Creato da julietjolie il 24/07/2008

Casa di nonna

Tessere il futuro col filo dei ricordi.

 

3 Settembre 2018

Post n°570 pubblicato il 13 Ottobre 2020 da julietjolie

Di sagra in sagra

Settembre è il mese migliore per portare i bambini al mare soprattutto quando sono piccoli e Pupetta è proprio piccola con il suo anno scarso di età.
Lucy è partita sabato e in una casetta affacciata sull'infernale ferrovia che attraversa moltissimi paesini della costa Adriatica si gode, si fa per dire, le meritate due settimane di vacanza con Principino, Cicciobello, Pupetta e Lunapiena. Il.genero la raggiungerà domenica prossima.
Frida è partita domenica con SueStorm anche lei per una settimana sulla costa Adriatica.
Così oggi niente incontro settimanale con i miei nipotini e la casa resta silenziosa e vuota.
Non ci sono nemmeno Rerun e Cucciolo tornati a Frosinone per la sessione d'esame autunnale.
Sally ha iniziato il suo ultimo mese di lavoro con Garanzia Giovani e non rientra mai prima di sera.
In questo silenzio sento il rumore dei pensieri che mi richiamano ai miei doveri: panni da stirare, rammendi e cuciture che aspettano, peperoni e melanzane da arrostire e tanto altro ancora, in casa non manca mai il lavoro.
Anche il giardino reclama attenzioni dopo la crescita incontrollata dovuta al caldo e alle abbondanti piogge. La notte inizia a fare un pò troppo freddo per le piantine più delicate che devono trovare di nuovo posto in casa.
Penso anche alle cose che devo assolutamente fare prima di ottobre: un impegnativo corso online iniziato ormai da troppo tempo e abbandonato a metà, delle esercitazioni con un software il cui uso insegneremo quest'inverno ai bambini di una scuola montana, locandine da preparare e email da scrivere, tutto urgente e tutto che aspetterà ancora un pò.
Oggi ho ancora voci e volti, sorrisi e lacrime, emozioni e risate che mi riempiono il cuore e la mente: questo fine settimana con Romeo e Sally siamo andati in giro per sagre.


A Rieti passeggiamo in una piazza piena piena di stand per lo più calabresi, poco più in la sul palco una tribute band strazia i successi di Mogol mentre due intrepidi sfidano la parete da arrampicata.
Percorriamo una breve ripida discesa e finiamo immersi nello street food, una intera piazza dedicata al cibo. Tutti quelli che incontriamo stanno mangiando o bevendo qualcosa.

Dopo esserci divertite a guardare le facce dei signori uomini alla vista delle due ballerine brasiliane che hanno attraversato la città accompagnate dalla locale scuola di Capoeira improvvisando esibizioni in ogni slargo, abbiamo visitato la mostra dei peperoncini provenienti da tutto il mondo ospitata nel bellissimo chiostro della Chiesa di Sant'Agostino.
                           

Ad Amatrice è un dovere esserci anche se non vado matta per la folla. Non sono mai stata tanto felice di fare la fila!
Mentre aspettiamo chiacchierando vediamo passare uno dei ragazzi che abbiamo conosciuto quest'inverno: era un ragazzo di terza media ora è un giovane uomo con un'idea di baffi. Si cresce in fretta.

L'Amatriciana come sempre è ottima e abbondante e come sempre ripartiamo solo dopo aver acquistato formaggi e mele, le profumate mele di Casale Nibbi che tanto piacevano a mio papà.

A Saletta ci porta il cuore.Saletta è la frazione di Amatrice più colpita dal terremoto: sono crollate tutte le case e l'unica chiesa.
                         

Hanno organizzato la Prima sagra della crespella e tra commozione e lacrime si ritrovano, si contano, si cercano, caparbiamente costruiscono futuro e tradizioni per i propri figli e nipoti a cui insegnano ad amare la terra dei loro nonni che non ci sono più.
Saletta aveva una dozzina di abitanti e sotto quelle macerie che sono ancora tutte lì sono morte ventidue persone, i parenti dei residenti venuti per le ferie. Saletta come molti altri paesini dell'Appennino ha subito negli anni una importante emigrazione ma le radici di questa gente di montagna sono forti così come il legame che li tiene attaccati alla loro terra.

"Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene. Un paese vuole dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta lì ad aspettarti" - Cesare Pavese

Nel sole che è tornato a splendere caldo un paio di bambini rincorrono il pallone mentre la musica porta conforto agli adulti. Una coppia si lascia trascinare in un valzer e ce ne andiamo accompagnati dalle struggenti note di C'era una volta il west.

Commenti al Post:
Di sagra in sagra

CiaoGi_57 il 03/09/18 alle 19:59
A leggerti sembra di stare lì con te. A me le sagre piacciono molto e quando posso, se ce n'è qualcuna non troppo lontana, un giro lo faccio sempre volentieri. Ora che ci penso proprio questa settimana in un paese qua vicino ce ne sarà una che ha una tradizione molto antica per il mondo contadino.

Juliet il 03/09/18 alle 20:29
Se ci vai poi raccontala, se ti va :-)

 

 

 
 
 

26 Agosto 2018

Una gran brutta storia
C'era una volta un ragazzo buono che volle fare il prode cavaliere e salvare una giovin donzella dalla prigione dove era tenuta rinchiusa dai suoi familiari.
Di famiglie così non ce ne erano molte, quelle poche di cui si era sentito parlare erano nella cronaca nera dei giornali o negli elenchi dei tribunali dei minori.
Pensate al degrado fisico e morale e poi peggiorate tutto quello che avete pensato e forse vi avvicinerete alla verità.
Il prode cavaliere però non aveva fatto i conti con la sua inesperienza e la sua giovane età ne aveva dato peso ai suoi conflitti interiori non risolti e alla presenza ingombrante e malata di suo padre nella sua vita.
Il sogno finì prestissimo e in men che non si dica dovette fare i conti anche con tutto quello che nemmeno la donzella sapeva di se stessa, quanto la vita vissuta ne avesse condizionato lo sviluppo mentale già precario e quanto non si possa aiutare chi non vuole essere aiutato.
Iniziò un calvario di liti furibonde ma nonostante questo si sposarono delirando di una famiglia da costruire per la bimbetta che aspettavano e minacciando ogni giorno di lasciarsi.
Il ragazzo si rifiutò di crescere e diventare uomo, in fondo suo padre non era un sessantenne di quindici anni?
Scelse di farsi vittima come era stata sua madre e a niente valsero i mille amanti di sua moglie, le ferite sul suo corpo e le lacrime innocenti della sua bimbetta.
Sua madre, una vecchia fattucchiera che distruggeve famiglie col pretesto di salvare i bambini dalla malvagità dei loro genitori, si mise in testa che qualcuno doveva intervenire e curare le ferite di quei tre, cavaliere, donzella e bimbetta.
Dopo essersi rivolta ai Dottori ( gli attuali assistenti sociali, neuropsichiatri, logopedisti, psicologi del Materno infantile e psichiatri del CSM) provò con lo Stato ( i mediatori familiari e gli psicologi dei Servizi sociali, i Carabinieri, la Polizia) ma l'unico modo per far sì che qualcuno si occupasse di quella disgraziata famiglia fu rivolgersi ai Giudici.
La fattucchiera raccontò tutto quello che sapeva e le dissero che doveva fare una denuncia. Con la morte nel cuore fece quello che sapeva che avrebbe dovuto fare molti anni prima, quando la bimbetta era piccolissima, ma non ne aveva avuto il coraggio.
Anche le fattucchiere amano i propri figli e nipoti e se per salvarli bisogna andare in tribunale, che tribunale sia!
Il prode cavaliere la accusò di ogni nefandezza e non le parlò più e non andò più a casa sua e dei suoi fratelli se non era invitata anche la donzella sua moglie, che naturalmente nessuno invitò più.
Ma la giustizia in quel lontano paese era molto lenta specie quando qualcuno faceva tutto quel che poteva per rallentarla insabbiando le carte.
Passarono due anni, due lunghi anni di dolore, impotenza e attesa e alla fine la fattucchiera tornò a bussare alla porta dei Giudici e dello Stato e qualcosa sembrò stesse per succedere.
Ora la fattucchiera è lì che aspetta disperata di sapere quale sarà la sorte della donzella che non ha colpe, che è la prima vittima in tutta questa storia, quale sarà la sorte della bimbetta adorata e del prode cavaliere, il suo amato figlio, il sio figlio amatissimo...

Commenti al Post:
Una gran brutta storia

gianor1 il 27/08/18 alle 00:57
Forse un buon drago gli ha aiutati a rifarsi una vita, magari ricca di gloria e di lustrini...Ciao. Gian

Juliet il 28/08/18 alle 15:22
In questa favola alla rovescia un drago buono ci starebbe bene e pur di avere un lieto fine sopporterei anche i lustrini. Grazie di essere passato da qui.

CiaoGi_57 il 28/08/18 alle 10:50
Ancora non si vede la soluzione in questa triste storia????

Juliet il 28/08/18 alle 15:23
Amica mia le cose purtroppo non si risolvono quasi mai da sole, questa invece di risolversi è peggiorata ed è stata una delle,cause del mio "mutismo" ora che ho tirato fuori il rospo mi sento meglio a stare qui. Spero di trovare il tempo per esserci più assiduamente.

atapo il 03/09/18 alle 17:58
Quando si va in mano a tutte queste istituzioni e a qu
esti personaggi... Che dire? AUGURI!

Juliet il 03/09/18 alle 19:31
Grazie ne ho proprio bisogno!


 

 
 
 

25 Agosto 2018

Post n°568 pubblicato il 13 Ottobre 2020 da julietjolie
 

Tre giorni lunghi un mese
Foligno è gialla.
Non ci ero mai stata anche se ci ero passata vicino moltissime volte così al termine della nostra riunione in un anonimo centro commerciale uguale a tutti gli altri ho chiesto a Romeo di farci un giretto in un improponibile primissimo pomeriggio di luglio.
Come sempre
Romeo trasfoma in realtà i miei desideri ed eccoci naso all'insù a gironzolare tra piazze e vicoli medievali.
" E' solo per respirarne l'aria, per riempirmi gli occhi e avere finalmente una immagine da associare a quello che finora per me è stato solo un suono vuoto di significato, così vuoto da confonderlo sempre con un altro suono vuoto che spero presto di associare ad altre immagini per poterlo conservare nel cuore e nella mente: Spoleto."
Cerco di spiegare a
Romeo come funziona la mia memoria.
Architetture diverse convivono armonicamente fianco a fianco, sono espressioni di un unico genius loci in tempi storici diversi. Amo le case, le strade, le città. Se ho rimpianti ne ho solo due: non poter viaggiare come vorrei e non aver continuato i miei studi.
Città di Castello è verde.
Ci accoglie con la frescura dei suoi viali alberati. Umbria, cuore verde dell'Italia. Cuore scosso, spezzato ma qui non ci sono macerie e anche il terremoto sempre presente in me da due anni, per tre giorni diventa lontano, sbiadisce nei miei pensieri.

