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LA VOCE DI KAYFA

IL BLOG DI ENZO GIARRITIELLO

 

Messaggi di Maggio 2018

ITALIANI, UN POPOLO DI CT E DI COSTITUZIONALISTI

Post n°1901 pubblicato il 31 Maggio 2018 da kayfakayfa
 

 

Che noi italiani fossimo tutti ct della nazionale di calcio è cosa ben nota da tempo immemore. Che fossimo altrettanti esperti di Diritto Costituzionale lo stiamo scoprendo da domenica 27 maggio 2018, ossia da quando il PdR Sergio Mattarella ha risposto no al professore Giuseppe Conte, Premier incaricato per conto del M5S-Lega, alla nomina del professor Savona quale Ministro dell'economia nel governo del cambiamento targato appunto M5S-Lega.

A riguardo non so se ridere o piangere. Non vorrei sbagliare ma, almeno alla mia epoca, a partire dalle scuole medie, ricordo distintamente come noi studenti aspettavamo con ansia sia l'ora di religione che quella di educazione civica perché erano quelle in cui non si faceva praticamente nulla o poco più. Spesso con la tacita complicità dei professori che, consapevoli dello stringato valore delle loro materie ai nostri sguardi, anziché imporsi affinché seguissimo con attenzione la lezione, sembrava ne approfittassero per riposare. Magari  leggendo qualche passo del vangelo a quei pochi che restavano in classe, nel caso del professore di religione. Oppure non indignarsi perché in pochi avevano studiato un capitolo inerente la costituzione, rileggendolo tutti insieme o magari parlando d'altro nell'attesa suonasse la campanella.

Come dicevo, da domenica 27 maggio 2018, precisamente dalle ore 19 di quel fatidico giorno, grazie soprattutto ai social network, stiamo all'improvviso scoprendo che gli italiani, oltre a essere esperti di calcio,  sono anche esperti costituzionalisti, nessuno escluso. Partendo da totonno 'o baccalaiuolo a tinella 'a cammesara. Con tutto il rispetto per chi vende il baccalà e chi cuce le camice.

Gente che in vita sua non ha mai aperto un libro di diritto, se non addirittura un libro in generale, senza alcun pudore né umiltà all'improvviso si mette  a disquisire con accanimento sul comportamento del Presidente della Repubblica; attaccandolo, se ha votato M5S o centrodestra; difendendolo, se invece ha votato Pd o gli altri partiti di centrosinistra. Ripetendo pedissequamente, ovviamente a parole sue, il senso di  quanto letto o, soprattutto, ascoltato in televisione sostenere dagli "esperti", quelli veri, di diritto costituzionale i quali per primi, avendo in merito pareri dissonanti, vuoi per formazione politica, vuoi per formazione intellettuale, stanno dimostrando quanto si presti all'interpretazione del singolo la nostra Costituzione. Perfino quegli stessi che formarono un fronte unito e compatto per difendere la Carta dalla riforma Boschi-Renzi, poi bocciata dagli italiani con la vittoria del No al referendum del 4 dicembre 2016, oggi sono in contrapposizione tra di loro nel giudicare l'operato di Mattarella.

Se a ciò aggiungiamo che, dopo il suo no a Savona al mistero dell'economia, il leader del M5S Luigi Di Maio invocò l'impeachment per il PdR, ritornando successivamente sui propri passi come un agnellino, probabilmente catechizzato da Grillo e dalla Casaleggio Associati per l'enorme cantonata presa,  è evidente che in un simile ammasso di opinioni contrastanti, a partire da ambienti in cui si dovrebbe trovare la massima chiarezza, anche l'uomo della strada alla fine si sente autorizzato a dire la sua. Male che vada condividerà la cazzata con un esimio costituzionalista. Ti pare poco? 

