|
Creato da: sebregon il 12/01/2008
Commento alle letture della liturgia del giorno
|
Area personale- Login
Cerca in questo BlogTagMenuCitazioni nei Blog Amici: 7 Chi può scrivere sul blog
Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti possono pubblicare commenti.
Ultimi commenti |
Messaggi di Ottobre 2012
Post n°596 pubblicato il 30 Ottobre 2012 da sebregon
XXX SETTIMANA DEL T.O. – MERCOLEDÌ
Noi umani abbiamo proprio bisogno che qualcosa o qualcuno ci svegli perché siamo portati a chiudere progressivamente tutte le porte che ci porterebbero a respirare l’aria pulita e ricca di tutti gli umori ed i profumi della terra. .
. Ma il bello è che noi crediamo di aprirle queste porte e crediamo pure di respirare l’aria giusta solo che se non ci fosse qualche fortunale a rompere i vetri spessi delle nostre finestre noi non potremmo mai capire che cosa c’è veramente all’esterno della nostra casa. .
. Che dire allora che i guai che ci capitano sono provvidenziali? Ebbene bisogna confessare che qualche volta è proprio il negativo che ci fa fermare e pensare di non essere un pezzo d’ingranaggio di un mondo che attraverso noi porta avanti se stesso. .
. Eppure non siamo così stupidi ed allora perché questa chiusura verso il nuovo che arriva e potrebbe cambiare veramente la nostra vita mille volte meglio di un pacco di Affari tuoi’ con i suoi 500.00 euro da portare a casa? La verità è che il nostro passato ci gioca dei brutti scherzi facendo cadere sul presente la sua polvere rassegnata e triste. .
. Non sempre per fortuna è così ma spesso succede e quando capita è come se andassimo in giro ciechi senza vedere veramente la realtà che ci chiama verso un mondo altro. Si vive disattenti come servi costretti ad obbedire alle cose che esistono secondo le loro leggi anche se sono storte. .
. Non si affronta il mondo in modo regale e cioè di chi governa e si prende cura di ciò che gli sta attorno. Anche noi diremo al Signore: “Ma come non hai visto come ci davamo da fare nel mondo? A quante riunioni abbiamo partecipato? A quanti poveri abbiamo dato qualcosa?” . .
. E così via, ma il Signore ci dirà che non l’abbiamo fatto come degli invitati a nozze del grande Re ma come dei poveracci che devono tirarsi la giacchetta da tutte le parti per non fare cattiva figura. Di fronte al Re, e cioè di fronte alla Realtà che ci viene incontro, non possiamo essere dei pavidi ma persone che, essendo inserite nel Regno ed avendo tutti gli aiuti del Padre del Figlio e del Santo Spirito, possono permettersi grandi cose. .
Al cristiano la grandezza viene donata perché lui di suo avrebbe poca cosa da dare. Ed è così che egli partendo dal suo nulla cerca un aiuto aprendo tutte le finestre perché sa che della sua sola aria prima o poi morirebbe. .
. In questo suo essere ‘ultimo’, come dice Gesù, egli è veramente grande ma lo è perché si vede con gli occhi giusti e cioè di uno che di fronte a questo misterioso ed infinito universo sa di finire presto ma anche d’essere preso sulle ali misericordiose ed abbraccianti del Risorto che lo eleva donandogli, non tanto la vita eterna cosa buona per carità, ma il godimento della sua presenza e la gioia di una vita assieme a tutti coloro che in Lui hanno amato.
La nostra vita e la Parola
Spirito del Signore, aiutaci a prendere sempre più coscienza che oltre il muro di ciò che si vede ci sei Tu invisibile ma presente e che dunque ogni porta che chiudiamo è come sbarrarti la strada perché Tu non possa entrare nel nostro cuore.
Gabriele Patmos
Post n°595 pubblicato il 28 Ottobre 2012 da sebregon
XXX SETTIMANA DEL T.O. - LUNEDÌ
Lc 13, 10-17
C'è in questo vangelo un invito di Gesù a saper riconoscere quali sono le cose a cui dare priorità. La sua priorità è l'amore e la fiducia. Ci sono degli eventi nella nostra vita come ad esempio la morte di un giovane figlio o l'avvicinarsi di un intervento chirurgico importante dagli esiti non certi, che ci mostrano come siamo nelle mani del Signore. .
