Creato da: sebregon il 12/01/2008
Commento alle letture della liturgia del giorno

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Messaggi di Novembre 2012

 

IL SIGNORE GESU' VIVE CON IL NOSTRO CORPO, I NOSTRI PIEDI, LE NOSTRE MANI: SI ASPETTA TUTTO DA NOI.

Post n°610 pubblicato il 29 Novembre 2012 da sebregon

SANT’ANDREA APOSTOLO

 

Rm 10,9-18

Fratello, se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? E come lo annunceranno, se non sono stati inviati? Come sta scritto: «Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene!».Ma non tutti hanno obbedito al Vangelo. Lo dice Isaìa: «Signore, chi ha creduto dopo averci ascoltato?». Dunque, la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo. Ora io dico: forse non hanno udito? Tutt’altro:«Per tutta la terra è corsa la loro voce,e fino agli estremi confini del mondo le loro parole».

 

Se l’apostolo Paolo dovesse parlare a noi uomini di oggi certamente dovrebbe cambiare il modo di introdurci al mistero di Cristo. E questo perché l’uomo di oggi niente sa della storia in cui poi si è innestata la figura del salvatore Gesù Cristo.

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Paolo pur avendo aperto ai gentili, e cioè a coloro che non erano giudei, e pur sostenendo che la legge con tutte le sue osservanze era stata superata da Gesù Cristo, tuttavia aveva via facile nel poter ancora parlare della storia del popolo d’Israele.

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Le sue lettere vanno oltre i confini d’Israele ma hanno sempre come riferimento i giudei presenti nelle varie parti del mondo di allora. Egli in effetti non si è trovato faccia a faccia con un mondo di pagani ma sempre attraverso la mediazione iniziale del mondo giudeo.

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Anche in questa lettera ai Romani, se uno la scorre velocemente, si imbatte nella circoncisione, nelle legge, in Abramo, in Israele ecc. e così si ha l’impressione che questo contatto diretto non ci sia. Ad Atene vi fu ma sappiamo come finì e cioè che quando cominciò a parlare di resurrezione di morti gli ateniesi gli dissero: «Ti sentiremo su questo un'altra volta».

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Paolo ad Atene dans IMMAGINI (DI SAN PAOLO, DEI VIAGGI, ALTRE SUL TEMA) 800px-Mosaic_of_Saint_Paul_Preaching,_Veria,_Greece-790836

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A cosa serve tutta questa introduzione? Nel dire che noi cristiani se vogliamo far conoscere Gesù dobbiamo metterci nello stesso stato d’animo di chi si trova di fronte ad uno straniero che nulla sa dell’italiano   e deve condurlo per mano nell’apprendere questa lingua.

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Occorre che troviamo il modo di ripartire, soprattutto se ci si vuol rivolgere ai lontani, da quando il Signore Dio guardò all’umanità e volle avere con lei una relazione d’amore. La fede in verità non è una questione di conoscenza, perché il Signore Dio attira a sé chi vuole a prescindere da tutto, ma poi egli vuole che questa fede sia corroborata dall’uso della ragione che si applica non solo al movimento d’amore per cui ha attratto a sé quella singola persona ma a tutto il suo amore per l’umanità partendo dagli inizi.

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Oggi  tanti cristiani galleggiano su Gesù Cristo senza avere alcun radicamento in quella che fu la stessa sua appartenenza. Ciò li espone ad un atteggiamento devozionistico, e cioè diretto con Gesù-Dio, che viene vissuto senza alcun legame alla storia del popolo d’Israele di cui Gesù stesso faceva parte e ciò però  li priva della  ricchezza della divina Sapienza consegnata negli scritti di tutti e due i testamenti.

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Questi  cristiani magari ascoltano tutte le letture che si fanno in chiesa ma solo per saturare il bisogno religioso del momento. Irrobustire la propria fede facendo colare sul proprio spirito il peso glorioso del passato ci rende capaci di parlare all’uomo di oggi perché ciò che è frutto di secoli e di vicende le più diverse, tra le gloriose e le miserrime, saprà pure darci le parole adatte per fare il grande annuncio della venuta del regno di Dio in questo nostro mondo. 

La nostra vita e la Parola

Spirito del Signore, suscita in questo nostro tempo dei santi testimoni che sappiano testimoniare e raccontare  a chi non conosce le vostre divine Persone  quanto immenso e glorioso è stato ed è il vostro amore per l’umanità a partire dal momento in cui voi l’avete creata.

