JUVENTUS

Post N° 744


IN UN'INTERVISTA A "LA STAMPA" IL PRESIDENTE SPIEGA LA DECISIONE DI RICORRERE IL TAR"PARLA COBOLLI GIGLI : "DANNO IRREPARABILE SE PARTONO I CAMPIONATI"
TORINO. Presidente Cobolli Gigli, scegliendo di ricorrere subito al Tar salterete l’ultimo passaggio della giustizia sportiva, l’arbitrato. Non inciderà sull’ammissibilità del ricorso? «Per l’arbitrato abbiamo tempo trenta giorni dal pronunciamento della Camera di conciliazione e quindi fino al 17 settembre. Ma qui c’era un problema di fondo: per concludere l’iter arbitrale servono una sessantina di giorni, mentre noi abbiamo l’esigenza di andare al Tar in tempo utile prima che inizino i campionati. Quindi non c’era alternativa al ricorso immediato: lo presenteremo entro domani. Aspettare significava correre un rischio troppo grande».Alla vigilia del Cda non tutti i consiglieri sembravano favorevoli a questa soluzione. «Abbiamo discusso dalle 10 alle 12,45 e alla fine la decisione è stata presa all’assoluta unanimità dei presenti. Intendo presenti fisicamente e per telefono. Solo Montali non era collegato, perché era impegnato a Mosca con la nazionale di pallavolo. Ma avevo già avuto modo di informarlo e ho verificato che la sua opinione coincide con la nostra».Un voto unanime può nascondere opinioni differenti. «No, unanime è stato non solo il voto ma anche il ragionamento. Gli avvocati hanno illustrato il panorama in cui ci muoviamo, i consiglieri hanno avuto spiegazioni e rivolto domande, com’è logico che sia. E quando abbiamo chiesto cosa ne pensassero, ciascuno ha concluso che il Tar non si può evitare. E’ l’unica strada che ci rimane per tutelare la Juve, intesa come tifosi, piccoli azionisti, patrimonio culturale e anche valori economici. Quello che noi definiamo il nostro orgoglio».Dunque, volete fermare i campionati. «Chiederemo una sospensiva per essere riammessi in serie A. Alla base del ricorso porremo la questione dei tempi, spiegheremo che siamo stati costretti a intervenire fuori dall’ambito della giustizia sportiva perché iniziare la stagione in questa situazione produrrebbe un danno irreparabile».Vale a dire? «Secondo i principi della corte di giustizia europea una pena non può produrre danni superiori ai dieci per cento del fatturato. Con la retrocessione in serie B quel limite verrebbe ampiamente superato. Inoltre c’è una sproporzione evidente se si considera il trattamento riservato alla Juve e alle altre squadre. Nel corso delle varie udienze è emerso che le nostre colpe non erano superiori a quelle delle altre squadre concorrenti. Il fatto che noi ci troviamo in B e le altre sono state riammesse in serie A non lo riteniamo giusto. Bene le sanzioni, ma siano in linea con quelle di Milan, Lazio e Fiorentina: è una questione di equità».Fu il vostro legale, Zaccone, a considerare una punizione equa la serie B a meno quindici. «Questo è un grosso equivoco. Nel procedimento davanti al giudice Ruperto il nostro legale, su precisa domanda, disse che sarebbe stata equa una punizione uguale a quella delle altre squadre. Per le quali, voglio ricordare, il procuratore federale aveva chiesto la serie B a meno quindici, mentre noi saremmo dovuti retrocedere in serie C. Tant’è vero che se la Corte Federale non avesse riammesso Lazio e Fiorentina in serie A, alla Juventus la B sarebbe andata bene. Adesso non più».Da quanto emerso nell’inchiesta, le responsabilità non sono le stesse. «Ma la differenza tra le sanzioni è davvero sproporzionata».La conciliazione è stata preceduta da trattative con la Federcalcio. Perché sono fallite? «I contatti non sono mancati ma dalla Federcalcio non è giunto alcun segnale positivo. Successivamente, in fase di conciliazione, abbiamo formalizzato una proposta. Dall’altra parte ci è stato risposto che non si poteva toccare nulla, per timore di ledere le posizioni giuridiche dei terzi. Chiaramente Lecce, Messina e Brescia, le società intervenute, erano contrarie a modifiche migliorative nei nostri confronti. Al massimo la Federcalcio era disposta a ridurre la pena pecuniaria e le giornate di squalifica al campo».Dunque, se la Figc avesse acconsentito a ridurre la penalità in serie B avreste accettato? «Ribadisco il principio di fondo: anche noi abbiamo diritto ad un trattamento equo. Non è giusto che solo la Juventus paghi per tutti». La violazione della clausola compromissoria aggraverà la penalità in B, se il Tar vi darà torto. «E’ stato uno degli argomenti affrontati nel Cda. Abbiamo concluso che è un rischio che dobbiamo correre».Guido Rossi accusa chi ricorre al Tar di non rispettare le regole del calcio. Petrucci, presidente del Coni, ammonisce che le sentenze sportive vanno accettate. Vi considerate fuori dal sistema? «Siamo consapevoli di provocare un disagio al sistema, ma forse è interesse di tutti che il principio di equità sia rispettato. Del resto, di fronte a possibili disagi, dobbiamo fare i conti oggi con danni reali, anche notevoli, che abbiamo già subito, e non solo di tipo patrimoniale: basti pensare all’indebolimento della squadra e al colpo, ancor più pesante, all’identità di una società come la Juventus. Ciò detto confermiamo la nostra disponibilità a collaborare con la Federazione per la definizione di nuove regole, per un calcio migliore e più sano. Per parte nostra, è quello che abbiamo cercato di fare all’interno della società: nuovo Consiglio di amministrazione, nuovo codice etico, un nuovo e più severo sistema di controllo interno».A proposito della Borsa, nessun delisting in vista come auspica il presidente della Consob? «No. Non è all’ordine del giorno». Vox populi: Moggi continua a dare consigli alla Juve. «Cosa faccia Moggi non lo so, non l’ho mai incontrato, non ci siamo mai parlati. E questo vale anche per tutti coloro che fanno parte della nuova organizzazione della Juventus».Arriva un difensore. Sarà l’unico investimento? «Deschamps ci ha chiesto un centrale, lo accontenteremo. Abbiamo una rosa competitiva e molto ben gestita».Problemi di cassa, con le ultime cessioni, non dovreste averne. «Guardi, abbiamo sofferto molto per le perdite del parco giocatori, una botta enorme. Ma non c’era scelta. Cannavaro l’ho chiamato che era in Grecia. Gli ho detto: “Che vuoi fare?”. E lui: “Presidente, mi spiace, ma ho ancora due anni di vita sportiva, sono campione del mondo, non ho mai vinto una Coppa dei Campioni, in B non ci vengo”. Non dimentichiamo che la maggior parte dei giocatori ceduti ha già raggiunto la piena maturità e resterà competitiva ad alti livelli ancora per un paio di anni. Le squadre si rinnovano. A Villar Perosa c’erano tifosi arrabbiati con me, a tutti loro rispondo due cose. Primo: Del Piero, Buffon, Camoranesi, Nedved e Trezeguet ci sono ancora. Secondo: i Cannavaro del futuro li abbiamo già, sono i nostri giovani». (La Stampa)