La mia discarica

Post N° 183


“Notte prima degli esami” è uno di quei film che ti sorprendono per la leggerezza, la profondità, la delicatezza ed ironia con cui viene raccontata l’attesa per l’esame di maturità di un gruppo di amici nel 1989. Non è stato difficile per me immedesimarmi in loro e fare un nostalgico salto indietro nel passato, proprio in quello che è stato l’anno della mia maturità. Un film per tutti, non solo per chi è stato adolescente in quegli anni.Gli amori, le emozioni, le feste, le amicizie, le attese, le delusioni di un gruppo di ragazzi che si affacciano nel mondo degli adulti sono descritti avendo come colonna sonora la musica di quegli anni, (Duran Duran, la prima Madonna), rispettando l’abbigliamento, le icone, i miti, persino i mezzi di trasporto (il Bravo, il Ciao) di quelli che sono stati anche i miei anni da teen ager.La mia è stata una generazione di mezzo, lontana dallo slancio ideale e utopistico di quella che l’ha preceduta; una generazione, soprattutto nelle famiglie “bene” senza sogni, con il futuro spianato dalle professioni dei genitori, con le ambizioni tipiche del rampantismo anni 80, una generazione modaiola, consumista ed edonista, con il mito del giubbotto Monclair e delle scarpe Timberland. In un’età in cui è davvero un’impresa far sentire la propria voce fuori dal coro, sono stati anni vissuti da lontano, mai da protagonista, preso da diecimila problemi materiali che toglievano la serenità per avere una vita sociale decente nel liceo dei fighetti e dei figli di papà. Ho sempre avuto il rimpianto di non aver vissuto certe esperienze in quegli anni; una delusione d’amore, una lite tra amici, la vita in comitiva ad una certa età è la migliore palestra per affrontare la vita da adulti, è quella l’età in cui si possono fare salti nel vuoto e sognare di volare, perché tanto se si cade a terra a 16 anni ci si rialza subito senza ferite; per non doversi poi trovare ad inseguire il passato mai vissuto, e viverlo da adulto con lo spirito dell’adolescente, e provare sempre quella antipatica sensazione di disagio ed inadeguatezza…Sono stati anche gli anni in cui maturava “il grande inganno”: di fronte a una situazione economica, affettiva e familiare sempre precaria mi si diceva “prima devi finire di studiare, poi troverai un lavoro, poi comprerai una macchina tutta tua per muoverti in autonomia, poi ti fidanzerai, poi comprerai casa, poi ti sposerai, ecc.”; mi prospettavano una vita a tappe, ci credevo e mi stava bene così, come se le emozioni potessero davvero essere ingabbiate dentro questo banale schemino. In quegli anni il mio sogno più grande era quello di non vivere più in cinque persone in un appartamento di 40 mq al piano terra senza riscaldamento. E iniziai a credere che davvero, con sacrificio e pazienza, avrei ottenuto tutto questo.Dopo la maturità, partendo da zero, mi sono dedicato anima e corpo allo studio prima, poi al lavoro, trovato con fatica ma coltivato con sacrificio e abnegazione, cambiato più volte alla ricerca di un continuo miglioramento; negli anni è arrivata l’automobile, l’autonomia e indipendenza, una casa acquistata senza bisogno di sedurre qualche ricca vedova sessantenne… ma l’unica cosa che ho desiderato, e per cui ho lottato più che mai non è arrivata. Ed è qui che l’ingranaggio si è inceppato; da un po’ di tempo sto cercando di riavviarlo… prima o poi ce la farò… se solo ci educassero a vivere alla giornata…