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ISABETTINI RICORDA LO SGOMBERO DEL RIONE TERRA

Post n°1878 pubblicato il 04 Marzo 2018 da kayfakayfa
 

 

Il 2 marzo 1970, dopo essersi consultato con gli esperti dell'osservatorio vesuviano, il Prefetto di Napoli Francesco Bilancia firmava un'ordinanza di sgombero immediato del Rione Terra, l'anima storica di Pozzuoli, causa imminente pericolo di eruzione, lasciando senza parole lo stesso Sindaco di Pozzuoli Angelo Nino Gentile in quelle ore convocato a Roma dal Ministro degli Interni e dal Prefetto Capo dei servizi per la Protezione Civile. I segnali che da un momento all'altro la terra a Pozzuoli stesse per  "esplodere" con conseguenze catastrofiche per l'intera popolazione furono una repentina ripresa dell'attività bradisismica registrata nelle settimane precedenti con perentorio innalzamento del sottosuolo e intensificazione delle fumarole. Nel breve giro di due soli giorni, circa tremila persone - non fu evacuato solo il Rione Terra ma anche una buona parte del centro storico - fu trasferita, mediante l'ausilio di camion e di pullman dell'esercito, negli alberghi del litorale flegreo e nei comuni limitrofi. E successivamente nelle palazzine antisismiche del Rione Toiano, edificato per fronteggiare le esigenze degli sfollati.  

Per non dimenticare quanto accadde a Pozzuoli, in particolare al Rione Terra, quasi mezzo secoli fa, ieri nei locali dell'associazione culturale LUX IN FABULA presieduta da Claudio Correale, si è svolto un incontro con il pittore Antonio Isabettini, memoria storica di Pozzuoli, il quale, con l'ausilio di filmati e foto d'epoca, non solo ha raccontato quanto avvenne in quei due giorni ma soprattutto le tante incongruenze che li contraddistinsero: l'ordinanza di sgombero prevedeva solo l'evacuazione del Rione Terra e non anche quella delle aree adiacenti e sottostanti quali il centro storico per cui, a seguito dello sgombero della rocca, molte famiglie decisero di abbandonare spontaneamente le proprie abitazioni perché sembrava loro, giustamente, impossibile che l'evento sismico ormai imminente avrebbe interessato solo il Rione Terra e non anche l'intera Pozzuoli o quanto meno la zona a ridosso della rocca e del mare. Cosa strana, la sede vescovile restò "tranquillamente" attiva sul Rione Terra fino agli inizi di dicembre 1980. Fu evacuata solo a "seguito" del terremoto del 23 novembre 1980, quando vennero "staccate" le utenze di acqua e luce, costringendo il vescovo Sorrentino a trasferire l'episcopato presso la Casa del Fanciullo.

Nei giorni successivi allo sgombero, malgrado l'area del Rione Terra fosse stata interdetta al pubblico, e dunque si presume dovesse essere presidiata dalle forze dell'ordine per evitare atti di sciacallaggio a danno delle abitazioni private e del patrimonio artistico presente, furono completamente saccheggiati gli arredi sacri del Duomo/Tempio di Augusto e della chiesa di San Celso. Alcuni dei reperti trafugati furono rinvenuti per puro caso tra gli arredi di qualche struttura alberghiera e, solo a seguito di regolare denuncia alle autorità competenti,  riportati nel loro luogo d'origine.

Un evento che molti considerano tristemente premonitore di quale sarebbe stata la sorte del Rione Terra fu l'incendio che tra il 16 e il 17 maggio del 1964 distrusse il Duomo di Pozzuoli, portando alla luce i resti del Tempio di Augusto su cui tra il V e il VI secolo d.c. i puteloani edificarono la basilica di San Procolo loro santo patrono. Raccontando dell'incendio Isabettini ha fatto un interessante parallelismo temporale con l'uscita del film denunci di Francesco Rosi LE MANI SULLA CITTA' in cui si affronta la questione dell'abusivismo edilizio che tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio degli anni sessanta vide la massiccia cementificazione a Napoli delle colline del Vomero e di Posillipo, estendendosi a macchia d'olio verso le campagne a valle, interessando successivamente le zone di Fuorigrotta, Cavaleggerri, Bagnoli per poi spingersi fin verso l'area flegrea dominata da Pozzuoli e dal suo splendido golfo.

L'evacuazione del Rione Terra per il rischio di un'imminente eruzione e la successiva apertura ventidue anni dopo dei cantieri per la ristrutturazione della rocca con l'affidamento dei lavori di recupero l'11 gennaio 1992 al Consorzio Rione Terra  sono un'evidente contraddizione che alimentano più di qualche dubbio se all'epoca fosse effettivamente necessario evacuare il Rione. O se dietro l'evacuazione vi fossero ben altri interessi.

Nella sua lunga e dettagliata esposizione Isabettini ha posto più di una questione che tutt'oggi resta un mistero. Una su tutte "quale sorte toccherà al rione Terra, una volta che si completeranno i lavori di ristrutturazione?". Davvero lo si vuole trasformare in un albergo diffuso? A questa eventualità Isabettini si oppone da sempre ritenendola improponibile per tutta una serie di motivi di natura logistica, primo tra tutti dove parcheggeranno le auto i turisti e come si sposterebbero vista la deficienza dei mezzi pubblici locali? Al di là dei controversi aspetti logistici segnalati da Isabettini, la scelta di adibire il Rione Terra ad albergo diffuso lascia perplessi visto che, mai come ora l'attività sismica dei Campi Flegrei è monitorata con particolare attenzione dagli esperti i quali temono "un'imminente eruzione" con conseguenze catastrofiche non solo per Pozzuoli e comuni limitrofi ma anche per Napoli estendendosi la caldera dei Campi Flegrei fin oltre la collina di Posillipo e i Camaldoli.

Possibile mai che, nonostante gli avvertimenti della comunità scientifica, si pensi di allestire un albergo laddove si evacuarono gli abitanti per il ridestrarsi di un attività vulcanica che da sempre, periodicamente, caratterizza Pozzuoli e le zone circostanti come dimostrano la città sommersa di Baia e altri rilevamenti archeologici sommersi nel golfo di Pozzuoli? 

Nell'attesa di conoscere quale sarà il futuro del rione Terra, al momento l'unica realtà sotto gli occhi di tutti è che, a parte il Duomo riaperto nel 2014, esattamente cinquant'anni dopo l'incendio che lo distrusse, i cantieri per la ristrutturazione della rocca proseguono a singhiozzo. Sembra che i piani originari di consegna dei lavori  contemplerebbero la completa apertura dell'area nel 2020, esattamente a cinquant'anni dall'evacuazione. Tuttavia per motivi burocratici e finanziari pare che prima del 2022 non sarà possibile rendere l'area totalmente sgombra dala cantiere.

A meno di due anni dal mezzo secolo dallo sgombero del Rione Terra, ci risulta che l'incontro di ieri da Lux in Fabula con Isabettini sia stato l'unico evento organizzato sul territorio per ricordare quanto avvenne il 2 marzo del 1970. Quasi che non interessasse tenere viva la memoria storica della città.

La memoria storica di un popolo va alimentata, non obliata, affinché le nuove generazione sappiano quali sono le loro reali radici e si adoperino per ridare lustro alla città anziché emigrare all'estero per trovare uno scampolo di lavoro.

Un popolo senza radici è un popolo alla mercé di chiunque. Un popolo alla mercé di chiunque non è un popolo ma un gregge di pecore!

 
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