libera informazione

siamo sotto regime, possibile che ci sia ancora gente che non se ne accorge ....? o semplicemente se ne frega e non vuol vedere!! rivogliamo lo Stato libero e democratico nato dalla RESISTENZA!! FALCONE E BORSELLINO, SONO LORO I MIEI EROI!! "Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini!"

 

19 LUGLIO 1992

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"E' normale che esista la paura, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio.
Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti."
Paolo Borsellino

 

In un Paese che sta andando alla deriva, che è schiacciato dalla casta e la cui informazione è in mano ai media di regime, un'informazione libera e corretta è forse l'unico barlume di speranza ....
Sapere esattamente come stanno le cose, dà la possibilità alla gente di ragionare con la propria testa. Questo blog vuole essere una vetrina che raccoglie informazioni da chi racconta i fatti, tali e quali, senza manipolarli. Vuole essere semplicemente informazione, affincè sempre più persone sappiano!
quartastrega

 











 

 Gli italiani hanno votato "democraticamente" regime e mafie. Adesso sono cavoli amari, per tutti!!

 Più di 125mila accessi contemporanei su raiperunanotte in streaming

Il più grande evento web della storia italiana

www.youtube.com/watch?v=lhaJ_nYQOZU  Riccardo Iacona (Presadiretta)
 
 

     VOGLIA DI CAMBIARE


Vi consiglio la lettura di questo libro per capire come si potrebbe vivere sfuttando le energie alternative a costo zero, la bioedilizia, ecc, in totale arnomia con l'ambiente. L'Italia è un Paese "primitivo", i governanti pensano al nucleare come il "futuro", come una nuova fonte di energia.
Peccato che gli altri Paesi europei la stanno dismettendo perchè largamente superata!!! Complimenti, arriviamo sempre dopo gli ultimi!

 

 

solo il 5% del fabbisogno mondiale è prodotto dal nucleare: fa ridere! e pensare che abbiamo sole, vento e acqua che non aspettano altro che darci energia!!! Sapete quanta acqua occorre per raffreddare un impianto nucleare? ma l'acqua non è inesauribile!

 

5 DICEMBRE 2009 NO B DAY

 

il Popolo dice basta!!

 

 
 