Il nostro alloggio è in un ex-convento ristrutturato, rispettandone lo stile, proprio a ridosso del centro storico. La gentilezza e la disponibilità della proprietaria ci hanno subito favorevolmente colpito. La città dove viviamo, benchè abbia tutte le intenzioni e le potenzialità per diventare una meta turistica, ha nell'indole dei suoi abitanti l'ostacolo più grande.
Abbiamo camminato in lungo e largo per ore senza stancarci di ammirare le tante bellezze di questa città molto meno conosciuta di Spello o Gubbio ma altrettanto bella e ben tenuta.
Viareggio è bianca.
Abbiamo impiegato molto più tempo del previsto per arrivarci. Non amo le autostrade e così
Romeo mi ha accontentato impostando il navigatore in modalità "evita le autostrade".
Siamo arrivati praticamente ad ora di pranzo.

Tra ricordi di vecchie storie di famiglia, una mia prozia ha vissuto per anni a Viareggio da bambina e l'album di fotografie di mio papà bambino ha molte pagine di foto scattate a Viareggio, storie più recenti di tensioni e incomprensioni quando i fantasmi creati da problemi di salute si materializzano in esasperazione e litigi, storie di donne e di nudo negli scatti di Adolfo Favilla in mostra alla Torre Matilde, storie di Carnevali sognati e realizzati alla Cittadella e fotografati al Mercato fisso, storie di mare e di rotonde e dancing e canzoni della nostra gioventù la sera è arrivata troppo presto e con essa il viaggio fino a Lucca dove avevamo prenotato per la notte.

Lucca è marrone. E' un gioiello, un topazio.
Sono totalmente affascinata dalle sue mura basse così diverse dalle alte mura di pietra grigia della mia città e dall' idea di poterle percorrere.
E' quello che resta dopo il concerto di Roger Waters.
E' un gelato fai-da-te mangiato tra altalene e panchine.
E' la voglia di tornarci per visitarla con calma e al contrario la fuga precipitosa il mattino dopo, divorati dalle zanzare e innervositi dalla scortesia della proprietaria del B&B dove abbiamo dormito.
Pescarolo è blu.
Il blu della calma, della serenità di un pomeriggio passato attorno ad un tavolo a raccontarsi e raccontarci. Come ci fossimo lasciati un giorno prima invece che tre anni fa.
E' il blu del cielo d'estate di una mattinata a Cremona, seduta a chiacchierare con la mia amica sui gradini del Duomo mentre
Romeo sale in cima al Torrazzo insieme alla nostra nipotina acquisita. Non puoi andare a Cremona e non entrare nel Duomo a riempirti l'anima della sua bellezza e salutare Sant'Omobono.

Quando rientro a casa mi sembra di essere stata via un mese e non soltanto poco più di tre giorni.

Commenti al Post:
Tre giorni lunghi un mese

atapo
atapo il 03/09/18 alle 17:57 via WEB
Che bel viaggio! E simpatico associare le città ai colori!

Juliet il 03/09/18 alle 19:31 via WEB
Non so come mi è venuta quest'idea. Ogni città che ho visitato mi ha trasmesso sensazioni che ho associato a qualcosa in genere cercando di trasmettere ai miei compagni di viaggio quello che provavo. Stavolta le ho associate ai colori. Grazie per la visita :-)


 

 
 
 

25 Agosto 2018

Post n°567 pubblicato il 13 Ottobre 2020 da julietjolie
 

Viaggi e amici

E' una strana estate. Appena iniziata è già finita, mi è scivolata via come sabbia tra le dita. Come la vita.
Un giorno dopo l'altro ed ecco che il tempo si fa poco, troppo poco per fare tutto quello che vorrei ancora fare, per finire quello che ho iniziato e magari abbandonato in un angolo del cuore.
Ma il domani è un inganno, non esiste. Così come non esiste più il passato anche se ancora proietta le sue fastidiose ombre sui miei oggi.
E oggi? Oggi ho tante cose da fare che so che non farò, molte più cose che vorrei fare e che so che non farò sommersa come sono da mille pensieri, angosce, delusioni, malinconie.
Mi rifugio in un bel ricordo, forse l'unico di questa strana estate, in attesa che come un castello di carte il mio mondo mi crolli addosso dopo che io stessa ho piazzato le cariche di dinamite nelle sue fondamenta.

Il progetto dell' Associazione di cui faccio parte e a cui ho lavorato da agosto a giugno proseguirà ancora
per un anno e così dopo una prima riunione, più che altro una full immersion a casa della mia collega e amica Francesca, era necessario incontrarci di nuovo allargando un po' il gruppo per pensare insieme le attività che ci vedranno impegnate con altri volontari e amici.
Avevamo deciso per un venerdì mattina a Foligno.
Qualche giorno prima un caro amico di Romeo gli ha telefonato per condividere con lui alcune preoccupazioni per il suo stato di salute e così su due piedi abbiamo deciso di andarlo a trovare: certi pesi si portano insieme solo abbracciandosi.
Così è nata la seconda tappa del nostro viaggio: Viareggio.
A questo punto Rerun ha giustamente osservato che da Viareggio eravamo abbastanza vicini per andare a trovare una coppia di carissimi amici che pochi giorni prima aveva avuto un grave lutto in famiglia.
Terza tappa: Pescarolo e Uniti in provincia di Cremona.
Dopo un pomeriggio passato tra Google maps e booking, Città di Castello e Lucca si sono aggiunte alla nostra breve vacanza ontheroad .
Salutati i figli siamo partiti per il nostro viaggetto che più che un viaggio sembrava una viacrucis ma gli amici si vedono nel momento del bisogno, o no?



 
 
 

31 Gennaio 2018

Post n°566 pubblicato il 28 Agosto 2018 da julietjolie
 

Io che porto il tuo nome

Chissà dove sei, nonno. Oggi è il nostro giorno, quello in cui finchè sei stato in questo mondo abbiamo festeggiato insieme il nostro onomastico.
Mi manchi nonno, mi manchi da quel 19 febbraio di tanti anni fa.
Di li a poco avrei compiuto quindici anni.
Ora abito nella tua casa che è l'unico posto al mondo dove mi sento finalmente a casa.

Sai, nonno, ti devo tanto: quello che sono stata nella vita e che sono oggi lo devo in grandissima parte a te e alla nonna.
Ero troppo piccola quando te ne sei andato per capire fino in fondo chi eri davvero ma ti ho scoperto dai racconti di papà, dai miei ricordi, dai tuoi libri, dalle vecchie foto sbiadite, dai ricordi dell'unica zia ancora vivente che ti ha conosciuto bene, che è stata  la figlia che tu non avevi.
L'altra sera con il mio primogenito, Charlie, e con suo figlio Azzurro abbiamo guardato l'ultimo film della Disney Pixar e vi ho pensato tanto, a te e alla nonna.
Ho sempre pensato che sia così, che esista una sorta di dimensione parallela che ci consente di restare vicini.
E oggi ti vedo entrare in cucina con il pacchetto della pizzilla che piaceva tanto a nonna e con cui a volte cenavamo quando restavo da voi.
Rivedo il pacchetto delle pastarelle appeso al tuo dito mignolo.
Il tuo cappotto e il "Borsalino" che indossavi con tanta eleganza.
Nonno mio così affascinante, alto, elegante, anticonformista.....
Nonno che mi hai insegnato a scrivere a macchina e a usare la calcolatrice, che non ti arrabbiavi quando ti consumavo tutta la carta copiativa e con le dita sporche di inchiostro blu pasticciavo tra le tue carte o giocavo con i mattoni.
Nonno che mi temperavi i lapis con il coltello e mi davi i tuoi registri per disegnare. Nonno che mi hai trasmesso l'amore per la bellezza in tutte le sue forme e mi hai insegnato la libertà del pensiero e la coerenza.
La vita non ti ha risparmiato niente ma dei tuoi drammi non parlavi mai e quando ti domandavo di raccontarmi della guerra che stavo studiando sui libri di storia, tu che di guerre ne hai combattute due mi rispondevi: "La guerra è una cosa oscena." e che delle cose oscene non se ne deve parlare lo leggevo nei tuoi occhi buoni.
L'estate in cui ti sei ammalato passavo tutti i giorni a portarti il giornale e ti trovavo quasi sempre dove sono seduta ora io solo che lo schermo che guardavi era quello del televisore e non quello di un computer.
"Nonno cosa guardi?"
"La partita di calcio."
"Chi sta giocando?"
"Non lo so."

Te ne sei andato prima che la demenza senile cancellasse quello che eri.
Hai lasciato in eredità ai tuoi pronipoti le tue notevoli doti artistiche, io non ho potuto far altro che regalare a Sally la tua cassetta dei colori ad olio e riempire casa dei tuoi quadri.
L'ultimo ricordo che ho di te è quello di un elegantissimo signore con cappotto e cappello grigio che si ferma a parlare con me e le mie compagne di scuola in una via del centro della mia città.
"Chi era quel signore?" mi chiesero ammirate le mie amiche
"Mio nonno" risposi e orgogliosamente aggiunsi "e io porto il suo nome."

 

 
 
 

3 Dicembre 2017

Post n°565 pubblicato il 28 Agosto 2018 da julietjolie
 

Impegnata a vivere

Più di due mesi che non scrivo.
Due mesi di ore e ore passate ad immaginare e organizzare attività dell'associazione di volontariato di cui faccio parte.
Due mesi di viaggi su e giù per l'Italia.
Trovando anche il tempo per lavorare che con l'arrivo di settembre riprende anche il mio lavoro.
Senza tralasciare di fare la nonna tre pomeriggi ogni quindici giorni.
Costruendo ricordi per i miei nipoti, ricordi che spero un domani siano loro di consolazione come lo sono per me quelli regalatimi dai miei nonni.

Se avessi saputo che il progetto in cui mi stavo imbarcando mi avrebbe assorbito così tanto mi sarei morsa la lingua e avrei accettato la proposta fattami dal Presidente della mia associazione di essere vicini alle popolazioni terremotate acquistando beni e strumenti per le scuole.
Ma un regalo grandissimo questo progetto me lo ha fatto già! Anzi più di uno.
Mi ha permesso infatti di stringere ancora di più l'amicizia che mi lega da sette anni alla rappresentante di un'altra provincia e di incontrarla più spesso e soprattutto mi ha dato l'occasione di incontrare di nuovo un'amica per me davvero speciale.
A metà ottobre infatti sono stata a Bologna per la presentazione del progetto e facendo andare nel panico tutto lo staff degli organizzatori che non sapevano dove fossi finita e temevano me ne fossi andata per la grande arrabbiatura che mi avevano fatto prendere, mi sono ritagliata un'oretta tutta per me, anzi per noi, proprio prima del mio intervento al convegno.
Un'ora davvero ben spesa! Ero totalmente nel pallone visto che il discorsetto che mi ero preparato era stato stravolto dagli organizzatori e praticamente non avevo la più pallida idea di cosa avrei detto. 


