Tra la prima settimana di primavera e l’ultima di quaresima, nella provincia astigiana, si continua a tramandare un’usanza antica, il cantè j’euv, tradotto in cantare le uova. È una tradizione che affonda le radici in feste pagane della più remota antichità avendo la testimonianza di analoghe questue fin dal VI secolo avanti cristo.In queste prime serate tiepide , nei cortili dei casali e sulle aie delle cascine delle nostre comunità si sente risuonare una nenia: dem der j’euv, dem der j’euv , e cioè : dateci delle uova . un tempo era un modo per i giovani per fare un po’ di baldoria e magari riuscire a pagarsi la festa della leva con il ricavato della vendita delle uova raccolte di casa in casa, oggi è rimasto un momento di aggregazione e di folklore che esprime, nel canto e nella musica, il desiderio di ritrovarsi insieme nelle prime sere di primavera e culmina con una grande frittata da mangiare tutti insieme..La provincia italiana è un magico scrigno che racchiude leggende, tradizioni, momenti di folklore che si fondono con il mito del tempo andato, con la volontà di mantenere vive le proprie radici . Solo mandando avanti la nostra storia , solo proteggendola e tramandandola non perderemo mai di vista ciò che eravamo , solo così riusciremo a mantenere viva la nostra identità e non ci globalizzeremo in un mondo che ci vuole tutti uguali e privi di caratteristiche. Anche solo parlandone e raccontandolo , non lasceremo che si disperda un patrimonio immenso di vita vissuta e di peculiarità che caratterizzano ogni più piccolo angolo del nostro paese e che lo rendono così unico nelle sue mille sfaccettature. Perché solo rispettando e valorizzando le differenze si costruisce una base comune da cui partire e solo quando ha radici profonde un albero genera nuove foglie e lunghi rami verso il cielo. buona primavera a tutti :o) un bacio a chi passa di qui.