PASSAPORTI FALSI, DOPING, CONFLITTI D'INTERESSE, FIDEJUSSIONE FALSE, INTERCETTAZIONI ABUSIVE E SONORE SCONFITTE SUL CAMPO. LA PARABOLA DELL'INTER E DEL SUO PRESIDENTE.....MORATTOPOLIGli stretti legami fra Tavaroli e i vertici nerazzurri. Fatture pagate a una società controllata da Cipriani. Le intercettazioni a danno di Juve, Figc, Gea, Geronzi. Arbitri pedinati. L'Espresso testimone di una telefonata tra Facchetti e Tavaroli. E Massimo Moratti? Non sapeva nulla di Marco Lillo, L'Espresso 29-9-06
Si racconta che la mattina di giovedì 21 settembre, al risveglio dalla sua prima notte trascorsa in carcere, Giuliano Tavaroli abbia chiesto informazioni sulla partita del Torino giocata la sera precedente, nel turno infrasettimanale di campionato. Neppure da detenuto l'ex capo della sicurezza di Telecom ha voluto smentire la sua fama di appassionato tifoso granata. Quando era in servizio, però, gli è toccato occuparsi ripetutamente di Inter. Sul piano calcistico è un bel salto di qualità. Sul fronte giudiziario, invece, è tutta un'altra storia. Sì, perché i legami tra Tavaroli e i vertici della squadra nerazzurra erano fortissimi. E adesso rischiano di far finire nel fango della giustizia penale e sportiva un club uscito immacolato (anzi con uno scudetto) dalla bufera di Moggiopoli. Agli atti dell'inchiesta dei pm Fabio Napoleone, Stefano Civardi e Nicola Piacente c'è una fattura che lega il club di Massimo Moratti alla società londinese Wcs controllata dall'investigatore privato fiorentino Emanuele Cipriani, per anni grande amico e sodale di Tavaroli. Un documento a cui si aggiungono le dichiarazioni di Caterina Plateo che, dal febbraio del 2000 all'ottobre del 2004, ha lavorato alla security di Tim alle dirette dipendenze di Adamo Bove (vedi articolo a pag. 40). Ai pm che l'hanno più volte interrogata nelle scorse settimane, l'ex dipendente del gruppo Telecom ha spiegato che Bove con grande frequenza le chiedeva di estrarre dalle banche dati del sistema i tabulati di traffico telefonico di cellulari intestati a società e personaggi noti e meno noti. Insospettita dalle richieste, l'impiegata cominciò a conservare copia degli appunti manoscritti relativi a questi incarichi particolari e nasconderli in un intercapedine del bagno di casa. Tra questi documenti ce ne sono tre che riguardano un'indagine sull'ex centravanti dell'Inter e della Nazionale Bobo Vieri. A Caterina Plateo fu infatti chiesto di ricostruire il traffico telefonico del calciatore tramite Radar, un sistema informatico che non lasciava traccia delle operazioni eseguite. La dipendente di Telecom non è in grado di ricordare "il periodo a cui fanno riferimento" i tabulati di Vieri, né può dire a chi interessasse l'indagine. 'L'espresso' è però stato testimone diretto di una telefonata intercorsa, a detta di Tavaroli, tra il capo della security Telecom e il presidente dell'Inter Giacinto Facchetti, scomparso la scorsa estate. Secondo quanto affermato da Tavaroli alla struttura di sicurezza da lui diretta, l'Inter aveva chiesto di capire se lo scarso rendimento calcistico del campione fosse dovuto alla sua sregolata vita notturna. Le investigazioni private, è bene chiarirlo subito, non sono vietate. I detective possono pedinare chi vogliono, assumere informazioni, ascoltare fonti qualificate. Quello che non possono fare è spiare la corrispondenza o, peggio, ricostruire contatti tra persone e movimenti tramite banche dati protette dalle severe norme sulla privacy. E questo potrebbe essere il caso di Vieri. Non basta. Nel dossier consegnato ai carabinieri da Caterina Plateo c'è ben di più. Il 21 giugno del 2006 l'impiegata dichiara: "La documentazione che mi mostrate contrassegnata dai numeri progressivi dal 112 al 119 è relativa agli sviluppi del traffico telefonico in entrata e in uscita su utenze telefoniche intestate a Federazione Gioco Calcio - Cennicola (forse Enrico Cennicola, un guardialinee sfiorato dallo scandalo di Moggiopoli, ndr) - football management (una società di Alessandro Moggi che controllava la Gea, ndr) - Juventus Fc - Gea World; (questi tabulati) mi sono stati richiesti come al solito da Adamo Bove in data 11 febbraio 2003 e dopo la mia elaborazione sono stati allo stesso consegnati". Sempre alla stessa pratica potrebbero poi far capo i "tabulati in uscita su utenze cellulari, forse della Banca di Roma (che hanno) tra gli intestatari le due figlie del banchiere Geronzi, Benedetta e Chiara". Chiara Geronzi è infatti uno dei soci della potentissima Gea World, la società agente di moltissimi calciatori e allenatori, diretta in spregio a ogni regola sui conflitti di interesse dal figlio di Moggi. Era l'Inter la squadra più vessata dalla cupola del pallone, ad aver chiesto anche queste indagini? E se davvero il committente dell'inchiesta è il vertice della società nerazzurra, il club era a conoscenza dei metodi illeciti utilizzati per assumere informazioni? Al momento entrambe le domande sono senza risposta. Nell'archivio informatico dell'agenzia investigativa fiorentina Polis d'istinto di Cipriani esistono molte pratiche relative al calcio. Una, profeticamente battezzata 'Operazione Ladroni' riguarda l'arbitro Massimo De Santis, considerato il cardine del sistema Moggi e già squalificato dalla giustizia sportiva. Massimo Moratti, pubblicamente, ha escluso di averlo fatto pedinare e controllare e in ogni caso, visti i risultati delle inchieste della Federazione, se lo avesse fatto potrebbe forse invocare l'esimente della legittima difesa. Sempre l'Inter, già nel 2004, su intervento della security Pirelli-Telecom, tentò di far avviare un'inchiesta da parte della Procura di Milano facendo presentare davanti a un pm l'arbitro Danilo Nucini che, secondo la versione ufficiale, aveva fatto in privato a Facchetti delle sconvolgenti dichiarazioni sul funzionamento del sistema Moggi. Ascoltato in Procura Nucini disse però di non saper nulla. E i vertici della società nerazzurra incredibilmente scelsero di non testimoniare davanti ai magistrati. Adesso a Milano ci si chiede perché.