JUVENTUS

Post N° 720


SANDULLI IL RE DEL CAVILLO: ALLA JUVE LASCIA LA STORIA E ALLE ALTRE TOGLIE L'ILLECITOLe ridicole motivazioni della Corte Federale. Il presidente Cobolli Gigli non ci sta: "Ci batteremo per una A a -15". ROMA. E meno male che la Juventus ha la sua storia da Signora, i suoi campioni hanno appena vinto un Mondiale, la proprietà ha subito detto addio a Luciano Moggi e Antonio Giraudo e un difensore ha ammesso che un anno in serie B con una quindicina di punti in meno non sarebbe stata ingiustizia gravissima. Meno male, perché a leggere le 117 pagine depositate ieri dalla Corte Federale un dubbio rimane. Se la Juventus, come è scritto, non avesse avuto la sua storia da Signora, i campioni che hanno vinto il Mondiale e quell’avvocato senza la maiuscola, che fine avrebbe fatto, l’Interregionale o la Seconda Categoria? È il dubbio del giorno della sentenza. Con la Juve la mannaia. Con Fiorentina, Lazio, Milan, Franco Carraro e Adriano Galliani, tanta, ma tanta comprensione.Piero Sandulli, il presidente della Corte Federale, è un signore bonario che tifa Lazio, pratica il diritto, insegue il distinguo e non ama il parlar chiaro. Per dire che la sua Corte è garante delle leggi recupera una figura dell’antica Grecia e la «funzione nomofilattica». Il Nomofilace Sandulli, prima di spiegare il perché della sua sentenza, si presenta come uno dei tanti santoni del ciclismo, quelli che a ogni caso di doping dicono che il legislatore dovrà metter mano...Belle parole, e già sentite, che non aiutano a capire come mai da una sentenza di primo grado con tre retrocessioni si sia arrivati a questo appello che di retrocessioni ne ha una sola. O perché l'illecito sportivo, il severissimo articolo 6, sia stato applicato alla Juventus e basta.Per la verità la sentenza tenta di spiegarlo, ma in un modo così brusco da lasciare perplessi. Nell’ultima pagina, sotto la firma del presidente Sandulli, c'è anche quella di Guido Rossi, il Commissario straordinario della Federcalcio: essendo pure lui un luminare del diritto si guarderà bene dal commentare, però la lettura delle pagine su Moggi&Giraudo dice che la Corte Federale ha condiviso le valutazioni («del tutto esattamente») del primo processo e ha rimandato alle pagine della prima sentenza, dalla 79 alla 90, proprio quelle dove si legge che l'illecito avviene «al momento della realizzazione di una qualsiasi condotta» diretta «all’assicurazione di un vantaggio». Basta provare che «una qualsiasi condotta» abbia avuto inizio ed ecco l'articolo 6.Ma è così solo per pochi. Per la Lazio no. «I fatti sono suscettibili di diversa interpretazione e qualificazione». È vero che c'è stato un girotondo di telefonate tra il presidente Claudio Lotito, il designatore degli arbitri Paolo Bergamo e il presidente della Federcalcio Carraro. Ma che diamine, «non vi è prova». Per carità, lascia comunque intendere la Corte Federale, qui scatta l'articolo 1 sulla lealtà sportiva e vanno sanzionati. Però Carraro è intervenuto per evitare «la prosecuzione di errori arbitrali ai danni della Lazio». E Lotito «per l’eliminazione di ingiustizie e danni per la propria società». A Carraro una ramanzina da 80 mila euro di multa, «quale monito ad attenersi, per il futuro, a una più oculata osservanza dei doveri deontologici».Stesso distinguo giuridico per la Fiorentina e i Della Valle brothers. Bellissima, giustissima, sacrosantissima la sentenza di primo grado. Però... «Non vi è prova che esistesse alcuna consuetudine di rapporti tra Diego Della Valle e i designatori arbitrali, e per realizzare il proprio progetto dovette rivolgersi anche a Moggi». Insomma, la Fiorentina quasi come la Juventus? Risposta della sentenza: «In un’ideale graduatoria di responsabilità la Fiorentina si colloca al secondo posto alle spalle della Juventus, ma a debita distanza da essa». Appunto, una in B e l'altra in A, la debita distanza tra l'art.1 e l'art. 6, tra la mancata lealtà e l'illecito. Solo per Moggi e Giraudo resisterà «la piana e concreta attitudine a falsare la classifica» trafficando con i designatori. E il Milan? Non merita più di quattro paginette. C’era quel Leonardo Meani, il dirigente addetto agli arbitri. «Senz’altro da riprovare», si legge a pagina 110. Però calma, è uno che «ha abbondantemente travalicato le sue funzioni interessandosi di questioni non consentite». Che Maramaldo, questo Meani. E ha pure «posto in essere comportamenti non di sua competenza». Ma come si è permesso? E Galliani, cosa ne sapeva Galliani? Più o meno zero, «apprende spiegazioni». Ma stia più attento ai collaboratori, perché il suo è stato «un comportamento criticabile di consistenza non particolarmente penetrante»... E adesso tutti a presentare dotti ricorsi. Avanti che c'è posto. E magari un altro Nomofilace, custode delle leggi e del cavillo, è lì che aspetta. Con la lima. (La Stampa)COBOLLI GIGLI: "I NOSTRI SOLO PECCATI VENIALI. CI BATTEREMO PER UNA SERIE  A CON -15 PUNTI.  Il patron della Juventus Giovanni Cobolli Gigli, e` sempre piu` convinto che la società meriti la Serie A. "Potremmo starci con una penalità  fino a -15 di penalizzazione. Riteniamo corretto puntare alla Camera di conciliazione e arbitrato del Coni per ottenere una Serie A con penalizzazione, ma che sia una Serie A e nulla di differente dalle altre squadre. Perche` noi riteniamo che non ci sia nessuna differenza e pretendiamo lo stesso trattamento. Si parla, invece, eventualmente, di una Serie A partendo da una penalizzazione superiore ai 17 punti di handicap ma sarebbe una Serie B mascherata, non esageriamo. La squadra c`e`, ma risalire da -30 non e` mai semplice".