Ancora una guerra, ancora massacri. E i volti del terrore sempre uguali. Quelli dei bimbi specialmente. I bimbi israeliani e i bimbi palestinesi e libanesi in questo caso. Gli uni sotto il tiro dei razzi palestinesi da Gaza e dal Libano, gli ltri sotto i missili e i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza e sul territorio Libanese. E noi qui a far distinzioni,paragoni e differenze. A parlar di sproporzione tra le poche vittime civili israeliane le tante palestinesi e libanesi. Come se a chi scatena una guerra- una nuova guerra ufficiale in un territtorio sempre in guerra ufficiosa,vissuta nel terrore straordinario dei kamikaze e in quello ordinario delle truppe regolari, e sempre negli abusi e nelle vessazioni dei più forti sui più deboli- interessasse poi veramente l'entità del massacro fra i civili, uomini donne e bimbi non importa. Uno o cento, cento o mille cosa contano, quando sul loro capo ci sono i calcoli di chi le guerre le programma a tavolino con i mucchi di morti tutto compreso, e ci pesano gl'interessi di nazioni intere a giocarsi la supremazia? Cosa ne sanno i bimbi con il terrore in volto - e con loro tanti adulti che vorrebbero anch'essi vivere senza l'incubo di poter essere ogni giorno fatti a pezzi- dell'interesse americano a usare Israele come avamposto occidentale nell'area mediorientale, dove dopo l'Iraq gli Usa s'apprestano ad attaccare anche l'Iran e in sottordine la Siria, se il servizio non glielo svolge prima l'esercito di David? E cosa ne sanno i bimbi spaventati a morte dell'interesse a fomentare l'odio integralista musulmano che predica la cancellazione d'Israele dalla faccia della terra? E degli dei che ciascuno invoca a suo mittente soprannaturale cosa sanno i bimbi coi volti del terrore? Cosa sanno di teocrazie assolutiste e di democrazie basate anch'esse sugli assolutismi religiosi? Ai bimbi-e ai grandi che con loro fanno i popoli che i capi politici militari e nreligiosi plasmano sempre a loro convenienza- interesserebbe vivere, soprattutto. Quelli israeliani nel diritto a non essere più minacciati nella loro terra in Israele, quelli palestinesi a non essere più esclusi dalla loro terra in Palestina. E siccome Israele e Palestina coincidono in gran parte, resta lì il bubbone antico che ogni volta fa scoppiare tutto: il non volere in qualche modo essi-israeliani e palestinesi, ben fomentati a dovere anche dai rispettivi integralisti religiosi- riconoscere all'altro il diritto all'esistenza in sicurezza, e il non volere i loro protettori internazionali che un vero compromesso pacificatore possa svuotare un serbatoio di tensioni cosi utili a chi le guerre le mette sempre e comunque nel conto della sua potenza.