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Messaggi di Ottobre 2012

 

AREARE LA VITA, ACCETTARE IL NUOVO, SAPERE CHE IL SIGNORE CI AMA E C'E' QUESTO E' VIVERE

Post n°596 pubblicato il 30 Ottobre 2012 da sebregon

XXX SETTIMANA DEL T.O. – MERCOLEDÌ


 
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».


 

Noi umani abbiamo proprio bisogno che qualcosa o qualcuno ci svegli perché siamo portati  a chiudere progressivamente tutte le porte che ci porterebbero a respirare l’aria pulita e ricca di tutti gli umori ed i profumi della terra.

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Ma il bello è che noi crediamo di aprirle queste porte e crediamo pure di respirare l’aria giusta solo che se non ci fosse qualche fortunale a rompere i vetri spessi delle nostre finestre noi non potremmo mai capire che cosa c’è veramente all’esterno della nostra casa.

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Che dire allora che i guai che ci capitano sono provvidenziali? Ebbene bisogna confessare che qualche volta è proprio il negativo che ci fa fermare e  pensare  di non essere un pezzo d’ingranaggio di un mondo che attraverso noi porta avanti se stesso.

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Eppure non siamo così stupidi ed allora perché questa chiusura verso il nuovo che arriva e potrebbe cambiare veramente la nostra vita mille volte meglio di un pacco di Affari tuoi’ con i suoi 500.00 euro da portare a casa? La verità è che il nostro passato ci gioca dei brutti scherzi facendo cadere sul presente la sua polvere rassegnata  e triste.

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Non sempre per fortuna è così ma spesso succede e quando capita è come se andassimo in giro ciechi senza vedere veramente la realtà che ci chiama verso un mondo altro.  Si vive disattenti come servi costretti ad obbedire alle cose che esistono secondo le loro leggi anche se sono storte.

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Non si affronta il mondo in modo regale e cioè di chi governa e si prende cura di ciò che gli sta attorno. Anche noi diremo al Signore: “Ma come non hai visto come ci davamo da fare nel mondo? A quante riunioni abbiamo partecipato? A quanti poveri abbiamo dato qualcosa?” .

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E così via, ma il Signore ci dirà che non l’abbiamo fatto come degli invitati a nozze del grande Re ma come dei poveracci che devono tirarsi la giacchetta da tutte le parti per non fare cattiva figura. Di fronte al Re, e cioè di fronte alla Realtà che ci viene incontro, non possiamo essere dei pavidi ma persone che, essendo inserite nel Regno ed avendo tutti gli aiuti del Padre del Figlio e del Santo Spirito, possono permettersi grandi cose.

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Al cristiano la grandezza viene donata perché lui di suo avrebbe poca cosa da dare. Ed è così che egli partendo dal suo nulla cerca un aiuto aprendo tutte le finestre perché sa che della sua sola aria prima o poi morirebbe.

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In questo suo essere ‘ultimo’, come dice Gesù, egli è veramente grande ma lo è perché si vede con gli occhi giusti e cioè di uno che di fronte a questo misterioso ed infinito universo sa di finire presto ma anche d’essere preso sulle ali misericordiose ed abbraccianti del Risorto che lo eleva donandogli, non tanto la vita eterna cosa buona per carità, ma il godimento della sua presenza e la gioia di una vita assieme a tutti coloro che in Lui hanno amato.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, aiutaci a  prendere sempre più coscienza che oltre il muro di ciò che si vede ci sei Tu invisibile ma presente e che dunque ogni porta che chiudiamo è come sbarrarti la strada perché Tu non possa entrare nel nostro cuore.  

 

Gabriele Patmos

 
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ABBIAMO SEMPRE UNA RIGIDITA' DA IMPORRE AGLI ALTRI: CON NOI SIAMO SEMPRE INDULGENTI

Post n°595 pubblicato il 28 Ottobre 2012 da sebregon

 

XXX SETTIMANA DEL T.O. - LUNEDÌ

 

 

 

 

 

 

Lc 13, 10-17


In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato». Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?». Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.
    