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LODO AL BUNGA

Post n°156 pubblicato il 29 Ottobre 2010 da laquartastrega

  di Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano 28 ottobre 2010

     E’ venuto il momento di fondare un comitato di solidarietà per Angelino Al Fano e Niccolò Ghedini. Due giorni fa, già molto provati dalle ottanta versioni del processo breve e dalle novantacinque della legge bavaglio (peraltro finite nel cesso), erano usciti esausti ma felici dalle segrete di Palazzo Grazioli, dopo mesi di duro lavoro, con l’ultima formula magica del cosiddetto Lodo: un algoritmo complicatissimo che non si capiva bene se fosse reiterabile ma non retroattivo, o retroattivo ma non reiterabile, o reiattivo e retroterabile, tenendo presenti la variante Mills, l’equazione Mediaset, la prescrizione Mediatrade, la radice quadra di Fini costruita sull’ipotenusa di Napolitano che produce una spinta dal basso verso Casini diviso Cuffaro moltiplicato Bersani fratto Di Pietro meno Bossi. I due poveracci stavano per esultare con il classico “eureka!”, ma l’urlo liberatorio gli s’è strozzato in gola. Mentre quelli lavoravano, l’Utilizzatore Finale ci era ricascato con una minorenne, riuscendo a infilarsi in una storia di prostituzione e abusi di potere (vedi telefonata alla questura per far rilasciare la ragazza fermata per furto senza documenti). Tutto da rifare. Ogni volta che gli fabbricano uno scudo su misura e glielo provano addosso, quello si sposta di lato e ne combina un’altra delle sue. Provate voi a scudare un nano in movimento. Aveva ragione B.: non è lui a volere lo scudo, sono Alfano e Ghedini che, non potendone più, sono disposti a tutto pur di tornare a uno   straccio di vita normale. Che so, rivedere ogni tanto la luce del sole, riabbracciare i familiari un paio di volte l’anno e soprattutto evitare che mogli e figli li guardino con due occhi così: “Caro, ma davvero hai detto che la storia di Ruby è assolutamente infondata, quando l’ha confermata persino Fede? Sicuro di star bene?”. Ora Angelino Jolie e Niccolò Pitagorico sono ripiombati in laboratorio per apportare alcuni emendamenti al Lodo Al Nano: la maggiore età è abbassata retroattivamente a 12 anni; proibito ex post trattenere in questura le ladre carine nel raggio di 100 km da Arcore; depenalizzato lo sfruttamento della prostituzione quando appaia chiaro, come nel caso B., che non è lui a sfruttare la prostituzione: è la prostituzione a sfruttare lui. L’importante è che lui si cucia la bocca, altrimenti poi persino Minzolini capisce che non è perseguitato. Ieri invece lo sventurato ha spiegato la telefonata in questura con un meraviglioso “lo sanno tutti che sono una persona di cuore e mi muovo sempre per aiutare chi ne ha bisogno”. Ecco, è fatto così: come possono testimoniare migliaia di ladri, non appena ne finisce uno in questura, B. chiama da Palazzo Chigi per farlo rilasciare. Soprattutto se è di origini marocchine e balla sul cubo. E’ un uomo di cuore e farebbe di tutto pur di agevolare l’integrazione degli immigrati: li inviterebbe persino in una sua villa per un Bunga Bunga, li coprirebbe d’oro e li spaccerebbe per nipoti di Mubarak perchè nessuno li infastidisca più.   Massima solidarietà anche agli agenti delle scorte di Fede e B.: forse, quando entrarono in polizia o nei carabinieri, non immaginavano che sarebbero finiti a reggere il moccolo a un anziano latrin lover. Massima solidarietà soprattutto al ministro degli Esteri Frattini Dry, impegnatissimo in queste ore a rassicurare le ambasciate egiziana e libica sul fatto che quella storia della nipote di Mubarak era solo una battuta, così come quella sui bunga bunga di gruppo attribuiti all’amico Gheddafi. Ieri, per alcune ore, si è temuta la terza guerra mondiale: non bastando gli elogi del Foglio ai vignettisti anti-Islam e le magliette di Calderoli con insulti a Maometto, si rischiavano nuovi assalti ai consolati italiani in tutto il Nordafrica, con rappresaglie Nato ed escalation militari in tutto il Mediterraneo. Solidarietà anche a Bruno Vespa che, sempre sulla notizia, sta precipitosamente allestendo il plastico della piscina coperta di Arcore con dentro le donnine nude, per una puntata speciale di “Porta a Bunga”.

 
 
 

LA MIA VITA SEMPRE IN PIEDI - UNA GIORNATA DA OPERAIO FIAT

Post n°155 pubblicato il 07 Ottobre 2010 da laquartastrega

Il Fatto Qiotidiano 7 ottobre 2010
  Una giornata da operaio Fiat: 8,95 euro l’ora, sveglia alle 4.30, la stessa mansione per otto ore  

 

   Il piano Fabbrica Italia della Fiat prevede investimenti in cambio di un aumento della produttività negli stabilimenti che, secondo l’azienda, passa anche per un maggiore controllo su ritmi del lavoro e rischi di scioperi. A Pomigliano d’Arco (Napoli), la Fiat ha vincolato i suoi investimenti di 700 milioni di euro per la produzione della nuova Panda all’accettazione di un accordo che consente, tra l’altro,
  all’azienda di imporre straordinari il sabato, di spostare la mezz’ora di pausa per il pasto alla fine del turno. Se l’azienda lo dovesse ritenere necessario (per un aumento degli ordini o per compensare ritardi nella produzione) potrà ricorrere al lavoro straordinario, aggiungendo 80 ore alle 40 già previste dal contratto collettivo nazionale, per un massimo di 120 ore annue per lavoratore, senza preventivo accordo sindacale. Il ricorso allo straordinario verrà comunicato al lavoratore con quattro giorni di anticipo. Se ci saranno violazioni dell’accordo da parte di singoli lavoratori, l’azienda potrà decidere provvedimenti disciplinari fino al licenziamento. Gli straordinari sono il punto più sensibile di questo accordo che è stato approvato dalla maggioranza degli operai di Pomigliano ma con un numero di voti contrari superiore alle attese. Ma, prima di arrivare al lavoro supplementare, ci sono le otto ore normali, che vengono qui ricostruite nella testimonianza di un operaio di linea allo stabilimento Fiati di Mirafiori, a Torino.
  di Salvatore Cannavò
     UNO GUARDA LA TV, sente le notizie sulle industrie, le fabbriche, gli operai e pensa che questi non esistano più. Sullo schermo ci sono solo immagini di robot tecnologici che spostano pezzi, bullonano auto, le verniciano e a volte le guidano anche. Le immagini degli operai non ci sono mai. Per vederli devono fare uno sciopero o una manifestazione, bloccare un’autostrada. Oppure devi metterti tu davanti ai cancelli, magari proprio quelli di Mirafiori, a Torino e vederli sciamare veloci per tornarsene a casa. A malapena ti danno retta se vuoi parlarci, dopo otto ore lì dentro è comprensibile. Ma com’è lì dentro? Che significa oggi essere un operaio? Davvero, siamo lontani dagli anni Settanta e Ottanta dalla figura dell’“operaio massa” che tanta storia ha fatto in questo paese?