 
Sedute in una gelateria sorseggiando un buon caffè abbiamo chiacchierato come se ci fossimo viste il giorno prima e non cinque anni prima. Il suo sorriso, il suo bel carattere, la sua allegria mi hanno fatto stare davvero bene e così rilassata e serena sono rientrata dove si svolgeva il convegno e ho parlato di questo progetto a cui tengo moltissimo così come avevo parlato con lei, come si racconta un sogno nel cassetto ad un amico con in più l'emozione e la gioia del sapere che quel sogno stava per diventare realtà.

 
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Impegnata a vivere
 
CiaoGi_57
CiaoGi_57 il 06/12/17 alle 15:19 via WEB
Ehehehehh!!!!!! ci hai rappresentate benissimo con quel disegno. Sono davvero commossa e orgogliosa di avere contribuito, anche se indirettamente alla realizzazione del tuo sogno. Proprio domenica scorsa sono ripassata davanti a quella gelateria e al luogo dove poi hai parlato, e mi è scappato un sorrisetto di nostalgia, che mio marito non ha afferrato. che tanto pragmatico com'è lui mica avrebbe capito se anche avessi provato a spiegarglielo.

 
 
 

21 Settembre 2017

Post n°564 pubblicato il 28 Agosto 2018 da julietjolie
 

Se prima erano in cinque a ballare l'ully gally

Adesso sono in sei a ballere l'ully gally.
L'ultima cicogna è atterrata proprio il giorno del compleanno di Lunapiena.
E come Azzurro è la fotocopia di Charlie, Pupetta è la fotocopia di Lucy.
Uguale alla mamma in tutto e per tutto.
Mi auguro che non sia proprio così dato che crescere la mia secondogenita non è stata esattamente
una passeggiata di salute.
Ora i miei pomeriggi settimanali con i nipoti sono decisamente affollati visto che Azzurro e Pupetta devono per forza venire accompagnati da almeno uno dei genitori.
Certo la confusione è tanta ed anche il disordine ma sono una confusione ed un disordine che mi riempiono l'anima di dolcezza. Borbotto e mi lamento un pò, tanto per fare scena con Romeo e Sally ma dentro di me sono felicissima di avere figli e nipoti intorno.
L'unica nota stonata, l'unica spina nel cuore che mi fa riempire gli occhi di lacrime, è l'assenza di Linus e Marcie.

 

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Se prima erano in cinque a ballare l'ully gally
 
atapo
atapo il 21/09/17 alle 19:55 via WEB
Congratulazioni e auguri... tantissimi! E mi hai superata: 6 nipotini a 5!!!

 
CiaoGi_57
CiaoGi_57 il 22/09/17 alle 10:06 via WEB
Vediamo se ora riesco che negli ultimi tempi provare a postare un commento sembra diventato un terno al lotto. Comunque, avevo letto del lieto evento su FB mentre ero in vacanza e ti faccio le congratulazioni per il nuovo arrivo, che come tutti i bimbi che arrivano allieterà la famiglia. Non ti dare troppo cruccio per Linus e Marcie, primo o poi anche loro torneranno al nido, troppo profonde le radici per potersi sradicare, ne hai un altro esempio con il ritorno di Charlie dopo il periodo burrascoso. Non perdere la speranza. Ti abbraccio e spero davvero di riuscire a vederti presto.

 
 
 

10 Settembre 2017

Post n°563 pubblicato il 28 Agosto 2018 da julietjolie
 

Le rose di Amatrice

Ci siamo tornati ancora una volta, l'ultima era stata ai primi di giugno.
Ci siamo tornati per incontrare una cara amica e buttar giù insieme un progetto di solidarietà.
Ci siamo tornati come si va a far visita al Camposanto o in pellegrinaggio.
Ci siamo tornati ancora una volta senza macchina fotografica, con soltanto le nostre lacrime.
Abbiamo pranzato con un panino dato che i ristoranti dell'area-food erano strapieni e se non avevi prenotato non c'era niente da fare. Ne siamo stati tutti contentissimi, anche se non ho potuto fare a meno di rammaricarmi per l'occasione mancata di dare un pò di ossigeno alle altre attività produttive locali che ancora non hanno un punto vendita dopo più di un anno! Tutte quelle persone che hanno mangiato benissimo e si sono riportate a casa le foto delle macerie (verrebbe quasi da dire di non toglierle, sono un'attrattiva turistica! Poveri noi!) avrebbero certamente comprato souvenirs e kit per fare l'Amatriciana o la Gricia.
Ma non è di questo che volevo scrivere.
Questo terremoto mi ha cambiato o meglio ha cambiato profondamente il mio rapporto con la Terra.
Da piccolina, alla scuola elementare, la maestra mi ha insegnato che esistono esseri viventi ed esseri non viventi. Che ci sono persone, animali e cose. Terra: nome comune di cosa, femminile, singolare. Montagna: nome comune di cosa, femminile, singolare.
Terra e montagna appartengono al regno minerale, sono inanimate, sono cose.
E' qui l'inganno, l'errore che poi partorisce mostruosità come raccontare ai bambini che dentro la terra c'è un drago che scatena i terremoti. La terra è un essere vivente. Come tale cresce, si muove, respira.
Non può essere altrimenti. Come è possibile, se la terra è soltanto una cosa senza vita, che da essa nascano erbe, fiori, alberi e frutti? Che essa dia vita, acqua e cibo?
San Francesco, del cui spirito è piena la valle in cui vivo diceva:
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,

la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
Il terremoto? E' soltanto la terra che cresce. Le montagne che si stiracchiano.
Ogni volta che percorro la strada per Amatrice resto a bocca aperta per lo stupore e la meraviglia davanti alla maestosità degli Appennini così come mi accade ogni volta che vedo schiudersi una rosa.
Ad Amatrice le rose fiorite sono ovunque, nate nei giardini di case che non esistono più, profumano l'aria dove ondeggiano alberi che sono sempre lì. I rampicanti ricoprono i muri indifferenti alla loro rovina, la natura non sembra scossa più di tanto in mezzo a tutta quella distruzione.
Davanti a quel che resta dell'imponente, un tempo, chiesa di Sant'Agostino, proprio in faccia alle montagne, osservo ciò che resta dell'opera dell'uomo: cumuli di sassi, tegole, cemento, ferro. L'opera di Dio è lì, immota e quasi immutata ma soprattutto viva con i suoi colori e profumi.                             
Che cos'è l'uomo perchè te ne curi, il figlio dell' uomo perchè te ne dia pensiero? Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore l'hai coronato, tutto hai posto sotto i suoi piedi.
E lui, cieco, tutto distrugge pagando il suo pegno all'avidità.

Ci siamo tornati e come ogni volta sulla strada del ritorno ci siamo fermati da Amelia, di Casale Nibbi, per comprare quello che ha sia esso yogurth di fattoria, ricotta, caciotta o il fantastico stracchino stagionato.
Comprerei anche i sassi pur di sostenere le aziende di queste splendide persone forti e tenaci proprio come le loro montagne.
Ci siamo tornati e ancora una volta siamo tornati a casa col cuore straziato.

Non ci sono immagini in questo post perchè io foto lì proprio non ne faccio, non posso dimenticare che lì sotto, sotto quelle macerie, sono morte 249 persone e le foto prese da internet non trasmettono assolutamente quello che ho visto lì con tutto il suo orrore e la sua meraviglia.
Venite a vedere con i vostri occhi.

 
Commenti al Post:
Le rose di Amatrice
 
atapo
atapo il 17/09/17 alle 22:22 via WEB
Ero stata sui monti Sibillini cinque anni fa, PRIMA... ci torneremo, per l'aiuto che può dare il turismo. Intanto continuo a comperare le lenticchie di Norcia...

 
Juliet il 21/09/17 alle 16:57 via WEB
sono posti bellissimi e se lo dico io che sono una patita del mare vuol dire proprio che hanno un fascino irresistibile

 
CiaoGi_57
CiaoGi_57 il 18/09/17 alle 11:13 via WEB
Ciao Giulietta. Mia sorella era là l'anno scorso proprio la note della scossa, e quest'anno ci è tornata, come in un pellegrinaggio, anche lei voleva portare un supporto economico, comprare cose per dare in qualche modo il suo piccolo sostegno. Ho un cugino, invece, che con le sue mani d'oro, dall'anno scorso ripara e rimette a nuovo roulotte che vengono comprate da un'associazione no profit proprio per quelle persone che ancora stanno aspettando una sistemazione. Dall'anno scorso credo che abbia già fatto almeno una decina di viaggi, in carovana con altri volontari per portare laggiù, sia le roulotte che altri generi di necessità.

 
Juliet il 21/09/17 alle 18:45 via WEB
Sono queste le cose che mi commuovono...persone lontane che diventano così vicine. Le persone come voi sono quelle che mi fanno ancora credere che il futuro non sarà poi così brutto come lo dipingono giornali e televisioni.

 
RavvedutiIn2
RavvedutiIn2 il 05/12/17 alle 14:24 via WEB
Dei terremoti e delle catastrofi naturali in genere, noi umani non abbiamo colpe, ma dei loro effetti, considerando che si potrebbe ad esempio costruire meglio, dei loro effetti, si, ne abbiamo colpa. Ciao a te. Roberto

 
 
 

21 Agosto 2017

Post n°562 pubblicato il 28 Agosto 2018 da julietjolie
 

Tanti auguri a me.

Il 20 agosto è un giorno importante per me.
In questo giorno sono diventata madre per la prima volta.
Nello stesso giorno, dieci anni dopo, sono diventata madre per la quinta volta.
Partorirai con dolore. Sono stati due parti difficili, di quelli che ti fanno dire: Mai più!
Ma poi te ne scordi per la felicità che un figlio ti regala.
Charlie e Rerun: trentadue e ventidue anni.
E nessuno dei due ieri era qui con me a festeggiare.
Charlie a Bousson per lavoro.
Rerun a Gubbio a unire l'utile al dilettevole cercando di trasformare una delle sue passioni in un futuro pezzetto di lavoro.
Volevo fare qualcosa di speciale che ci facesse sentire più vicini e così ho recuperato dall'hard disk e dagli album di fotografie le foto dei loro compleanni per farne un piccolo video.
Per farlo ho dovuto sfogliare pagine e pagine di fotografie, frugare in un paio di scatoloni, aprire anteprime di files.
Tanti volti sorridenti di persone che non ci sono più, zii, nonni, i miei genitori.
Bambini ormai diventati adulti, chissà se sono ancora felici, se sorridono ancora?