 

 

C'è in questo vangelo un invito di Gesù a saper riconoscere quali sono le cose a cui dare priorità. La sua priorità è l'amore e la fiducia. Ci sono degli eventi nella nostra vita come ad esempio la morte di un giovane figlio o l'avvicinarsi di un intervento chirurgico importante dagli  esiti non certi, che ci mostrano come siamo nelle mani del Signore. 

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Avvenimenti come questi, ci fanno capire come la vita sia fugace e quali priorità dobbiamo e possiamo scegliere. Come dice Pascal  “ tutto ci scivola via tra le mani  e fugge di una fuga eterna”.

 

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Se scegliamo la fiducia al di là delle nostre remore, delle nostre fisime,  allora  vediamo la nostra vita in un altra prospettiva, prendiamo coscienza che la nostra missione non è far rispettare la legge, o rispettare le convenzioni, ma è amare, e farlo in qualsiasi situazione ci troviamo a vivere.

 

 

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La fede e l'amore sono la luce della nostra vita.

Ivan Valleverde

 
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NON SIAMO NOI CHE OTTENIAMO L'UNITA' MA ESSA E' FRUTTO DI UN CUORE APERTO CHE LA RICERCA CON GLI ALTRI NEL SIGNORE

Post n°594 pubblicato il 26 Ottobre 2012 da sebregon

XXIX SETTIMANA DEL T.O. – VENERDÌ

 

 


 

 


 Ef 4, 1-6


 
Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

 

Paolo  è prigioniero, come lui stesso dice, a motivo della sua fede nel Signore. Questa fede ha unificato la sua vita . Egli ha trovato nel Signore il referente vero di ogni sua azione. Partendo da questa sua esperienza , non una qualsiasi ma provata dal fuoco delle prove, egli esorta gli Efesini a conservare l’unità dello spirito professando un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.

 

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- Paolo : sarcofago di Giunio Basso -

 

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E’ credibile che egli si rivolga alla comunità  per esortarli a superare alcune divisioni che erano sorte al suo interno. Egli ricorre all’unico punto di convergenza capace di superare le incomprensioni e le divisioni. Questo punto è il Signore stesso. Non sono i regolamenti ma la persona stessa di Gesù.

 

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Per Paolo dunque la possibilità stessa di mantenere la pace è legata alla speranza alla quale si è chiamati. Non può esistere infatti una unione che sia frutto di un mettersi d’accordo o un arrivare ad un compromesso. L’unità non è frutto delle capacità umane di congegnare qualcosa che tenga uniti ma è frutto  di una speranza che unisce proprio perché aggetta il suo protendersi nel perfetto unificatore che è Gesù.

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In questo modo l’uomo viene salvato da se stesso in quanto non è lui che deve essere capace di unità, e che non sia capace è sua concreta e dolorosa esperienza, ma il suo Signore che la dona a coloro che gli si rivolgono con fede.

 

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Se tutti allora si è chiamati alla vocazione di vivere l’unità nel Signore allora si verifica uno spostamento importante e cioè quello che va dalla propria idea di unità a quella che invece vuole il Signore. Ma che cosa vuole il Signore? Vuole che la cerchiamo assieme con il cuore rivolto verso la sua verità ed è in questa tensione che essa si farà trovare donando a ciascuno un cuore di carne che ama e spera in un legame profondo con quello del suo   prossimo  realizzando così la vera unità. 

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La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, aiutaci a dislocare il nostro sguardo da noi stessi al Padre che opera al di sopra di tutti e per il bene di tutti.

Gabriele Patmos

 
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DARE SENSO ALLA VITA E' DONARLA PERCHE' POSSA CONTINUARE OVUNQUE E PER TUTTI

Post n°593 pubblicato il 24 Ottobre 2012 da sebregon

XXIX SETTIMANA DEL T.O. – MERCOLEDÌ

 

 

 

 

Lc 12, 39-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

 

Questo brano ci dà un duplice messaggio: da un lato, ci invita a essere “pronti”, dall’altro a non sprecare le nostre risorse, in una sorta di giustizia distributiva delle responsabilità. Chi più ha avuto, più è chiamato a dare, in termini non solo di quantità, ma di qualità.