 

   A sentire il racconto di Pasquale, 46 anni, operaio alle Carrozzerie di Mirafiori dal 1988 –“
  prima ero alle Meccaniche”, precisa – sembra quasi di rileggere le formidabili pagine del “Vogliamo tutto” di Nanni Balestrini. Certo non c’è quella rabbia fisica, non trasuda la rivolta ma la fabbrica è ancora tutta addosso alle spalle di chi ci lavora, un ambiente che induce alla “paranoia”, straniante e straniera allo stesso tempo. Anche se ci lavori da oltre venti anni. Venti anni di giornate uguali e faticose.

 

   ORE 4,30, LA SVEGLIA.

 

   “Quando ho il primo turno, che inizia alle sei del mattino, mi alzo alle 4,30. Non è facile ma dopo un po’ ci si abitua anche se rimango in silenzio almeno fino alle 8 di mattina. In fabbrica ci vado in tram, con i servizi speciali che l’Att torinese ha predisposto per gli operai Fiat. Li possono prendere tutti ma fanno dei tragitti speciali. In media ci vogliono solo 20 minuti per arrivare ai cancelli ma bisogna arrivare alla fermata in tempo, quindi alle 5,10 sono già lì in modo da stare alle 5,45 davanti ai cancelli”.

 

   ORE 5,45, AI CANCELLI

 

   “Lì avviene la prima timbratura, quella aitornelli.Unavoltainfilatoilbadgenellafessura, la Fiat sa che sei dentro, sei nel perimetro della fabbrica. Non è ancora l’inizio dell’orario di lavoro, c’è da fare ancora una seconda timbratura, che noi chiamiamo bollatura, subito dopo i tornelli. Da lì si passa agli spogliatoi, ci vogliono cinque minuti per arrivarci e in cinque minuti ci si cambia, ci si mette la tuta dell’azienda e si arriva alla postazione di lavoro. Io ci arrivo a pelo, alle 6 in punto si comincia a lavorare. Se sgarri di un solo minuto, l’azienda ti addebita un quarto d’ora sulla busta paga; dopo il primo quarto d’ora l’addebito sale a mezz'ora dopo la quale i ritardi vengono conteggiati nei minuti esatti”.

 

   La paga oraria di Pasquale – prende la busta e la controlla – è di 8,95 euro l’ora. Un ritardo di un minuto, facciamo i calcoli, gli costa circa due euro netti. Per mezz’ora se ne vanno quattro euro.

 

   ORE 6.00, INIZIO TURNO

 

   Alle sei del mattino, quindi, il nostro interlocutore si piazza alla sua postazione di lavoro. Che è quella del giorno prima. L’azienda può cambiare la postazione o la squadra a cui si è assegnati, entro un’ora dall’avvio della produzione. Se non ci sono emergenze generalmente si procede come d’abitudine.
  Pasquale lavora a una postazione “di sequenza”, cioè prende i pezzi da montare sulle auto o su parti di esse, che scorrono lungo la linea di montaggio e li distribuisce a seconda dei numeri che hanno impressi sopra. “Prima stavo anch’io sulla linea e ho montato per anni i pezzi direttamente sull’auto. Ma dopo un’embolia polmonare e altri malanni vari sono stato messo di fianco a sequenziare i pezzi. Il vantaggio è di non essere direttamente legato al ritmo costante della linea che ti impone tempi più rigorosi”.