Per carità, ognuno in democrazia è libero di dire ciò che pensa, seppure si trattasse di cazzate. Ma così come in tanti abbiamo il buon senso di recarci dal medico quando accusiamo dei sintomi per capire cosa c'è che non va nel nostro organismo, non limitandoci a farci le auto diagnosi via web - purtroppo c'è chi fa anche questo -, anche per quanto sta accadendo in queste ore nei palazzi della nostra politica, dovremmo tacere; o quanto meno sussurrare, anziché urlare a squarciagola, inveendo contro "questo" e contro "quello" per non fomentare gli esaltati politici che in maniera trasversale si annidano in ogni schieramento politico e non aspettano altro per liberare la loro natura repressa inscenando scontri di un'indicibile violenza verbale cui è difficile alla lunga non possa seguire quella materiale.  

Un conto è commentare la nazionale di calcio  - a riguardo Churchill affermò, "gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio"-; tutt'altra cosa è invece disquisire con presuntuosa sicumera di argomenti di cui non si conosce nemmeno l'abc. Almeno del calcio, l'abc lo conosciamo un po' tutti.

Se dunque in tanti avessimo l'umiltà di tacere in un momento così drammatico per il paese, dove chi, si presume, dovrebbe saperne molto più di noi a sua volta sta dimostrando di non capirci una mazza, non faremmo male. Almeno eviteremmo di fare la figura degli asini che si ostinano a coprirsi le orecchie per sembrare cavalli: quando sarà il momento di nitrire, il verso che emetteranno li qualificherà per ciò che realmente sono.

Il problema è che, mai come ora, le orecchie coperte sembra le avessero anche quelli che fino a ieri ci apparivano invece come cavalli di razza!

 
 
 

E SE DI MAIO FOSSE CASCATO NELLA RETE DI BERLUSCONI/SALVINI?

Post n°1900 pubblicato il 28 Maggio 2018 da kayfakayfa
 

 

La politica è una "cosa" maledettamente seria. Non a caso esiste la facoltà universitaria di Scienza Politiche.

Faccio questa breve premessa perché, dopo che ieri sera il premier incaricato di formare il governo del cambiamento targato M5S-Lega, professor Conte, ha rimesso il mandato al Presidente della Repubblica visto che non c'era verso di convincere Salvini e Di Maio a sostituire nella lista dei ministri al Ministero dell'Economia il nome del professor Savona, inviso ai vertici europei per il suo scetticismo sull'Europa e sull'euro, con quello del vice della Lega Giorgetti, come suggerito dallo stesso Mattarella, in tanti si stanno lanciando in proclami e invettive contro il Presidente della Repubblica accusandolo di aver messo in atto un golpe per conto dell'Europa per evitare che i populisti andassero al governo e rompessero le uova nel paniere all'establishment e alle banche.

Diversamente dal mio essere per natura istintivo e precipitoso nei commenti su questioni complesse come quella in esame, mai come questa volta credo che tutti dovremmo cercare di tenere a bada gli euforici furori rivoluzionari e chiederci semplicemente perché Salvini, anziché accettare il suggerimento del Presidente della Repubblica, abbia fatto saltare il banco, mandando all'aria un'estenuante lavoro di settimane, come egli stesso ha ammesso, in stile Berlusconi ai tempi della bicamerale.

Mattarella, pur tra mille perplessità come egli stesso ha poi ammesso in conferenza stampa, aveva accettato la candidatura a Premier del non eletto professor Conte, andando contro i dettami costituzionali. A questo, punto perché forzargli ulteriormente la mano con la candidatura di Savona, quando egli stesso, dal primo istante che il nome era iniziato a circolare, aveva espresso le proprie perplessità su quella candidatura?

Se, paradossalmente, il Presidente della Repubblica avesse indicato al posto di Savona una propria preferenza che non facesse parte né del M5S né della Lega bensì di uno schieramento diverso, l'arrabbiatura di Salvini sarebbe stata comprensibile. Ma visto che Mattarella aveva indicato come alternativa il vice di Salvini, si resta stupiti sulla rabbiosa reazione del leader leghista.