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Sono due messaggi che possono essere raccolti da tutti, in una chiave anche molto “laica”. Essere pronti può voler dire essere preparati ad affrontare le difficoltà, le crisi, le situazioni più delicate della vita, avere consapevolezza e allenarsi a stare nel qui e ora, in modo da poter fronteggiare, attimo dopo attimo, ciò che arriva dall’esistenza.

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Essere pronti si collega, poi, all’impegnarsi, nel qui e ora, valorizzando quanto l’esistenza dà: ed ecco che chi ha ricevuto più talenti è chiamato a farli fiorire, realizzando le proprie capacità, concretizzandole, mettendole a frutto. Nella consapevolezza e nella presenza, del resto, è più facile realizzare ciò che si è.

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Non credo sia necessario avere una fede specificamente “cristiana” per sentire il valore di questo invito. Mi pare una chiamata universale a essere “umani”, responsabili, tesi a dare il meglio di sé per dare senso alla vita.

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E l’invito a essere pronti mi fa pensare soprattutto all’importanza di prepararsi alla morte: non sprecare la propria vita, darle un senso, è l’unico modo per affrontare il mistero della morte sentendo di aver dato valore alla propria esistenza. Se molto ho avuto dalla vita – soprattutto in termini di affetti, risorse, amore – e ho dato valore a quanto ho ricevuto, condividendo e trasmettendo, posso morire sereno, posso dire “ho vissuto” dando testimonianza, fino in fondo, della vita stessa.

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 Alessandra Callegari

 
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SI PUO' RINASCERE SE SI ACCETTA DI VIVERE UNA RELAZIONE CON GESU'

Post n°592 pubblicato il 21 Ottobre 2012 da sebregon

22 OTTOBRE
XXIX SETTIMANA DEL T.O. - LUNEDÌ
BEATO GIOVANNI PAOLO II, PAPA (m) 


 

 

 

Ef 2, 1-10


 
Fratelli, voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell'aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. Nel numero di quei ribelli, del resto, siamo vissuti anche tutti noi, un tempo, con i desideri della nostra carne, seguendo le voglie della carne e i desideri cattivi; ed eravamo per natura meritevoli d'ira, come gli altri. Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo. 

 

 

C’è tutto un mondo che crede d’essere giusto perché compie opere buone. E ben vengano i giusti e le loro opere! Tuttavia spesso gli uomini rimangono esposti ad un sottile venticello, quello del vanto, che li fa sentire superiori agli altri e, se uno è credente, a pensare che siano le sue opere che gli fanno guadagnare il regno dei cieli.

 

 

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Insomma sia il credente che il non-credente corrono il serio pericolo di inquadrare nel modo peggiore  le loro opere che a ben pensarci difficilmente potranno essere chiamate buone se portano dentro di sé il vizio che le ha generate e cioè il mettere in mostra la propria bravura.

 

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Ora Paolo invita i cristiani a considerare che la loro salvezza non avviene per le opere ma per un regalo fatto da Cristo Gesù. Questa verità mal si impatta con il nostro mondo di oggi dove il sentirsi o.k. viene fatto dipendere da una molteplicità di proposte il cui comune denominatore è la propria autorealizzazione e cioè il salvarsi da soli.

 

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E così ci si salva grazie al cibo e l’ossessiva ricerca del modo più salutare di mangiare oppure grazie all’offerta di metodi di salvezza personale che vanno dallo yoga alle pratiche più esoteriche che promettono di farci toccare il cielo con una mano e di risolvere tutti i nostri problemi esistenziali.

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Cos’è che non va in tutto ciò? Non il fatto che si possano esperire cose nuove o interessanti ma che da esse possa veramente provenire la vera pace e la nostra giusta collocazione nel mondo degli esseri. Per il cristiano la pace e tutto ciò che è veramente bello e buono viene donato da un rapporto con il Signore Gesù.

 

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E così tutto ciò che ci promette la salvezza senza questo riferimento non fa che allontanarci dalla vera salvezza sia in questo mondo che nell’altro. Ne deriva che le nostre energie dobbiamo applicarle a rendere viva la nostra relazione con Gesù. “ Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.” (Mt 5, 33).