I miei figli quando ancora non erano stati straziati dalla progressiva distruzione della nostra famiglia. Volti ogni anno sempre più tesi, sorrisi sempre più forzati.
Ho ripercorso come in uno speed draw  trentadue anni di vita.
Mi sono fatta male. Tanto.
Ho riletto tutta la mia storia e la mia sofferenza in quel volto sempre più scarnito, sempre meno sorridente, in quegli occhi disperati.
Poi la rinascita, la nostra sofferta nuova vita.
Il mio ritrovato sorriso che non mi ha più lasciato, nemmeno tra le lacrime, nemmeno nei giorni più bui. Nemmeno ieri.
Non sono ancora pronta per mettere ordine tra le fotografie ammucchiate negli scatoloni nei nostri anni più terribili.

Non sono ancora pronta per riabbracciare il mio passato ma devo farlo per ritrovare pienamente me stessa e i miei ragazzi.

 

Commenti al Post:
Tanti auguri a me.
 
mpt2003
mpt2003 il 21/08/17 alle 23:59 via WEB
sei stata brava, e questo è importante, piccoli passi che porteranno a quello che tu desideri di più. buonanotte. mp :)

 
CiaoGi_57
CiaoGi_57 il 22/08/17 alle 10:10 via WEB
Auguri ai tuoi ragazzi!!!! e auguri a te. Io non ho un vissuto come il tuo e quindi forse non mi rendo conto appieno di quella che può essere la sofferenza di una famiglia che si sfalda. L'importante è però riuscire a risalire la china e trovare la forza di uscire dal buio, e mi sembra che tu ci sia davvero riuscita. Ciao Giulietta.

 
atapo
atapo il 17/09/17 alle 22:25 via WEB
Vedi... il buio non dura per sempre. Le foto non scappano, le riprenderai quando te la sentirai. Intanto auguri per il futuro di voi tutti.

 
 
 

19 Agosto 2017

Post n°561 pubblicato il 28 Agosto 2018 da julietjolie
 

I bei tempi andati

Spesso rimpiango il passato. Forse perchè del passato ricordo solo le cose piacevoli e lo avvolgo col profumo del ricordo che cambia in meglio, come cantava Guccini.
Non sono poi nemmeno tanto vecchia ma ho assistito a cambiamenti enormi come se il mondo avesse ingranato la quinta e tutto stesse cambiando a velocità sempre maggiore. Anche la vita di una semplice casalinga.
Da bambina amavo venire in questa casa dove ora abito. Era la casa dei miei nonni paterni, che adoravo e a cui devo moltissimo. L'aveva costruita mio nonno al tempo delle Sanzioni, quindi circa ottanta anni fa, per la sua famiglia, quella di suo padre e quella dei suoi suoceri. Quando ci scorrazzavo io era abitata dai miei nonni al pianterreno, dalla sorella di mio nonno con la figla (La Zia) rimasta vedova giovanissima e suo figlio al secondo piano, mentre il primo piano era stato venduto durante la guerra.
C'erano locali condominiali e stanze che non esistono più nelle case di oggi.
Il locale dei "vaschetti", due grandi vasche di cemento dove la donna che veniva a fare il bucato a turno lavava le lenzuola delle tre famiglie per poi stenderle sulla terrazza all'ultimo piano. Questa era all'epoca considerata una gran comodità rispetto alle altre lavandaie che lavavano i panni al fiume.
                              
I miei nonni venivano da Roma, erano di famiglie benestanti e nonno in particolare era considerato un pò eccentrico, di sicuro con idee molto moderne.
La cucina comunicava con un retrocucina che fungeva da dispensa e da frigorifero, non c'era il termosifone e la finestra era aperta giorno e notte. Ricordo ancora l'uomo col carretto che portava il ghiaccio.
Non c'era il gas e nonna cucinava con la stufa a legna. Io ero affascinata da quegli anelli concentrici che lei tirava su con un lungo gancio ad uncino lasciando intravedere il fuoco che ardeva sotto. Chissà che fine avrà fatto l'onnipresente bollitore dell'acqua.
                                      
Adoravo le patatine fritte che nonna teneva in caldo avvolte nella carta marrone all'interno di un piccolo vano della stufa.
Qualche anno dopo papà le regalò, viste le piccole dimensioni della stanza, una cucina da appoggio, tre fornelli attaccati ad una bombola, e il frigorifero.
Per l'acqua calda in bagno c'era lo scaldabagno elettrico e per l'acqua fredda i "cassoni" sotto il tetto.
Accanto alla cantina c'era la "carbonaia" per alimentare la caldaia condominiale che prima di essere mandata in pensione vent'anni fa ha bruciato tutti i tipi di combustibile di anno in anno forniti dal mercato.
Io passavo le ore nello studio con nonno scrivendo a macchina.
Per fare più copie si usava la carta carbone o carta copiativa: un foglio di carta leggera e un foglio di carta carbone, un foglio di carta leggera e un foglio di carta carbone e così via. L'ultima copia si intravedeva appena e la carta copiativa si riempiva via via di lettere in negativo sempre meno riconoscibili visto che si usava più volte.
Se non scrivevo a macchina, disegnavo: armata di "lapis" copiavo quadri famosi da uno dei tanti libri di nonno.   
                               

A merenda sorseggiavo compunta il mio te insieme a nonna dopo aver guardato, sempre con stupore, l'acqua nella teiera tingersi d'ambra ad ogni movimento dell'infusore. Le bustine già dosate saranno anche più pratiche ma di sicuro sono molto meno affascinanti.

 

Commenti al Post:
I bei tempi andati
 
CiaoGi_57
CiaoGi_57 il 21/08/17 alle 09:11 via WEB
Che bei ricordi!!!!! Anche io mi ricordo quel tipo di stufa, l'avevamo in casa quando ero ancora una bimbetta e nell'appartamento non c'era il riscaldamento, poi nella casa in campagna che i miei avevano affittato per stare vicini a mia nonna almeno nei fine settimana dopo che nonno se ne era andato. Io ricordo la grande mansarda dove avevano messo i letti per noi bambini, la grande, grandissima cucina dove stava appunto la stufa in ghisa, il gabinetto in una baracchetta fuori casa (e durante l'inverno piuttosto che andare a ghiacciarsi, la tenevi fino a scoppiare), la grande stanza di ingresso che una volta serviva per ripararci i carretti..... un periodo bello, con tutti i cugini, gli zii, amici e figli degli amici, quando ci si metteva a tavola non si era mai meno di una quindicina di persone.

 
Juliet il 21/08/17 alle 14:54 via WEB
Erano tempi duri, si faticava molto di più e c'era molto meno benessere materiale ma forse c'era qualcosa che via via è andato scomparendo: il rapporto con gli altri fossero essi parenti, amici o solo vicini di casa. Oggi si è molto più soli e sulla difensiva, si ha più paura degli altri.

 
atapo
atapo il 17/09/17 alle 22:28 via WEB
Io ho avuto la stufa a legna (e solo quella, per cucinare e per riscaldarsi) fino a 21 anni. Ma la casa "di famiglia" è finita ad altri estranei e del tutto cambiata, a causa di decisioni ereditarie... ora posso solo ricordarla, e raccontarla, come a volte ho fatto.

 
Juliet il 21/09/17 alle 18:43 via WEB
In fondo quel che conta sono i nostri ricordi. Mia mamma mi ha sempre detto che "casa" è dove sono le persone che ami. Anche se non nego che questa vechia casa mi fa sentire protetta e al sicuro.

 
 
 

15 Agosto 2017

Anniversari e tradizioni

I miei genitori si sposarono il 7 agosto del 1955.
Quest'anno avrebbero festeggiato il sessantaduesimo anniversario di matrimonio se non avessero avuto la cattiva idea di lasciare questa valle di lacrime qualche anno fa. Da quando si sono sposati questa è la sola cosa importante della loro vita  che non hanno fatto insieme. Da noi, come in molte altre parti d'Italia, c'è l'usanza di far dire una messa in suffragio dell'anima del defunto nell'anniversario della morte.
Che per i cristiani è l'anniversario dell'inizio di una nuova vita, una sorta di nascita alla vita eterna.
Così gli anni passati io e mia sorella abbiamo fatto dire due messe a cui abbiamo invitato i parenti, come si usa qui. Una a maggio per mamma e una a giugno per papà.
Messe sbrigative, con il nome letto insieme a quello degli altri "morti del giorno" come si legge un elenco della spesa, da sacerdoti che nemmeno li avevano conosciuti quei morti.
Quando siamo state fortunate la messa l'ha celebrata il loro parroco che li conosceva bene e ci ha messo un pò più di sentimento. Tranne la volta che si è proprio scordato di menzionarli.
Ci ho messo molto poco tempo a stancarmi di ricordarli così, separatamente, senza amore, senza gioia, nel giorno per me più doloroso delle loro vite e ho cominciato a pensare a qualcosa di diverso.
Una messa, sì ma non nel giorno della loro morte bensì in quello in cui tutto ha avuto inizio: quello del loro matrimonio.
Di più: una messa celebrata nell'anniversario e nel luogo del loro matrimonio.
Due anni fa l'anniversario cadeva in un giorno feriale e nel santuario francescano in cui si sono sposati la messa durante la settimana la dicono solo alle otto del mattino!
Così ci siamo rassegnati alle due messe e il sette agosto io e Romeo ce ne siamo andati in visita al Santuario tra ricordi e lacrime.
L'anno scorso ho avuto fortuna: cadeva di domenica.
Alle dieci e trenta eravamo lì con Sally, Rerun e Cucciolo e l'emozione per me è stata grandissima anche perchè avevamo spiegato precedentemente, al frate che avrebbe celebrato, il nostro desiderio di ricordarli insieme proprio lì e proprio quel giorno e così il loro ricordo non era stato freddo e impersonale.
Forte di questa esperienza positiva quest'anno ho saltato le due messe di maggio e giugno e telefonato per prendere accordi per la domenica più vicina all'anniversario.
Mi è andata male: dovevo telefonare almeno sei mesi prima, mi ha detto il frate all'altro capo del telefono spiegandomi che già c'erano altre richieste e che non possono dire troppi nomi sennò la messa si allunga all'infinito.
Così sono ricorsa al piano B.
Nella mia vita di mamma di sei figli in una famiglia complicata ho imparato che c'è sempre un piano B.
Il giorno dell'anniversario io, Romeo, Sally, Rerun e Cucciolo abbiamo pregato recitando i vespri proprio dove i miei genitori hanno promunciato il loro Sì.
Sono in debito di due messe con mamma e papà ma la serenità che mi ha procurato ricordarli così non ha prezzo.

