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Dal profondo sud d'Italia al punto più settentrionale d'Europa

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CAPITOLO 4: NELLA TERRA DEI SAMI, DELLE RENNE E DI BABBO NATALE

Post n°9 pubblicato il 25 Luglio 2011 da Navygator2007

CAPITOLO 4: NELLA TERRA DEI SAMI, DELLE RENNE E DI BABBO NATALE

 
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CAPITOLO 5 - CAPO NORD ED IL SOLE DI MEZZANOTTE

Post n°10 pubblicato il 25 Luglio 2011 da Navygator2007

Dopo migliaia e migliaia di chilometri di foreste di betulle ed abeti, la vegetazione   arborea comincia a mostrarsi più rada, con alberi che presentano il fusto sempre più basso, fino a sparire completamente. Le nevi ed i pascoli di renne li incontrano ad altitudini sempre minori, fino al mare. Al Mar Glaciale Artico. Nello specifico, siamo entrati in una enorme rientranza dell'Oceano Polare: il Fiordo di Porsangen. Per circa 200 chilometri viaggiamo su una stretta strada che appare sospesa tra mare e cielo, ottenuta tagliando le dure rocce granitiche che, quasi a strapiombo, si tuffano nelle gelide acque sottostanti. Poi, all'improvviso, un cartello, sbucato dal nulla, ci indica l'imboccatura del Tunnel di Capo Nord: un “buco”  stretto e freddo, scavato nel granito nudo e crudo, che scende fino a 212 metri sotto il livello del mare e riemerge dopo 7 chilometri. Ma non per riveder le stelle, nonostante sia mezzanotte esatta, ma un Sole rosso,  infuocato, come lo si vede dalle nostre parti quando sta per “immergersi” nel mare. E' il Sole di Mezzanotte, il Sole che mai tramonta, che sfiora il pelo dell'acqua per poi risalire. Per 72 lunghi giorni, le tenebre non prendono mai, neppure per un secondo, il sopravvento sulla luce. E tutto sembra irreale, sublime. Sembra di sognare, ma è la realtà. Una realtà così fantastica che non ci dà lo spazio per l'immaginazione. Tutto ciò che possiamo concepire con la fantasia, è lì, dinanzi ai nostri occhi.  Siamo sull'Isola Mageroya, l'isola dove è posto il leggendario Capo Nord. Dall'uscita del Tunnel alla nostra meta finale ci sono quasi 40 chilometri. Quaranta chilometri di desolata tundra artica, completamente priva di alberi di qualsiasi altezza. Solo una minuscola erbetta, brucata da migliaia di renne, cresce in quei pochi mesi in cui la superficie è libera dalle nevi. Nevi che, alla fine di maggio, ricoprono a macchia di leopardo le dolci ondulazioni che la Strada Europea E69 segue con molta discrezione, quasi mimetizzandosi con l'intatta natura circostante. La stagione del disgelo è quella ideale per poter ammirare in tutto il suo splendore la bellezza di questi luoghi. Vi è un meraviglioso contrasto di elementi naturali: laghi gelati circondati da prati ingialliti; lingue di ghiaccio che si tuffano nel blu del mare e specchi d'acqua non ghiacciati che riflettono i colori d'orati che il pallido sole di mezzanotte crea col bianco delle colline innevate. Dopo circa mezzora di guida in questo paesaggio fiabesco e dagli orizzonti praticamente infiniti, scorgiamo una strana costruzione sovrastata da una cupola bianca. Si tratta della  parte emersa della Nordkapphallen, una grande struttura sotterranea di servizi realizzata all'interno dello zoccolo granitico che sorregge il Mappamondo di Capo Nord.  Per accadere all'area, bisogna pagare la salatissima cifra di 25 euro, che permette di sostare nell'area di Capo Nord per due giorni. Parcheggio auto compreso.

