Giada all'ingresso

metti un venerdì sera..


Venerdì 12 dicembre 2014 ore 01’23 Metti un venerdi sera, apertura alle sei, come al solito.Metti una ragazza, passata un po’ di volte col moroso, che passa in solitudine, quasi timidamente, per lasciare la caparra per lo spiedo. Stiamo sistemando la spesa, nell’attesa chiede un pirlo.Metti che lei sia una psicologa.Metti poi che arrivi un nostro vecchio amico, che di lavoro è musicista, roba classica contemporanea complicata, che si mette al banco e ordina un pirlo.Tra il soggetto 1 e il soggetto 2 c’è uno sgabello vuoto, e il piattino del soggetto 1 con le patatine.Faccio per andare in cucina a preparare un altro piattino, quando Lei esordisce “ma lascia stare, condividiamo questo. Tanto devo andare”Metti che poi arrivi un altro amico, che di lavoro fa il fotografo concettualista, che si siede al banco, nello sgabello accanto al musicista, e ordina un negroni.Ecco.Questi tre personaggi sputati fuori da uno spettacolo di Beckett sono stati la nostra compagnia al banco per più di tre ore. Discorsi che sfioravano l’assurdo e il pornografico.Concetti profondi, della serie “ la casa è dove è il cuore”, accolta con applausi e strette di mano surreali.Confessioni che mai il banco dovrà rivelare.Riflessioni che solo al banco si possono concedere.Il banco vince sempre, come un tempo.Un milione di persone hanno riempito l’Inventario stasera, ma la perfezione del trittico caravaggesco di fronte a me ha riempito la mia anima di soddisfazione e stima.Perché erano a casa. Casa nostra.Assurda/ complicata/ incasinata/ surreale/ al limite/Ma nostra, e ora anche loro. Un po alla volta, vi aspettiamo tutti. Abbiamo un banco capiente.  sottofondo: l'eco della stupenda performance dei Meidokesic e Lindasulla scrivaniaRossa: un long island abbandonato da qualcuno che ha bevuto troppo