 Gabriele Patmos

"Offrimi spesso, tutti i giorni, la tua morte, come tutti i giorni Io offro la Mia a Mio Padre".

(LUI E IO - Diario intimo di una mistica del Novecento. Ed. Marietti 1820)

 
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AMARE FINO ALLA MORTE ECCO IL GRANDE DESTINO, TROPPO GRANDE PER LA NOSTRA DEBOLEZZA, MA CON IL SUO AIUTO....

Post n°609 pubblicato il 27 Novembre 2012 da sebregon

XXXIV SETTIMANA DEL T.O. - MERCOLEDÌ

 

Lc 21, 12-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

 

Parole dure, che invitano ad affrontare e accettare il martirio. C’è una sorta di ineluttabilità che emerge dalle parole di Gesù, come se dare testimonianza della propria fede comportasse inevitabilmente andare incontro alla persecuzione.

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Ma la speranza è data dalla promessa che “parole e sapienza” saranno dati a chi testimonierà, parole tali che gli avversari non potranno controbattere. Quindi una possibilità c’è, per il Verbo, di trionfare: anche se tale trionfo costerà sangue.Duemila anni di storia, del resto, ci hanno mostrato che tutto questo è vero.

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E che la intolleranza, purtroppo, è universale: gli stessi cristiani che hanno subito le persecuzioni sono diventati, in tempi e luoghi diversi, persecutori. Come dunque interpretare questa parole? Come un invito alla resistenza… o all’amore?

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Sento che questa pagina mi muove molto: per l’ingiustizia profonda che percepisco nella impossibilità di manifestare liberamente il proprio credo, e per come tale ingiustizia si è diffusa e si è perpetrata nel mondo, a dispetto anche delle parole di Gesù. Il suo “discorso apocalittico”, del resto, ben si attaglia anche ai nostri giorni. E non vale solo per i cristiani.

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Il concetto stesso di “testimonianza” è prezioso per chiunque segua un percorso di crescita spirituale. Senza amore, con il cuor chiuso, non è possibile dare testimonianza vera. E forse, dunque, è per questo che arrivano l’incomprensione e la persecuzione.

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Alessandra Callegari

"Quando puoi non apparire, non apparire. Nasconditi, nasconditiin Me. Amami con nuove invenzioni, che il tuo amore sia sempre giovane! Come il mattino! (II-86)

(LUI E IO - Diario intimo di una mistica del Novecento. Ed. Marietti 1820)

 

 
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DARE NON QUALCOSA AL SIGNORE MA TUTTO: SOLO LA SUA GRAZIA PUO' AIUTARCI

Post n°608 pubblicato il 25 Novembre 2012 da sebregon

XXXIV SETTIMANA DEL T.O. – LUNEDÌ

 
 

 


  

 

 In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

 

Il Signore Gesù oggi ci invita ad uscire fuori da una vita calcolata. Il mondo è quello che è, ed intendo uno dove ancora esiste fame e guerra, proprio perché siamo tutti calcolatori.

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Il regno di Dio non abita il calcolo ma vive negli sconfinati scenari della pura generosità. Il Signore qui, guardando ai due protagonisti dell’offerta, nota che la povera vedova ha gettato tutto quello che aveva e ciò gli serve per indicarla come abitatrice delle regioni dell’intensità dove ogni atto diventa totale perché dentro vi è per intero il cuore.

 

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Cosa avrà sentito in quel momento il Signore all’atto dell’offerta di quella vedova? Sicuramente la forza di quel dono che attraverso la rinuncia a qualcosa di prezioso per la sua vita rimetteva la sua stessa vita nelle mani del suo divino destinatario.

 

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Il Signore dunque nella vita di un essere umano  apprezza soprattutto un cuore indiviso e cioè quello completamente dedicato a lui. E Lui ne sa qualcosa di questa modalità perché ha dato tutto se stesso fino all’ultima goccia di sangue non sottraendosi per calcolo a niente pur di poter testimoniare a tutti cosa significhi essere un vero uomo ed un vero Dio.

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Quanto dobbiamo imparare da questa vedova perché i nostri atti acquistino quel soave profumo di cuore indiviso che è arrivato fino  al Signore. Eppure quando per divina grazia il nostro cuore  ci porta a tanto, anche se non percepiamo niente sul piano delle realtà esteriori  alloara sentiamo che in qualche modo ci siamo sintonizzati con il desiderio di Dio di avere non qualcosa ma tutto di noi.

