il mondo di Khnum

NO AL RAZZISMO: SI AD ISRAELE ED ALLA PALESTINA.


Nella riunione ONU sul razzismo a Durban, il presidente dell'Iran è riuscito ad infuocare la platea provocando sconcerto per le sue parole contro Israele.Provocatoriamente è riuscito a dividere l'aula: molti rappresentanti delle nazioni occidentali, appena ha iniziato a parlare - si sono alzati e hanno disertato la conferenza - mentre quelli degli stati medio orientali hanno applaudito il suo discorso.In pochi minuti è riuscito a spaccare ancor più, se mai ce ne fosse bisogno il mondo.Da sempre sono a favore del problema Palestinese e mi auspico, anche se ormai - con gli anni - ho perso molte speranze, di veder nascere , a fianco dello stato Israeliano, uno stato Palestinese con una sua identità e senza che sia vassallo di nessuno.Per arrivare a ciò - a mio avviso gli Arabi - devono comprendere che la condizione essenziale è la "reciproca accettazione": negando questa preliminare accezione, la Palestina proseguirà ad essere un'entità astratta, divisa ed in perenne conflitto con le sue variabili interne ed con quelle esterne.Per questo un individuo come il presidente attuale dell'Iran non fa certamente il bene della causa palestinese: cavalca solo l'onda dell'emozione anti-israeliana degli stati arabi per fini peraltro esclusivamente personali (leggi rielezione nella propria nazione e proseguimento della sfida nucleare con le nazioni civili).Un po' come Saddam cercava nella guerra del golfo di aizzare - per il proprio tornaconto -  il mondo arabo contro Israele, gli USA e l'occidente, ora si usa la nobile causa palestinese per rovinare quel poco di buono che in questi anni si è concluso.Il mondo arabo, per sua stessa natura e concezione, difficilmente ruota attorno ad una nazione compatta secondo i parametri occidentali: nella cultura araba vige la Tribù, il clan ed è quindi comprensibile quanto sia difficile mantenere delle nazioni compatte ed unite senza che queste siano tenute "per mano" da un potere forte.Sbagliamo noi occidentali a volerci inserire nelle loro situazioni nazionali, sbagliamo a voler imporre modelli che risultano vincenti nella nostra società , ma che ben difficilmente possono essere emulati in società molto diverse dalle nostre.Qua non è in gioco la credibilità o l'affermazione di un modello: ognuno ha il suo e si deve riuscire ad accettarlo e a comprenderne la portata.L'Afghanistan e l'Iran insegnano: il nostro intervento ha portato, a distanza di anni e di morti (troppi da l'una e dall'altra parte) alla lacerazione di difficili equilibri ed all'apparente rottura di certi schemi che, appena il disimpegno militare lo permetterà, ritorneranno a comandare la Società Araba di quelle nazioni che abbiamo voluto aiutare e che - alla luce dei fatti - abbiamo solo aiutato a sprofondare ancor più.Per cui stiamo attenti ora con l'Iran e con la martoriata Palestina.Non c'è quindi bisogno di ulteriore fuoco sulla benzina ed il macellaio di Teheran non aspetta altro.
( i posti vuoti dei delegati di Italia, Israele ed USA alla Conferenza ONU sul razzismo di Durban)