Il bizzoso svedese è pronto ad andare in tribunale se la Juve non lo farà partireROVERETO. Ormai per Zlatan Ibrahimovic i verbi non vanno più coniugati al futuro. Da venerdì lo svedese appartiene al passato della Juventus, anche se non c’è ancora nulla di ufficiale. Ma la ribellione del giocatore, che si è rifiutato di seguire la squadra da Pinzolo a Rovereto dove i compagni hanno giocato l’amichevole con lo Spezia, rompe di fatto ogni legame con la società bianconera. Un grave atto di insubordinazione che pagherà con una multa salata, il cui importo verrà stabilito già domani. Così dopo due stagioni, la prima ottima, la seconda da dimenticare conclusa con un Mondiale pessimo, Ibra saluta. Rifiutando l’invito di Deschamps e fare parte del gruppo anche se non avrebbe giocato per un infortunio, ha sancito il divorzio. Quello di venerdì è stato un atto mirato, una dichiarazione di guerra alla Juve che l’avrebbe voluto anche in B. Invece allo svedese la B va stretta e, considerate le resistenze della Juve, ha rotto gli indugi sfruttando la prima occasione buona per mettersi contro i dirigenti. La tattica usata è molto simile a quella che gli permise di lasciare l’Ajax per la Juve. Allora litigò e prese a cazzotti il compagno Van der Vaart, creando un clima di tensione nello spogliatoio olandese. Questa volta non ha usato le mani, ma neppure il cervello. La ribellione di Pinzolo è chiaramante stata pilotata dal sua manager, Mino Raiola, che dal giorno della prima sentenza emessa dalla Caf va dicendo che il suo assistito in B non gioca e ne telecomanda i comportamenti a distanza. Ieri Raiola ha sfidato il traffico dell’esodo estivo ed è andato a Verona dove ha incontrato il ds bianconero, Alessio Secco. Meglio affrontare subito il problema a caldo. Ma l’incontro che dovrebbe sbloccare la situazione è programmato per la prossima settimana. Intanto Raiola, dimenticando che Ibra ha un debito con la Juve, spiega: «Zlatan non ha seguito i compagni a Rovereto perchè vuole andare via. La società, invece di pensare a una multa, farebbe bene a cercare una via d’uscita. Ibra non è un ragazzino, sa quello che vuole. Ma non ci sono le premesse per pretendere che il giocatore collabori con la società». A questo punto non si possono escludere altri passi clamorosi. Per esempio Ibra potrebbe non presentarsi alla ripresa degli allenamenti martedì pomeriggio a Vinovo e se il braccio di ferro perdurasse, potrebbe chiedere la risoluzione del contratto per giusta causa. Ma prima di arrivare alle estreme conseguenze, Raiola parlerà con Blanc e Secco per capire se è possibile trovare un accordo sulla cifra che la Juve chiederà per la cessione del centravanti. I 40 milioni ventilati, impedirebbero di aprire un dialogo con chiunque, anche perchè chi vorrà il bizzoso svedese dovrà provvedere anche all’ingaggio preteso che è di sei milioni a stagione. La società bianconera dovrà ridimensionare le richieste e a quel punto non avrebbe problemi a trovare un acquirente. In lizza ci sono sempre Inter, Milan e Real Madrid. Ieri mattina Ibrahimovic era regolarmente al campo Pineta di Pinzolo prima di rientrare a Torino con i compagni alla fine del ritiro. Era di buon umore a giudicare da come scherzava con tutti. Ma non si è allenato. Il più deluso dagli sviluppi del caso Ibra è Nedved, che in ritiro era suo compagno di camera e ha cercato di convincerlo che la B non è l’inferno. Ieri anche Pavel si è arreso: «La sua volontà è di lasciare la Juve. Si sente da A e vuole la Champions. Non è giusto tenere chi è scontento, a questo punto la società deve lasciarno andare via e cercare un sostituto all’altezza. Con Zlatan ho parlato tanto, tuttavia convincerlo non è compito mio. Ha una sua testa e deve prendersi le sue responsabilità». Nedved ha un rammarico: «Giocare con lui è stato un piacere, così come è stato bello avere accanto i compagni che se ne sono già andati. Ora serve una soluzione rapida nell’interesse di tutti. Il gruppo si assottiglia, mi auguro che Trezeguet rimanga. Però fino a quando non me lo dice lui, non mi fido». (La Stampa)
