JUVENTUS

Post N° 741


INTERVISTA ESCLUSIVA DE "IL GIORNO" AL PORTIERONE BIANCONERO BUFFON: "GUIDERO' LA RINASCITA DELLA MIA JUVENTUS"E’ IL NUMERO UNO dei numero uno. Come ammette Zoff («Il miglior portiere che ci sia mai stato in Italia, me compreso») e come riconosce il mondo intero. Ma il bello è che questo fenomeno si considera il più normale degli esseri umani, tanto è vero che in tempi di acuto e sciocco divismo, in tempi in cui è più facile portare al telefono il Presidente della Repubblica che un calciatore, lui, Gigi Buffon, si concede al cronista per più di mezz’ora. Del resto se non avesse un solido spessore umano, pensate che sarebbe rimasto nella Juve in serie B?Già, perché un fuoriclasse ha deciso di rimanere in bianconero?«Per un segno di riconoscenza sia nei confronti di una società che mi ha sempre trattato benissimo sia verso i tifosi juventini che si sono affezionati al sottoscritto sin dal primo giorno che ho messo piede a Torino».Restano anche Camoranesi e Trezeguet?«Non lo so, questo va chiesto agli interessati».La grande fuga di Cannavaro, Emerson e compagnia bella è ingratitudine, avidità di danaro o ambizione smodata?«Niente di tutto questo, a mio parere. E’ una scelta che punta sulle soddisfazioni professionali, non una scelta economica».Il primo ad abbandonare la barca che stava affondando è stato Fabio Capello che forse è anche un campione di cinismo…«Ognuno è libero di comportarsi come crede. Io, del resto, non posso ergermi a giudice di Capello, sarei un presuntuoso no?».Non hanno lasciato la Juve due firme illustri come Del Piero e Nedved…«Ma Alex è la Juve e la Juve è Alex. Ormai si sono giurati amore eterno e nessuno può cancellare questo amore. Nedved, invece, è un professionista così serio e così modesto, oltre che così abile, che per lui la B è uno stimolo, non un’umiliazione».Un’umiliazione, invece, è stato questo esodo che non ha precedenti nella blasonatissima storia della Juve…«Però bisogna stare attenti, ricordarsi che c’erano da mettere a posto conti che segnavano rosso per cui molti sacrifici, pur dolorosi, andavano fatti. Che poi siano dolorose anche certe partenze non lo si può negare…».Siccome il tutto è legato a Calciopoli, secondo lei è stato uno scandalo grande o piccolo?«Io penso che sia stato uno scandalo. Grande o piccolo non lo so, forse ce lo dirà il tempo. E’ uno scandalo semplicemente perché sono coinvolte tante persone e tante società».E’ Moggiopoli, ovvero tutta colpa di Moggi?«No, no, Moggi è stato demonizzato in maniera eccessiva. Moggi non è un asceta, Moggi ha fatto cose con il consenso e l’appoggio di altri, nel senso che i suoi comportamenti stavano bene a tutti o quasi. Questa è la verità, il resto è ipocrisia…».Come giudica le sentenze, a cominciare da quella sulla Juve? «Nei confronti della Juve è stato usato un pugno duro duro. Direi che è stata soprattutto una certa opinione pubblica a far fuori i vertici della Juve e a scrivere, incredibile ma vero, le sentenze».La Juve, però, ha commesso diversi errori. Cacciare subito la vecchia dirigenza è stata, appunto, un’ammissione di colpa, no?«Può essere vero, però non dimentichiamoci che durante l’uragano dei primi giorni certe decisioni, per quanto ne so io, sono maturate non a caso ma in molte e frenetiche riunioni societarie. Il clamore e l’emotività di quei momenti hanno determinato un cambio della guardia naturale e quasi fisiologico, a livello dirigenziale». Un altro errore lo hanno commesso, probabilmente, gli avvocati difensori quando si sono affrettati a dichiarare che andava bene la B con penalizzazione…«Questo, forse, è stato davvero uno sbaglio. Ma non va dimenticato che durante la bufera, durante quella spietata caccia alle streghe, la Juve ha temuto di essere spazzata via, di finire in C1, in C2 o chissà dove. L’eventuale errore strategico è nato dal terrore di essere quasi cancellati dal calcio». Infine ecco la grande marcia indietro se è vero che adesso la Juve rifiuta addirittura uno sconto sui 17 punti di penalizzazione perché rivuole la serie A…«Ma è una richiesta legittima, perché altre sentenze sono state molto più miti rispetto a quella pronunciata nei confronti della squadra bianconera».In definitiva, dove giocherà questa Juve che annuncia ricorsi su ricorsi?