(antica canzoncina livornese, estratto)di punch e di ponci. "Il Ponce oggi è una bevanda costituita per metà da caffè ristretto e per metà dal cosiddetto Rum Fantasia più un po’ di zucchero e una buccia di limone. Servito bollente, completa molto bene un pranzo a base di carne o pesce, rigorosamente ricco di pepe o peperoncino, al seguito del quale, per molti intenditori, il Sigaro Toscano ha rappresentato e rappresenta il perfetto sigillo… ma non è nato così. Non è dato sapere quando il Ponce abbia avuto i natali e sembra che nessuno possa vantarsi di averlo “inventato”, tuttavia, aiutati da Aldo Santini, sempre acuto osservatore storico dei costumi livornesi e toscani, e autore, fra l’altro, di un”Elogio del ponce” e di un libercolo sul “Sigaro Toscano”, abbiamo potuto mettere insieme alcune notizie che ci aiuteranno, almeno, a datarne la nascita ed a spiegarne l’origine. Livorno è una città giovane rispetto agli altri capoluoghi della Toscana (nasce come villaggio fortificato alla fine del 1400), e deve il suo sviluppo al suo porto e alla lungimiranza dei Medici che, con leggi ad hoc, attirarono traffici e popoli da tutto il Mediterraneo e da tutta Europa, fino a far nascere nella città gruppi numerosi di stranieri (nazioni) che si sono poi integrati nel tessuto civico, trasferendo nella vita quotidiana della città, abitudini e tradizioni rimaste ancora oggi. Una di queste è rappresentata dal ponce, che sembra derivare direttamente dalla tradizione navale inglese, la quale prevedeva che fra le razioni degli equipaggi ci fosse anche un certo quantitativo di rum. Probabilmente, per limitare gli effetti dell’alcool sui propri marinai, l’Ammiraglio E. Vernon, nel Settecento, proibì la consumazione del liquore allo stato puro. Allo scopo di ottemperare alle disposizioni dell’Ammiraglio, pur senza rinunciare alla bevanda, i marinai iniziarono ad allungare il rum con acqua bollente, aggiungendo zucchero ed una fetta di limone per combattere lo scorbuto. Evidentemente il grog o punch ebbe successo anche fra i cittadini livornesi che frequentavano la “nazione” inglese, ma nel proporlo fuori di quell’ambito, non si limitarono a consumarlo così com’era. Così, per adeguare il gusto della bevanda a quello del popolo schietto che già allora si affaccendava sulle banchine del porto Mediceo, l’acqua fu sostituita con il caffè - bevanda che sembra abbia fatto la sua comparsa, con enorme successo, a Livorno nel 1632, ben otto anni prima di quanto sia avvenuto a Venezia, Marsiglia, Londra e Vienna. Il Ponce, detto alla livornese, da allora ha accompagnato tutte le generazioni di livornesi, maschi e femmine, che lo hanno potuto consumare senza troppe pretese e senza l’enfasi che oggi gli attribuiamo negli innumerevoli bar o caffè della città (quelli più popolari si chiamavano ponciai). Questo, in pratica, fino a circa 20 anni fa, cioè fino a quando, le mutate condizioni economiche e la voglia di staccarsi dalle abitudini di un passato di ristrettezze, unitamente alla necessità di ridurre le troppe calorie assunte con i nuovi regimi alimentari, ha fatto quasi perdere questa consuetudine. Negli ultimi anni invece, seguendo la moda di riscoprire le tradizioni e gli antichi sapori, c’è stata una rivalutazione del ponce, non più come bevanda proletaria, ma come un modo originale ed un po’ snob di completare una serata con gli amici, trascorsa magari in un ristorante dove si servono elaborati e costosi manicaretti della nouvelle cousin. Certamente non si usa più mescolare 1/3 di caffè con 1/3 di rum fantasia e 1/3 di anice, con l’aggiunta di grani di pepe per “irrobustirne” il sapore, ma una cosa è rimasta uguale nel tempo: la sua democraticità. Infatti, una caratteristica del ponce e dei ponciaioli (abituali consumatori di ponci), è sempre stata quella di non essere prerogativa degli uomini: anche le donne, infatti, sono sempre state buone consumatrici e quindi ammesse nei bar, caffè o ponciai che li servivano. Tuttavia nel passato nessuna donna del ceto medio borghese si sarebbe mai sognata di berne uno, meno che mai servito in locali di quelli sopradetti, mentre oggi sono proprio le signore “bene” che osano, con un certo vanto, avvicinarsi al ponce quasi in segno di distinzione e di affermazione della propria libertà, conquistata anche con la scelta di cosa e dove bere, indipendentemente dalla propria estrazione sociale. Quindi, visto che anche questo è un aspetto della democrazia… W il ponce alla livornese!!!" Claudio Serrini
... oncioncionci, bevi di meno ponci...