 

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La nostra vita e la Parola

SpirIto del Signore,fossimo come la vedova il mondo sparirebbe e si aprirebbero subito le porte del regno dei cieli, ma le cose non sono così e dobbiamo in questa vita convincerci un passo dopo l’altro che è bello e stupendo dare tutto e non qualcosa al nostro Padre celeste. E tu Spirito di Dio illumina le nostre menti e visita i nostri cuori perché ciò avvenga il più possibile.

 Gabriele Patmos

"Io cambio le tue preghiere in Mie preghiere. Ma se tu non preghi...Posso far fiorire una pianta se tu non la semini?" (I-25)

(LUI E IO - Diario intimo di una mistica del Novecento. Ed. Marietti 1820)

 
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IL NOSTRO TEMPIO. CORPO E SPIRITO, E' PERFETTO SOLO CON IL SIGNORE: SENZA DIVENTA UN LABIRINTO SENZA USCITA

Post n°607 pubblicato il 23 Novembre 2012 da sebregon

XXXIII SETTIMANA DEL T.O. - VENERDÌ


 

 

 

Lc 19, 45-48


 
In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo. 
 

Se ci poniamo sinceramente la domanda su quale sia la  casa del Signore  non possiamo non rispondere che la sua vera casa ha i confini dell’io di ciascuno di noi. E tuttavia anche se siamo ‘tempio del Signore’ non pare che questa verità  attivi molto la nostra immaginazione.

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Il nostro tempio invece è riempito da una infinità di cose e di preoccupazioni.  Dove c’è poco posto per il Signore. Sì, qualche volta si pensa a Lui, magari si recita una preghiera ma non si entra affatto in una vera relazione di reciproca  appartenenza o meglio di aderenza.

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preoccupazioni

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Tra il Signore e noi c’è molto mentalismo, molta falsa immaginazione. Nel fondo di noi stessi infatti si relega la divinità in qualcosa di molto lontano, complicato e sopratutto che non trova posto nella nostra vita quotidiana.

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Nella spianata del nostro io interiore c’è di tutto ed ogni cosa che attira la nostra attenzione diventa una interfaccia totale con il nostro spirito per cui poi non c’è spazio per altro.  Questo perché siamo portati a vivere la nostra vita in solitudine. .

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Siamo infatti noi che dobbiamo comprare o vendere, noi che dobbiamo affrontare i problemi della realtà, noi che dobbiamo dare soluzione a complicate questioni di rapporti con le altre persone, sempre noi. Non vogliamo capire che nel regno del Signore non si può vivere in solitudine.

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Se il Signore Gesù è venuto a trovarci dai cieli del Padre è perché ha presente che con le sole nostre forze non possiamo farcela in questa vita. Egli si propone come uno che vuole stare con noi: “Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta,io entrerò da lui e cenerò con lui ed Egli con me.” (Ap3,20). 

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Cosa dovrebbe dirci di più chiaro Gesù?. Ora cosa possiamo fare per mantenere durante la giornata l’attenzione a questa realtà sconvolgente che abbiamo in casa il Signore? Proviamo a pensare a cosa non facciamo quando apettiamo la visita di una persona che amiamo.

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Per Gesù dobbiamo comportarci nello stesso modo attivando tutta una serie di accorgimenti per rendere vero e credibile al nostro cuore questa relazione con l’Ospite più gradito di tutto l’universo. Se pensiamo poi che questo nostro cercare di essergli vicino è come una prova di ciò che sarà quando lo andremo a conoscere nel suo Regno quale egli è allora ci daremo da fare per non essere infedeli.

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E’ adesso che il Signore vuole stare con noi e non dopo come molte volte la nostra fantasia religiosa ci persuade  a fantasticare. Dobbiamo crescere dunque e passare dai balbettii a delle frasi che abbiamo un senso di vera relazione. Egli vuole da noi  non la forza per portare avanti quanto il desiderio del cuore immagina ma la decisione di voler stare con Lui e la perseveranza di fronte a tutti fallimenti. A tutto il resto pensa il Signore Gesù.

 La nostra vita e la Parola

Spirito Santo, aiutaci a rendere vivo e reale il rapporto con le vostre divine Persone togliendo dal nostro tempio   l’idolo ottuso del nostro io.

Zolfanello-immagine da accendere nella fantasia durante la giornata quando il cuore è freddo.