 

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La verità è che siamo completamente sradicati da un mondo di certezze, e non solo quelle abitudinarie di un tempo per cui siamo fortunati d’essercene sbarazzati, ma anche di quelle che avevano come protagoniste figure di una santità cristiana diffusa anche a livello popolare e tutto ciò ha aperto la ricerca di strade di salvezza le più disparate e completamente prive di sicuri e contemplabili modelli. Ognuno fa da sé, ognuno crede di capire da sé il Dio a cui credere e così ci si impegola per anni in cammini sbagliati. Pensate !  il Signore ci ha amati, ci ha risuscitati dalle nostre miserie e tutto ciò per grazia: gratis. E se non bastasse, come dice Paolo, ci ha fatto sedere nei cieli in Cristo Gesù. Ciò significa che già qui in questo mondo potremo vivere il Suo cielo e vi pare poco?

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, grazie per averci amato e per supplire continuamente a ciò che ci manca per metterci in relazione a te.

 

Gabriele Patmos

 
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LA NOSTRA VITA E' MOLTO DI PIU' DI CIO' CHE VEDIAMO ED IL SIGNORE CI ACCENDE LA LUCE PER VEDERLA TUTTA

Post n°591 pubblicato il 18 Ottobre 2012 da sebregon

XXVIII SETTIMANA DEL T.O. - VENERDÌ


                    

 

 


 Ef 1, 11-14
 Fratelli,
in Cristo siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
In lui anche voi,
dopo avere ascoltato la parola della verità,
il Vangelo della vostra salvezza,
e avere in esso creduto,
avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,
il quale è caparra della nostra eredità,
in attesa della completa redenzione
di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.  

 

 

 

Siamo poveri esseri umani ed a sentire queste parole di Paolo ci vengono i brividi. Eppure le parole di Paolo, nonostante il nostro sentirci un nulla  ed il nostro essere certi che non lasceremo nessunissima traccia in questo vasto universo, non ci inducono a sorridere come si fa davanti a qualcuno che racconta frottole. 


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 Sono parole che elevano la nostra umanità, la rendono importante, le assegnano un compito, e quale compito! Quello d’essere lode della gloria di Dio. Ciò vuol dire che nell’ambito della nostra vita quotidiana abbiamo la possibilità di entrare in un circuito di ringraziamento che  ci fa restare ammirati e lodanti la magnificenza e grandezza di Dio. 


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Non però come davanti a qualcosa che ci rimane estranea, pur ammirandola, ma come una realtà che ci tiene dentro il suo splendore. Siamo pervasi da esso ogni volta che aprendo le porte delle nostre anguste camere buie ci esponiamo alla forza sanante della sua luce. 


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Qui ci viene detto che è lo Spirito che opera  in noi e permette al nostro essere di proiettarsi in questo circuito di lode. Poi  partendo dalla nostra esperienza, quella  legata a momenti felici quando nel momento stesso che li viviamo veniamo presi da una nostalgia di assolutezza che eccede quel che si sta vivendo, possiamo confrontarla con ciò che Paolo ci rivela quando ci dice che lo Spirito santo ha posto su di noi un sigillo come anticipo dell’eredità che ci è stata promessa. 


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Da questo confronto capiamo che i nostri momenti felici possono essere vissuti con gioia e non con la percezione un po’ triste che finiranno. Nella esperienza cristiana non c’è sullo sfondo la catastrofe che poi ha le sue conseguenze negative anche sul presente, ma piuttosto il desiderio di un  compimento e cioè della completa redenzione che già getta sulla  storia la sua luce e la sua forza trasformante.


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Essere dentro al progetto di Dio significa partecipare alla stessa regalità di Cristo. Qui siamo tutti chiamati alla gloria  e cioè ad un destino che ci eleva e non è solo Paolo a darci questo annuncio ma è tutto il filone delle scritture che ci dice la stessa cosa e cioè che il destino dell’uomo è la stessa vita in Dio. 


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Il genio del cristianesimo è quello di aver conosciuto Dio non per via di proiezioni umane su che cosa sia Dio stesso ma per via di eventi che hanno permesso a Dio stesso di rivelarsi e all’uomo di prenderne via via coscienza.