. Avvenimenti come questi, ci fanno capire come la vita sia fugace e quali priorità dobbiamo e possiamo scegliere. Come dice Pascal “ tutto ci scivola via tra le mani e fugge di una fuga eterna”.
.
.
Se scegliamo la fiducia al di là delle nostre remore, delle nostre fisime, allora vediamo la nostra vita in un altra prospettiva, prendiamo coscienza che la nostra missione non è far rispettare la legge, o rispettare le convenzioni, ma è amare, e farlo in qualsiasi situazione ci troviamo a vivere.
.
. La fede e l'amore sono la luce della nostra vita. Ivan Valleverde
Post n°594 pubblicato il 26 Ottobre 2012 da sebregon
XXIX SETTIMANA DEL T.O. – VENERDÌ
Paolo è prigioniero, come lui stesso dice, a motivo della sua fede nel Signore. Questa fede ha unificato la sua vita . Egli ha trovato nel Signore il referente vero di ogni sua azione. Partendo da questa sua esperienza , non una qualsiasi ma provata dal fuoco delle prove, egli esorta gli Efesini a conservare l’unità dello spirito professando un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.
.
- Paolo : sarcofago di Giunio Basso -
. E’ credibile che egli si rivolga alla comunità per esortarli a superare alcune divisioni che erano sorte al suo interno. Egli ricorre all’unico punto di convergenza capace di superare le incomprensioni e le divisioni. Questo punto è il Signore stesso. Non sono i regolamenti ma la persona stessa di Gesù.
.
.
Per Paolo dunque la possibilità stessa di mantenere la pace è legata alla speranza alla quale si è chiamati. Non può esistere infatti una unione che sia frutto di un mettersi d’accordo o un arrivare ad un compromesso. L’unità non è frutto delle capacità umane di congegnare qualcosa che tenga uniti ma è frutto di una speranza che unisce proprio perché aggetta il suo protendersi nel perfetto unificatore che è Gesù. .
. In questo modo l’uomo viene salvato da se stesso in quanto non è lui che deve essere capace di unità, e che non sia capace è sua concreta e dolorosa esperienza, ma il suo Signore che la dona a coloro che gli si rivolgono con fede.
.
. Se tutti allora si è chiamati alla vocazione di vivere l’unità nel Signore allora si verifica uno spostamento importante e cioè quello che va dalla propria idea di unità a quella che invece vuole il Signore. Ma che cosa vuole il Signore? Vuole che la cerchiamo assieme con il cuore rivolto verso la sua verità ed è in questa tensione che essa si farà trovare donando a ciascuno un cuore di carne che ama e spera in un legame profondo con quello del suo prossimo realizzando così la vera unità. .
La nostra vita e la Parola
Spirito del Signore, aiutaci a dislocare il nostro sguardo da noi stessi al Padre che opera al di sopra di tutti e per il bene di tutti. Gabriele Patmos
Post n°593 pubblicato il 24 Ottobre 2012 da sebregon
XXIX SETTIMANA DEL T.O. – MERCOLEDÌ
Lc 12, 39-48 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».
Questo brano ci dà un duplice messaggio: da un lato, ci invita a essere “pronti”, dall’altro a non sprecare le nostre risorse, in una sorta di giustizia distributiva delle responsabilità. Chi più ha avuto, più è chiamato a dare, in termini non solo di quantità, ma di qualità. .
. Sono due messaggi che possono essere raccolti da tutti, in una chiave anche molto “laica”. Essere pronti può voler dire essere preparati ad affrontare le difficoltà, le crisi, le situazioni più delicate della vita, avere consapevolezza e allenarsi a stare nel qui e ora, in modo da poter fronteggiare, attimo dopo attimo, ciò che arriva dall’esistenza. .
. Essere pronti si collega, poi, all’impegnarsi, nel qui e ora, valorizzando quanto l’esistenza dà: ed ecco che chi ha ricevuto più talenti è chiamato a farli fiorire, realizzando le proprie capacità, concretizzandole, mettendole a frutto. Nella consapevolezza e nella presenza, del resto, è più facile realizzare ciò che si è. .
. Non credo sia necessario avere una fede specificamente “cristiana” per sentire il valore di questo invito. Mi pare una chiamata universale a essere “umani”, responsabili, tesi a dare il meglio di sé per dare senso alla vita. .
