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Da ultimo viene la ciabatta...

Post n°350 pubblicato il 15 Dicembre 2012 da kallida

 

 

 

Ho sempre pensato da ragazzina, che la dignità di adulto si misurasse in fretta manifestata. Cioè più l’adulto era valido, dando a questo aggettivo una connotazione di impegni profusi nella vita quotidiana verso la famiglia, la società civile etc, più questo si comportava sempre come se stesse per perdere l’ultimo treno disponibile che gli avrebbe salvato la vita, o una cosa del genere.  Questo brillantissimo esempio ce lo avevo sempre davanti agli occhi nel panificio, lo ammetto per me un luogo semi mistico, in cui l’odore del pane sfornato si confondeva con le dignità dei molteplici adulti che lo frequentavo, differentemente da me che ero la delegata a comprare il pane all’ora di pranzo, da ragazzina appunto. Come noterete esiste già un precedente negativo per quanto riguarda la mia emancipazione dal mondo infantile per traghettare felice a quello degli adulti, però si potrebbe aggiungere che proprio per esorcizzare tale precedente ora io volessi utilizzarlo con maggiore consapevolezza. Infatti una parte di me ci ha provato e ne è stata pure soddisfatta, limitatamente all’aspetto della fretta ,per intenderci.

Pertanto anche io entro entusiasticamente affaccendata, dicendo al mondo intero con il mio atteggiamento che ho solo quei due minuti esatti che si incastrano nell’ora già spezzettata in cui ho fatto rientrare, lavoro, bimbo, parcheggio etc, per comprare il PANE …

E qui casca l’asino – come? – direte voi, niente di più semplice! Eh, no!

IO NON CONOSCO I NOMI PROPRI DELLE VARIETA’ DI PANE! 

Mi è successa per anni la stessa cosa con il macellaio, arrivavo lì davanti e chiedevo un chilo di questo , un chilo di quello, semplicemente indicando un ammasso rossiccio e molle, senza avere nessuna cognizione del taglio del bovino, ma poi ho utilizzato la tecnica di imparare due o tre nomi e di dirli a rotazione, e se il macellaio mi diceva di non averli, mi proponeva lui l’alternativa. Ma con il pane è più difficile! Entro con il fare da adulta  di cui sopra , e aspetto in fila (ci vado raramente , ma c’è sempre confusione, ma non è mai lo stesso panificio), inizio subito ad identificare i pezzi che mi potrebbero interessare, non conoscendone affatto il nome specifico, ovviamente la mia scelta si limita a ciò che vedo, però c’è sempre qualcuno prima di me che chiede i filoni ( io sorrido dentro di me pensando, che non sono esposti e quindi pure lui ha il problema che conosco bene) ,ma invece la signorina cuffia dotata tira fuori, non si capisce mai da dove, 5 filoni fumanti! Io oramai ho imparato la mia scena, non posso cambiare all’ultimo secondo, perciò al “Chi viene?” io mi faccio avanti e dico con una sicurezza che ho racimolato in tutti gli anni da adulta, “ 4 pagnotte con il sesamo per favore”, e quella si ferma e mi dice :” No, non ci sono” (Cazzo  ce le ho sotto gli occhi, come non ci sono?), comincio vagamente a sentire la fila dietro che si agita perché mi sono mangiata i 30 secondi concessi a cranio, e cercando di darmi un ‘aria distratta, dissimulando completamente che per me sono quelle che sono accanto a quelli intrecciati più chiari di cui non conoscerò mai né il nome né l’odore a questo punto, e chiedo “panini  ….” (ah, ti ho fregata ragazza del panificio, i panini ci sono sempre) e lei di rimando questa volta un po’ più arraggiata (traduco inselvaggita) “ come li vuole? Al burro, all’olio, al latte …?”( O cazzo! E se ora dico al latte e invece sono all’olio quei due poverini rimasti lì nell’angolo?) perciò tergiverso un po’, chiedo ancora qualcosa col sesamo, ma invano, continuo cercando negli occhi di qualcuno la risposta, ma vedo solo il fuoco nelle espressioni di chi alle 13,40 è ancora impantanato al panificio, scalpitano dietro, sento che le narici che si dilatano proprio come in un’arena , ma io sono il telo rosso che verrà incornato dalla folla inferocita, e allora, pallida e balbettante mentre ripasso a mente  nell’ordine  i nomi che conosco : pane serale,  pane di farina,  pane di semola, scollo, manuzza , pane arabo, pane casereccio, rosetta , anche se nessuno di questi mi sembra essere presente lì davanti a me  – COME OGNI VOLTA- mi arrendo e chiedo: “ una ciabatta”, è l’unica che conosco, è l’unica che vedo, è l’unica che non mi delude mai … sigh

 

 
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Rispondi al commento:
je_est_un_autre
je_est_un_autre il 16/12/12 alle 11:08 via WEB
Mi ritrovo appieno in questo post, non ho mai imparato un nome di pane che sia uno. Però ho la fortuna che al paesino la fila al forno non c'è MAI, quindi anche ad indugiare indicando "quello lì, anzi no, quello là" non c'è nessuno che si spazientisce.
 
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