Si resta talmente stupiti che di riflesso è difficile non immaginare scenari di fantapolitica, tipo che Salvini non avesse mai veramente voluto fare un governo con il M5S; che si fosse trattata di una sceneggiata ben architettata per attirare il M5S in una trappola al fine di screditarlo agli occhi dell'elettorato, dimostrando che non è in grado di gestire le redini di una discussione di governo.

È vero, ieri sera Salvini ha definito seri e affidabili i cinque stelle. Eppure le sue parole non convincono. Il motivo, come ebbi già modo di scrivere in tempi non sospetti, è l'incombente presenza di Berlusconi, leader di FI. Alleato di Salvini e della Meloni con cui ha dato vita alla coalizione di centrodestra vincitrice delle elezioni.

In tanti, non solo gli addetti ai lavori, ci eravamo stupiti quando apprendemmo che, dopo averne dette peste e corna sul M5S, Berlusconi desse via libera a Salvini di provare a dare vita a un governo con i cinque stelle. Anche perché molti punti del programma di governo del M5S erano palesemente antiberlusconiani; partendo dalla giustizia, al conflitto di interessi, alla lotta alla corruzione e all'evasione fiscale.

Tutti, sorpresi, ci chiedemmo cosa bollisse in pentola perché l'ex cavaliere cambiasse strategia nei confronti del M5S e di Di Maio. Credemmo di trovare la spiegazione nella riabilitazione concessagli dal tribunale del riesame di Milano, rendendolo candidabile da subito e non dal prossimo autunno. Una sorta di dare/avere affinché il paese avesse un governo politico.

Dopo quanto è avvenuto ieri, la sensazione è che Salvini - impossibilitato a staccarsi da Berlusconi per vicende pregresse che vedono protagonisti la Lega di Bossi e il leader di FI, i quali, stando a quanto si vocifera, avrebbero nel 2000 stipulato un contratto di alleanza politica davanti a un notaio in cui Berlusconi si impegnava a sanare le indebitate casse del carroccio, divenendo proprietario del simbolo e dunque padrone a tutti gli effetti - abbia funto da cavallo di troia per logorare agli occhi dell'opinione l'immagine del M5S, sfasciando come da copione concordato con il leader di FI il rapporto politico con i cinque stelle in prossimità del traguardo. Mandando tutto all'aria al grido di golpe da parte di Bruxelles. Quando invece non aveva mai avuto davvero intenzione di fare un governo con il M5S.

Non ci si dimentichi che l'elezione di Mattarella al Quirinale fu il pretesto per cui Berlusconi, almeno apparentemente, ruppe il Patto del Nazareno con Renzi.

Sia la bicamerale, sia il Patto del Nazareno, sia ora il contratto di governo Lega-M5S, sono stati sfasciati in prossimità del filo di lana, lasciando tutti perplessi.

L'immagine simbolica che sovviene per spiegarci quanto è avvenuto ieri è quella del padrone(Berlusconi) che mentre tiene al guinzaglio il proprio cane, (Salvini), gli dà corda come se fosse libero da vincoli. Ma al momento opportuno, quando il cane sta per fare o toccare ciò che il padrone non vuole, tira a sé prontamente la corda tirandosi appresso il cane.

Personalmente non so, né credo, che Mattarella abbia agito in maniera anticostituzionale come in tanti strepitano sui social.

Molto più probabile che il M5S, nella fattispecie Di Maio, sia caduto ingenuamente in una trappola tesagli da chi, rispetto a lui, di politica ne mastica da oltre un ventennio. E da cui non ha saputo né potuto uscirsene perché altrimenti avrebbe dovuto dare spiegazioni al proprio elettorato, ammettendo la propria ingenuità, per non dire incapacità, di capire cosa realmente volesse chi stava dall'altro lato del tavolo.

È vero che il governo Cottarelli rischia di arenarsi al momento in cui il Parlamento dovrà votargli la fiducia, avendo M5S+Lega la Maggioranza e dunque si presume che gli voteranno contro.