. E l’invito a essere pronti mi fa pensare soprattutto all’importanza di prepararsi alla morte: non sprecare la propria vita, darle un senso, è l’unico modo per affrontare il mistero della morte sentendo di aver dato valore alla propria esistenza. Se molto ho avuto dalla vita – soprattutto in termini di affetti, risorse, amore – e ho dato valore a quanto ho ricevuto, condividendo e trasmettendo, posso morire sereno, posso dire “ho vissuto” dando testimonianza, fino in fondo, della vita stessa. .
Alessandra Callegari
Post n°592 pubblicato il 21 Ottobre 2012 da sebregon
22 OTTOBRE
Ef 2, 1-10
C’è tutto un mondo che crede d’essere giusto perché compie opere buone. E ben vengano i giusti e le loro opere! Tuttavia spesso gli uomini rimangono esposti ad un sottile venticello, quello del vanto, che li fa sentire superiori agli altri e, se uno è credente, a pensare che siano le sue opere che gli fanno guadagnare il regno dei cieli.
.
. Insomma sia il credente che il non-credente corrono il serio pericolo di inquadrare nel modo peggiore le loro opere che a ben pensarci difficilmente potranno essere chiamate buone se portano dentro di sé il vizio che le ha generate e cioè il mettere in mostra la propria bravura.
.
.
Ora Paolo invita i cristiani a considerare che la loro salvezza non avviene per le opere ma per un regalo fatto da Cristo Gesù. Questa verità mal si impatta con il nostro mondo di oggi dove il sentirsi o.k. viene fatto dipendere da una molteplicità di proposte il cui comune denominatore è la propria autorealizzazione e cioè il salvarsi da soli.
.
. E così ci si salva grazie al cibo e l’ossessiva ricerca del modo più salutare di mangiare oppure grazie all’offerta di metodi di salvezza personale che vanno dallo yoga alle pratiche più esoteriche che promettono di farci toccare il cielo con una mano e di risolvere tutti i nostri problemi esistenziali. .
. Cos’è che non va in tutto ciò? Non il fatto che si possano esperire cose nuove o interessanti ma che da esse possa veramente provenire la vera pace e la nostra giusta collocazione nel mondo degli esseri. Per il cristiano la pace e tutto ciò che è veramente bello e buono viene donato da un rapporto con il Signore Gesù.
.
. E così tutto ciò che ci promette la salvezza senza questo riferimento non fa che allontanarci dalla vera salvezza sia in questo mondo che nell’altro. Ne deriva che le nostre energie dobbiamo applicarle a rendere viva la nostra relazione con Gesù. “ Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.” (Mt 5, 33).
.
. La verità è che siamo completamente sradicati da un mondo di certezze, e non solo quelle abitudinarie di un tempo per cui siamo fortunati d’essercene sbarazzati, ma anche di quelle che avevano come protagoniste figure di una santità cristiana diffusa anche a livello popolare e tutto ciò ha aperto la ricerca di strade di salvezza le più disparate e completamente prive di sicuri e contemplabili modelli. Ognuno fa da sé, ognuno crede di capire da sé il Dio a cui credere e così ci si impegola per anni in cammini sbagliati. Pensate ! il Signore ci ha amati, ci ha risuscitati dalle nostre miserie e tutto ciò per grazia: gratis. E se non bastasse, come dice Paolo, ci ha fatto sedere nei cieli in Cristo Gesù. Ciò significa che già qui in questo mondo potremo vivere il Suo cielo e vi pare poco?
La nostra vita e la Parola
Spirito del Signore, grazie per averci amato e per supplire continuamente a ciò che ci manca per metterci in relazione a te.
Gabriele Patmos
Post n°591 pubblicato il 18 Ottobre 2012 da sebregon
XXVIII SETTIMANA DEL T.O. - VENERDÌ
Siamo poveri esseri umani ed a sentire queste parole di Paolo ci vengono i brividi. Eppure le parole di Paolo, nonostante il nostro sentirci un nulla ed il nostro essere certi che non lasceremo nessunissima traccia in questo vasto universo, non ci inducono a sorridere come si fa davanti a qualcuno che racconta frottole. .
