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PROBLEMI CON GLI ANTIBIOTICI NEGLI ANIMALI


L'enorme dimensione, assunta dall'uso degli antibiotici negli animali, contribuisce in modo determinante alla comparsa dell'antibiotico-resistenza e gioca un ruolo importante nelle difficoltà che i medici incontrano nella cura delle malattie, legate ad agenti infettivi poco o per niente sensibili agli antibiotici. I batteri resistenti agli antobiotici infatti, come l'Escherichia coli, le salmonelle, il Campylobacter e gli enterococchi, possono passare dall'animale all'uomo, colonizzando o infettando un numero elevato di soggetti, sia attraverso un contatto diretto, sia attraverso la catena alimentare. Oggi si conosce anche un'altra possibilità di diffusione: il passaggio cioè dei geni della resistenza (plasmidi) dai batteri degli animali ai comuni patogeni dell'uomo, soprattutto a carico dell'intestino.Mentre nell'uomo il controllo delle infezioni passa anche attraverso le comuni norme igieniche e la riduzione nell'uso degli antibiotici, negli animali alcune delle misure igieniche, come la riduzione della contaminazione oro-fecale, sono quasi impossibili da attuare: rimane quindi solo, per combattere l'insorgenza di germi antibiotico-resistenti, la riduzione drastica dell'uso degli antibiotici. Questo obiettivo può essere raggiunto attraverso i miglioramenti dei sistemi di allevamento degli animali, il miglioramento nella composizione dei loro cibi e nell'eradicazione, attraverso la vaccinazione, di alcune delle più importanti malattie infettive degli animali. Sarà possibile in tal modo ridurre l'uso di antibiotici negli animali di circa il 50%, su scala mondiale. Questa misura non avrà solo una buona ricaduta in medicina, ma avrà anche importanza nel mantenere l'efficacia degli antibiotici in veterinaria. Negli animali gli antibiotici vengono usati per 3 ragioni: 1) nel trattamento di alcune malattie infettive 2) nella prevenzione di alcune malattie infettive 3) come addittivi agli alimenti per aumentarne la crescita