JUVENTUS

Post N° 714


Lo svedese osservato speciale nella partitella che ha visto al debutto pure NedvedLE SOLITE ZLATANATEIbra delizia con una tripletta, ma domenica ha avuto un litigio con Chiellini. Scintille in allenamento, Deschamps fa da paciere. Amichevole: i bianconeri vincono 9-0, tre gol anche per Guzman. Per Palladino distorsione alla caviglia.PINZOLO. Clamoroso in Val Rendena: è riapparso Ibracadabra, o al­meno il fratellino volenteroso, sempre bravo e un tantino sfrontato, per non dire maleducato. Segna una tripletta e delizia a suo modo, tra un ghigno maligno e una smorfia d’insofferenza. Una magia di qua, una magia di là e il tempo sembra essere tornato indietro a qualche mese fa, alla fantastica galoppata romana del novembre scorso, quando dal cilindro uscì fuori il gol del “mamma mia”. Lo sve­dese è concentrato, cattivo il giusto, con il piedino caldo e la testoli­na fredda. Nella partitella contro i dilettanti della mista Pinzolo­ Campiglio, forse più a loro agio con gli sci che con il pallone, è l’os­servato speciale, specialissimo. Forza Zlatan, Forza Ibrahimovic e ancora Zlatan resta, sei uno di noi: i tifosi lo incoraggiano. Chissà se lo inteneriscono. Il motivo è il solito. Riusciranno i buoni sentimenti a scalfire il mu­ro granitico che il ragazzo ha issato a barriera invalicabile? Prova e riprova, magari la strategia funzionerà e lui accetterà di buon gra­do anche la serie B. Ieri, per la prima volta, ha preso per mano la Ju­ve, o almeno una Juve versione alta quota, e l’ha guidata nella sgam­bata vinta per 9-0. Un debutto simbolico, il suo. Ibra con Pavel Ned­ved, i due fuoriclasse agli antipodi: risoluto e senza dubbi il biondi­no ceco; professionista ondivago e indeciso lo spilungone di Malmoe. Uno ha deciso di sposare la causa bianconera, senza vincoli e senza pregiudizi. L’altro ha mandato messaggi tipo: io non retrocedo, vo­glio un club da Champions. Ma è sotto contratto sino al 2008 e la Ju­ve nuovo corso è pronta a un sacrificio economico per trattenerlo. Sempre che mostri saggezza e cuore zebrato. La folla assiepata sulle tribune (oltre tremila persone entusiaste e partecipi) ha occhi solo per il suo talento. E lo show comincia con un dribbling, un tacco e un’occhiataccia al compagno che sbaglia il passaggio. Lo marca, rigorosamente a uomo, tale Alessandro Polla che vedrà le stelle anche se il sole è appena al tramonto. L’amico Pa­vel, che divide la camera con il centravanti più lunatico che c’è, lo so­spinge dal mezzo. Sì, perché Didier Deschamps, il tecnico che urla e passeggia a bordocampo con il cronometri in mano, schiera una for­mazione che definire inedita è un po’ riduttivo: Trini in porta, dife­sa a quattro con Masiello, Kovac, Tudore Rossi; centrocampo con Olivera, Nedved, Luci, Kapo; attacco con Ibra e Palladino. Pro­prio Raffaele il campano apre le marcature per poi uscire subito, cau­sa forte distorsione alla caviglia sinistra (le botte in campo fanno in­furiare monsieur Didier). Allora lo svedesone viene affiancato da Guzman, paraguaiano ricco di classe (difatti ne infila tre di segui­to). La strana coppia fa scintille. Zlatan fanciullo dorato sciorina il repertorio migliore, batte anche gli angoli, si propone a destra e si­nistra, va giù duro in un contrasto e fioccano le imprecazioni. Pavel caschetto brillante e svolazzante cade in area ma i tempi sono cam­biati: alzati e cammina, gli urla l’arbitro Joseph Malloier. Poi, riflettori ancora su Ibra che al 7’ della ripresa finalmente si sblocca: destro a girare, vellutato, giusto all’angolino. Applausi. Di­dier urla: bene, bene così. Si capisce che il francese stravede per lo svedese. Ah, se solo rimanesse... I due hanno parlato molto anche ie­ri - raccontano i bene informati -, ma radio squadra riferisce che non ci sono risultati evidenti, perché Ibra è sintonizzato sull’onda lunga del procuratore Mino Raiola («non resta»). Per il momento, quindi, si diverte. E si inserisce nel tabellino dei marcatori, tra Oli­vera e Kapo. Infine, riserva l’assolo conclusivo: un tiro di sinistro e un appoggio. Il nove a zero è servito. Con pioggia incalzante e menù alla carta. Preferite la Juve con Ibrahimovic o senza? Sceglie Igor Tu­dor: «Sta talmente bene e si impegna al massimo che in allenamen­to ha pure vomitato». Nausea o troppa foga? Una mamma delusa sentenzia: «Che maleducato, che cafone. Non è certo come Nedved». Poi, un flash back sull’allenamento di domenica: Ibra e Chiellini vengono a contatto, tra spallata e piedata; Giorgione si gira di scat­to e quando vede che è il focoso compagno gli porge la mano ma lui respinge, va verso il centrocampo e lo manda a quel paese. Tocca a Deschamps fare da paciere, sino al chiarimento. Siamo alle solite... Zlatanate. (Tuttosport)