Forse la poesia andrebbe letta, se mai fosse possibile, al buio. E certo al buio andrebbe meditata.Non per un atteggiamento di romantico abbandono, no. Affatto. Non è questo.Piuttosto perché nel buio l’immagine delle cose non si possono sovrapporre alle parole che le evocano. Perché è nel buio che le parole suonano più splendenti, e illuminano – come splendida metafora e al di là di essa – l’opaco mondo del quotidiano.Perché nel buio le parole ritrovano il loro elemento originario, l’Ombra da cui provengono.Non sarà un caso, una bizzaria del destino, una combinazione degli eventi, se il più grande poeta del Novecento era cieco. (Il Novecento, il Secolo della riflessione sulla Parola, e della riflessione sulla natura fondatrice del Linguaggio). Non sarà un caso se la Luce della sua Parola risplende grazie al buio dei suoi occhi.Un cieco« Non so qual è la faccia che mi guardaquando guardo la faccia dello specchio;non so che vecchio guati nel riflessocon silenziosa e ormai stanca ira.Lento nell’ombra con la mano esploroil mio volto invisibile. Un balenomi sorprende. Ho intravisto i tuoi capelliche sono cenere ma anche oro.Ripeto che ho perduto solamentela vana superficie delle cose.Il conforto è di Milton è dà coraggio,ma io penso alle lettere e alle rose.Penso che se vedessi questo voltosaprei chi sono in questa strana sera. »Jorge Luis BorgesSono le parole a tastare le cose nel buio del significato; a indovinarne il perimetro e la forma; la consistenza e la superficie. Sono le parole a disegnare i contorni del significato che esse hanno per noi: la vana superficie delle cose che porta a credere ch’essa racconti la loro importanza.La “strana sera” dell’Occidente, la Terra del sera. La Terra del declinare, la Terra dell’abbandono. Abbagliati dalla falsa luce in cui vediamo le cose, siamo ciechi alla Luce delle parole; e viviamo perciò una Terra dalla sera perenne. E come abbiamo bisogno del buio per vedere la luce delle stelle e dei Celesti, così abbiamo bisogno del buio per vedere la luce del Linguaggio.Solo un cieco poteva cogliere lo splendore delle parole, solo un cieco può guidarci nell’esplorazione della loro comprensione, e della comprensione del mondo cui danno forma.
Post N° 133
Forse la poesia andrebbe letta, se mai fosse possibile, al buio. E certo al buio andrebbe meditata.Non per un atteggiamento di romantico abbandono, no. Affatto. Non è questo.Piuttosto perché nel buio l’immagine delle cose non si possono sovrapporre alle parole che le evocano. Perché è nel buio che le parole suonano più splendenti, e illuminano – come splendida metafora e al di là di essa – l’opaco mondo del quotidiano.Perché nel buio le parole ritrovano il loro elemento originario, l’Ombra da cui provengono.Non sarà un caso, una bizzaria del destino, una combinazione degli eventi, se il più grande poeta del Novecento era cieco. (Il Novecento, il Secolo della riflessione sulla Parola, e della riflessione sulla natura fondatrice del Linguaggio). Non sarà un caso se la Luce della sua Parola risplende grazie al buio dei suoi occhi.Un cieco« Non so qual è la faccia che mi guardaquando guardo la faccia dello specchio;non so che vecchio guati nel riflessocon silenziosa e ormai stanca ira.Lento nell’ombra con la mano esploroil mio volto invisibile. Un balenomi sorprende. Ho intravisto i tuoi capelliche sono cenere ma anche oro.Ripeto che ho perduto solamentela vana superficie delle cose.Il conforto è di Milton è dà coraggio,ma io penso alle lettere e alle rose.Penso che se vedessi questo voltosaprei chi sono in questa strana sera. »Jorge Luis BorgesSono le parole a tastare le cose nel buio del significato; a indovinarne il perimetro e la forma; la consistenza e la superficie. Sono le parole a disegnare i contorni del significato che esse hanno per noi: la vana superficie delle cose che porta a credere ch’essa racconti la loro importanza.La “strana sera” dell’Occidente, la Terra del sera. La Terra del declinare, la Terra dell’abbandono. Abbagliati dalla falsa luce in cui vediamo le cose, siamo ciechi alla Luce delle parole; e viviamo perciò una Terra dalla sera perenne. E come abbiamo bisogno del buio per vedere la luce delle stelle e dei Celesti, così abbiamo bisogno del buio per vedere la luce del Linguaggio.Solo un cieco poteva cogliere lo splendore delle parole, solo un cieco può guidarci nell’esplorazione della loro comprensione, e della comprensione del mondo cui danno forma.