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Per Renzi, vincere con il Si sarebbe consegnare l'Italia al FMI

Post n°1469 pubblicato il 29 Novembre 2016 da r.capodimonte2009
 

La fotografia della borsa di ieri ha dimostrato, dal vivo, tutte le motivazioni per cui le istituzioni finanziarie, e non solo quelle italiane, Banca d’Italia compresa, aborrano la vittoria del NO. Ma anche che, un’eventuale vittoria del SI, illuderebbe questi “famosi mercati” di una supposta “armonia” politica, in cui il Governo potesse continuare indisturbato a distruggere lavoro e welfare.

In realtà la crisi che ha travolto le banche italiane è troppo grave da poter avvalersi di questa “pacificazione indotta”, e lo dimostra ormai anche il fallimento dei vari trucchi malavitosi con cui, sotto l’occhio affatto vigile di Consob e Vigilanza, risparmiatori, azionisti e obbligazionisti continuano ad essere predati e truffati. Ieri in un batter d’occhio, l’ennesima sciarada consumatosi questa volta in MPS (2,93 miliardi di azioni, raggruppare a 1/100 in 29,3 milioni, e valorizzate 24,9 € l’una, contro un valore di mercato di 15,00 –perciò con un incremento di quasi 9 €, una regalia non indifferente- in breve la nuova quotazione è scesa del 14,5%, arrivando a sfiorare i 17 punti!), ha dimostrato che non c’è nessuno, neppure il Tesoro che, grazie alle truffe dei Monti-Bond, è diventato il primo azionista della banca senese (il suo 4%, valutato oltre 268 milioni, oggi ne vale a mala pena 20!), ha intenzione di sollevare questo istituto, di fatto fallito, dal suo destino. Le invenzioni cabalistiche di Padoan, e le sue stolte assicurazioni che “il sistema bancario italiano era solido” ormai sono solo fiabe da raccontare sotto il camino in una notte d’inverno, ma il Paese, ha perso, in termini monetari, sommando i saldi degli 8 cadaveri che solo ieri il FT segnalava in pericolo di vita, oltre 40 miliardi, il doppio necessario per il reddito di cittadinanza! E questo grazie al clima che da oltre 5 anni si è instaurato in Italia, aggravandosi sempre di più (non dimentichiamo che le banche italiane hanno ricevuto in regalia da Saccomanni oltre 10 miliardi di quote rivalutate di Bankitalia, e ogni anno ne riscuotono altri 4 dalla CDP!), nonostante il “quantitative easing” per oltre 300 miliardi cui sono ricorse presso la BCE (e non venga mai il giorno che Draghi se ne andasse, perché dovrà essere fatta l’operazione contraria, liquidità contro titoli, e le banche di liquidità ne hanno meno che quella di una polla nel Sahara!). Il motivo? Il completo acquartieramento delle lobby imprenditoriali, mafiose e politiche, entro il sistema bancario e la sua spoliazione, con un record di crediti in sofferenza, ormai inesigibili, di oltre 200 miliardi, a cui dobbiamo aggiungerne altri 900, che sono quelli che il fisco ormai giudica “elusi”, cioè improponibili ai debitori, perché non li possono pagare.

Allora cos’altro potrà fare Matteo Renzi se vincesse il SI? Poco o niente, se non comportarsi esattamente come fece, a suo tempo, Alexis Tsipras: accettare pedissequamente che la Troika entrasse in Grecia e la mettesse a ferro e fuoco. E, infatti, aldilà di ogni altra considerazione retorica, tutti sanno, ma non lo dicono, che il Si significherà la perdita di sovranità immediata del nostro Paese, ed ecco spiegato il perché le grandi istituzioni finanziarie lo vogliono: perché, chi più chi meno avanza soldi da noi, e il No significherebbe non rivederli più!

Ma a Renzi non servirà solo questo ulteriore cedimento, per consegnare il Paese ai barbari e agli usurai: avrà bisogno di ulteriore consenso politico. Il referendum vinto sarà come le elezioni europee vinte, ma il popolo, in ogni caso, avrà scelto senza cognizione di causa (nonostante quel che sostengano quelli del NO!), e un Governo, per imporre certe decisioni, ha bisogno di una maggioranza solida, e quella attuale non lo è.

Il nuovo Senato, con la vittoria del SI, garantirà un maggioranza solida, e questo lo sappiamo, ma per entrare a regime ci vorrà oltre un anno, il tempo giusto per le elezioni del 2018. Il problema è la legge elettorale, che, come è noto, è all’analisi della Consulta. La quale, molti dicono, la boccerà, e darà istruzioni perché si vada ad un sistema proporzionale. Ma chi l’ha detto?

E se la Corte, invece, facesse il doppio gioco, così come ha dimostrato già più volte, tacendo su veri e propri vulnus istituzionali, dalla seconda elezione di Napolitano, a un sistema legislativo basato sulle leggi delega, oltretutto passate tutte a fiducia, per non dire della “disobbedienza palese” dimostrata nel disattendere certe sentenze, come quelle del rimborso del ricalcolo pensionistico, effettuato solo per 1/3? Senza neppure una nota o un sussulto, contro la riforma costituzionale più squalificata di tutta la storia della Repubblica, condannata da decine e decine di costituzionalisti?

Se ci fosse un accordo “politico” tra Mattarella e i suoi ex-colleghi, per promuovere l’Italicum, proprio su istruzioni scritte o telefoniche dei poteri forti, così come accadde con la caduta di Berlusconi, concordata da Napolitano, con Usa e Germania? Allora sì che, con la maggioranza uscita da un Italicum cambiato quel tanto che impedisca al M5S di vincerle, si potrà andare ad elezioni politiche, o incartare il pase in un sistema totalitario vero e proprio, dove sarà il FMI a condurre la danza, e il popolo italiano a crepare, un poco alla volta.

Attenzione a queste nostre parole: non sono vane! Fidarsi della Magistratura, sia essa istituzionale o giudiziaria, nel momento in cui l’Italia, per necessità, dovrà mutare il suo destino, in un modo o nell’altro, sarebbe il più grande errore: perché è la storia che ce lo insegna. Questo terzo potere, al momento in cui la libertà viene meno, è quello che di più interpreta la tirannia, e la toga e il tocco divengono simboli del potere assoluto. E’ sempre stato così! (ST.JUST)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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