 

   “Ogni numero corrisponde a una posizione sull’auto. I pezzi sono contenuti in vari cassoni – dodici in tutto e ogni cassone è lungo circa tre metri per un metro e mezzo di larghezza – e io li smisto in cassoni più piccoli, più maneggevoli sulla linea”. Sulla sua linea passano le portiere: dalla scocca dell’auto, nuda e verniciata, che scorresuunadelletrelineedicuisonocomposte le carrozzerie, vengono smontate le portiere che scorrono su una linea separata e lì vengono completate dei pezzi mancanti: si aggiungeranno maniglie, cavi elettrici, insonorizzazioni e così via. I pezzi a volte pesano sei o sette chili l’uno: la mansione è sempre la stessa, non ha varianti, non prevede imprevisti
  né autonomia. Si tratta di raccogliere pezzi, distribuirli, raccoglierli di nuovo e smistarli. Tutto il giorno, per otto ore, anzi un po’ meno perché ci sono le pause che vedremo fra poco. “Quando stavo direttamente sulla linea ricordo che montavo delle boccole, cioè supporti cilindrici per albero motore o cambio. Tutto il giorno a montarle senza sosta. Era un lavoro frenetico e ossessivo, paranoico direi. Perché la cosa assurda che ti capita con la linea di montaggio è che più il lavoro è facile più dai fuori ditesta,perchélaripetizioneèmicidiale.Seèpiù difficile, magari puoi utilizzare un po’ di malizia per cercare di rallentare il ritmo e provare un po’ a pensare”.

 

   Sembra di vedere Charlie Chaplin, in Tempi moderni, ma non è uno scherzo. Il fatto è che, parlando con Pasquale, capiamo che la fisionomia dell’“operaio massa” è tutt’altro che superata in fabbrica. “L’azienda non fa che parcellizzare il lavoro, semplificarlo al massimo in modo da poterlo far fare a tutti. Abbiamo verificato, parlando con dei compagni di lavoro della Sevel di Atessa, che in quella fabbrica succede che un nuovo assunto viene lasciato da solo dopo già un’ora che è entrato in fabbrica. Un’ora, capisci! Per imparare una mansione che dovrà svolgere a tempo indeterminato: ogni
  giorno un solo pezzo, sempre allo stesso posto, in continuazione, una paranoia”. “Quando lavoravo alle Meccaniche – aggiunge Pasquale – usavo di più la testa, il lavoro era duro e ripetitivo ma per sistemare un pistone ci si ragiona un po’ di più”.

 

   ORE 8.00, LE PRIME PAROLE

 

   In postazione si lavora con qualche operaio di fianco. Si può parlare ma “prima delle 8 del mattino nessuno apre bocca, siamo ancora assonnati”. E spesso “se fai una domanda la risposta arriva dopo qualche minuto, perché prima c’è da finire una portiera o un vetro da montare. Però chi si trova vicino uno con cui non va d’accordo è davvero sfortunato, mica si può spostare da un’altra parte. Quello che ti sta di fronte è il tuo unico interlocutore, o te lo fai piacere o stai zitto”.

 

   Pasquale lavora in una squadra come tutti gli operai di Mirafiori. Ogni squadra conta circa 30-35 operai ma non è il capo-squadra l’interlocutore di riferimento. “No, è il team leader, uno ogni dieci operai circa”. È lui che sorveglia la produzione, interviene in caso di pezzi mancanti, sostituisce eventuali assenze
  per malattia, raccoglie le richieste o i bisogni dei dipendenti e riferisce al capo-squadra. Un team-leader è un’operaio di quarto livello, prende un po’ di euro in più e ovviamente è particolarmente affidabile: “Io non ne ho mai visto uno scioperare”.

