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Messaggi del 26/10/2012

 

NON SIAMO NOI CHE OTTENIAMO L'UNITA' MA ESSA E' FRUTTO DI UN CUORE APERTO CHE LA RICERCA CON GLI ALTRI NEL SIGNORE

Post n°594 pubblicato il 26 Ottobre 2012 da sebregon

XXIX SETTIMANA DEL T.O. – VENERDÌ

 

 


 

 


 Ef 4, 1-6


 
Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

 

Paolo  è prigioniero, come lui stesso dice, a motivo della sua fede nel Signore. Questa fede ha unificato la sua vita . Egli ha trovato nel Signore il referente vero di ogni sua azione. Partendo da questa sua esperienza , non una qualsiasi ma provata dal fuoco delle prove, egli esorta gli Efesini a conservare l’unità dello spirito professando un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.

 

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- Paolo : sarcofago di Giunio Basso -

 

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E’ credibile che egli si rivolga alla comunità  per esortarli a superare alcune divisioni che erano sorte al suo interno. Egli ricorre all’unico punto di convergenza capace di superare le incomprensioni e le divisioni. Questo punto è il Signore stesso. Non sono i regolamenti ma la persona stessa di Gesù.

 

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Per Paolo dunque la possibilità stessa di mantenere la pace è legata alla speranza alla quale si è chiamati. Non può esistere infatti una unione che sia frutto di un mettersi d’accordo o un arrivare ad un compromesso. L’unità non è frutto delle capacità umane di congegnare qualcosa che tenga uniti ma è frutto  di una speranza che unisce proprio perché aggetta il suo protendersi nel perfetto unificatore che è Gesù.

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In questo modo l’uomo viene salvato da se stesso in quanto non è lui che deve essere capace di unità, e che non sia capace è sua concreta e dolorosa esperienza, ma il suo Signore che la dona a coloro che gli si rivolgono con fede.

 

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Se tutti allora si è chiamati alla vocazione di vivere l’unità nel Signore allora si verifica uno spostamento importante e cioè quello che va dalla propria idea di unità a quella che invece vuole il Signore. Ma che cosa vuole il Signore? Vuole che la cerchiamo assieme con il cuore rivolto verso la sua verità ed è in questa tensione che essa si farà trovare donando a ciascuno un cuore di carne che ama e spera in un legame profondo con quello del suo   prossimo  realizzando così la vera unità. 

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La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, aiutaci a dislocare il nostro sguardo da noi stessi al Padre che opera al di sopra di tutti e per il bene di tutti.

Gabriele Patmos

 
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