L’EUTANASIA,UNICA SOLUZIONE?
L’appello di Piergiorgio Welby e la risposta del Presidente della Repubblica hanno avuto il merito di riaprire la discussione sull’eutanasia e, più in generale, sulle fasi critiche della fine della vita. E’ un dibattito necessario, quasi inevitabile, visto che un numero crescente di morti nei Paesi occidentali avviene in contesti ospedalizzati, con interventi massicci da parte di tecniche mediche e nell’ambito di percorsi di spegnimento della vita sempre più lunghi e penosi.In Italia la discussione è affetta da un ritardo storico ed è condita di tabù pre-razionali. Invece, di morte di deve parlare e alla morte ci di deve preparare. Sulla scia dell’appello di Welby, alcuni hanno chiesto l’introduzione dell’eutanasia anche in Italia. L’eutanasia può rispondere alla richiesta di pochi, ma, se adottata per legge, introduce un problema per molti. Abbatte, infatti, una diga simbolica (prima che morale) su cui si fonda il patto sociale: cioè il divieto di praticare l’uccisione di un’altra persona. In una società in cui è possibile eutanasizzare un malato, inevitabilmente si abbassa la soglia di accompagnamento terapeutico e si espongono molte persone al rischio di eutanasia non volontaria (cioè non richiesta). Questo è ciò che sta accadendo nei Paesi che hanno legalizzato l’eutanasia ed è un argomento molto “laico” da tenere in considerazione. In vita dell’interesse di tutti, invece dell’eutanasia, si deve investire nella responsabilità del morire. Un modo per farlo è attraverso la diffusione del testamento biologico. Nelle fasi critiche di fine vita, la volontà del paziente e dei suoi famigliari deve essere maggiormente vincolante nelle scelte terapeutiche. Sino al punto di lasciare al paziente decidere se e per quanto ricevere l’alimentazione e l’idratazione artificiale nei casi di stato vegetativo persistente. Il Parlamento italiano sta per riprendere la discussione sul testamento biologico. A parole, tutti o quasi di dicono d’accordo. Nei fatti, la commistione tra cultura cattolica e lobby medica vuole rendere il testamento un documento di intenzioni blande e generiche, svuotandolo così del suo valore normativo. Se così fosse, sarebbe un documento inutile, che metterebbe a tacere le coscienze per lasciare le cose come stanno. Invece può essere un’occasione per un confronto culturale fruttuoso, a patto che tutte le voci interessate (compresa quella evangelica) abbiano qualcosa da dire e abbiano uno spazio adeguato. Leonardo De Chirico CSEB Padova