. Sono parole che elevano la nostra umanità, la rendono importante, le assegnano un compito, e quale compito! Quello d’essere lode della gloria di Dio. Ciò vuol dire che nell’ambito della nostra vita quotidiana abbiamo la possibilità di entrare in un circuito di ringraziamento che ci fa restare ammirati e lodanti la magnificenza e grandezza di Dio. .
. Non però come davanti a qualcosa che ci rimane estranea, pur ammirandola, ma come una realtà che ci tiene dentro il suo splendore. Siamo pervasi da esso ogni volta che aprendo le porte delle nostre anguste camere buie ci esponiamo alla forza sanante della sua luce. .
. Qui ci viene detto che è lo Spirito che opera in noi e permette al nostro essere di proiettarsi in questo circuito di lode. Poi partendo dalla nostra esperienza, quella legata a momenti felici quando nel momento stesso che li viviamo veniamo presi da una nostalgia di assolutezza che eccede quel che si sta vivendo, possiamo confrontarla con ciò che Paolo ci rivela quando ci dice che lo Spirito santo ha posto su di noi un sigillo come anticipo dell’eredità che ci è stata promessa. .
. Da questo confronto capiamo che i nostri momenti felici possono essere vissuti con gioia e non con la percezione un po’ triste che finiranno. Nella esperienza cristiana non c’è sullo sfondo la catastrofe che poi ha le sue conseguenze negative anche sul presente, ma piuttosto il desiderio di un compimento e cioè della completa redenzione che già getta sulla storia la sua luce e la sua forza trasformante. .
. Essere dentro al progetto di Dio significa partecipare alla stessa regalità di Cristo. Qui siamo tutti chiamati alla gloria e cioè ad un destino che ci eleva e non è solo Paolo a darci questo annuncio ma è tutto il filone delle scritture che ci dice la stessa cosa e cioè che il destino dell’uomo è la stessa vita in Dio. .
. Il genio del cristianesimo è quello di aver conosciuto Dio non per via di proiezioni umane su che cosa sia Dio stesso ma per via di eventi che hanno permesso a Dio stesso di rivelarsi e all’uomo di prenderne via via coscienza. .
. E le parole di Paolo si trovano lungo questo percorso di eventi alcuni dei quali vissuti da lui direttamente ma altri ricevuti, come capita anche a noi, da una storia precedente. La sua testimonianza arriva qui su questo blog ed ha la forza di attirare, di intrigare, di far sì che ci interroghiamo su chi sia questo Gesù, su che cosa sia questo vangelo di salvezza ed ancora che cosa sia questa eredità. .
. Insomma veniamo smossi dalla nostra apatia e portati in una dimensione diversa da cui interpretare la nostra umanità e questo è grandioso.
La nostra vita e la Parola
Spirito del Signore, nonostante siamo esposti ad una tragica precarietà, le parole del tuo apostolo Paolo hanno la forza di spostarci dalla vita rassegnata, in cui tutto prima o poi muore, verso un cammino dove, aprendo il cuore a Dio, troviamo il modo di lodarlo, ringraziarlo ed entrare nella sfera della sua gloria.
Gabriele Patmos
Post n°590 pubblicato il 17 Ottobre 2012 da sebregon
XXVIII SETTIMANA DEL T.O. -SANT'IGNAZIO DI ANTIOCHIA Vescovo e Martire
Lc 11, 42-46
Una delle famose invettive di Gesù contro i farisei e la loro morale formale, ipocrita e priva di sostanza. .
. Per queste parole, per questi messaggi Gesù è stato ucciso. Per aver criticato un sistema, per aver denunciato un malcostume inveterato, per essersi opposto all’arroganza del potere.
.
. Questo è il Gesù “rivoluzionario” che poi, nei secoli, è stato ucciso una seconda volta, con le persecuzioni contro coloro che si richiamavano a un vangelo che annunciava una rivoluzione non solo spirituale ma anche politica.
.
. Il Gesù che offende i dottori della Legge in nome di una Legge diversa è il Gesù che sento vicino e che mi piace, lo ammetto, perché lo sento vero, forte, diretto, difensore di una Verità più alta e non dogmatica.
.
. È il Gesù che vorrei rappresentato, oggi, da un Pontefice altrettanto “sanguigno”… in grado di dare alla Chiesa una ventata di aria fresca rispetto a un fariseismo imperante. Un sogno?
