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Commento alle letture della liturgia del giorno
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Messaggi del 24/10/2012
Post n°593 pubblicato il 24 Ottobre 2012 da sebregon
XXIX SETTIMANA DEL T.O. – MERCOLEDÌ
Lc 12, 39-48 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».
Questo brano ci dà un duplice messaggio: da un lato, ci invita a essere “pronti”, dall’altro a non sprecare le nostre risorse, in una sorta di giustizia distributiva delle responsabilità. Chi più ha avuto, più è chiamato a dare, in termini non solo di quantità, ma di qualità. .
. Sono due messaggi che possono essere raccolti da tutti, in una chiave anche molto “laica”. Essere pronti può voler dire essere preparati ad affrontare le difficoltà, le crisi, le situazioni più delicate della vita, avere consapevolezza e allenarsi a stare nel qui e ora, in modo da poter fronteggiare, attimo dopo attimo, ciò che arriva dall’esistenza. .
. Essere pronti si collega, poi, all’impegnarsi, nel qui e ora, valorizzando quanto l’esistenza dà: ed ecco che chi ha ricevuto più talenti è chiamato a farli fiorire, realizzando le proprie capacità, concretizzandole, mettendole a frutto. Nella consapevolezza e nella presenza, del resto, è più facile realizzare ciò che si è. .
. Non credo sia necessario avere una fede specificamente “cristiana” per sentire il valore di questo invito. Mi pare una chiamata universale a essere “umani”, responsabili, tesi a dare il meglio di sé per dare senso alla vita. .
. E l’invito a essere pronti mi fa pensare soprattutto all’importanza di prepararsi alla morte: non sprecare la propria vita, darle un senso, è l’unico modo per affrontare il mistero della morte sentendo di aver dato valore alla propria esistenza. Se molto ho avuto dalla vita – soprattutto in termini di affetti, risorse, amore – e ho dato valore a quanto ho ricevuto, condividendo e trasmettendo, posso morire sereno, posso dire “ho vissuto” dando testimonianza, fino in fondo, della vita stessa. .
Alessandra Callegari
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