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E le parole di Paolo si trovano lungo questo percorso di eventi alcuni dei quali vissuti da lui direttamente ma altri ricevuti, come capita anche a  noi, da una storia precedente.  La sua testimonianza arriva qui su questo blog ed ha la forza di attirare, di intrigare, di far sì che ci interroghiamo su chi sia questo Gesù, su che cosa sia questo vangelo di salvezza ed ancora che cosa sia questa  eredità.


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Insomma veniamo smossi dalla nostra apatia e portati in una dimensione diversa da cui interpretare la nostra umanità e questo è grandioso.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, nonostante siamo esposti ad una tragica precarietà, le parole del tuo apostolo Paolo hanno la forza di spostarci dalla vita rassegnata, in cui tutto prima o poi muore, verso un cammino dove, aprendo il cuore a Dio, troviamo il modo di lodarlo, ringraziarlo ed entrare nella sfera della sua gloria.

 

Gabriele Patmos

 
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ESSERE QUALCOSA DI DIVERSO DAL PROPRIO VERO ESSERE SIGNIFICA CONSEGNARSI A QUALCUNO O A QUALCOSA CHE CI PARASSITA

Post n°590 pubblicato il 17 Ottobre 2012 da sebregon

XXVIII SETTIMANA DEL T.O. -SANT'IGNAZIO DI ANTIOCHIA Vescovo e Martire 

 

 



 

 

Lc 11, 42-46


In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!». 

Una delle famose invettive di Gesù contro i farisei e la loro morale formale, ipocrita e priva di sostanza.

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Per queste parole, per questi messaggi Gesù è stato ucciso. Per aver criticato un sistema, per aver denunciato un malcostume inveterato, per essersi opposto all’arroganza del potere.

 

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Questo è il Gesù “rivoluzionario” che poi, nei secoli, è stato ucciso una seconda volta, con le persecuzioni contro coloro che si richiamavano a un vangelo che annunciava una rivoluzione non solo spirituale ma anche politica.

 

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Il Gesù che offende i dottori della Legge in nome di una Legge diversa è il Gesù che sento vicino e che mi piace, lo ammetto, perché lo sento vero, forte, diretto, difensore di una Verità più alta e non dogmatica. 

 

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È il Gesù che vorrei rappresentato, oggi, da un Pontefice altrettanto “sanguigno”… in grado di dare alla Chiesa una ventata di aria fresca rispetto a un fariseismo imperante. Un sogno?

 

Alessandra Callegari

 
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IL NOATRO PROBLEMA E' CHE CI ACCONTENTIAMO DELLA NOSTRA PICCOLEZZA E NON CERCHIAMO OLTRE

Post n°589 pubblicato il 14 Ottobre 2012 da sebregon

15 OTTOBRE
XXVIII SETTIMANA DEL T.O. ANNO PARI 

SANTA TERSA D'AVILA
 (m)
Vergine e Dottore della Chiesa

 

 

 

 

 

 

Lc 11, 29-32


 
In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per  questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

 

Ci troviamo a porci delle domande dopo le parole di Gesù. Siamo anche noi a un bivio ed è necessaria una decisione nostra. Infuria anche in noi una battaglia apparentemente nascosta, ma molto viva.

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Possiamo riconoscere chi è più grande di Giona? Noi siamo la generazione dannata che cerca un segno, eppure è a noi che ci viene richiesto un salto.

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Ed è un salto nella luce dello Spirito di Gesù.  Ma agire con lo Spirito di Gesù porta a una lotta con noi stessi. Abbiamo delle resistenze da superare per far entrare in noi la forza di Dio che opera in Gesù.

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Ivan Valleverde

 
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LA NOSTRA FORZA E' FASULLA SE NON VIENE DALL'ALTO

Post n°588 pubblicato il 11 Ottobre 2012 da sebregon

XXVII SETTIMANA DEL T.O. - VENERDÌ
 

Lc 11, 15-26
In quel tempo,
[dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

             

 

 

 

 

Anche per i demoni, e soprattutto per loro, vale il principio della non stabilità, della inquietudine, della falsa speranza. E così può avvenire che uno spirito impuro,  come dice il vangelo, si stanchi di stare nell’uomo e se ne vada via credendo che vagando nel deserto la sua situazione possa migliorare.