Oltrepassata la sbarra del casello, entriamo in un grande terrazzo dove vi è spazio a volontà per sostare ovunque. Cerchiamo di portarci con l’auto nel punto più vicino al Mappamondo. La meta tanto sognata e desiderata è a pochi secondi. Eccolo il Globo d’acciaio. E’ lì. E’ proprio dietro una schiera di camper, perfettamente allineati per osservare dai loro parabrezza il Sole di Mezzanotte. Trovo un piccolo varco tra due di questi mezzi, giusto lo spazio per far transitare un automobile, oltrepasso la barriera di “case a quattro ruote” e mi avvicino sempre di più al Mappamondo, seguendo il Sole come una Stella Cometa. Mi spingo fino al punto in cui non è più possibile andare oltre, cioè dinanzi al reticolato che segna il limite tra la terra ed il mare. Sotto di noi vi è l’immensità dell’Oceano Artico, irradiato da un sole perfettamente in asse tra noi ed il Globo. Lo spettacolo è senza eguali, l’emozione è indescrivibile. Tiro il freno a meno e spengo il motore.  E’ mezzanotte e 26 minuti del 21 maggio 2009. Finalmente, dopo 5.268 chilometri e 600 metri siamo giunti al traguardo. Qui, a 71 gradi 10 primi e 21 secondi di latitudine nord, l’Europa finisce ed inizia lo sconfinato Oceano Artico. Il Polo Nord è a soli 2mila chilometri nell’esatta direzione del sole che ci illumina a mezzanotte.

Ad aspettarci fuori dallo sportello vi è una temperatura prossima allo zero ed un vento gelido ed impetuoso che abbassa notevolmente il grado di calore percepito. Con tanto di guanti e giacconi, usciamo dal veicolo e corriamo veloci, dritti e senza esitazione al Mappamondo. Eccolo, finalmente e dinanzi ai nostri occhi. Da solo, non vi è anima viva oltre a noi. Salgo i 5 gradini della base di cemento su cui è posto il monumento metallico, lo afferro e, istintivamente, do con la mano destra una serie di colpi ai suoi tubi di acciaio. Dei colpi così forti da far sentire il rimbombo del metallo fino a decine di metri di distanza. Forse, con questo gesto, voglio inconsciamente assicurarmi che il momento che sto vivendo è reale e non frutto della fantasia. Per me, e forse pure per molti altri, questo monumento rappresenta non solo il tetto del vecchio continente, ma una sfida da vincere, il punto di arrivo, e magari anche di partenza, di un percorso interiore.

Ma il vento freddissimo è veramente insopportabile: non ci sentiamo più le orecchie, il naso, le guance. Le mandibole sono quasi bloccate. Ritorniamo semi-congelati in macchina e posizioniamo la manopola del riscaldamento al massimo della sua potenza. Ci vogliono almeno 15 minuti per riuscire a muovere la bocca e scambiarci qualche parola. Sfruttiamo le energie riacquisite per coprirci in modo più pesante, questa volta anche il capo con dei passamontagna, e ritornare sul Mappamondo.

Ma, nonostante il gelido vento artico che ci spezza il fiato, ci dobbiamo ritenere fortunati. La probabilità di riuscire a vedere il Sole a mezzanotte è minima. A quell’ora, nel 90 per cento dei casi, la nebbia avvolge totalmente quel terrazzo naturale posto a 307 metri sul livello del Mare Artico.

Dopo aver immortalato lo storico momento con riprese video e centinaia di fotografie, decidiamo di andare a prendere una cioccolata calda nella Nordkapphallen. Ma, purtroppo, l’unico rifugio per sfuggire al freddo polare è chiuso. Riaprirà  in mattinata. Non vi sono altre strutture nella zona. Siamo su una rupe granitica che lascia intravedere la desolata a arida tundra artica da un lato e l’oceano dall’altra. Per evitare l’assideramento, non ci rimane che rinchiuderci per qualche ora in macchina ed aspettare l’apertura della Nordkapphallen.