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mamma-e-neonato-momento-perfetto-dopo-nascita

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Noi ed il Signore così

Gabriele Patmos 

 
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ALLA FINE NON C'E' NIENTE DI PIU' BELLO CHE FARE NON LA NOSTRA MA LA VOLONTA' DEL PADRE CELESTE

Post n°606 pubblicato il 20 Novembre 2012 da sebregon

 

PRESENTAZIONE

DELLA BEATA VERGINE MARIA

 

.Mt 12,46-50


 
In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

 

Per Gesù un legame spirituale è molto più profondo di un legame fisico, di  un legame di sangue. Gurdando a una esperienza particolare della mia  vita intuisco il senso delle parole di Gesù. In particolare sono memore dei miei colloqui spirituali con Padre Cappelletto.

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Padre Cappelletto

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C'era una domanda che ritornava  sovente nei nostri colloqui  e che ha costituito  il filo rosso del nostri incontri. La domanda era questa: “Come dobbiamo interpretare tutto quello che avviene e ci investe più immediatamente, è davvero questa la volonta del Padre per me? ”.

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In questa mia domanda c'era tutta la mia inquietudine esistenziale e la mia ricerca di un senso agli avvenimenti della vita di quel periodo. Con pazienza  padre Capelletto ha ascoltato il mio bisogno di orientamento durante un periodo esistenziale fatto di alti e bassi durato parecchi anni.  La sue risposte erano sempre molto semplici e pragmatiche: “ Noi cresciamo spiritualmente, attraverso le relazioni con uomini spirituali.

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Attraverso queste relazioni umane con uomini spirituali, avviene un reciproco scambio di esperienze di vita con Dio. E cresciamo spiritualmente soprattutto quando si compiono opere d'amore nei confronti degli altri.”

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La  paternità spirituale di padre Cappelletto era del tutto simile a  quella   di uno starci russo che guarda al cuore degli uomini e non predica solo delle teorie. Ho sentito e sento ancora il suo affetto che ricambio nella mia preghiera.

 

Ivan Valleverde

 
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ANCORA OGGI COME ALLORA GESU' CI CHIEDE : COSA VUOI CHE IO FACCIA PER TE? A NOI LA RISPOSTA

Post n°605 pubblicato il 18 Novembre 2012 da sebregon

XXXIII SETTIMANA DEL T.O.  - LUNEDÌ

 

  Lc 18, 35-43


 
Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

 

 

Che cosa chiede di vedere, in realtà, il cieco? La verità? La via? La vita? La sua richiesta di guarigione non è solo fisica, ma morale e spirituale.

 

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E in realtà, pur senza occhi, ha già “sentito” che Gesù ha un potere tale da restituirgli la vista e dargliene anzi una ben più grande.Fra i tanti miracoli compiuti da Gesù, guaritore del corpo, questa guarigione della cecità mi è sempre parsa particolarmente interessante sul piano simbolico.

 

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 Quanti hanno occhi per vedere e non vedono, sensi per sentire e non sentono. Quanti non chiedono aiuto, quanti non si rendono nemmeno conto di averne bisogno.

 

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Il cieco chiede. Mostra la propria cecità e chiede aiuto.Gesù coglie la fede profonda che c’è dietro la richiesta, una fede che non ha bisogno di prove e di conferme. E proprio per questo viene confermata.

 

 

Alessandra Callegari



 
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ANCORA OGGI COME ALLORA GESU' CI CHIEDE: COSA VUOI CHE IO FACCIA PER TE? A NOI LA RISPOSTA

Post n°604 pubblicato il 18 Novembre 2012 da sebregon

 

XXXIII SETTIMANA DEL T.O.  - LUNEDÌ

  Lc 18, 35-43


 
Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

 

 

Che cosa chiede di vedere, in realtà, il cieco? La verità? La via? La vita? La sua richiesta di guarigione non è solo fisica, ma morale e spirituale.

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E in realtà, pur senza occhi, ha già “sentito” che Gesù ha un potere tale da restituirgli la vista e dargliene anzi una ben più grande.Fra i tanti miracoli compiuti da Gesù, guaritore del corpo, questa guarigione della cecità mi è sempre parsa particolarmente interessante sul piano simbolico.

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 Quanti hanno occhi per vedere e non vedono, sensi per sentire e non sentono. Quanti non chiedono aiuto, quanti non si rendono nemmeno conto di averne bisogno.

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Il cieco chiede. Mostra la propria cecità e chiede aiuto.Gesù coglie la fede profonda che c’è dietro la richiesta, una fede che non ha bisogno di prove e di conferme. E proprio per questo viene confermata.

 

Alessandra Callegari



 
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L'UNICA VERA POLIZZA ASSICURATIVA IN QUESTA COME NELL'ALTRA VITA E' STARSENE SEMPRE CON IL SIGNORE GESU'

Post n°603 pubblicato il 15 Novembre 2012 da sebregon

 

XXXII SETTIMANA DEL T.O. - VENERDÌ
 

 

 

 

 
Lc 17,26-37


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata». Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi». 

