LA VOCE DI KAYFA

BERLUSCONI A BRESCIA: LA STAMPA MODERATA HA VUOTI DI MEMORIA


 È comprensibile che un quotidiano politicamente moderato qual è il Corriere della Sera tenda a gettare acqua sul fuoco riguardo la manifestazione di ieri a Brescia, organizzata dal PDL contro la sentenza di appello che ha confermato la condanna a 4 anni di carcere e 5 di interdizione dai pubblici uffici inflitta in primo grado a Silvio Berlusconi nel processo Mediatrade, cui hanno partecipato illustri esponenti di governo tra cui il vice Premier nonché Ministro degli Interni Alfano e il Ministro delle Infrastrutture Lupi. Smorzare gli animi in un momento così difficile e, soprattutto, confuso per il paese è assolutamente intento nobile che va sostenuto e condiviso per evitare che i fragili equilibri che reggono il sistema sociale italiano si rompano definitivamente lasciando il campo all’incondizionata violenza facendoci ripiombare in un clima da anni di piombo. Tuttavia non ci si può limitare a stemperare la tensione condannando, giustamente, gli isolati atti di aggressività di alcuni facinorosi che a Brescia osteggiavano Berlusconi fischiandolo invocandone la galera, dimenticando che quella stessa persona che di lì a poco sarebbe salita sul palco e avrebbe iniziato a raccontare la sua verità giudiziaria, paragonandosi addirittura a Enzo Tortora  vittima di un gravissimo errore giudiziario - i cui magistrati che sbagliarono non hanno mai pagato come ha ricordato ieri sera Enrico Mentana a Che Tempo Che Fa - in un recente passato, quando ricopriva il ruolo di Presidente del Consiglio, in più occasioni ha rilasciato dichiarazioni dal sapore eversivo contro la Costituzione, il Presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale, il CSM, i magistrati, gli avversari politici e chi votava a sinistra definendolo “coglione”, che in qualsiasi paese democratico gli sarebbero valsi come minimo una denuncia per vilipendio alle istituzioni e l’immediata espulsione dal partito e dal Parlamento. Da noi no, forse perché non siamo un paese democratico?... Per tutto ciò questa persona subì formali ammonimenti da parte dei rappresentanti delle istituzioni e dagli avversari politici mentre i suoi fedelissimi, sempre pronti a sottolineare l’eversione presente nelle parole degli altri contro il proprio partito e il suo leader, lo difendevano a spada tratta sostenendo che la sua reazione era conseguenza del suo carattere sanguigno e combattente. Ma che in realtà egli aveva a cuore il bene del paese. Quando non ci si fa scrupoli di definire pubblicamente i magistrati “cancro”; “coglioni” gli elettori del partito avverso; “comunisti” in senso spregiativo il Presidente della Repubblica e alcuni membri della Corte Costituzionale perché non avallano leggi a sé favorevoli; “nipote di Mubarak” una sbandata minorenne che, non si capisce come e perché, frequentasse casa sua; ci si allea con un partito dichiaratamente razzista come la Lega e poi si invoca l’unità d'Italia; si attuano politiche economiche del tutto sballate, portando il paese sull’orlo della crisi economica, proponendosi successivamente come salvatore della patria quasi che tutto quello che si è fatto in passato non fosse mai avvenuto, è supponibile , ma non giustificabile, che qualcuno si stanchi di sentirsi preso per i fondelli e organizzasse una contromanifestazione per contestarlo col rischio che, oltre ai fischi e alle parole forti, volassero sberle o peggio. Bene fanno il Corriere e tanti altri giornali di matrice moderata a edulcorare la situazione per placare gli animi. Ma si abbia almeno il coraggio di dire di Cesare quel che è di Cesare. Come ha ricordato la figlia di Enzo Tortora Silvia, “mio padre ha sempre rispettato i giudici, ha risposto alle loro domande e si è sempre presentato”. Lo stesse fece Giulio Andreotti imputato per mafia, fischiato su tutti i campi di calcio mercoledì scorso durante il minuto di silenzio voluto dalla Lega Calcio per onorarne la memoria!