Ma non si può escludere che, dopo quanto è successo ieri, quella stessa maggioranza si sfaldi e, contrariamente alle aspettative, il governo Cottarelli abbia la fiducia parlamentare per senso di responsabilità di forze politiche sulla carta avverse, e inizi a lavorare, traghettando il paese verso nuove elezioni in autunno o al massimo nella primavera 2019.

Ultima cosa: non è affatto vero che il Presidente della Repubblica non può preferire un nome a un altro presente nella lista dei ministri che gli viene presentata dal Premier incaricato: Pertini disse no a Cossiga su Darida alla Difesa (1979); Scalfaro a B erlusconi su Previti alla Giustizia (1994); Ciampi a Berlusconi su Maroni alla Giustizia; Napolitano a Renzi su Gratteri alla Giustizia (2014).

Come si vede, chi sostiene che Mattarella, dicendo no a Savona, ha infranto la Costituzione dice un'inesattezza.

A impuntarsi su Savona è stato Salvini. Bastava dicesse sì a Giorgetti e ora il governo del cambiamento era già partito.

E invece, per ora, il cambiamento non ci sarà!

 
 
 

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE FICO

Post n°1899 pubblicato il 24 Maggio 2018 da kayfakayfa
 

Egregio Sig. Presidente Roberto Fico,

che Le scrive è un convinto elettore del M5S, come può confermarle chiunque mi conosce.

Seppure consapevole che con questa dichiarazione mi attirerò addosso il pubblico ludibrio, reputo indispensabile tale premessa, in relazione al motivo che mi spinge a scriverle.

Ieri, durante la commemorazione del 26° anniversario della strage di Capaci, cui la S. V. ha partecipato in qualità di terza carica dello Stato, all'atto dell'intonazione dell'Inno di Mameli, anche se solo per pochi secondi, diversamente dagli altri rappresentanti istituzionali presenti, Lei ha infilato le mani in tasca come se stesse aspettando il tram. Cosa non permessa nemmeno ai bambini dell'asilo in maniera che fin da piccoli imparino a rispettare i simboli dello Stato e chi lo rappresenta.

Capisco che il momento particolarmente suggestivo l'ha così coinvolta al punto da compiere un gesto istintivo, per poi correggersi subito dopo.

Purtroppo per Lei quei pochi secondi sono bastati perché gli avversari politici del M5S sparassero a zero sulla Sua  persona, insinuando che Le manchi il senso dello Stato. Dimenticando che in un passato nemmeno troppo lontano c'è stato chi, pur ricoprendo l'incarico di Presidente del Consiglio, non si premurava di fare le corna con le dita durante la foto di gruppo in un summit internazionale o farsi rimproverare dalla Regina Elisabetta perché urlava ad alta voce "mister Obama" per attirare su di sé l'attenzione del neo letto primo presidente americano di colore; o addirittura giustificava la presenza di una minorenne marocchina alle proprie "cene eleganti", sostenendo d'essere convinto che la ragazza fosse davvero la nipote di Mubarak, come lei stessa gli aveva confidato. Peccato che Mubarak fosse egiziano - le confusioni storiche o geografiche dei leader politici italiani si perdonano a tutti tranne a voi, Di Maio docet. Trovando questa farsesca giustificazione il ridicolo appoggio dell'intera maggioranza di governo la quale compatta, con un voto alla Camera, non si vergognò di confermarla pur di difendere il proprio leader.

Le ricordo solo alcuni dei tanti episodi clowneschi o vergognosi che hanno contraddistinto un'epoca di cui a lungo come italiani dovremmo vergognarci. Non per giustificarLa ma perché, essendosi il M5S presentato come forza antisistema con l'intento di risollevare il paese dalle macerie in cui l'ha gettato la vecchia politica, non potete consentirvi certe cadute di stile, seppure inconsciamente.

Chi governa deve essere sempre lucido, anche in momenti dove alta è l'emotività, tipo l'ebvento cui Lei ha presenziato, perché sulle spalle di chi governa o rappresenta lo Stato poggia il destino della nazione e dei cittadini. Tale responsabilità non ammette margini, seppur minimi, di distrazione emotiva.

