Un diario? Quasi.

quasi ora di cena


 Quasi due mesi senza una parola. È strano che non sia né dispiaciuta e nemmeno il minimo senso di colpa mi sfiora. Strano perché del senso di colpa per non scrivere riempio i miei buoni propositi. Eppure in questo momento non mi sento in colpa. Mi sembra di essere in un momento di concentrazione. Di accumulo. Di archiviazione e catalogazione. La ripresa della passione politica, il fare politica attivamente mi porta a leggere per capire e comprendere. Ed il mio solito tempo risicato resta ancora più risicato. Sono contenta, eppure mi manca lo scrivere per il gusto di scrivere, per allineare parole a descrivere emozioni. Ne ho tante dentro di storie e spero solo di riuscire a tenerle e poi con tempi più rilassati di raccontarle. A me stessa per prima. Perché, come al solito, scrivo per me stessa. Il potere salvifico della scrittura mi ha aiutato e mi aiuterà ancora. Mi aiuta a comporre le scomposte inquietudini delle mie contraddizioni. Il mettere un filo di logica dove logica non c’è è come liberarsi di un peso e respirare pulito nell’aria incrostata di rammarico e disincanto.