Signora mia

Di balletti e dilemmi


Quasi ogni giorno vivo lo stesso dilemma.Prendo l’ascensore per salire al V piano del palazzo dove lavoro ultimamente.Detto ascensore è utilizzato solo da chi va agli studi del V piano, quindi da poche persone. Capita di frequente che ci sia solo io e un’altra persona. Quando il mio compagno di ascensore è un uomo, mi vengono i sudori freddi perchè so già che succederà al momento di uscire. Lui mi cederà il passo, in modo più o meno ostentato. Io tentennerò, strangolata dagli anni di letture e pratiche femministe. Già, perchè le femministe selvagge considerano il gesto di uomo che cede il passo/ il posto/ apre la porta della stanza/ la portiera dell’auto a una donna come violentemente maschilista. Il concetto sotteso in origine sarebbe: poichè tu sei debole e/o incapace, lo faccio io per te. In effetti, il ragionamento quadra: io (femmina, ma giovane e e sana) cedo il posto/apro la porta a una persona anziana o fisicamente in difficoltà. Il valore pratico del mio gesto e quello simbolico del mio compagno di ascensore coincidono. Così, ritornando alla scena iniziale, lui mi cede il passo. Io esito. Lo guardo. Lui rinnova il cenno che mi invita a passare, magari aggiunge “Prego”.Io tentenno. Mi rassegno all’offerta, allungo la gamba per uscire.Intanto lui si è scocciato e si avvia verso la porta aperta dell’ascensore.Ritrovandoci davanti alla porta, troppo stretta per passare insieme, si rinnova il problema: chi passa per primo?Ricomincia il balletto del “Prego signorina”, “No prego, vada lei”. Ogni mattina in qualche modo riesco a uscire dall’ascensore, ogni volta vagamente turbata. Soprattutto quando invece condivido la salita al quinto piano con qualcuno che non mi cede il passo.Già, perchè in quel caso un po’ ci resto male. Mi sembra maleducato. Ogni mattina il dilemma si rinnova: femminismo selvaggio o buone maniere maschiliste? Qualcuno mi dica cosa pensare in merito, per piacere.Odio non essere d’accordo con me stessa.