È vero, siamo uomini e, di conseguenza, soggetti a un'altalena di sentimenti e emozioni che spesso prevalgono sulla ragione facendoci fare o dire cose che mai avremmo detto o fatto se fossimo stati padroni di noi stessi. Ma mi hanno anche insegnato, e credo lo abbiano insegnato anche a Lei, che chiunque ricopra una funzione pubblica, seppure fosse un poliziotto municipale, deve anteporre alla propria personalità privata il ruolo che interpreta professionalmente in quanto, nel momento in cui si è nell'esercizio delle proprie funzioni, a prevalere è sempre la divisa mai l'uomo!

Da uomo delle istituzioni, mi dispiace dirlo, Lei quelle mani in tasche, anche se per un solo secondo, non avrebbe mai dovuto infilarle. Meglio se le avesse tenute dritte ai fianchi, come poi successivamente ha fatto, o addirittura se ne avesse portata una sul cuore come Leonluca Orlando alla sua sinistra.

Per carità, ha fatto bene a giustificarsi su Facebook, scrivendo alla fine del post in cui ha raccontato la Sua giornata palermitana: "Il rispetto per il Paese passa da qui (Montecitoriondr), da quello che noi facciamo ogni giorno, dalla dignità che con le nostre azioni diamo alle istituzioni. Ma capisco che faccia più notizia una mano tenuta in tasca per sei secondi mentre ero assorto da tutta quell'energia e da quelle emozioni, piuttosto che tutto quanto detto e fatto in questa meravigliosa giornata. Preferisco una mano in tasca per qualche secondo alla mano sul cuore di chi poi tradisce lo Stato."

Come non darle ragione?

Tenga tuttavia presente che nella società mediatica in cui viviamo nulla passa in sordina; che è molto facile gettare fango su un avversario o su chi ci sta semplicemente antipatico. Le immagini di Lei con le mani in tasca mentre viene suonato l'inno nazionale hanno fatto e stanno facendo il giro del mondo attraverso il web, i telefonini e i telegiornali. Si immagini che esempio possono essere per i ragazzini? Per combattere il bullismo, educando i nostri figli al rispetto del prossimo, delle istituzioni e di chi le rappresenta - ad esempio gli insegnanti, categoria quanto mai sotto attacco in questo ultimo periodo da parte di alunni e genitori - bisogna che tutti contribuiamo a impegnarci nel diffondere esempi costruttivi. Anziché alimentare fantasie "eversive", (spero mi passerà questo termine alquanto esagerato, me ne rendo conto).

Che rispetto può maturare un ragazzino verso lo Stato, i simboli e le persone che lo rappresentano nel vedere il Presidente della Camere che ascolta l'inno nazionale con le mani in tasca?

Istintivamente non potrebbe sentirsi autorizzato a fare altrettanto durante una manifestazione pubblica cui partecipa con la scuola? E quando la maestra o un professore lo ammoniranno perché assuma un atteggiamento rispettoso, non è presumibile possa rispondere, "lo fa il Presidente della Camera, perché non posso farlo io?".

So bene che l'esempio è estremizzato. Ma reputo che, sebbene a sua difesa sono intervenuti Pietro Grasso e Maria Falcone sorella del magistrato ucciso dalla mafia, un gesto del genere, seppure involontariamente, non andava fatto. È una caduta di stile!

Mi auguro che per il futuro la Sua indiscussa sensibilità e serietà non La inducano a compierne altri gesti dissonanti dal "cerimoniale" e dal Suo ruolo, facendo il gioco di chi non vede l'ora di tacciare di dilettantismo, incapacità e mancanza di senso dello Stato il M5S e i suoi rappresentanti istituzionali,al fine di screditarli agli occhi dell'opinione pubblica.