Alessandra Callegari
Post n°589 pubblicato il 14 Ottobre 2012 da sebregon
15 OTTOBRE
Lc 11, 29-32
Ci troviamo a porci delle domande dopo le parole di Gesù. Siamo anche noi a un bivio ed è necessaria una decisione nostra. Infuria anche in noi una battaglia apparentemente nascosta, ma molto viva. .
. Possiamo riconoscere chi è più grande di Giona? Noi siamo la generazione dannata che cerca un segno, eppure è a noi che ci viene richiesto un salto. .
. Ed è un salto nella luce dello Spirito di Gesù. Ma agire con lo Spirito di Gesù porta a una lotta con noi stessi. Abbiamo delle resistenze da superare per far entrare in noi la forza di Dio che opera in Gesù. .
Ivan Valleverde
Post n°588 pubblicato il 11 Ottobre 2012 da sebregon
XXVII SETTIMANA DEL T.O. - VENERDÌ Lc 11, 15-26
Anche per i demoni, e soprattutto per loro, vale il principio della non stabilità, della inquietudine, della falsa speranza. E così può avvenire che uno spirito impuro, come dice il vangelo, si stanchi di stare nell’uomo e se ne vada via credendo che vagando nel deserto la sua situazione possa migliorare. .
. In questo quadro di cambiamento si trova esposto anche l’uomo che prima crede di possedere uno spirito sporco e poi invece di averne uno puro. In realtà emerge dalla lettura di questo brano che egli si crede l’autore sia dell’una che dell’altra condizione.
.
.
Solo l’arrivo di altri demoni aprirà gli occhi del poveretto per fargli prendere coscienza d’aver confidato solo nelle sue forze. Nello stesso guaio incappa l’uomo forte che alla fine deve cedere a chi è più forte di lui. .
. L’arrivo del Regno di Dio significa che sulla terra è ora presente una forza capace di unire e non disperdere, una forza capace di dare salvezza all’uomo ed al suo mondo.
.
. Il Signore parlandoci dei demoni vuole metterci sull’avviso che essi visiteranno prima o poi la nostra vita e non potranno entrare solo se l’uomo avrà fatto affidamento nella protezione divina.
.
. L’uomo forte e ritto che mostra il petto alle avversità della vita e si gonfia di soddisfazione per la sua capacità di saperle dominare deve imparare dalle parole di Gesù e se capirà bene le sue parole dovrà pregarlo di includere la sua casa nel confine del suo regno. Solo così potrà uscire dal timore d’essere invaso da una potenza estranea e vivere una pace profonda.
.
. La nostra vita e la Parola
Spirito del Signore, facciamo fatica a consegnarti le chiavi della nostra casa perché sotto sotto crediamo di potercela fare solo con le nostre forze. Ogni volta però che così avviene è come se ti mettessimo alla porta. Dacci allora la vera volizione che è quella di non separarci mai da te per pensare, decidere e volere ogni cosa assieme a Te consapevoli d’essere sempre inseriti nel meraviglioso mondo del tuo regno. Gabriele Patmos
Post n°587 pubblicato il 11 Ottobre 2012 da sebregon
XXVII SETTIMANA DEL T.O. - VENERDÌ
Lc 11, 15-26
.
Anche per i demoni, e soprattutto per loro, vale il principio della non stabilità, della inquietudine, della falsa speranza. E così può avvenire che uno spirito impuro, come dice il vangelo, si stanchi di stare nell’uomo e se ne vada via credendo che vagando nel deserto la sua situazione possa migliorare. .
. In questo quadro di cambiamento si trova esposto anche l’uomo che prima crede di possedere uno spirito sporco e poi invece di averne uno puro. In realtà emerge dalla lettura di questo brano che egli si crede l’autore sia dell’una che dell’altra condizione. .
. Solo l’arrivo di altri demoni aprirà gli occhi del poveretto per fargli prendere coscienza d’aver confidato solo nelle sue forze. Nello stesso guaio incappa l’uomo forte che alla fine deve cedere a chi è più forte di lui. .
. L’arrivo del Regno di Dio significa che sulla terra è ora presente una forza capace di unire e non disperdere, una forza capace di dare salvezza all’uomo ed al suo mondo. .