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In  questo quadro di cambiamento si trova  esposto anche l’uomo che prima crede di possedere uno spirito sporco e poi invece di averne uno puro. In realtà emerge dalla lettura di questo brano che egli si crede l’autore sia dell’una che dell’altra condizione.

 

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Solo l’arrivo di altri demoni aprirà gli occhi del poveretto per fargli prendere coscienza d’aver confidato solo nelle sue forze. Nello stesso guaio incappa l’uomo forte che alla fine deve cedere a chi è più forte di lui.

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L’arrivo del Regno di Dio significa che sulla terra è ora presente una forza capace di unire e non disperdere, una forza capace di dare  salvezza all’uomo ed al suo mondo.

 

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Il Signore parlandoci dei demoni vuole metterci sull’avviso che essi visiteranno prima o poi la nostra vita e non potranno entrare solo se l’uomo avrà fatto affidamento  nella protezione divina.

 

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L’uomo forte e ritto che mostra il petto alle avversità della vita e si gonfia di soddisfazione per la sua capacità di saperle dominare deve imparare dalle parole di Gesù e se capirà bene le sue parole dovrà pregarlo di includere la sua casa nel confine del suo regno. Solo così potrà uscire dal timore d’essere invaso da una potenza estranea e vivere una pace profonda.

 

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La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, facciamo fatica a consegnarti le chiavi della nostra casa perché sotto sotto crediamo di potercela fare solo con le nostre forze. Ogni volta però che così avviene è  come se ti mettessimo alla porta. Dacci allora la vera volizione che è quella di non separarci mai da te per pensare, decidere e volere  ogni cosa assieme a Te consapevoli d’essere sempre inseriti nel meraviglioso mondo del tuo regno.

Gabriele Patmos

 
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LA VERA FORTEZZA RICEVIAMOLA DALL'ALTO CON UN ATTO DI AMORE PIUTOSTO CHE ARROCCARCI DIETRO AD UNA NOSTRA PRESUNTA FORZA

Post n°587 pubblicato il 11 Ottobre 2012 da sebregon

XXVII SETTIMANA DEL T.O. - VENERDÌ
 

Lc 11, 15-26


In quel tempo,

[dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

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Anche per i demoni, e soprattutto per loro, vale il principio della non stabilità, della inquietudine, della falsa speranza. E così può avvenire che uno spirito impuro,  come dice il vangelo, si stanchi di stare nell’uomo e se ne vada via credendo che vagando nel deserto la sua situazione possa migliorare.

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In  questo quadro di cambiamento si trova  esposto anche l’uomo che prima crede di possedere uno spirito sporco e poi invece di averne uno puro. In realtà emerge dalla lettura di questo brano che egli si crede l’autore sia dell’una che dell’altra condizione.

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Solo l’arrivo di altri demoni aprirà gli occhi del poveretto per fargli prendere coscienza d’aver confidato solo nelle sue forze. Nello stesso guaio incappa l’uomo forte che alla fine deve cedere a chi è più forte di lui.

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L’arrivo del Regno di Dio significa che sulla terra è ora presente una forza capace di unire e non disperdere, una forza capace di dare  salvezza all’uomo ed al suo mondo.

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Il Signore parlandoci dei demoni vuole metterci sull’avviso che essi visiteranno prima o poi la nostra vita e non potranno entrare solo se l’uomo avrà fatto affidamento  nella protezione divina.

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L’uomo forte e ritto che mostra il petto alle avversità della vita e si gonfia di soddisfazione per la sua capacità di saperle dominare deve imparare dalle parole di Gesù e se capirà bene le sue parole dovrà pregarlo di includere la sua casa nel confine del suo regno. Solo così potrà uscire dal timore d’essere invaso da una potenza estranea e vivere una pace profonda.