In questo paese dalla memoria corta, si è portati a guardare e a indicare con indignazione la pagliuzza nell'occhio del vicino invece della trave infissa nel proprio. E la cosa più grave è che la gente quasi sempre abbocca all'amo, dimenticandosi che chi inveisce contro "nuovi barbari" fu lo stesso che causò il male del paese, dando occasione a quegli stessi barbari di fare breccia nelle speranze della gente.

Se non erro fu proprio Giovanni Falcone ad affermare "Se poni una questione di sostanza, senza dare troppo importanza alla forma, ti fottono nella sostanza e nella forma."

Egregio Signor Presidente,

La prego, la prossima volta faccia più attenzione!

Con assoluto rispetto,

Vincenzo Giarritiello

 
 
 

ROSATELLUM: LA CAUSA DI OGNI MALE, CON IL SENNO DEL POI

Post n°1898 pubblicato il 23 Maggio 2018 da kayfakayfa
 

Ieri sera, mentre facevo zapping col telecomando del televisore alla spasmodica ricerca di un programma che mi aiutasse a rilassare dallo stress mentale conseguente a un periodo personale non proprio roseo, mi sono imbattuto in Di Martedì in onda su La Sette. Esattamente mi sono sintonizzato nel momento in cui Ettore Rosato del PD, l'ideatore del rosatellum, controbatteva a Massimo Giannini di Repubblica il quale attribuiva lo stallo politico che stiamo vivendo, dopo oltre settanta giorni dalle elezioni, all'impianto del rosatellum. In particolare Giannini, senza se e senza ma, ha accusato Rosato, e dunque il PD, di aver partorito "quella legge elettorale" perché certi che dalle urne sia il Pd che FI avrebbero ottenuto un risultato migliore rispetto alla debacle registrata; con il proposito, all'indomani del voto, di allearsi tra di loro e dare vita a un governo PD-FI, facendo fuori sia il M5S che la Lega.

Come invece sono poi andate le cose lo sanno tutti: gli elettori hanno punito sia il Pd che FI, premiando M5S e Lega!

A supporto di Massimo Giannini è intervenuta Concita De Gregorio la quale, a Rosato che cercava di smentire la tesi del vice direttore di Repubblica sostenendo che anche con leggi elettorali diverse ci sarebbe stato un simile stallo essendosi instaurato nel paese un tripolio politico, ha dichiarato che era evidente che la legge elettorale era stata ideata per sfavorire il M5S.

Ovviamente Rosato ha negato ciò, suscitando la reazione della giornaliste la quale ha affermato: sono trent'anni che seguo la politica e so per certo che le leggi elettorali vengono fatte per sfavorire gli avversari!

Stanco di tale querelle, ho cambiato canale. Non potendo però non provare per un istante solidarietà verso Rosato: se lui fu l'ideatore del rosatellum, è altresì vero che da più parti si sosteneva che così, com'era strutturato, non avrebbe partorito una maggioranza in grado di governare ma un caos politico. Così come è altrettanto vero che, malgrado tali perplessità, l'approvazione della legge elettorale avvenne con ben 5 voti di fiducia, rispetto a un'ampia discussione parlamentare che coinvolgesse tutte le forze politiche come previsto dalla Costituzione.

Domanda: perché solo ora una "certa" stampa si scaglia contro il rosatellum, il suo ideatore e il Pd che la sostenne, evidenziandone i tanti aspetti negativi  e i rischi derivanti?

 
 
 

