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Tuttosport - De Santis: "Moggi era l'unico obiettivo"


Fonte: di Guido Vaciago per "Tuttosport"
© foto di Federico De LucaMassimo De Santis, cinque anni dopo, cosa rimane di Calciopoli? «A parte la tanta amarezza, ben poco... Dell’inchiesta intendo. Nel corso del dibatti mento del processo di Napoli tutto è crolla to e si è sgretolato davanti alla ve rità che final mente è stata cercata ed è saltata fuori. Tardi, pur troppo, per chi nel frattempo ha pagato, in tempo per poter almeno riscrive re la storia».Intanto, chiunque ricostruisca la storia del l’inchiesta si rende conto che, al di là di Luciano Moggi, il protagonista è lei. La chiave di volta delle indagini.«E c’è un motivo. Proviamo a partire un po’ più da lontano: tutto inizia con le indagini illegali della Telecom e con quelle della procura di Torino. C’è un filo rosso che lega quelle inchieste con quella di Napoli: ma a Milano e Torino tutto si arena davanti a un elemento fondamentale: manca il coinvolgimento di almeno un arbitro e quindi non si consuma un reato e così non si riesce a incastrare Moggi. Lo stesso pm Maddalena che si trova con le prima intercettazioni Moggi-Bergamo, archivia l’inchiesta, commentando che è sconveniente il rapporto designatore dirigente, ma solo dal punto di vista sportivo, dove si potrebbe configurare un articolo 1, ma non ci sono riscontri di comportamenti penali. A Napoli, il riscontro per costruire l’indagine e iniziare le intercettazioni se lo costruiscono con la teoria della combriccola romana».In che modo, scusi?«C’è bisogno di un arbitro per dimostrare la frode sportiva, no? E allora pescano De Santis che nel lontano 2000 aveva annullato il gol di Cannavaro nella famosa Juve-Parma, quindi agli occhi di tutti è filomoggia no e filojuventino. Dal Cin tira fuori la storia di un gruppo di arbitri romani vicini alla Gea (nel quadro di un’altra inchie sta sulle scommesse, ndr) e gli inquirenti dell’inchiesta di Napoli pescano Spinelli e Cellino che confermano la storia della combriccola e dei legami con la Gea. Era il tassello mancante, lo trovano e così mi ritrovo in mezzo a un incubo. Il problema è che quel tassello, poi, non è così resistente, visto che lo stesso Auricchio, il tenente colonnello che ha coordinato le indagini, smonta in aula la teoria della combriccola romana».Ricordiamo come...«Semplicemente dice che era un’ipotesi investigativa che non ha trovato riscontro e spiegando che un’indagine può partire in un modo e finire in un altro. Peccato che quell’ipotesi investigativa gli permette di teorizzare l’associazione a delinquere e iniziare le intercettazioni».Per altro lei è l’unico arbitro intercettato. Curioso in un’inchiesta che dovrebbe scoperchiare i legami fra buona parte dell’ambiente arbitrale e la Juventus.«Mi è capitato di incontrare il pm Beatrice e Auricchio fuori dal tribunale. Ho detto loro: peccato, avevate l’occasione per condurre la più grande indagine sul mondo del calcio, ma la vostra volontà di colpire solo la figura di Moggi ha creato un gran pasticcio: perché non intercettare altri dirigenti e altri arbitri? Avrebbe avuto un logica no? E invece... Nel calcio non è cambiato nulla, tranne che qualcuno è stato punito ingiustamente, altri ne hanno approfittato per avvantaggiarsi e oggi fanno il bello e il cattivo tempo».Tra le intercettazioni ignorate ne spunta una in cui l’addetto agli arbitri milanista Meani le chiede esplicitamente di non ammonire Nesta in vista di Milan-Juve.«E la storia dietro quella telefo nata spiega molto di Calciopoli. Io arbitro Fiorentina-Milan che precede Milan-Juve decisiva per lo scudetto. Da parte milanista c’è ansia perché mi ritenevano vicino alla Fiorentina e alla Juventus, quindi temevano un arbitraggio favorevole ai viola e qualche squalifica pro Juve... E invece il Milan vince e io non ammonisco milanisti diffidati. Eppure secondo l’accusa, che si basava sull’intercettazioni Mazzini-Menucci io ero il “fischiettatore giusto” con cui la Viola avrebbe vinto. Peccato non ci siano riscontri. Perché molti millantano e la realtà è diversa. Ma questo gli inquirenti non lo considerano mai... D’altra parte io ero uno degli arbitri con i quali la Juventus aveva la media punti peggiore. Mica male per essere uno dei promotori della cupola, no?».Cinque anni dopo De Santis cosa farà?«Aspettiamo la sentenza di Napoli e cerchiamo di riscrivere la storia. Nel frattempo rientro nel calcio, sarò il dg della Palestrina, Interregionale. Parto dal basso con umiltà e tanta voglia. E poi sto per di ventare avvocato: un’eredità di Calciopoli che mi ha dato la voglia di lottare per una giustizia più giusta».