come l'interramento delle ferrovie nord e lo spostamento di stazioni ferroviarie al di fuori dei centri abitati - conclude Paolo Conte, portavoce della rete 'Insieme in rete per lo sviluppo sostenibile', costituitasi tra decine di associazioni e comitati del territorio interessato dal progetto di Pedemontana -. Il nostro è un NO secco ad ogni ipotesi di sottrazione di risorse per le compensazioni ecologiche, che rappresentano il minimo dovuto ad un paesaggio che è stato saccheggiato e ad un territorio che è stato cementificato più di qualsiasi altra area metropolitana europea”.

 

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