(antica canzoncina livornese, estratto)di punch e di ponci. "Il Ponce oggi è una bevanda costituita per metà da caffè ristretto e per metà dal cosiddetto Rum Fantasia più un po’ di zucchero e una buccia di limone. Servito bollente, completa molto bene un pranzo a base di carne o pesce, rigorosamente ricco di pepe o peperoncino, al seguito del quale, per molti intenditori, il Sigaro Toscano ha rappresentato e rappresenta il perfetto sigillo… ma non è nato così. Non è dato sapere quando il Ponce abbia avuto i natali e sembra che nessuno possa vantarsi di averlo “inventato”, tuttavia, aiutati da Aldo Santini, sempre acuto osservatore storico dei costumi livornesi e toscani, e autore, fra l’altro, di un”Elogio del ponce” e di un libercolo sul “Sigaro Toscano”, abbiamo potuto mettere insieme alcune notizie che ci aiuteranno, almeno, a datarne la nascita ed a spiegarne l’origine. Livorno è una città giovane rispetto agli altri capoluoghi della Toscana (nasce come villaggio fortificato alla fine del 1400), e deve il suo sviluppo al suo porto e alla lungimiranza dei Medici che, con leggi ad hoc, attirarono traffici e popoli da tutto il Mediterraneo e da tutta Europa, fino a far nascere nella città gruppi numerosi di stranieri (nazioni) che si sono poi integrati nel tessuto civico, trasferendo nella vita quotidiana della città, abitudini e tradizioni rimaste ancora oggi. Una di queste è rappresentata dal ponce, che sembra derivare direttamente dalla tradizione navale inglese, la quale prevedeva che fra le razioni degli equipaggi ci fosse anche un certo quantitativo di rum. Probabilmente, per limitare gli effetti dell’alcool sui propri marinai, l’Ammiraglio E. Vernon, nel Settecento, proibì la consumazione del liquore allo stato puro. Allo scopo di ottemperare alle disposizioni dell’Ammiraglio, pur senza rinunciare alla bevanda, i marinai iniziarono ad allungare il rum con acqua bollente, aggiungendo zucchero ed una fetta di limone per combattere lo scorbuto. Evidentemente il grog o punch ebbe successo anche fra i cittadini livornesi che frequentavano la “nazione” inglese, ma nel proporlo fuori di quell’ambito, non si limitarono a consumarlo così com’era. Così, per adeguare il gusto della bevanda a quello del popolo schietto che già allora si affaccendava sulle banchine del porto Mediceo, l’acqua fu sostituita con il caffè - bevanda che sembra abbia fatto la sua comparsa, con enorme successo, a Livorno nel 1632, ben otto anni prima di quanto sia avvenuto a Venezia, Marsiglia, Londra e Vienna. Il Ponce, detto alla livornese, da allora ha accompagnato tutte le generazioni di livornesi, maschi e femmine, che lo hanno potuto consumare senza troppe pretese e senza l’enfasi che oggi gli attribuiamo negli innumerevoli bar o caffè della città (quelli più popolari si chiamavano ponciai). Questo, in pratica, fino a circa 20 anni fa, cioè fino a quando, le mutate condizioni economiche e la voglia di staccarsi dalle abitudini di un passato di ristrettezze, unitamente alla necessità di ridurre le troppe calorie assunte con i nuovi regimi alimentari, ha fatto quasi perdere questa consuetudine. Negli ultimi anni invece, seguendo la moda di riscoprire le tradizioni e gli antichi sapori, c’è stata una rivalutazione del ponce, non più come bevanda proletaria, ma come un modo originale ed un po’ snob di completare una serata con gli amici, trascorsa magari in un ristorante dove si servono elaborati e costosi manicaretti della nouvelle cousin. Certamente non si usa più mescolare 1/3 di caffè con 1/3 di rum fantasia e 1/3 di anice, con l’aggiunta di grani di pepe per “irrobustirne” il sapore, ma una cosa è rimasta uguale nel tempo: la sua democraticità. Infatti, una caratteristica del ponce e dei ponciaioli (abituali consumatori di ponci), è sempre stata quella di non essere prerogativa degli uomini: anche le donne, infatti, sono sempre state buone consumatrici e quindi ammesse nei bar, caffè o ponciai che li servivano. Tuttavia nel passato nessuna donna del ceto medio borghese si sarebbe mai sognata di berne uno, meno che mai servito in locali di quelli sopradetti, mentre oggi sono proprio le signore “bene” che osano, con un certo vanto, avvicinarsi al ponce quasi in segno di distinzione e di affermazione della propria libertà, conquistata anche con la scelta di cosa e dove bere, indipendentemente dalla propria estrazione sociale. Quindi, visto che anche questo è un aspetto della democrazia… W il ponce alla livornese!!!" Claudio Serrini