 

Ognuno di noi possiede un tesoro che custodisce con i denti  siano essi soldi o beni materiali. Poi abbiamo la nostra visione del mondo  a cui abbiamo consegnato il cuore e la mente. 

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Ora il Signore Gesù viene a dirci che tutto ciò, anche se lecito (…infatti vi è forse qualcosa di male nel mangiare, bere, piantare, costruire?), non è sufficiente a salvare la propria vita. La salvezza è in relazione ad un pericolo incombente e Gesù ci avverte che anche nella condizione peggiore in cui uno si possa trovare (vedi il buon ladrone sulla croce) ha sempre la possibilità, se lo vuole , di salvarsi.

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E così nella situazione di pericolo una persona, se ha mantenuto in qualche modo la consapevolezza dei valori in gioco, sicuramente non rientrerà a prendere delle cose in casa perché saprebbe d’andare incontro alla morte. Tuttavia Gesù ci prospetta anche un’altra situazione in cui l’attore principale non è più la singola persona che deve decidere sul da farsi ma un attore impersonale che ad uno lascerà la vita mentre ad un altro la toglierà. 

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Questo attore impersonale non è altri che un avvoltoio dagli occhi speciali che non si fa condizionare solo dal respiro ma che vede se una persona è completamente morta spiritualmente e quindi puzza come un cadavere.

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 Parole tremende che ci dicono come chi abbraccia solo le cose di questo mondo è come uno che si costruisce in vita la propria morte. Se invece nel giorno della manifestazione del Figlio dell’uomo, che avverrà alla fine dei tempi ma anche  per ciascuno di noi nel momento in cui passiamo da questa vita all’altra, noi non ci troveremo di fronte ad un estraneo ma ad Uno che abbiamo amato d’intenso amore tutta la vita allora da Lui verremo salvati ed introdotti alla presenza del Padre.

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Mi pare che l’invito pressante di questo evangelo sia quello di amare sopra ogni cosa il nostro fratello Gesù assieme a tutti gli altri fratelli presenti in questo mondo e nell’altro. Come Gesù ci ha dato testimonianza della sua unione continua con il Padre ( “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, (Gv 6,57); “...allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo." (Gv 8,28) ecc,) così anche noi siamo chiamati a vivere in due : Io e Gesù, Gesù ed io (bellissimo il libro di una mistica morta nel 1954 dal titolo : “Lui e io” –  Gabrielle Bossis – Marietti 1820).

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 Se la vita viene vissuta assieme al Signore Gesù invece che con le cose o le nostre pervicaci visioni del mondo allora regneremo con lui in questo ed anche nell’altro mondo.

 

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito Santo illumina la nostra vita perché sappiamo discernere con il cuore cosa ci giova per vivere nell’amore eterno del tuo Gesù.

 

Gabriele Patmos

 
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IL SIGNORE E' COME UN ORFANO IN MEZZO AGLI UOMINI DI QUESTO MONDO: VOGLIAMO ADOTTARLO?

Post n°602 pubblicato il 13 Novembre 2012 da sebregon

XXXII SETTIMANA DEL T.O. - MERCOLEDÌ

 

 

Lc 17, 11-19

 
 
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

 

Le parole di questo vangelo mi confermano nel circolo di pensieri che affollano la mia mente in questi mesi.  Mi convinco  sempre di più , sull'esempio di Roger Schultz, che qualsiasi sia la malattia che ci troviamo a vivere, prima che della guarigione  del corpo, e' primaria per noi  una guarigione del nostro intimo.

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E mi sembra sia quello che ha vissuto il samaritano in questo racconto di Luca. Il suo sussulto di ringraziamento esplode nell'incontro con Gesù perchè era già  presente come disposizione  del  suo intimo cio' che ci trasforma  e guarisce  è un’umile fiducia in Dio.

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ivan valleverde

 

 

 

 
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SE SOLO SAPESSIMO QUANTO SIAMO INGIUSTI ALLORA ABBASSEREMMO DI COLPO LE NOSTRE PRETESE GIUDICANTI ED EMARGINANTI IL PROSSIMO

Post n°601 pubblicato il 12 Novembre 2012 da sebregon

 12 NOVEMBRE 2012
XXXII
SETTIMANA DEL T.O.  - LUNEDÌ

SAN GIOSAFAT 
Vescovo e Martire


 

Lc 17, 1-6
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

 

 

Tre frasi famose, tre “provocazioni” di Gesù, che in questo brano si mostra al contempo molto severo e molto amorevole. Tuona contro lo “scandalo” perpetrato ai danni dei piccoli, dei deboli, di coloro che non sanno difendersi e possono restarne travolti.

