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Messaggi del 07/10/2012

 

LA COMPASSIONE E' LA CHIAVE DELLA VITA VERA

Post n°585 pubblicato il 07 Ottobre 2012 da sebregon

XXVII SETTIMANA DEL T.O. - LUNEDÌ

 

 

 

 

 

Lc 10, 25-37 


 In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
  

 

Ho conosciuto un uomo che ha cercato per tutta la su vita di realizzare questo insegnamento di Gesù. Avevo 17 anni e dopo una guerriglia durata qualche mese, convinsi i miei genitori a darmi il permesso per partecipare come volontario al campo estivo della comunità di Emmaus che si svolgeva quell'anno nella città di Tour.

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L'attività della comunità consisteva nella raccolta di stracci e ferraglia che noi giovani volontari insieme ai comunitari  ammassavamo in un grande piazzale alla periferia della città. Oltre  allo slancio ideale che ci aveva portato lì, per noi giovani la parte interessante dell'esperienza, era la vita di comunità.

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Un campo con giovani provenienti da tutta Europa non era certo privo di problematiche legate alla convivenza, infatti all'interno della comunità si riproducevano in miniatura tutti mali tipici della società, con forme di intolleranza e conflitti generati dal poco rispetto tra di noi.

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L'Abbè Pierre che ci fece vista quell'anno mi  impressionò molto per la sua lucidità sull'amore verso il prossimo.  Ci invitò innanzitutto a cercare il povero non solo fuori nella società, ma anche dentro alla comunità.

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Nel suo lavoro per gli emarginati l'Abbè era ispirato sicuramente da tutto il vangelo e fino alla alla fine della sua vita ha soccorso emarginati in tutto il modo e diceva: “ La gratuità del servizio manifesta la gratuità dell'amore. Fare per amore è una forma di comunione. Il lavoro non è mai fatto per se stessi. É il servizio per amore che cambierà i cuori, che risveglierà il sentimento di ritornare a Dio. Recuperando insieme rifiuti, recuperiamo anche noi stessi.”

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Questa esperienza è stata ossigeno per la mia giovinezza e penso sia nel segno del buon samaritano.

 

Ivan Valleverde

 

 
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