CHAPTER 5-NORTH CAPE and the MIDNIGHT SUN
Post No. 10 published 25 July 2011 by Navygator2007
After thousands and thousands of kilometres of forests of birch and fir trees, the tree vegetation begins to be more sparse, with trees showing the stem increasingly low, until disappearing completely. The snows of reindeer pastures and meet them at higher altitudes smaller, down to the sea. The Arctic Sea. Specifically, we have entered a huge Polar Ocean indentation: Porsangen fjord. For about 200 kilometres we travel on a narrow road that appears suspended between sea and sky, obtained by cutting the hard granitic rocks that almost cliff, plunge into the icy waters below. Then, suddenly, a signboard, blast from nothing, there is the mouth of the North Cape Tunnel: a "hole" narrow and cold, excavated in granite naked and raw, which goes down to 212 meters below sea level and resurfaces after 7 kilometres. But not to see the stars, although it is midnight, but a fiery, Red Sun, as seen from our parts when stands for "dive" into the sea. And ' the midnight sun, the Sun that never sets, which skims the surface of the water then. For 72 long days, darkness never take, even for a second, over on the light. And everything seems unreal, sublime. Seems to be dreaming, but it is reality. A fantastic reality that gives us space for the imagination. All we can conceive with fantasy, is there, before our eyes. We are on the island, Mageroya Island, where legendary is the North Cape. From the Tunnel exit to our final destination, there are almost 40 km. Forty miles of desolate Arctic tundra, completely devoid of trees of any height. Only a tiny grass, brucata by thousands of reindeer, grows in those few months when the surface is free from the snow. Snow which, at the end of may, to cover the Leopard spot soft undulations that European route E69 follows very discreet, almost blends with the untouched surrounding nature. The thaw is ideal to be able to admire in all its splendour the beauty of these places. There is a wonderful contrast of natural elements: ice Lakes surrounded by meadows yellowed; tongues of ice diving in the blue of the sea and waterways not frozen that reflect the colors of times that the pale Midnight Sun creates with the white of the snow-covered hills. After about half an hour driving in this eerie and virtually endless horizons, we notice a strange building surmounted by a dome. It is the part emerged Nordkapphallen, a large underground structure of services created within the granite plinth holding the Globe of North Cape. To happen to the area, you have to pay the substantial sum of 25 euros, which allows you to stop in the North Cape area for two days. Car parking included.

Beyond the bar of the toll, we come into a large terrace where there is space at will to stop everywhere. We try to bring us with the car in the nearest point on the Globe. The dream destination and desired is a few seconds. It is the steel Globe. It's there. It's just behind a line of camper, perfectly aligned to observe their windscreen on midnight sun. I find a small gap between two of these means, the right space to run a car, walk past the barrier of "four-wheeled houses" and I approach closer to the globe, according to the Sun like a Comet. I go up to the point where it is no longer possible to go further, i.e. before the netting, which marks the boundary between the Earth and the sea. Below us is the immensity of the Arctic Ocean, radiated by the Sun perfectly axis between us and the globe. The show is unparalleled, the emotion is indescribable. Shooting brake and turn off the engine. It's midnight and 26 minutes of the May 21, 2009. Finally, after 5,268 km and 600 m we reached the finish line. Here, at 71 degrees and 10 21 seconds North latitude, Europe ends and starts the boundless Arctic Ocean. The North Pole is just 2,000 kilometers in the exact direction of the Sun that lights up at midnight.

Waiting outside the door there is a near-zero temperatures and an icy wind and impetuous that lowers considerably the degree of perceived heat. With both gloves and parkas, leave the vehicle and run fast, straight and without hesitation to the Globe. Here it is, finally, and before our eyes. Alone, there is no living soul over to us. Get the 5 steps of concrete based on where you place the metal monument, I grab and, instinctively, with his right hand a series of blows to its steel tubes. Shots so strong as to hear the rumble of the metal up to tens of meters

 

 
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CAPITOLO 6: DAL TETTO D’EUROPA ALL’ANTICA CAPITALE NORVEGESE

Post n°11 pubblicato il 25 Luglio 2011 da Navygator2007

CAPITOLO 6: DAL TETTO D’EUROPA ALL’ANTICA CAPITALE NORVEGESE

 
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CAPITOLO 7: I FIORDI

Post n°12 pubblicato il 25 Luglio 2011 da Navygator2007

CAPITOLO 7: I FIORDI

 

 
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CAPITOLO 8: SI RITORNA A CASA

Post n°13 pubblicato il 25 Luglio 2011 da Navygator2007

CAPITOLO 8: SI RITORNA A CASA

 
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