A chi mi ha gentilmente chiesto di non abbandonare il blog, dedico naturalmente questo nuovo Post su Patrizia Valduga; poetessa e personaggio fra i più affascinanti e dotati della poesia italiana contempornea, eclettica e vulcanica, quasi sempre sopra le righe nella vita e nella poesia; ideale anello di congiunzione fra la poesia classica della tradizione (rigorosissimi dal punto di vista stilistico sono molti dei suoi sonetti(il sonetto è un componimento poetico di quattordici endecasillabi raggruppati in due quartine a rima alternata o incrociata e due terzine che invece possono essere a rima varia), quanto moderno e innovativo il linguaggio parlato ed ingannevolmente esplicito; in realtà come dice Luigi Baldacci nell'introduzione ai "Medicamenta", le parole che la Valduga sembra far uscire da un vecchio cassone le si rivoltano contro, come vecchi oggetti che lei "si prova, se li aggiusta addosso...poi si accorge che quegli oggetti hanno preso l'iniziativa, non è lei ad essersene appropiata, sono loro ad averla invasa...""Mi dispero perchè non ho paroleche ad attrarti e tenerti sian ventose,....................nemmeno di insidiose ne ho,quelle che in cuore sono esplose,e non lasciano mai intatte le cose." E poi questa, brevissima ma che non mancherà di far cogliere a qualcuno espliciti riferimenti a cose o fatti avvenuti.... " Ho il fegato avvinato, avvelenato.Ahi tanto amai il non amante amato." E infine un'ultima, una........un grido di dolore, un appello quasi.... "Solo diceva Torni ? quando torni ?Fuori la notte rifranava, a branisi sfaceva... Oh taci !... E' tempo che tornie mi baci..."
PATRIZIA VALDUGA
A chi mi ha gentilmente chiesto di non abbandonare il blog, dedico naturalmente questo nuovo Post su Patrizia Valduga; poetessa e personaggio fra i più affascinanti e dotati della poesia italiana contempornea, eclettica e vulcanica, quasi sempre sopra le righe nella vita e nella poesia; ideale anello di congiunzione fra la poesia classica della tradizione (rigorosissimi dal punto di vista stilistico sono molti dei suoi sonetti(il sonetto è un componimento poetico di quattordici endecasillabi raggruppati in due quartine a rima alternata o incrociata e due terzine che invece possono essere a rima varia), quanto moderno e innovativo il linguaggio parlato ed ingannevolmente esplicito; in realtà come dice Luigi Baldacci nell'introduzione ai "Medicamenta", le parole che la Valduga sembra far uscire da un vecchio cassone le si rivoltano contro, come vecchi oggetti che lei "si prova, se li aggiusta addosso...poi si accorge che quegli oggetti hanno preso l'iniziativa, non è lei ad essersene appropiata, sono loro ad averla invasa...""Mi dispero perchè non ho paroleche ad attrarti e tenerti sian ventose,....................nemmeno di insidiose ne ho,quelle che in cuore sono esplose,e non lasciano mai intatte le cose." E poi questa, brevissima ma che non mancherà di far cogliere a qualcuno espliciti riferimenti a cose o fatti avvenuti.... " Ho il fegato avvinato, avvelenato.Ahi tanto amai il non amante amato." E infine un'ultima, una........un grido di dolore, un appello quasi.... "Solo diceva Torni ? quando torni ?Fuori la notte rifranava, a branisi sfaceva... Oh taci !... E' tempo che tornie mi baci..."