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La nostra vita e la Parola

Spirito del Signore, facciamo fatica a consegnarti le chiavi della nostra casa perché sotto sotto crediamo di potercela fare solo con le nostre forze. Ogni volta però che così avviene è  come se ti mettessimo alla porta. Dacci allora la vera volizione che è quella di non separarci mai da te per pensare, decidere e volere  ogni cosa assieme a Te consapevoli d’essere sempre inseriti nel meraviglioso mondo del tuo regno.

 Gabriele Patmos

 
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DACCI OGGI IL NOSTRO SORRISO QUOTIDIANO

Post n°586 pubblicato il 09 Ottobre 2012 da sebregon

XXVII SETTIMANA DEL T.O.  - MERCOLEDÌ

 


 

Lc 11, 1-4

 

 

 
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome,venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione». 

 

 

E´un tempo difficile. Accade, seguendo persone sieropositive che qualcuno muoia. Quando, in un tempo breve muoiono 3 persone il cuore non è preparato, mai.

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Poi , cerco di dirmi che non è giusto appropriarsi del dolore altrui; e che posso  scambiare, con chi rimane oltre ad una lagrima un sorriso.

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E´bello perció che , come parte della Buona Notizia mi sia capitata in sorte quella che riguarda il Padre Nostro, nella versione piú breve di Luca.Perché , specie in momenti come questi , io non so pregare.

 

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Occorre che la preghiera mi “trovi” al di lá delle parole da trasformare “il cembalo scordato e rotto” quale mi sento in uno strumento nuovo.

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E´bello che il Maestro di Nazareth ci inviti a pregare Dio come “papá”, come ha fatto e fa lui. E con poche semplici parole ad aprire il cuore.

 

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Seguiró il suo invito, proprio ora. Poi lasceró che il Silenzio risuoni e , se crede, accolga tutti i dolori del mondo…

 

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Pierpaolo Patrizi

 
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LA COMPASSIONE E' LA CHIAVE DELLA VITA VERA

Post n°585 pubblicato il 07 Ottobre 2012 da sebregon

XXVII SETTIMANA DEL T.O. - LUNEDÌ

 

 

 

 

 

Lc 10, 25-37 


 In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
  

 

Ho conosciuto un uomo che ha cercato per tutta la su vita di realizzare questo insegnamento di Gesù. Avevo 17 anni e dopo una guerriglia durata qualche mese, convinsi i miei genitori a darmi il permesso per partecipare come volontario al campo estivo della comunità di Emmaus che si svolgeva quell'anno nella città di Tour.

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L'attività della comunità consisteva nella raccolta di stracci e ferraglia che noi giovani volontari insieme ai comunitari  ammassavamo in un grande piazzale alla periferia della città. Oltre  allo slancio ideale che ci aveva portato lì, per noi giovani la parte interessante dell'esperienza, era la vita di comunità.

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Un campo con giovani provenienti da tutta Europa non era certo privo di problematiche legate alla convivenza, infatti all'interno della comunità si riproducevano in miniatura tutti mali tipici della società, con forme di intolleranza e conflitti generati dal poco rispetto tra di noi.

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L'Abbè Pierre che ci fece vista quell'anno mi  impressionò molto per la sua lucidità sull'amore verso il prossimo.  Ci invitò innanzitutto a cercare il povero non solo fuori nella società, ma anche dentro alla comunità.

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Nel suo lavoro per gli emarginati l'Abbè era ispirato sicuramente da tutto il vangelo e fino alla alla fine della sua vita ha soccorso emarginati in tutto il modo e diceva: “ La gratuità del servizio manifesta la gratuità dell'amore. Fare per amore è una forma di comunione. Il lavoro non è mai fatto per se stessi. É il servizio per amore che cambierà i cuori, che risveglierà il sentimento di ritornare a Dio. Recuperando insieme rifiuti, recuperiamo anche noi stessi.”

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Questa esperienza è stata ossigeno per la mia giovinezza e penso sia nel segno del buon samaritano.