. Il Signore parlandoci dei demoni vuole metterci sull’avviso che essi visiteranno prima o poi la nostra vita e non potranno entrare solo se l’uomo avrà fatto affidamento nella protezione divina. .
. L’uomo forte e ritto che mostra il petto alle avversità della vita e si gonfia di soddisfazione per la sua capacità di saperle dominare deve imparare dalle parole di Gesù e se capirà bene le sue parole dovrà pregarlo di includere la sua casa nel confine del suo regno. Solo così potrà uscire dal timore d’essere invaso da una potenza estranea e vivere una pace profonda. .
. La nostra vita e la Parola Spirito del Signore, facciamo fatica a consegnarti le chiavi della nostra casa perché sotto sotto crediamo di potercela fare solo con le nostre forze. Ogni volta però che così avviene è come se ti mettessimo alla porta. Dacci allora la vera volizione che è quella di non separarci mai da te per pensare, decidere e volere ogni cosa assieme a Te consapevoli d’essere sempre inseriti nel meraviglioso mondo del tuo regno. Gabriele Patmos
Post n°586 pubblicato il 09 Ottobre 2012 da sebregon
XXVII SETTIMANA DEL T.O. - MERCOLEDÌ
E´un tempo difficile. Accade, seguendo persone sieropositive che qualcuno muoia. Quando, in un tempo breve muoiono 3 persone il cuore non è preparato, mai. .
. Poi , cerco di dirmi che non è giusto appropriarsi del dolore altrui; e che posso scambiare, con chi rimane oltre ad una lagrima un sorriso. .
.
E´bello perció che , come parte della Buona Notizia mi sia capitata in sorte quella che riguarda il Padre Nostro, nella versione piú breve di Luca.Perché , specie in momenti come questi , io non so pregare.
.
. Occorre che la preghiera mi “trovi” al di lá delle parole da trasformare “il cembalo scordato e rotto” quale mi sento in uno strumento nuovo. .
. E´bello che il Maestro di Nazareth ci inviti a pregare Dio come “papá”, come ha fatto e fa lui. E con poche semplici parole ad aprire il cuore.
.
. Seguiró il suo invito, proprio ora. Poi lasceró che il Silenzio risuoni e , se crede, accolga tutti i dolori del mondo…
.
Pierpaolo Patrizi
Post n°585 pubblicato il 07 Ottobre 2012 da sebregon
XXVII SETTIMANA DEL T.O. - LUNEDÌ
Lc 10, 25-37
Ho conosciuto un uomo che ha cercato per tutta la su vita di realizzare questo insegnamento di Gesù. Avevo 17 anni e dopo una guerriglia durata qualche mese, convinsi i miei genitori a darmi il permesso per partecipare come volontario al campo estivo della comunità di Emmaus che si svolgeva quell'anno nella città di Tour. .
. L'attività della comunità consisteva nella raccolta di stracci e ferraglia che noi giovani volontari insieme ai comunitari ammassavamo in un grande piazzale alla periferia della città. Oltre allo slancio ideale che ci aveva portato lì, per noi giovani la parte interessante dell'esperienza, era la vita di comunità. .
. Un campo con giovani provenienti da tutta Europa non era certo privo di problematiche legate alla convivenza, infatti all'interno della comunità si riproducevano in miniatura tutti mali tipici della società, con forme di intolleranza e conflitti generati dal poco rispetto tra di noi. .
. L'Abbè Pierre che ci fece vista quell'anno mi impressionò molto per la sua lucidità sull'amore verso il prossimo. Ci invitò innanzitutto a cercare il povero non solo fuori nella società, ma anche dentro alla comunità. .
. Nel suo lavoro per gli emarginati l'Abbè era ispirato sicuramente da tutto il vangelo e fino alla alla fine della sua vita ha soccorso emarginati in tutto il modo e diceva: “ La gratuità del servizio manifesta la gratuità dell'amore. Fare per amore è una forma di comunione. Il lavoro non è mai fatto per se stessi. É il servizio per amore che cambierà i cuori, che risveglierà il sentimento di ritornare a Dio. Recuperando insieme rifiuti, recuperiamo anche noi stessi.” . Questa esperienza è stata ossigeno per la mia giovinezza e penso sia nel segno del buon samaritano.
