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Messaggi del 18/10/2012

 

LA NOSTRA VITA E' MOLTO DI PIU' DI CIO' CHE VEDIAMO ED IL SIGNORE CI ACCENDE LA LUCE PER VEDERLA TUTTA

Post n°591 pubblicato il 18 Ottobre 2012 da sebregon

XXVIII SETTIMANA DEL T.O. - VENERDÌ


                    

 

 


 Ef 1, 11-14
 Fratelli,
in Cristo siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
In lui anche voi,
dopo avere ascoltato la parola della verità,
il Vangelo della vostra salvezza,
e avere in esso creduto,
avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,
il quale è caparra della nostra eredità,
in attesa della completa redenzione
di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.  

 

 

 

Siamo poveri esseri umani ed a sentire queste parole di Paolo ci vengono i brividi. Eppure le parole di Paolo, nonostante il nostro sentirci un nulla  ed il nostro essere certi che non lasceremo nessunissima traccia in questo vasto universo, non ci inducono a sorridere come si fa davanti a qualcuno che racconta frottole. 


.


.

 Sono parole che elevano la nostra umanità, la rendono importante, le assegnano un compito, e quale compito! Quello d’essere lode della gloria di Dio. Ciò vuol dire che nell’ambito della nostra vita quotidiana abbiamo la possibilità di entrare in un circuito di ringraziamento che  ci fa restare ammirati e lodanti la magnificenza e grandezza di Dio. 


.


.

Non però come davanti a qualcosa che ci rimane estranea, pur ammirandola, ma come una realtà che ci tiene dentro il suo splendore. Siamo pervasi da esso ogni volta che aprendo le porte delle nostre anguste camere buie ci esponiamo alla forza sanante della sua luce. 


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Qui ci viene detto che è lo Spirito che opera  in noi e permette al nostro essere di proiettarsi in questo circuito di lode. Poi  partendo dalla nostra esperienza, quella  legata a momenti felici quando nel momento stesso che li viviamo veniamo presi da una nostalgia di assolutezza che eccede quel che si sta vivendo, possiamo confrontarla con ciò che Paolo ci rivela quando ci dice che lo Spirito santo ha posto su di noi un sigillo come anticipo dell’eredità che ci è stata promessa. 


.


.

Da questo confronto capiamo che i nostri momenti felici possono essere vissuti con gioia e non con la percezione un po’ triste che finiranno. Nella esperienza cristiana non c’è sullo sfondo la catastrofe che poi ha le sue conseguenze negative anche sul presente, ma piuttosto il desiderio di un  compimento e cioè della completa redenzione che già getta sulla  storia la sua luce e la sua forza trasformante.


.


.

Essere dentro al progetto di Dio significa partecipare alla stessa regalità di Cristo. Qui siamo tutti chiamati alla gloria  e cioè ad un destino che ci eleva e non è solo Paolo a darci questo annuncio ma è tutto il filone delle scritture che ci dice la stessa cosa e cioè che il destino dell’uomo è la stessa vita in Dio. 


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Il genio del cristianesimo è quello di aver conosciuto Dio non per via di proiezioni umane su che cosa sia Dio stesso ma per via di eventi che hanno permesso a Dio stesso di rivelarsi e all’uomo di prenderne via via coscienza.


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E le parole di Paolo si trovano lungo questo percorso di eventi alcuni dei quali vissuti da lui direttamente ma altri ricevuti, come capita anche a  noi, da una storia precedente.  La sua testimonianza arriva qui su questo blog ed ha la forza di attirare, di intrigare, di far sì che ci interroghiamo su chi sia questo Gesù, su che cosa sia questo vangelo di salvezza ed ancora che cosa sia questa  eredità.


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Insomma veniamo smossi dalla nostra apatia e portati in una dimensione diversa da cui interpretare la nostra umanità e questo è grandioso.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, nonostante siamo esposti ad una tragica precarietà, le parole del tuo apostolo Paolo hanno la forza di spostarci dalla vita rassegnata, in cui tutto prima o poi muore, verso un cammino dove, aprendo il cuore a Dio, troviamo il modo di lodarlo, ringraziarlo ed entrare nella sfera della sua gloria.

 

Gabriele Patmos

 
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