Neve rossa
Post n°173 pubblicato il 21 Novembre 2006 da La_Chambre_d_Isabeau

La neve scende copiosa, le auto fanno fatica ad avanzare, gli spazzaneve sono troppo pochi. Il pullman, le catene montate, finalmente arriva. Sono quasi gelata, lo zainetto con i libri mi ha segato una spalla. Non vedo l’ora di arrivare in classe. Lo so, pensiero insolito per uno studente, ma stamattina si sta bene solo al chiuso e preferibilmente sotto le coperte. Ancora poche fermate e sarò arrivata, la mente va già alle amiche che incontrerò e alla noia mortale di alcune lezioni. I soliti pensieri che affollano le menti di tanti giovani alle sette e mezzo del mattino. Non smette di cadere la neve, sembra tutto più pulito, quasi immacolato, questo candore stona con il solito grigio delle ciminiere. Scendo. Mi tocca mezzo chilometro nella zona pedonale, ma stamattina, tra le ville liberty, non si intravede nessun altro ragazzo. Che abbiano dichiarato le scuole chiuse ed io come una cretina non lo so? Resto incerta. Scrollo le spalle. Ormai sono qui, al massimo dopo andrò al baretto a bermi una cioccolata calda doppia. Mi inoltro tra le ville, qui si sprofonda veramente nelle neve, nessuno spalatore è ancora passato. Ho gli scarponcini fradici e penso a chi me lo abbia fatto fare, ma so già la risposta: meglio nella neve che a casa. Sbucano fuori dal nulla, o meglio dal nulla no. Sbucano fuori tra due macchine e me li ritrovo addosso senza nemmeno aver il tempo di capire. Un pugno violento nello stomaco, mi piego in due soffocata dai conati e loro sopra di me. Lo zaino vola via, mi schiacciano al suolo e con una lama mi recidono il giaccone. La lingua, incollata al palato, sembra una vecchia coperta ammuffita, dalla gola mi escono solo singulti. La mia mente urla, la sento perfettamente e mi chiedo sia possibile che nessuno la senta? Che nessuno mi senta? Sento i loro respiri affannosi, i volti coperti dalle sciarpe. Tutto si svolge brevemente nel tempo del mondo normale, solo pochi minuti. Nel mio tempo laggiù schiacciata sulla neve sembra non finire mai. Sfogano convulsamente la loro furia, con le lame sul mio viso. Avverto solo dolore e ribrezzo, il cuore stretto in una morsa gelida, le mani che artigliano il marciapiede. Il loro furore scema, ancora un paio di calci e come erano venuti svaniscono tra le auto. Ho la mente vuota, non riesco nemmeno a pensare di rialzarmi. Attorno a me la neve è rossa. Molto rossa. Un unico pensiero affiora come una bolla: “Meglio qui che a casa.".
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