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Ma poi invita a perdonare senza riserve chi ha sbagliato e se ne pente. E infine sottolinea la scarsa fede degli apostoli, che se davvero credessero con fiducia e abbandono potrebbero fare qualsiasi cosa.

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Misericordia e durezza, compassione e fermezza sembrano spesso unirsi nelle parole di Gesù, che di volta in volta scuote i suoi fedeli, invitandoli a essere forti e coerenti nella propria adesione alla sua Parola, ma anche a praticare la virtù della compassione, non giudicando e condannando l’errore ma anzi vedendolo come parte della debolezza umana.

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Chi è senza peccato scagli la prima pietra, dirà in altra occasione. Così come racconterà, nella parabola del figliol prodigo, con quanto amore il padre accoglie chi si è allontanato dalla retta via. È dunque un invito a credere nell’amore e a praticarlo, verso di sé e gli altri, perché solo nell’amore si trova la strada giusta. Ed è nell’amore per il Maestro, e nella fiducia in lui, che la strada si mantiene.

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Alessandra Callegari

 
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NON SIAMO SOLO ESSERI VOTATI ALLA MORTE MA GIA' QUI TEMPIO DEL SIGNORE E DESTINATI AD UNA GRANDIOSA VITA FUTURA

Post n°600 pubblicato il 09 Novembre 2012 da sebregon

9 NOVEMBRE
DEDICAZIONE DELLA
BASILICA LATERANENSE


 


 

 


 

Gv 2,13-22

 
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. 

 

L’accusa più grave che i capi degli ebrei rivolgevano a Gesù era che egli essendo uomo si faceva Dio. Nella loro mente, come nella nostra, un uomo è un uomo e Dio è Dio. Se qualcuno ha la pretesa di dire il contrario anche noi lo reputiamo pazzo. Questo per dire che non siamo tanto diversi dagli ebrei del tempo di Gesù.

 

 

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Tuttavia dobbiamo anche riconoscere che per molti uomini, disposti ad aprire totalmente il cuore al diverso,  la persona e le parole di Gesù sono stati capaci di convincerli ad entrare in una prospettiva dove lo iato tra la materia, l'umano ed il divino è stato totalmente colmato.

 

 

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L’incredibile del cristianesimo consiste nel credere che tra la realtà creaturale e quella divina vi è perfetta unità almeno nella persona di Cristo mentre nei suoi fratelli questa unità è imperfetta ed arriverà a compimento completo nel regno celeste.

 

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Il Signore passa dal tempio di pietra al tempio del suo corpo e ciò  ci fa capire  due cose: la prima è che il tempio era davvero la casa del Padre, e quindi un ambito materiale intriso della presenza del Padre, la seconda che la materia trasformata nella presenza di carne della sua persona è capace di divinità.

 

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Certo si può non credere che ciò sia vero ma per coloro che si sono aperti a questa prospettiva le cose nella vita reale cambiano realmente e non per fantasia. Un conto infatti è sentirsi solo gettati in questo mondo pieno di problemi un altro avere gli stessi problemi ma sapere che le cellule del nostro corpo sono capaci di divinità.

 

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E ciò però non può essere ascritto a superiorità perché il nostro Maestro ci ha insegnato che alla radice di ogni riuscita nella vita c’è la presa di coscienza d’essere una fonte continua di complicazioni per la nostra e l’altrui vita.  Il Signore ci dice che se davvero vogliamo percorrere la via della divinità, e quindi accompagnarci a Lui, dobbiamo far piazza pulita del nostro io che vuole sempre avere l’ultima parola, che proietta continuamente la propria visione del mondo per includervi a forza gli altri, che non sa ascoltare e così via.

 

 

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Se però si è presa la decisione di seguire il Maestro allora di sicuro si apriranno i mondi della grandiosa presenza degli Esseri divini che lo porteranno passo dopo passo ad entrare pienamente nel glorioso regno di Dio: e per non illudere alcuno è da dire che, pur vivendo alla presenza del Signore,  questa gloria potrà anche essere vissuta  nell’oscura notte dei sensi come è capitato a tanti santi, non ultima madre Teresa di Calcutta.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, illumina la nostra mente in modo da non essere sviati da quella oscura credenza che ci vuole solo terreni ed incapaci di accogliere il divino. Il tuo Gesù ci ha detto che noi siamo ‘dei’ aiutaci allora a credergli fino in fondo.