 

Commenti al Post:
Anniversari e tradizioni
 
CiaoGi_57
CiaoGi_57 il 21/08/17 alle 09:03 via WEB
Mi sono commossa. Anche qua ci sarebbe la tradizione di far dire la messa per il defunto nell'anniversario della morte. Con i genitori di mio marito organizzano tutto le sorelle, ed è una tristezza che via via c'è sempre meno gente che arriva (è una famiglia numerosa), perchè nel frattempo ci sono altri che se ne sono andati. Con mia mamma francamente non mi sento, credo che sarebbe uno strazio per papà e vorrei risparmiargli la pena. Del resto, abbiamo fatto come voleva lui e anche ora sono sempre insieme, che lui ha voluto portarsi le ceneri a casa e tiene l'urna sul comò della camera da letto.

 
Juliet il 21/08/17 alle 14:50 via WEB
Hai ragione, per tuo papà sarebbe un ulteriore dolore. Che tenerezza sapere che non si è voluto allontanare nemmeno dalle ceneri di tua mamma! Qui da noi non c'è la possibilità di farsi cremare, bisogna andare in un'altra città con tantissime complicazioni. A me piacerebbe ma chissà se sarà possibile, non voglio lasciare complicazioni ai miei figli.

 
 
 

8 Agosto 2017

Post n°559 pubblicato il 28 Agosto 2018 da julietjolie
 

Le mani in pasta

Ho resistito fino a quattro mesi fa.
Incrollabile.
Consapevole che poi sarei stata ai suoi comodi.
Mi avrebbe condizionato e cambiato la vita.
Ho resistito.
Intanto prendevo le mie informazioni sui tempi e sulle procedure.
Studiavo l' occorrente e le opportunità.
Più ci pensavo e più mi sembrava una follia visto che ho già una vita piena di impegni.
Quello che mi frega, a me, è la curiosità! Il volerci sempre provare.
Ora sul calendario in cucina tra gli appunti per ricordare compleanni e onomastici sono comparsi pallini rossi e verdi.
Uno ogni quattro, cinque giorni.
Ho il pc pieno di istruzioni, dosaggi, tempi e quantità.
Dal ripiano più freddo del frigorifero Pina la rossa e sua Figlia Verde mi guardano con aria di rimprovero se tardo un giorno a rinfrescarle.


                                       

 
Commenti al Post:
Le mani in pasta
 
CiaoGi_57
CiaoGi_57 il 08/08/17 alle 17:49 via WEB
Ma..... è pasta madre??????

 
Juliet il 09/08/17 alle 16:18 via WEB
e già! è proprio lei.
(Rispondi)
 
CiaoGi_57
CiaoGi_57 il 10/08/17 alle 14:55 via WEB
Io non mi azzardo a fare certe scelte di vita, perchè alla fine dover "curare" la pasta madre è una scelta di vita..... ancora non sono pronta. :)

atapo
atapo il 12/08/17 alle 22:03 via WEB
Noooo! Ci sei cascata anche tu! Alcuni anni fa mia figlia con la scusa delle sue vacanze al mare me la lasciò da far sopravvivere, quando tornò continuai a tenerne per noi, ne passai anche ad un'amica di blog, ma non era un impegno, era diventata una schiavitù, visti i tempi e gli imprevisti della mia vita! Quando è morta ho tirato un sospiro di sollievo... e non ci cascherò più! Ne parlai anche nel blog.

 
 
 

7 Agosto 2017

Post n°558 pubblicato il 28 Agosto 2018 da julietjolie
 

Facciamo finta che tutto va ben

Qualche settimana fa.
"Mamma ma perchè nella nostra famiglia ogni volta che c'è una grande occasione, una cerimonia importante, una festa, tutto è così complicato?"
"Perchè noi siamo una famiglia complicata!"
E in queste occasioni riemergono tutti i problemi e  i conflitti che invece sarebbe bene, proprio in queste occasioni, mettere da parte per godersi solo la gioia dei rari momenti belli che la vita ci riserva.
Sul tavolo della cucina lo yogurth per Azzurro, le piadine con la marmellata per Cicciobello e Lunapiena, quelle con il crudo per SueStorm e Principino, fogli e foglietti con l'elenco delle cose da fare, l'elenco della spesa, il planning per la preparazione delle varie pietanze, l'ultima ecografia di Lucy, i giocattoli di Azzurro, il suo ciuccio, i fermagli e gli elastici dei capelli di Lunapiena, fogli disegnati e colori fuoriusciti dalla stanza dei giochi.
E' il meraviglioso caos che per due ore, una volta a settimana, finalmente regna intorno a me nel giorno in cui ho con me tutti i nipoti. Stavolta aumentato dal caos di dover organizzare il pranzo per il Battesimo di Azzurro.
                     
Tutto è cominciato un paio di mesi fa quando PiperitaPatty e Charlie hanno deciso che era ora di battezzare Azzurro prima che ci andasse camminando da solo al fonte battesimale e che la festa si sarebbe fatta a casa loro, una villetta in campagna con un cortile abbastanza grandi da contenerci tutti.
Andare al ristorante con sei bambini piccoli e con questo caldo infernale era impensabile.
Fatta la lista degli invitati, trentacinque parenti stretti e amici intimi, deciso il menu e suddivisi i compiti sembrava che il più fosse fatto, e invece no!
Tutti i parenti stretti hanno avuto più o meno qualcosa da ridire ed in brevissimo tempo l'aria già calda è diventata rovente ed io mi sono autoinvestita dell'arduo compito di cercare di far andare tutto per il meglio evitando malumori e battibecchi e soprattutto cercando di scongiurare la prevedibile arrabbiatura di Charlie che seguiva il tutto da 650 chilometri di distanza in quel di Fossano.
Inutile dire che i miei nervi si sono tesi come corde di violino e che più Romeo e Sally mi dicevano di stare calma più io mi innervosivo.
Comunque sia luglio è finito con frigorifero e congelatore pieni da scoppiare e io che non avevo trovato il tempo nemmeno per andare a tagliarmi i capelli!

Il grande giorno.           
E' il trenta luglio e fa caldo già alle nove del mattino, ho ancora le ultime cose da preparare e così appena pronti andiamo a casa di Charlie e Patty.
Il cortile è interamente ombreggiato dai due gazebi che giacevano smontati e inutilizzati in un angolo del mio giardino ormai da anni grazie al mio vicino che pur di farmi dispetto mi aveva fatto scrivere da un avvocato per farmeli togliere nonostante avessi tutti i permessi del Comune. Su consiglio del mio avvocato ( non puoi impelagarti in una causa di anni per un gazebo!) li ho sostituiti con un ombrellone ancora più grande e ora hanno trovato la loro collocazione ottimale sopra il lunghissimo tavolo a cui tra qualche ora siederanno parenti e amici.
Entro in cucina e vedere Romeo, Sally, Rerun, Cucciolo e Patty spalmare tartine e preparare spiedini mentre Azzurro gorgheggia dal passeggino e Charlie è a prendere SueStorm mi da la giusta determinazione per dire a me stessa che andrà tutto bene e se non ci andrà da solo ce lo manderò io. Cosa che puntualmente accade qualche ora dopo quando Charlie si infuria all'emergere delle già evidenti differenze di abitudini delle due famiglie lì riunite.
"Facciamo finta che siamo tutti una famiglia...." è l'infelice frase che aleggia nell'aria mentre una famiglia è seduta ad un capo del lungo tavolo, l'altra è riunita sotto il pergolato intorno a tavoli aggiuntivi e mezzo tavolo è vuoto!
Quale delle tante cose che rendono complicatissima la mia famiglia non piaccia ai parenti di Patty proprio non lo so e sinceramente a me basta che non ci siano problemi con i consuoceri, gli altri parenti li riincontreremo alla Comunione di Azzurro se tutto va bene.
Di questo giorno mi resteranno i finti sorrisi immortalati nelle immancabili foto di circostanza, il giovane prete che durante l'omelia citava facebook invece dei sermoni dei Santi, lo slalom fatto per evitare di passare accanto al mio exmarito che era sempre esattamente dove dovevo passare io, la soddisfazione di aver fatto due freschissime torte che non avevano niente da invidiare a quelle della pasticceria, la gioia di aver avuto con noi SueStorm per ben cinque ore e per la prima volta dopo oltre cinque anni aver visto Charlie mangiare con sua figlia e la spina conficcata nel cuore che mi ha reso tutto amaro: l'assenza di Linus che ha rifiutato l'invito del fratello perchè sua moglie Marcie non è stata invitata. Ma questa è una lunga storia dolorosissima di cui ancora non è tempo di parlare.

 
Commenti al Post:
Facciamo finta che tutto va ben
 
CiaoGi_57
CiaoGi_57 il 08/08/17 alle 09:02 via WEB
Che dire Giulietta? che le famiglie più sono numerose, più sono complicate. Pensa che è complicata la mia che è composta solo da quattro componenti.... vabbè poi ci sono babbo, sorella, compagno di lei, ma loro non hanno mai dato problemi. La spina mia nel fianco è come sai la figliolina, e nemmeno per quello che fa passare a me, che ho ancora le spalle robuste e sono in grado di sopportare, è quello che fa passare a suo padre che fa mi male.

 
Juliet il 08/08/17 alle 17:06 via WEB
Ti capisco, eccome se ti capisco! Anche se la situazione ormai è diventata molto diversa visto che Padre e figlie non hanno più nessun rapporto.

 
CiaoGi_57
CiaoGi_57 il 08/08/17 alle 09:05 via WEB
Comunque tornando alla festa del tuo nipotino, non riesco a non pensare alla tua stanchezza sia fisica che psicologica a fine giornata.

 
Juliet il 08/08/17 alle 17:07 via WEB
:-) Ci ho messo due giorni per riprendermi...