Ivan Valleverde
Post n°584 pubblicato il 04 Ottobre 2012 da sebregon
SETTIMANA DELLA V DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE - VENERDÌ
2 Timoteo 2, 8-15 Carissimo, ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide, come io annuncio nel mio Vangelo, per il quale soffro fino a portare le catene come un malfattore.Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Questa parola è degna di fede: Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.Richiama alla memoria queste cose, scongiurando davanti a Dio che si evitino le vane discussioni, le quali non giovano a nulla se non alla rovina di chi le ascolta. Sfòrzati di presentarti a Dio come una persona degna, un lavoratore che non deve vergognarsi e che dispensa rettamente la parola della verità.
Che bello! .
. Per quanto questa lettura ci faccia sentire tutta la sofferenza di Paolo per annunciare la Verità tuttavia mi fa sentire compartecipe del piano di Dio, della sua creazione nella nostra vita. .
. E’ come se l’autore della lettera a Timoteo anche oggi mi chieda di non essere passiva rispetto al grande amore di Dio: di attendere e basta. Ma l’invito è quello di ricordarsi di Gesù Cristo, di richiamare alla memoria la sua morte e risurrezione, di sforzarsi di presentarsi a Dio come persona degna. .
. Tutti verbi che indicano un coinvolgimento totale del nostro essere, non solo la parte intellettuale ma anche la parte concreta, operativa. Faccio mia oggi anche l’esortazione a non perdermi in vane discussioni che non conducono a niente ma di essere dispensatrice della Parola di Verità.
La nostra vita e la Parola Spirito Santo, illumina i nostri cuori, le nostre anime, le nostre menti, il nostro volere, le nostre opere ad accogliere la bellezza della Parola di vita, senza perderci in chiacchiere vane che ci fanno perdere tempo.
Gloria
Post n°583 pubblicato il 02 Ottobre 2012 da sebregon
XXVI SETTIMANA DEL T.O. -MERCOLEDÌ
Lc 9, 57-62
Seguire Gesù, ci viene indicato da questo brano, non è facile. Bisogna essere pronti, al di là dell’entusiasmo iniziale, a non avere dimora sicura, a non avere certezze. O, almeno, a non averle nel senso in cui generalmente le intendiamo. Seguire gli insegnamenti di Cristo equivale a perdere la bussola dei riferimenti ai quali le norme consolidate, quelle della legge tradizionale, ci avevano abituato. .
. Le risposte di Gesù possono sembrare brutali: di fronte all’obiezione di chi dice “prima devo seppellire mio padre” o “lascia che saluti la mia famiglia”, lui invita ad andare, a non volgersi indietro, a fare una scelta segnata da un atto definitivo.La metafora è forte, come un pugno allo stomaco. . . Ma come? Un Gesù sempre così amorevole, un Gesù così comprensivo e maestro di carità… che invita a non onorare con un ultimo saluto i genitori, vivi o morti che siano? Credo che, come spesso accade per i brani evangelici, per capire le sue parole al di là della lettera si debba fare in questo caso un vero “salto” logico. . . . Gesù intende dire che la scelta cristiana, così come lui la propone, va al di là della prassi consolidata, al di là delle convenzioni e delle convinzioni accolte in modo acritico. Deve essere una scelta tale per cui tutto il resto passa in secondo piano. .
. Una scelta integrale, per la quale si è disposti a mettere in discussione tutto e a mettersi in gioco totalmente. E che va persino al di là degli affetti, nel senso di essere pronti ad affermarla di fronte a chiunque, a cominciare dai propri familiari, parenti, amici. .
Bhatti ministro per le minoranze religiose ucciso in Pakistan . Il messaggio cristiano è così forte, così scandalosamente innovativo e – per i tempi – paradossale, che proprio nel paradosso trova a volte la sua più provocatoria e incisiva espressione.
Alessandra Callegari
|












































































Inviato da: whatweather12
il 26/11/2024 alle 13:11
Inviato da: whatweather12
il 26/11/2024 alle 13:11
Inviato da: whatweather12
il 26/11/2024 alle 13:11
Inviato da: whatweather12
il 26/11/2024 alle 13:10
Inviato da: whatweather12
il 26/11/2024 alle 13:10