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un pò di me...


questo é un post un pò particolare che merita una piccola e modesta introduzione...(la tragicità del racconto non ha paragoni con il mio caso, parlo solo di sensazioni)...per motivi che non sto a raccontare, una sera capii una cosa molto ma molto importante, una cosa che mi ha scaraventato violentemente in un'altra realtà...quello che ho capito riguarda una filosofia di vita molto particolare che mi portò ad autoconvincermi che una determinata sera sarei morto...ho passato gli ultimi tre giorni con il terrore di morire e l'ultima sera, mi ricordo come ora, mangiai la fonduta con mio figlio e, dalla paura, la defecai dopo solo un minuto...ecco, io quella sera andai a letto convinto di morire e invece, la mattina dopo, mi svegliai...
eccovi la sensazione che provai, tratta dal libro di james redfield "la profezia di celestino")"...il crinale riprendeva a salire, e io avanzavo sempre più a fatica perché le forze cominciavano a mancarmi. In cima alla salita il terreno era ricoperto di alberi giganteschi e cespugli lussureggianti. Sullo sfondo si stagliava una parete rocciosa. Dovevo scalarla: non avevo scelta ...(era inseguito da militari e aveva visto il suo collega morire con una pallottola in testa)...Cominciai l'ascesa, cercando gli appigli con grande attenzione. Quando finalmente mi trovai in cima mi sentii morire alla vista che mi si parò davanti.: la strada era bloccata da un burrone profondo un centianio di metri. Ero finito, condannato. Alcuni sassi scivolarono lungo la sporgenza alle mie spalle, facendomi capire che il soldato si stava avvicinando. Caddi sulle ginocchia. Non potevo proseguire. Ero esausto, stremato, e con un ultimo sospiro rinunciai a lottare, preparandomi ad accettare il mio destino. Sapevo che presto sarebbero arrivate le pallottole anche per me. Ma dopo tanto terrore l'idea della mortre era quasi liberatoria. £Aspettai, e il mio pensiero volò alle domeniche della mia infanzia e all'innocente contemplazione di Dio.  Come sarebbe stata la morte? Volevo essere pronto. Dopo una lunga attesa, nel corso della quale avevo perso completamente la cognizione del tempo, mi resi conto che non era successo nulla. Mi guardai in torno e solo in quel momento realizzai che mi trovavo sul picco più alto della montagna. Con la coda dell'orecchio colsi un movimento. Molto più in basso, lungo il pendio in direzione sud, il soldato si stava allontanando da me imbracciando l'arma dell'uomo di jensen. Quella mia vista mi riempì di calore, e una risata convulsa mi crebbe in gola. Ero ancora vivo!..."!"sono morto e nessuno se n'é accorto"...grande tiziano ferro!