 
 
 

8 luglio 2017

Post n°557 pubblicato il 28 Agosto 2018 da julietjolie
 

Still alive

Se me lo avessero detto non ci avrei creduto: io che vado in crisi per l'età!
Talmente in crisi che da gennaio sono ritornati i pianti irrefrenabili, la fame nervosa ed il rifiuto di raccontare a me stessa come sto e quello che faccio. Perchè quando sto così è più quello che non faccio che quello che faccio e ricomincio a rimandare le cose alle calende greche e scappo invece di affrontare la vita. Purtroppo  mi succede ciclicamente ma di solito so riconoscere le prime avvisaglie e combatto finchè non riprendo il controllo del mio "lato oscuro". Stavolta è stato diverso perchè tutto è iniziato con un falso problema: gli anni che avrei compiuto a marzo. Per me l'età non è mai stata un problema, mi sono sempre sentita uguale a quella del giorno prima, dell'anno prima, uguale a me stessa. Mi sono sorpresa quindi quando ho iniziato a pensarmi come una anziana signora sul viale del tramonto, con poco tempo ancora per fare le millemila cose che ancora devo e voglio fare. Ho iniziato a pensare che non valeva più la pena combattere per quello in cui credo, che se avessi piantato un albero non ne avrei mangiato i frutti, per farla corta mi sono mentalmente messa dentro la fossa ad aspettare il momento. E non è servito a niente compierli questi maledetti sessanta anni e scoprire il giorno dopo che non era cambiato assolutamente niente e soprattutto che non ero cambiata io! Lasciarsi andare è un cane che si morde la coda: più mi trascuro più sono insoddisfatta di come sono e più non mi piaccio fisicamente e mentalmente, più non mi prendo cura di me stessa.
                             

Ma ora basta, da qualche parte devo cominciare per uscire fuori da questo stato d'animo e allora comincio da qui, da questo blog che scrivo più per me stessa che perchè sia letto e dai blog di quelle due o tre splendide persone di cui non mi sono più curata di sapere niente chiusa come sono stata dentro il mio sepolcro.

Commenti al Post:
Still alive
 
Stolen_words
Stolen_words il 18/07/17 alle 09:29 via WEB
come ti capisco, mi sento così anch'io ultimemte e sto cercando seriamente di fare qualcosa ed è giustissimo quello che dici , iniziare da noi stesse, guardarsi dentro senza paura :) Nicoletta

 
Juliet il 06/08/17 alle 17:23 via WEB
Grazie, sapere che altre condividono le mie stesse difficoltà e pensieri mi fa sentire compresa e in buona compagnia :-)

 
CiaoGi_57
CiaoGi_57 il 26/07/17 alle 12:58 via WEB
Avevo perso la speranza di rileggerti ancora qua sopra, e così mi sono persa la pubblicazione di questo post. Che dirti Giulietta, io li compio tra pochi mesi e francamente è un traguardo che mi fa un po' paura: da un lato mi vedo come una vecchia signora che sta perdendo poco alla volta la sensazione di poter fare ancora tante cose della mia vita. Dall'altro invece vedo questo traguardo come un giro di boa che mi consente di potermi esprimere senza paura di offendere qualcuno e poter "finalmente" dire pane al pane e vino al vino. Potermi scrollare di dosso il fardello della diplomazia che ha contraddistinto tutta la mia vita. O magari invece non cambierà nulla e continuerò con la stessa vita ogni giorno dopo l'altro. Forza Giulietta, scrolliamoci di dosso queste brutte sensazioni e cerchiamo di vivere al meglio la nostra vita, breve o lunga che sarà, cerchiamo che sia almeno piacevole per noi. Ti abbraccio forte.

 
Juliet il 06/08/17 alle 17:26 via WEB
Amica mia hai detto una sacrosanta verità: è ora di cercare di far in modo che la mia vita sia piacevole PER ME e smettere o almeno preoccuparmi di meno di renderla piacevole agli altri, spesso a mio discapito.

 
atapo
atapo il 12/08/17 alle 22:08 via WEB
Io quando compii i sessant'anni attraversavo un periodo tutto sommato positivo e questo mi aiutò tanto ad inquadrare e a superare il giro di boa. Invece più drammatici sono stati i sessantacinque, arrivati in un momento difficile e complicato: allora sì che ho sentito tutta la vecchiaia e mi sono resa conto della brevità di ciò che resta!

 
Juliet il 14/08/17 alle 13:02 via WEB
Il tuo commento mi conferma che in fondo tutto dipende da come stiamo e non dagli anni che compiamo.

 
 
 

29 Gennaio 2017

Post n°556 pubblicato il 28 Agosto 2018 da julietjolie
 

Un nuovo arrivo

Stavo per cambiare l'immagine del mio blog quando mi è arrivata la telefonata di Lucy:
"Mamma ho un ritardo e io non ho mai un ritardo!"
Dopo un paio di giorni è arrivata la conferma: un'altra cicogna ha preso la rotta verso la nostra famiglia.
Porterà la tanto desiderata, dai genitori, femminuccia?
Di sicuro allevierà un pò il dolore dei mie consuoceri che nel terremoto hanno perso due nipotini e, se i genitori saranno bravi a farlo, aiuterà Principino e Cicciobello a dare il giusto valore alla vita ed alla morte, soprattutto a quelle morti che quest'anno li hanno toccati così da vicino.
Io? Io penso, sono sconcertata, dovrei essere felice per principio per questa nuova vita ma non riesco ad esserlo.
Lucy e il.genero questa estate sono arrivati ad un passo dalla separazione, il loro menage familiare è tanto complicato e hanno fatto dei bei pasticci educativi con i loro due primi figli.
Continuo a ripetermi che magari qualcosa hanno imparato e che forse con questa nuova gravidanza rinsaviranno ma ci credo poco e mi domando sempre più spesso con che criterio Dio mandi queste cicogne.
Va be' che se dovesse stare a guardare le capacità genitoriali di sicuro io non avrei avuto nemmeno un figlio visto il disastro di coppia che siamo stati io ed il mio ex marito e probabilmente il genere umano si sarebbe estinto da un pezzo.
Mi consolo dei disastri fatti sapendo che Dio scrive dritto anche sulle nostre righe storte e che certamente provvederà lui a tutti noi, anche a questo piccolino che ha appena iniziato il suo viaggio.

 
 
Commenti al Post:
Un nuovo arrivo
 
CiaoGi_57
CiaoGi_57 il 30/01/17 alle 08:42 via WEB
Sempre saggia la nostra Giulietta: è vero, se avessero figli solo le coppie equilibrate, solide, coerenti con i modelli educativi.... staremmo freschi!!!! anzi, forse la razza umana si sarebbe già estinta da secoli!!!!!! Accogliamo questo nuovo piccolino con gioia, e poi... a tutto c'è rimedio, tranne che alla morte.
 
 

Juliet il 31/01/17 alle 15:07 via WEB
Hai ragione. Ma quanto è strana la vita! Quando Lucy aspettava il primo figlio faceva l'ultimo anno delle superiori, non era sposata, non avevano casa e tutti si dicevano dispiaciuti per la sua gravidanza e poco ci manca che mi facessero le condoglianze. Invece io ero felicissima e dicevo che non si poteva accogliere un dono di Dio con tristezza, i problemi si sarebbero risolti ed io ero proprio sinceramente felice per questa nuova vita. Ora invece che Lucy è sposata, hanno comprato una casa tutta loro e ha l'età giusta per avere figli.....non riesco proprio a rallegrarmi. Per fortuna ho otto mesi di tempo per recuperare la gioia.
 

 

 
 
 

24 Gennaio 2017

Post n°555 pubblicato il 28 Agosto 2018 da julietjolie
 

Un tranquillo pomeriggio

Poi ci sono i pomeriggi come questo in cui a salvarti è solo la capacità di vedere il lato comico delle cose.
In mattinata mi arriva un sms di Charlie: ”Ma’ oggi pomeriggio ho Sue Storm, siete a casa? Veniamo?”
Lo chiamo ché faccio prima a telefonargli che a scrivere un sms di risposta: “Certo! Porti anche Lunapiena, Cicciobello e Principino? Poi vi fermate a cena tu, Patty e Azzurro?”
Pregustando un sereno pomeriggio bambino dopo pranzo aiuto Romeo nella lavorazione dei limoni arrivati dalla Sicilia qualche giorno fa insieme a mandarini e arance per l’annuale produzione casalinga di marmellate e infusi. Le quindici arrivano in un baleno. L’allegra brigata dilaga tra ingresso, cucina e sala lasciandosi dietro al suo passaggio giacche, sciarpe, cappelli, guanti, zainetti, borse porta cambio e pannolini, carrozzina e borsone dei giocattoli.
Il consueto rituale prevede il posizionamento delle tessere del tappeto-puzzle di gomma sul pavimento della sala da parte dei bimbi che rendono questa operazione un gioco montando e smontando improbabili mucche rosa, orsetti gialli e verdi lumache.
Lunapiena è a casa malata e Cicciobello serio serio mi informa sul suo stato di salute. Sue Storm è appena uscita da una brutta bronchite e per scongiurare ricadute Romeo si tiene alla larga evitando gli abituali abbracci e coccole: anche lui è appena uscito dall’influenza.
Faccio la spola tra sala e cucina ed è proprio mentre spremo un grosso limone che lo spremiagrumi si blocca e Sue Storm mi informa che: “c’è un blackout di giorno!”. In realtà è il salvavita che scatta rivelando un problema su chissà quale degli infiniti apparecchi elettrici e lampadari di casa. Romeo e Charlie staccano praticamente tutto tra le proteste dei bimbi e quelle molto più forti della Zia che si ritrova senza televisione e scaldamani.
In qualche modo dopo diversi tentativi e molti limoni spremuti a mano, Romeo riesce a fare il miracolo prima di abbandonare la nave  per andare a rilassarsi con gli amici al Biliardo.
Come dargli torto? Sulla nave regna ormai da giorni il caos. Zia è diventata progressivamente sempre più ingestibile instaurando con noi un inutile quanto dannoso braccio di ferro tra la sua irremovibile decisione di fare quello che le pare e il nostro senso di responsabilità per garantire la sua salute ed incolumità così alla fine i figli hanno deciso di portarla domani in una casa di riposo, bella e lussuosa come un hotel a cinque stelle ma sempre casa di riposo. Oggi sta facendo le valigie il che in realtà significa riempire qualsiasi spazio libero, pavimento compreso, di borse, borsoni, valigie, sacchi e sacchetti stracolmi di quello che in un anno e quattro mesi ha mano a mano portato qui dalla sua casa, dove ora vivono figlia e genero, nel tentativo di salvarlo dal contributo volontario alla raccolta differenziata che quei due hanno fatto e stanno facendo con tutto quello che le è appartenuto. Brutta storia di cui forse un giorno scriverò…forse.
Ha ancora qualche cassetto da svuotare quando si accorge di essersi messa all’angolo da sola: ha solo lo spazio per i suoi piedi davanti alla poltrona su cui sconsolata si lascia andare.
Ma il bello deve ancora venire e arriva mentre Charlie e Patty stanno accompagnando a casa Sue Storm, Lucy e il.genero sono appena arrivati per riprendere i loro figli, le lenticchie per la cena bollono in pentola ed io e Sally tentiamo di rilassarci con un buon tè.
E’ buio e freddo e il salvavita scatta di nuovo e ancora e ancora rifiutandosi di restare al suo posto. Mentre Sally riempie casa di candele io e il.genero iniziamo un folle girotondo tra il salvavita dentro casa, il quadro elettrico nel sottoscala e la cabina dell’ Enel esterna: niente da fare, ne attacchiamo uno e salta l’altro! Benedico la mia passione per i giardini e le case al pianoterra, almeno non dobbiamo fare le scale. Intanto tornano Patty e Charlie e, sperando che Romeo possa svelarmi come ripetere il miracolo, inizio a chiamarlo proprio mentre inizia a squillare un cellulare chissà dove, chissà quale. Intanto Zia è al telefono con la cognata e la aggiorna sugli ultimi sviluppi della sua vita raccontando come sempre le cose a modo suo: una versione riveduta e corretta della realtà in cui i suoi figli sono i buoni e noi i cattivi.                     