IBRA, E' FINITA
Il bizzoso svedese è pronto ad andare in tribunale se la Juve non lo farà partireROVERETO. Ormai per Zlatan Ibrahimovic i verbi non vanno più coniugati al futuro. Da venerdì lo svedese appartiene al passato della Juventus, anche se non c’è ancora nulla di ufficiale. Ma la ribellione del giocatore, che si è rifiutato di seguire la squadra da Pinzolo a Rovereto dove i compagni hanno giocato l’amichevole con lo Spezia, rompe di fatto ogni legame con la società bianconera. Un grave atto di insubordinazione che pagherà con una multa salata, il cui importo verrà stabilito già domani. Così dopo due stagioni, la prima ottima, la seconda da dimenticare conclusa con un Mondiale pessimo, Ibra saluta. Rifiutando l’invito di Deschamps e fare parte del gruppo anche se non avrebbe giocato per un infortunio, ha sancito il divorzio. Quello di venerdì è stato un atto mirato, una dichiarazione di guerra alla Juve che l’avrebbe voluto anche in B. Invece allo svedese la B va stretta e, considerate le resistenze della Juve, ha rotto gli indugi sfruttando la prima occasione buona per mettersi contro i dirigenti. La tattica usata è molto simile a quella che gli permise di lasciare l’Ajax per la Juve. Allora litigò e prese a cazzotti il compagno Van der Vaart, creando un clima di tensione nello spogliatoio olandese. Questa volta non ha usato le mani, ma neppure il cervello. La ribellione di Pinzolo è chiaramante stata pilotata dal sua manager, Mino Raiola, che dal giorno della prima sentenza emessa dalla Caf va dicendo che il suo assistito in B non gioca e ne telecomanda i comportamenti a distanza. Ieri Raiola ha sfidato il traffico dell’esodo estivo ed è andato a Verona dove ha incontrato il ds bianconero, Alessio Secco. Meglio affrontare subito il problema a caldo. Ma l’incontro che dovrebbe sbloccare la situazione è programmato per la prossima settimana. Intanto Raiola, dimenticando che Ibra ha un debito con la Juve, spiega: «Zlatan non ha seguito i compagni a Rovereto perchè vuole andare via. La società, invece di pensare a una multa, farebbe bene a cercare una via d’uscita. Ibra non è un ragazzino, sa quello che vuole. Ma non ci sono le premesse per pretendere che il giocatore collabori con la società». A questo punto non si possono escludere altri passi clamorosi. Per esempio Ibra potrebbe non presentarsi alla ripresa degli allenamenti martedì pomeriggio a Vinovo e se il braccio di ferro perdurasse, potrebbe chiedere la risoluzione del contratto per giusta causa. Ma prima di arrivare alle estreme conseguenze, Raiola parlerà con Blanc e Secco per capire se è possibile trovare un accordo sulla cifra che la Juve chiederà per la cessione del centravanti. I 40 milioni ventilati, impedirebbero di aprire un dialogo con chiunque, anche perchè chi vorrà il bizzoso svedese dovrà provvedere anche all’ingaggio preteso che è di sei milioni a stagione. La società bianconera dovrà ridimensionare le richieste e a quel punto non avrebbe problemi a trovare un acquirente. In lizza ci sono sempre Inter, Milan e Real Madrid. Ieri mattina Ibrahimovic era regolarmente al campo Pineta di Pinzolo prima di rientrare a Torino con i compagni alla fine del ritiro. Era di buon umore a giudicare da come scherzava con tutti. Ma non si è allenato. Il più deluso dagli sviluppi del caso Ibra è Nedved, che in ritiro era suo compagno di camera e ha cercato di convincerlo che la B non è l’inferno. Ieri anche Pavel si è arreso: «La sua volontà è di lasciare la Juve. Si sente da A e vuole la Champions. Non è giusto tenere chi è scontento, a questo punto la società deve lasciarno andare via e cercare un sostituto all’altezza. Con Zlatan ho parlato tanto, tuttavia convincerlo non è compito mio. Ha una sua testa e deve prendersi le sue responsabilità». Nedved ha un rammarico: «Giocare con lui è stato un piacere, così come è stato bello avere accanto i compagni che se ne sono già andati. Ora serve una soluzione rapida nell’interesse di tutti. Il gruppo si assottiglia, mi auguro che Trezeguet rimanga. Però fino a quando non me lo dice lui, non mi fido». (La Stampa)