LEGA-M5S: DOPO TANTI OTTIMISMI, UN PO' DI PESSIMISMO NON GUASTA

Post n°1897 pubblicato il 18 Maggio 2018 da kayfakayfa
 

Per comprendere la diffidenza con cui oggi tanti italiani, sottoscritto incluso, guardano alla nascita di un eventuale governo Lega-M5S - fondando le proprie perplessità sia su quella che molti ritengono una strana "alleanza", (malgrado Di Maio si affanni a negare si tratti di un'alleanza bensì di un vincolo contrattuale finalizzato al bene del paese, di alleanza si tratta in quanto due parti distinte che stipulano un contratto di collaborazione si associano tra di loro, dunque si alleano alla realizzazione di un fine comune); sia leggendo le continue bozze dell'ipotetico contratto di governo stipulato dalle controparti, diffuse quotidianamente, anche più volte al giorno, dagli organi di informazione - penso si debba ricordare l'entusiasmo con cui circa sette anni fa una buona fetta di paese esultò alla caduta dell'ultimo governo Berlusconi. Allora alcuni si recarono addirittura a brindare sul Piazzale del Quirinale per ringraziare il Presidente Giorgio Napolitano, ritenendolo principale artefice della disfatta politica del cavaliere, unitamente alla troika europea la quale, valutando inefficaci le manovre finanziarie di quel governo, inviò una lettera all'esecutivo in cui gli assegnava praticamente i compiti da fare a casa, indicandogli nei dettagli quello che bisognava fare. Una mortificazione sena precedenti!

Spaventanti dallo spread - parola fino a quel momento ignota a tanti di noi, che sfondava quota 500 rendendo il paese in balia della speculazione finanziaria - e dalle varie cassandre che, attraverso i giornali e i telegiornali, delineavano foschi presagi per il paese se non si fosse intervenuti in tempo seguendo le direttive europee con un governo diverso da quello in carica, magari a guida Monti, ecco che agli occhi di tanti, all'improvviso, un emerito sconosciuto, ovviamente per i non addetti ai lavori, dal nome Mario Monti assurse a emblema di salvatore della patria.

Ascoltare l'illustre professore parlare di equità sociale durante le interviste che rilasciava nei vari programmi di approfondimento giornalistico cui interveniva, suonava alle orecchie dei più come una dolce melodia di speranza.

Come siano poi andate veramente le cose, una volta che Monti diede vita al proprio governo tecnico lo sanno bene quelle centinaia di migliaia di tanti italiani che dall'oggi al domani videro distrutti in un colpo solo i propri sogni pensionistici, dopo aver perfino concordato un abbandono anticipato del lavoro, a causa della famigerata legge Fornero che modificò in meno di quindici giorni, un record per il nostro paese, l'impianto pensionistico, originando il fenomeno degli esodati, né carne né pesce, ossia troppo giovani per la pensioni, troppo vecchi per riposizionarsi sul mercato del lavoro. Legge Fornero la cui modifica è prevista nel contratto di governo tra Di Maio e Salvini per agevolare l'uscita dal lavoro di chi ha una certa età di servizio e anagrafica per fare spazio ai giovani.

Così come ci entusiasmammo, per poi pentircene amaramente, per l'avvento del governo Monti, così ora siamo molto scettici nei confronti di un possibile governo Lega-M5S. Scetticismo dovuto al fatto che fino a "ieri" i due partiti se ne dicevano di cotte e di crude; mentre Salvini inveiva contro i meridionale fannulloni e puzzolenti, auspicando la secessione del nord dal resto del paese e ora si candida a sua volta a paladino della patria e dei meridionali...

Viste le precedenti speranze di riscatto nazionale, Renzi incluso, poi trasformatesi in iattura per noi cittadini "normali", questa volta teniamo a freno il pessimismo e incrociamo le dita. Magari davvero un governo Lega-M5S, contrariamente a quanti in molti pensiamo, potrebbe rivelarsi un bene per il paese.

Male che vada, così come avvenne prima per Monti che, dopo l'esperienza a Palazzo Chigi, fondò un proprio partito, Scelta Civica, sparito nel nulla, e poi per Renzi la cui guida del governo si è rivelata decisiva per il dimezzamento dei voti del Pd nell'arco di 4 anni, alle prossime elezioni li puniremo non votandoli.

Seppure i nostri amati politici ci hanno tolto il diritto di sceglierci i parlamentari, abbiamo ancora la facoltà di votare la lista. Fino a quando, non si sa.  Ma fino a che avremo questo privilegio, esercitiamolo a pieno!

 
 
 

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