Romeo non mi risponge, provo sull’altro cellulare mentre chissà dove chissà quale cellulare continua a squillare.
Romeo non risponde e ripeto ossessivamente il suo numero mentre lancio improperi assortiti. Finalmente Sally trova il telefono che sta squillando: ”Mamma smetti di chiamare, Romeo ha lasciato i due cellulari qui!”
Lucy si offre di mandargli un messaggio sul tablet ma ci accorgiamo subito che anche quello è rimasto qui a casa.  Sono infuriata, come si fa ad uscire rendendosi irraggiungibile in questi giorni in cui casa balla ogni due per tre e per di più sapendo che io ho una irragionevole e ancestrale paura del terremoto? Come può lasciarmi sola così? Sì va bene, non proprio sola, c’è Zia... Sally… Lucy…. Patty….il.genero…Charlie….Principino….Cicciobello…Azzurro…..due gatte che placide sonnecchiano sul letto incuranti di tutto il trambusto……riacquisto l’uso della ragione e mentre Lucy e il.genero vanno al Biliardo a recuperare Romeo telefono all’elettricista di fiducia che ha realizzato l’impianto elettrico di casa mia.
Evidentemente la mia voce gli trasmette tutta la mia preoccupazione di dover affrontare una serata ed una notte senza riscaldamento, senza acqua calda e senza elettricità e così nel giro di pochi minuti è qui e mentre armeggia insieme a Charlie con scala e lampade ( per fortuna la linea delle prese funziona!) torna anche Romeo. Mi dedico alla preparazione della cena in una cucina che sembra una discoteca: mano a mano che i tre uomini armeggiano con interruttori e fili io passo dalla romantica atmosfera creata dal lume delle candele alla luce della lampada portatile attaccata alla presa alla troppa luce del lampadario sommato alla lampada e alle candele.
Finisce con tre lampadari staccati di cui l’elettricista si prenderà cura domani mentre  tutto il resto funziona di nuovo e c’è cera su tutti i pavimenti e i tappeti di casa.
Fatico a prendere sonno e rannicchiata tra le rassicuranti braccia di Romeo, rido a crepapelle mentre gli racconto cosa è successo sulla nave in sua assenza.

 

Commenti al Post:
Un tranquillo pomeriggio
 
CiaoGi_57
CiaoGi_57 il 27/01/17 alle 11:08 via WEB
Caspita Giulietta!!!! mesi e mesi senza una parola, poi due post in un colpo solo!!!!!! A me ha fatto ridere che il tuo amato dopo aver risolto (solo momentaneamente) il problema elettrico, se ne sia scappato via dalla pazza folla (!!!!), che tu abbia iniziato a cucinare a lume di candela chiamandolo ripetutamente ai cellulari che lui "furbescamente" aveva lasciato a casa...... come dargli torto, che sarete anche abituati alla vostra numerosa torma di bambini e adulti, ma tutti insieme!!!!! ecco, io già mi faccio prendere dal panico se devo cucinare per otto persone..... e che poi sono tutti adulti (o quasi...)Ciao Giulietta, non restare più tanto tempo senza farti rivedere!!!!!
 
 

Juliet il 29/01/17 alle 11:34 via WEB
Spero proprio di essere più presente! Ho avuto un lungo periodo di maggior impegno lavorativo ma soprattutto ho avuto bisogno di staccare un pò con tutto il mondo e dedicarmi solo alla famiglia e alla casa, una specie di letargo passato a leccarmi alcune ferite. Ora sto meglio e sto cercando di ripartire un pò con tutto.
 

 

 
 
 

24 Gennaio 2017

Post n°554 pubblicato il 26 Agosto 2018 da julietjolie
 

Da cosa nasce cosa: il museo che non ti aspetti

La scuola superiore frequentata negli  anni passati da Rerun e Cucciolo organizza ogni anno eventi culturali rivolti a tutta la città e quando posso mi piace parteciparvi con Romeo ma soprattutto con Sally che essendo molto più fresca di me di studi e grazie al suo percorso di studio mi da “ripetizioni” e mi regala il piacere di animati confronti e interessanti commenti.
In uno di questi incontri una giovane entusiasta ex allieva della scuola ci ha presentato l’attività  in cui è attualmente impegnata e lo ha fatto in modo così appassionato e interessante che abbiamo deciso di dedicare un pomeriggio, durante le festività natalizie, ad approfondire la cosa.
Così a inizio anno, nonostante il freddo polare, siamo andati tutti a Castelnuovo di Farfa per visitare il Museo dell’Olio della Sabina.
La visita guidata prevedeva anche la presenza di un esperto del Consorzio Sabina DOP e si sarebbe conclusa, come recitava la locandina, con una sessione teorico-pratica di assaggio, durante la quale sarà illustrato ai presenti come e perchè si effettua l'analisi sensoriale degli oli di oliva vergini e saranno fornite utili informazioni relative alla produzione, al consumo ed alla scelta consapevole dell'olio extra vergine di oliva.
Inutile dire che la cosa mi incuriosiva molto anche se le precedenti esperienze di visite a musei “di settore” in varie località italiane erano state a volte deludenti e temevo di ritrovarmi davanti ad una serie di strumenti antichi mescolati ad opere d’arte contemporanea capitate lì per caso.
Per fortuna i miei timori erano infondati e la visita al museo si è rivelata una immersione totale in un mondo di ombre, luci, suoni e profumi assolutamente unica e appagante. Inutile cercare di descriverlo, questo museo bisogna viverlo e questa prima visita fatta con un troppo numeroso, rumoroso e variegato gruppo di visitatori spinti da motivazioni assortite è stata solo una sorta di ottimo antipasto che ci ha fatto venire l’acquolina in bocca e il desiderio di tornarci per una visita più lenta, intima, una prolungata degustazione interiore.
Il pomeriggio si è concluso con le “istruzioni” per  l’assaggio dell’olio e con bicchierini di plastica riempiti di olio buono e meno buono, con buonumore e sorpresa, con bruschetta e crema spalmabile alle nocciole e olio evo al cui confronto  altre famose cioccolate spalmabili sono ignobili intrugli.
Speciale il museo, bravissime, preparatissime e cordiali le ragazze che con tanto entusiasmo lo gestiscono, ottimo l’olio dop, indimenticabile l’allegria e il calore dell’essere famiglia che Romeo, Sally, Rerun e Cucciolo mi hanno regalato. E’ un dono di cui avevo bisogno in questo periodo difficile in cui grandi conflitti si mescolano a grandi intese, problemi apparentemente irrisolvibili vanno a braccetto con rassicuranti certezze e inaspettate soluzioni, cambiamenti dolorosi si alternano a promettenti novità.
Sono viva e questo è già tanto.
 

 

 
 
 

1 Novembre 2016

Silenzi

Ci sono. Sono ancora qui.
Con il cuore straripante di emozioni e tanti racconti da condividere. Poi mi siedo, accendo il pc e mentre aspetto che si carichi la pagina apro anche i social e la lista dei terremoti sul sito dell'INGV.
E' allora che mi si chiude la gola e l'unica cosa che riesco a fare è guardare e riguardare quella lista che si allunga sempre di più, cercare sulla carta i luoghi, cacciare via i ricordi mentre gli occhi si riempiono delle immagini di macerie su macerie.
Ogni pietra è viva, parla, racconta. Quelle immagini mi feriscono, forse perchè da sempre amo le case, i borghi, le architetture e amo fare gite, anche brevi, per godere della bellezza che mi circonda. Alcuni di quei luoghi sono custoditi tra i miei ricordi più belli, quelli di momenti felici condivisi con le persone che amo. Persone che non so per quale misericordioso disegno divino sono ancora vive e fanno ricca la mia vita. Anche quelle con cui fatico ad avere buoni rapporti, con cui discuto, quelle che proprio non sopporto più. Questi due mesi tremendi mi hanno tolto la pazienza e la tolleranza. Due mesi di terremoto fuori e dentro di me. Due mesi di crolli di paesi e di speranze che forse erano solo mie illusioni.
Nonostante tutto la vita continua e così volando tra gli elicotteri che dalla fine di agosto popolano il cielo sopra di noi è arrivata incolume l'undici ottobre anche la seconda cicogna con il suo prezioso carico: Azzurro, un fagottino biondo che da bravo principe ha conquistato al primo sguardo il mio cuore.

 

Commenti al Post:
Silenzi
 
CiaoGi_57
CiaoGi_57 il 02/11/16 alle 08:42 via WEB
E allora, in questo panorama di desolazione, ben venga la notizia di un lietissimo evento, che per forza di cose la vita deve continuare, è nell'ordine delle cose: Madre Natura non guarda in faccia ai singoli individui, ma al tutt'uno della specie. Ti mando un abbraccio forte (l'ennesimo ormai virtuale, in attesa di poterlo fare veramente). Ciao Juliet.
 
 
atapo
atapo il 03/11/16 alle 23:11 via WEB
Del terremoto hai già letto da me... Qui ti faccio le congratulazioni e gli auguri per il nuovo nipotino. Per il mio manca ancora un mese...
 