 

Gabriele Patmos

 
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ESSERE DISCEPOLO SIGNIFICA AVERE UNA RELAZIONE CON IL SIGNORE ED ACCETTARE CHE LE COSE VENGONO DOPO DI LUI

Post n°599 pubblicato il 06 Novembre 2012 da sebregon

XXXI SETTIMANA DEL T.O. - MERCOLEDÌ

 


 


 

 

 

 

Lc 14, 25-33

 
 In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». 

 

La nostra vita di cristiani non consiste prevalentemente nella realizzazione di nostri desideri mistico-religiosi e tanto meno consiste in una realizzazione sociale e politica. Nella mia esperienza, molto più importanti sono stati gli incontri con chi è stato portatore di una testimonianza.

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Un incontro importante della mia giovinezza è stato quello con Lorenzo Cantu. Lorenzo era un laico consacrato, un figlio spirituale di Giorgio La Pira, che senza mai parlare del suo essere cristiano ha dato una testimonianza di piena adesione al messaggio di Gesù, che Luca ci riporta in questo Vangelo.

 

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In una comunicazione agli Istituti secolari  dal titolo – Testimoni più che maestri-  Lorenzo scriveva “Il primo messaggio da dare agli altri è lo stile di vita. Noi oggi ci facciamo tante domande su che cosa dire, su come tradurre il messaggio di Gesù ai nostri giorni, su come superare l'estraneità della nostra cultura a questo messaggio. La cosa è assai più semplice. Bisogna partire da uno stile evangelico di vita.

 

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Il vangelo si predica, anzitutto col il modo di vivere, semplice, disinteressato, aperto, amabile. San Francesco ha ricordato questa lezione in maniera efficacissima. L'autenticità della vita consacrata per essere vera, deve essere anche esteriore espressione di una nuova concezione di vita, di una diversa mentalità e deve coinvolgere tutta la personalità.

 

 

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”Un altro incontro per me importante è stato quello con Bruno Maggioni, che sul come seguire Gesù da laico scrive:” Ogni forma di vita consacrata è frutto della libertà dello Spirito, questo è il punto. Non una deduzione – ne dalla storia nè dal vangelo – ma un evento. Già questo dice che ogni forma di vita consacrata non ha soltanto la nota dell'utilità, ma anche della libertà e della gratuità.

 

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E quì – e non soltanto nella sua utilità storica – che va cercato il senso di ogni forma di vita consacrata. Gratuità e libertà sono le note di ogni gesto di Dio: della creazione come della incarnazione.”

 

Ivan Valleverde

 
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SE SIAMO TIRCHI NELL'AMORE I NOSTRI ORIZZONTI IMPLODERANNO SU DI NOI

Post n°598 pubblicato il 04 Novembre 2012 da sebregon

 

XXXI SETTIMANA DEL T.O. - LUNEDÌ



 






Lc 14, 12-14


In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

 

Primo commento

Come succede, eccomi qui , all´ultimo momento . Ritorno al lavoro.E Luca, questa volta mi rinfranca . Senza che debba interpretare.

A volte mi chiedo qual è il senso del mio operare.  Me lo sono chiesto in questi giorni che, nel ricordare chi se ne è andato ,sono stati anche inquieti.“Quando darai un banchetto , invita i poveri…”

Forse è tutto qui.

Non tanto perché la ricompensa arriverá alla “resurrezione dei giusti”.

Questo è senza dubbio molto bello, ma in fondo la ricompensa arriva giá.

Nel navigare “controcorrente”, nell´aprirsi, anche senza capirci molto , ad “altre logiche”, come quella del dono.

Che nutre il cuore anche se io posso portarci dentro il mio “non so”, ( con questa crisi dovrai pure “risparmiarti” un pochino, o no ? ).

Che nutre non solo l´altro/a “fuori di me”, ma prima di tutto l´altro/a in me.

E mi fa sentire vicino al Maestro di Nazareth.

 

Secondo commento

Il signore Gesù sembra non contentarsi mai delle nostre prestazioni umane. In fondo potremmo dirgli che invitare qualcuno è sempre un atto di partecipazione e di comunione. Tuttavia, se questa è la sua richiesta, noi non possiamo glissarla e allora dobbiamo confessare la nostra incapacità di assolvere con pienezza al suo consiglio.