«Penso in serie B ma spero in A».In B vi divertirete…«Magari. Premesso che la squadra è di livello notevole escludo che sarà una passeggiata. Per essere promossi non basta la tecnica, dove noi siamo di gran lunga i migliori, ma ci vuole gente forte dentro, gente che ha fame di vittorie e sete di riscatto».E se dovesse essere serie A?«Sarà ancora più difficile, per motivi, però, del tutto diversi. In questo caso salirebbe al primo posto il fattore tecnico».Questa squadra che le piace è allenata da Deschamps…«Che a sua volta mi piace molto. Perché è un simpatico martello che ti stimola, che ti chiede un sacco di cose, che si confronta in continuazione».Quanti anni passeranno per ritrovare una grande Juve?«Penso che una squadra come la Juve, una delle più nobili e importanti del mondo, non possa vivere nell’anonimato a lungo. In tre, massimo quattro anni torneremo ai vertici del calcio italiano e mondiale».In A è l’Inter la favorita per lo scudetto?«Ci mancherebbe che non fosse l’Inter, che ha una rosa di giocatori da favola e che parte con otto punti di vantaggio sul Milan…».Boniek ha detto che se l’Inter non vince il titolo neanche quest’anno Moratti deve avere il coraggio di sciogliere la società e di cessare qualsiasi attività...«E’ una provocazione, uno di quei paradossi che a Boniek piacciono molto. Certo se l’Inter non vince questa volta incassa una sconfitta che passerà tristemente alla storia».Cosa pensa di quello scudetto che l’Inter si è cucito sul petto?«Se l’Inter pensa di meritarlo ha fatto bene. Ognuno è responsabile delle proprie azioni, no?».Per colpa dello scandalo e di Calciopoli, l’Italia campione del mondo non è stata celebrata come imponeva lo storico trionfo…«In parte è vero in parte no. E’ vero, ad esempio, che i mass media hanno dato molto spazio allo scandalo ma è anche vero che i tifosi italiani hanno gioito da matti».A bruciapelo: Lippi dove andrà?«Un grande non può andare che in una grande squadra».Ovvero alla Juve come general manager all’inglese?«Perché no? Siccome Lippi ama la Juve e i tifosi bianconeri amano lui il terzo matrimonio fra Lippi e la Vecchia Signora è possibile, io credo…».Adesso c’è Donadoni accusato soprattutto di poca esperienza…«Non sono d’accordo. Intanto è stato un signor giocatore in una squadra importante come il Milan e di esperienza calcistica ne ha, eccome se ne ha».Il debutto della sua Italia a Livorno è stato da incubo…«Direi che da incubo a Livorno, più che la sconfitta e il gioco, sono stati certi fattori esterni…».Sul commissario Guido Rossi sparano da tutte le parti, gli ha sparato addosso anche Matarrese sostenendo che il calcio italiano non è poi così peccaminoso…«L’ho conosciuto poco, il professor Rossi. Però mi è sembrato una persona positiva che deve fare il traghettatore di un calcio italiano pieno di grossi problemi. Ammesso e non concesso che abbia sbagliato qualcosa, cerchiamo di non massacrarlo…».Ma quella storia delle scommesse che la riguarda personalmente che fine ha fatto?«Penso di essere entrato nell’occhio del ciclone perché in quei momenti c’era una campagna violentissima contro la Juve e quindi bisognava colpire tutto quello che era colorato di bianconero. Ad acque molto più tranquille ci tengo a precisare che quelle scommesse non riguardavano né la Juve né il calcio italiano. E mi fermo qui».Ultima domanda: un campione del mondo cosa può ancora sognare sul piano professionale?«Io troverò stimoli nuovi, inseguirò altri traguardi con tutto il cuore e tutta la grinta che possiedo altrimenti c’è il rischio di cadere nella noia. E mi conforta il fatto che già sento dentro di me una gran voglia di ricominciare, serie A o serie B fa lo stesso». (Il Giorno)