 

 
 
 

25 Settembre 2016

Post n°552 pubblicato il 26 Agosto 2018 da julietjolie
 

Amatrice delle genti

Guardo le case. Sono case giovani e moderne. A prima vista non sembrano danneggiate, poi abbasso lo sguardo ed è come quando disegnavo le sezioni degli edifici. Posso vederne l'interno. Sembra che la mano di un gigante abbia spinto lateralmente i piani superiori fino a che i ferri dei pilastri non hanno ceduto piegandosi, strappandosi, uscendo allo scoperto. Arriviamo all'incrocio davanti al parco. Storditi. Sembra di essere dentro un film di quelli del filone catastrofico che andava di moda qualche anno fa. Parcheggiamo davanti al camper di una Assicurazione e chiediamo informazioni per raggiungere la scuola ai vigili urbani. Di Roma. Ne sanno meno di noi e ci mandano dove è stato allestito il Comune. Tre gentili ragazze sorridendo ci offrono un caffè fumante da un thermos. Hanno una pettorina con una scritta, qui quasi tutti hanno una pettorina colorata con scritto sopra qualcosa. Questo dovrebbe aiutarci a orientarci per chiedere alla persona giusta quello di cui abbiamo bisogno. Noi abbiamo bisogno di sapere come si arriva alla scuola e poi, se abbiamo fortuna, parlare con il Sindaco. Visto quanto è stato difficile in questo mese parlare con chicchessia sono intimamente convinta che faremo un buco nell'acqua e un viaggio a vuoto. Chiediamo alle ragazze del caffè, che sono di un movimento studentesco, ma non sono di qui e più che scaldarci il cuore con il loro sorriso ed il caffè non possono fare. C'è tanta gente che aspetta. Non serve prendere il numero, a nessuno salterebbe in testa di passare avanti senza rispettare il proprio turno. Rispetto e dignità. Un gigantesco carabiniere con la pettorina rossa ci "adotta" e gentilmente si informa per permetterci di vedere il sindaco ma anche lui non sa indicarci la strada, viene da Napoli. Dato che l'attesa si protrarrà a lungo ci consiglia di andare intanto alla scuola. Andiamo a chiedere informazioni per raggiungerla nel tendone bianco all'interno del parco dove sono state allestite molte tende delle varie associazioni ed enti. Chiediamo ad un gentilissimo e impegnatissimo signore... di Torino, poi ad uno... di Milano. Alla fine vedo una bella donna con la divisa della polizia che ha un viso familiare e finalmente lei sa indicarci come arrivare alla scuola. Dietro i palazzi lesionati vicini al parco si intravede quello che resta di una casa, uno dei tanti tetti ormai posti al piano rialzato sopra quel pochissimo che resta di due piani di casa. Mi meraviglio che muri e solai occupino così poco posto, una volta crollati. Poco più in là sotto un altro tetto così, sono morti la zia e i cuginetti dei miei nipoti.
La scuola è un allegro arcobaleno ma non basta un pò di colore per tornare alla normalità.
Parliamo con una insegnate, poi con un'altra che infine ne chiama una terza. Spieghiamo e rispieghiamo perchè siamo lì e cosa dovremmo fare tra qualche giorno proprio in quella scuola. Il nostro "contatto", il referente e vicepreside con cui a maggio avevamo organizzato tutto, non è più in quell'istituto scolastico, la segreteria non è ad Amatrice ma diversi chilometri più in là, fortunatamente sulla strada del ritorno. Ci passeremo dopo, penso. Abbiamo già ottenuto i permessi ma sembra che dobbiamo ricominciare tutto da capo.
Torniamo ad Amatrice, mi sento scoraggiata. Solo la mia testardaggine può farmi pensare che sia possibile tornare qui per una giornata a raccontare a questi ragazzi ed ai loro insegnanti e genitori la fatica che fa ogni giorno chi ha un disturbo specifico dell'apprendimento. Penso che gli psicologi che in una riunione  qualche giorno fa mi hanno detto di lasciar perdere tutto perchè in questo momento lì hanno altro a cui pensare, hanno ragione. Ma cancellare questa giornata dal calendario degli incontri mi fa male: è come se cancellassi quei ragazzi, quella città.
C'è un altro motivo per cui ci tengo così tanto, quella scuola sarebbe stata quest'anno la scuola di un bambino con queste difficoltà, quel bambino ora è un angelo. Glielo devo, a lui ed a tutti i bambini speciali come lui.
Ho dentro la testa tutto questo mentre guardo stordita il carabiniere che ci invita ad entrare. Non può essere vero che siamo davanti al Sindaco e gli stiamo raccontando quello che vorremmo fare. In questi giorni ho visto tanti abbracci di questo "gigante" in televisione ma proprio non mi aspettavo che finisse con lui e Romeo abbracciati e commossi fino alle lacrime. Non abbiamo ancora fatto niente ma andiamo via accompagnati dai  tanti "grazie" che senza alcun merito da parte nostra ci hanno detto. Ripercorriamo la strada nel bosco. Scoprirò poi che è la strada che non c'è perchè non è riportata su nessuna mappa o carta, si vede solo una sottilissima traccia bianca nel bosco quando guardi quei posti con Google earth.
Quando  riprendiamo la strada del mare verso casa ho una strana sensazione, mi sembra di essere uscita da un brutto sogno, di essere tornata alla realtà, alla normalità.
A me bastano pochi minuti per tornare alla vita di sempre ma per tutta la gente di Amatrice, di Accumuli e di Arquata chissà quanti mesi e anni ci vorranno per tornare ad una vita che non sarà mai più quella di sempre.

 

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Amatrice delle genti
 
CiaoGi_57
CiaoGi_57 il 28/09/16 alle 11:09 via WEB
Ammirevole la dedizione che metti nella tua/vostra "missione" per aiutare i bambini speciali. Ti ammiro davvero tanto Juliet
 

 

 
 
 

20 settembre 2016

La strada del mare

E' abbastanza presto, stamattina. Ho mal di testa ed è il minimo dopo la nottataccia piena di incubi appena trascorsa. Qua e là strappi nel tappeto di nubi grigie mostrano un cielo azzurro ancora estivo. Percorriamo la strada del mare. Quella che da quando ero bambina mi ha portato ogni anno nel posto che più amo al mondo, quello dove mi sento veramente a casa e dove sono felice: il luogo delle vacanze estive della mia famiglia.
La strada è sempre la stessa ma oggi è tutto diverso.
Oggi la macchina non è piena di eccitatissimi bambini stipati tra borsoni e sacchetti che non hanno trovato posto nel bagagliaio pieno zeppo di valigie, passeggini, lettini da campo prima e pattini, canotti, pinne e maschere, cineprese e cavalletti poi mano a mano che passavano gli anni. L'eccitazione per l'inizio della vacanza ha lasciato il posto alla tensione per quello che troverò.
Cerco con gli occhi i rassicuranti usuali punti di riferimento, i paesaggi consueti e familiari che anno dopo anno ho accarezzato con lo sguardo ogni volta che ho percorso questa strada non soltanto in occasione delle vacanze. Quando hai un posto nel cuore ogni occasione è buona per raggiungerlo.
Incrociamo un'auto della polizia stradale, poi un mezzo della protezione civile. Due rosse auto dei vigili del fuoco. In uno slargo due gruppi elettrogeni attendono su un camion.
Poi le prime tende azzurre ci danno il triste benvenuto nel mondo stravolto finora conosciuto solo a due dimensioni, quelle di una immagine televisiva, e con un solo senso, quello della vista.
Gli Appennini sono sempre lì al loro posto, imponenti e pieni di fascino con la loro sciarpa di nubi basse.
Lavori in corso e caschi e giubbini arancioni e gialli a lato della strada. Le reti arancioni a nascondere le ferite dell'asfalto.
Altri mezzi di polizia, carabinieri, vigili del fuoco, croce rossa, asl, anas, esercito, protezione civile, incontriamo solo mezzi dotati di lampeggianti. Spenti. Per fortuna.
La targhetta sulla divisa del giovane uomo che ci ferma dice Polizia locale ma il suo accento suona straniero qui, familiare ad altri monti molto più a nord. Gentilmente ci spiega che dobbiamo tornare indietro, poi prendere il primo bivio che incontriamo sulla destra, poi girare a sinistra, poi mi perdo mentre ci parla di una salita mi perdo ancora e alla fine ricordo solo la prima e l'ultima delle sue indicazioni: san Cipriano.
Ci perdiamo in un dedalo di stradine di montagna, giriamo in tondo, altre tendopoli, il presidio sanitario, chiediamo indicazioni  e quando sembra proprio che siamo sulla strada giusta la troviamo sbarrata da un'auto della polizia. Stanno asfaltando la strada, finora poco più che una mulattiera, che l'emergenza ha promosso a strada principale.
Torniamo indietro con nuove indicazioni da ricordare e un percorso alternativo.
La strada del mare, così familiare e solare ormai è un ricordo sbiadito mentre la macchina si inerpica lungo un sentiero fangoso tracciato in un bosco. Sbagliamo di nuovo strada, torniamo indietro, chiediamo indicazioni. Un' altra tendopoli, piccolissima. Un pugno di case. Un pugno nello stomaco. Violento, così violento che resto stordita senza respiro. Ora l'immagine ha tutte e tre le dimensioni che la rendono reale e la percepisco con tutti i sensi, e fa male, quel brandello di casa rimasto lì coi muri come scheletrite braccia tese verso il cielo.
Al centro del paese, tra case ferite, un uomo anziano, un pò curvo, si guarda intorno come cercando qualcosa. Spaesato, nel vero senso del termine. Ci indica la strada e ci segue con lo sguardo. Strada per modo di dire. Ora il traffico è aumentato, un traffico sproporzionato per quel sentiero, procediamo mentre i cavalli e le mucche strappano ciuffi d'erba ai prati verdi inzuppati dalla pioggia degli ultimi giorni. Disturbiamo tre galline intente a becchettare in mezzo alla via e una papera bianca. Dietro la curva la troupe di una rete televisiva nazionale praticamente blocca il passaggio. Sono felice che siano lì, bisogna tenere alta l'attenzione ora che già non ne parla quasi più nessuno ma questa sembra essere l'unica strada e abbiamo impiegato molto più tempo del previsto per arrivare dove dobbiamo.

 

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La strada del mare
 
CiaoGi_57
CiaoGi_57 il 20/09/16 alle 15:18 via WEB
E' capitato anche a me dopo il terremoto che ha sconvolto le nostre terre, di dover passare per le strade da cui la vista delle ferite lasciate dal sisma erano ancora troppo evidenti. In quel caso quella non era la strada che portava ad un luogo del cuore, ma era comunque un paesaggio conosciuto e quello che ho visto mi ha lasciato la pesantezza nel cuore. Ti abbraccio Juliet, spero che tu possa trovare nel luogo del cuore un po' di pace e tranquillità.
 
 

Juliet il 25/09/16 alle 19:03 via WEB
Grazie Gi, spero che avvenga davvero. E' proprio un brutto momento, non riesco a pensare ad altro e quando ci riesco purtroppo vengo assalita dai problemi familiari che sembrano peggiorare di giorno in giorno. Anche se cerco di farlo, fatico a pensare alle tante cose belle della mia vita.I nodi sono arrivati al pettine tutti insieme...
 

 

 
 
 
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I figli

Charlie(1985)  Lucy(1986)  Linus(1988)
Sally(1990)  Rerun(1995)  Cucciolo(1996)

I nipoti
da Lucy e "il.genero"
Principino (2005)  Cicciobello (2008) Pupetta (2017) 
da Linus e Marcie
Lunapiena
(2011)
da Charlie e Frida
Sue Storm
(2012)
da Charlie e Piperita Patty
Azzurro
(2016)

 

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