Con diverse le parole, i colori, gli odori, ma fra gli intrecci di trame ed ordito, fra lo scorrere lento di immagini e dei tempi, colui che narra anche senza volerlo, si trova a raccontare quella storia che piena e che sincera, dice sempre di se. Stessa poetica del suono, del difetto o dell’eccesso, stesso il disagio, che l’abbandono e che il distacco, sempre di solitudine e rimorso, e sempre quel silenzio che colmo e incontinente di rumore pervade in ogni immagine, convince a se il dolore. Che la felicità è sempre rosa o verde, ha toni pieni e voci altisonanti. Meglio quel sepia stinto, ancor di più quel grigio, che come tratto stanco segna da sempre il passo, svolge al passato, racconta del dolore, ciò che è stato.
ognuno poi in fondo racconta sempre la medesima storia
Con diverse le parole, i colori, gli odori, ma fra gli intrecci di trame ed ordito, fra lo scorrere lento di immagini e dei tempi, colui che narra anche senza volerlo, si trova a raccontare quella storia che piena e che sincera, dice sempre di se. Stessa poetica del suono, del difetto o dell’eccesso, stesso il disagio, che l’abbandono e che il distacco, sempre di solitudine e rimorso, e sempre quel silenzio che colmo e incontinente di rumore pervade in ogni immagine, convince a se il dolore. Che la felicità è sempre rosa o verde, ha toni pieni e voci altisonanti. Meglio quel sepia stinto, ancor di più quel grigio, che come tratto stanco segna da sempre il passo, svolge al passato, racconta del dolore, ciò che è stato.