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 Ciò che invece ci riesce bene  è invitare secondo regole di  convenienza anche se qualche rara volta riusciamo ad imboccare la strada della gratuità. Viviamo infatti in un mondo di reciproche ragnatele per cui riuscire a liberarsene può diventare esiziale anche per la nostra personale vita sociale.  

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 Quante mogli o quanti mariti permetterebbero che l’altro porti a casa sconosciuti? E quanti religiosi, preti o monaci o suore, potrebbero farlo? Forse solo il nostro santo Francesco avrebbe il coraggio evangelico di invitare  ‘poveri, storpi, zoppi, ciechi’.

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 Siamo dunque costretti a partire per questa riflessione da un livello molto più basso da ciò che il Signore vuole. Detto questo, e senza diminuire la vigilanza su possibili aperture del contesto che ci permettano di  aderire in qualche modo al consiglio evangelico, dobbiamo chiederci quale sia in verità il messaggio  che il Signore vuole arrivi al nostro cuore.   Egli vuole che noi allarghiamo sempre i nostri orizzonti andando oltre lo stretto confine dei nostri interessi.

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E ci si potrebbe chiedere, e con tutta ragione, del perché di questo invito e se esso sia rivolto ai soli credenti o abbia un raggio di validità anche per coloro che non credono. Dobbiamo allora constatare che le sue parole toccano il cuore di ogni uomo in quanto lo mettono davanti alla possibilità o meno di allargare l’orizzonte della vera fraternità.

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Sono parole che ci rinfrescano gli occhi e ci chiedono se il motivo del nostro invito sottopone i nostri ospiti ad una qualche condizione e cioè quella in cui essi sono invitati solo se possono contraccambiare.  Ora ciò vuol dire semplicemente una falsificazione dei rapporti per cui gli altri vengono utilizzati ai propri fini affettivi o intellettuali o ancora economici. Vi sono pure dei contraccambi leciti ma alla fine non fanno che ingessare i rapporti che dunque ad un certo momento devono essere vivificati dalla gratuità. Inoltre per entrare nel senso vero  delle parole evangeliche occorre capire che il Signore vuole metterci davanti agli occhi il fatto  che egli ci ha amato fin dall’inizio del mondo quando cioè da noi non poteva ricevere nulla in cambio.

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Dio Padre ci ha amato di puro amore e dunque quando ci fa queste richieste è perché vuole farci sperimentare una qualità d’amore che non potrebbe esistere se non fosse già  esistito in Lui. Dio amandoci ha aperto la pista ad una qualità d’amore che possiamo percorrere. Possiamo allargare dunque i confini della nostra accoglienza perché in questo modo ci avviciniamo sempre di più ad una qualche comprensione del suo infinito amore.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore liberaci dalla tircheria di un amore che non vede altri che se stessi e coloro da cui può trarre beneficio. Sappiamo però che senza la forza del tuo aiuto non riusciremo mai ad aprire le serrature del nostro cuore ed allora aiutaci  a superare i nostri interessi  per vivere della stessa qualità del tuo amore che non esclude mai nessuno.

 Gabriele Patmos

 

 
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SOLO MORENDO ALLE FALSE SPERANZE SPERIMENTEREMO MOMENTI OLTRE LA MORTE ANCHE IN QUESTA VITA

Post n°597 pubblicato il 02 Novembre 2012 da sebregon

 

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

 

 

 


1 Corinzi 15, 51-57

Fratelli, io vi annuncio un mistero: noi tutti non moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Essa infatti suonerà e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati. È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta d’incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d’immortalità. Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura:«La morte è stata inghiottita nella vittoria».Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!

E’ una speranza molto alta che si apre per tutti noi oggi. Oserei dire una certezza: “noi tutti non moriremo, ma tutti saremo trasformati”.

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Di fronte alla situazione in cui mi trovo in questo momento sentirmi dire: “non morirai, non moriranno le tue idee più belle, non moriranno le tue attese di giustizia, non moriranno i sacrifici che hai fatto ma saranno trasformati in una prospettiva più ampia, meno limitata in una dimensione spazio-temporale diversa da quella in cui sei abituato a rapportarti”.

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Niente di devozionale quindi ma qualcosa di vero e che colma il mio desiderio di felicità.

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La nostra vita e la Parola


Spirito Santo apri il mio cuore alla tua presenza, a mettermi in ascolto della Parola del Padre che come un’arma a doppio taglio entra nelle radici della mia anima ed estirpa paure, angosce per mettermi in ascolto della Verità che mi rende libera anche rispetto alla morte.

Gloria

 

 
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