 

Ivan Valleverde

 

 
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PER DISPENSARE PAROLE DI VERITA' ANDIAMO A SCUOLA DEL MAESTRO GESU'

Post n°584 pubblicato il 04 Ottobre 2012 da sebregon

SETTIMANA DELLA V  DOMENICA

DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI

IL PRECURSORE - VENERDÌ

 

2 Timoteo 2, 8-15

Carissimo,  ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti,  discendente di Davide,  come io annuncio nel mio Vangelo, per il quale soffro  fino a portare le catene come un malfattore.Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Questa parola è degna di fede:  Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;  se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;  se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.Richiama alla memoria queste cose, scongiurando davanti a Dio che si evitino le vane discussioni, le quali non giovano a nulla se non alla rovina di chi le ascolta. Sfòrzati di presentarti a Dio come una persona degna, un lavoratore che non deve vergognarsi e che dispensa rettamente la parola della verità.

 

Che bello!

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Per quanto questa lettura ci faccia sentire tutta la sofferenza di Paolo per annunciare la Verità tuttavia mi fa sentire compartecipe del piano di Dio, della sua creazione nella nostra vita.

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E’ come se l’autore della lettera a Timoteo anche oggi mi chieda di non essere passiva rispetto al grande amore di Dio: di attendere e basta. Ma l’invito è quello di ricordarsi di Gesù Cristo, di richiamare alla memoria la sua morte e risurrezione, di sforzarsi di presentarsi a Dio come persona degna.

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Tutti verbi che indicano un coinvolgimento totale del nostro essere, non solo la parte intellettuale ma anche la parte concreta, operativa. Faccio mia oggi anche l’esortazione a non perdermi in vane discussioni che non conducono a niente ma di essere dispensatrice  della Parola di Verità.

 

La nostra vita e la Parola

Spirito Santo, illumina i  nostri  cuori, le  nostre

anime,  le nostre  menti,  il  nostro  volere,  le 

nostre   opere  ad   accogliere  la  bellezza  della

Parola  di  vita, senza  perderci  in  chiacchiere

vane che ci fanno perdere tempo.

 

 Gloria

 
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IL NOSTRO MAESTRO E' ESIGENTE: VUOLE TUTTO PER DARCI TUTTO

Post n°583 pubblicato il 02 Ottobre 2012 da sebregon

 

XXVI SETTIMANA DEL T.O. -MERCOLEDÌ

 

 

Lc 9, 57-62


 
In quel tempo, mentre andavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre». Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va e annunzia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio». 

 

Seguire Gesù, ci viene indicato da questo brano, non è facile. Bisogna essere pronti, al di là dell’entusiasmo iniziale, a non avere dimora sicura, a non avere certezze. O, almeno, a non averle nel senso in cui generalmente le intendiamo.  Seguire gli insegnamenti di Cristo equivale a perdere la bussola dei riferimenti ai quali le norme consolidate, quelle della legge tradizionale, ci avevano abituato.

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Le risposte di Gesù possono sembrare brutali: di fronte all’obiezione di chi dice “prima devo seppellire mio padre” o “lascia che saluti la mia famiglia”, lui invita ad andare, a non volgersi indietro, a fare una scelta segnata da un atto definitivo.La metafora è forte, come un pugno allo stomaco.

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Ma come? Un Gesù sempre così amorevole, un Gesù così comprensivo e maestro di carità… che invita a non onorare con un ultimo saluto i genitori, vivi o morti che siano? Credo che, come spesso accade per i brani evangelici, per capire le sue parole al di là della lettera si debba fare in questo caso un vero “salto” logico.

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Gesù intende dire che la scelta cristiana, così come lui la propone, va al di là della prassi consolidata, al di là delle convenzioni e delle convinzioni accolte in modo acritico. Deve essere una scelta tale per cui tutto il resto passa in secondo piano.

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Una scelta integrale, per la quale si è disposti a mettere in discussione tutto e a mettersi in gioco totalmente. E che va persino al di là degli affetti, nel senso di essere pronti ad affermarla di fronte a chiunque, a cominciare dai propri familiari, parenti, amici.

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Bhatti ministro per le minoranze religiose ucciso in Pakistan

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Il messaggio cristiano è così forte, così scandalosamente innovativo e – per i tempi – paradossale, che proprio nel paradosso trova a volte la sua più provocatoria e incisiva espressione.

 

Alessandra Callegari

 
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