 

   “Sono loro che, quando serve, assegnano straordinari serali per mansioni che non rientrano negli straordinari comandati al sabato, quelli cioè previsti dal contratto. Passano per le linee e si rivolgono agli operai più fidati, ai ‘loro’, per offrire un paio d’ore per ripulire un piazzale, sistemare del lavoro arretrato, mai per aumentare la produzione, quello si fa solo al sabato. Ovviamente due ore fanno spesso comodo, si guadagna un po’ di più anche se alle dieci di sera [il secondo turno
 

 

   comincia alle 14 e termina, appunto, alle 22] è faticoso”.

 

   TRE PAUSE

 

   DI 10 E 15 MINUTI

 

   La fatica si sente. “Lavoriamo in piedi tutto il tempo. Io a fine turno ho davvero bisogno di togliermi le scarpe, riposarmi, mi fanno male i piedi e le gambe, la schiena è bloccata. Devo dire che chi soffre di più sono le donne, le vedo spesso lamentarsi per il mal di gambe tanto
  che ne ho viste molte portarsi una cassettina di legno accanto alla postazione su cui sedersi non appena scatta una pausa o anche durante l'ora di mensa”. A Pomigliano la Fiat porterà, in base all’accordo approvato in un referendum dal 60 per cento dei lavoratori, la pausa mensa a fine turno e ridurrà di dieci minuti le pause. Come funziona ora? “Le pause sono tre, una ogni due ore, per un totale di quaranta minuti: 15+15+10”. Ma che succede durante la pausa? “Intanto si va in bagno, poi chi fuma esce fuori a fumare – nello stabilimento è vietato, chissà come farà Sergio Marchionne, amministratore delegato e noto fumatore... – ci si prende un caffè. Per chi svolge attività sindacale è l’unico momento per parlare con i compagni di lavoro ma spesso è impossibile perché, appunto, ognuno ha qualcosa da fare. E poi dieci o quindici minuti durano davvero poco”.

 

   ORE 11,45, LA MENSA

 

   Con la pausa mensa forse va anche peggio. “L’interruzione è di mezz’ora, dalle 11,45 alle 12,15 e dalle 18,45 alle 19,15 per il secondo turno. Ma dobbiamo mangiare in non più di quindici minuti. Ci vogliono infatti tra gli 8 e i 10 minuti per raggiungere la mensa, spesso c’è da fare la coda e quindi non c’è molto tempo”. L’azienda trattiene dalla busta paga 1,19 euro per ogni pasto. Eppure, spiega Pasquale, “ci sono davvero tanti operai, soprattutto donne come dicevo prima, che preferiscono portarsi da casa
  un panino o qualcosa da mangiarsi lì accanto alla propria postazione, così da recuperare un po’ di tempo e far riposare le gambe”.

 

   In fabbrica fa freddo d’inverno e caldo d’estate, non è un ufficio, non c’è l’aria condizionata. “I capannoni sono alti anche trenta metri, ci sono spifferi, sono stabilimenti vecchi ma soprattutto la fabbrica è in parte deserta e quindi i
  riscaldamenti vengono accesi solo parzialmente. E quindi fa freddo. Per mettere un po’ di stufette in giro per i reparti o le pale di ventilazione non sai quante ore di sciopero abbiamo dovuto fare”. Il momento più difficile della giornata è dopo pranzo “perché senti di più la stanchezza. Al mattino sei più riposato ma hai sonno, dopo ti   svegli ma sei stanco”.

 

   Mentre si ascoltano le parole di Pasquale ci si accorge che il suo resoconto della giornata di lavoro si limita in realtà al racconto dettagliato di poche decine di minuti: l’avvio, le mansioni, le pause, la mensa. L’andata e il ritorno dal lavoro. Per il resto non c’è più nulla da raccontare, solo una costante ripetizione di movimenti che non cambiano mai. Nonostante questo a Pomigliano d’Arco si vuole portare la mensa a fine turno e ridurre le pause da quaranta a trenta minuti, lavorano così per sette ore e mezza con solo due pause da quindici minuti o tre da dieci minuti l’una.

 

   ORE 12,15, SI RIPRENDE

 

   Ma non c’erano i robot che avevano sostituito gli operai? “I robot ci sono ma solo alla lastraturaeallaverniciatura.Inrealtàsonopochi, mentre le case automobilistiche concorrenti ne hanno molti di più. Gli operai non sono del tutto contrari ai robot perché ci sono lavori, come la lastratura – dove praticamente si “incolla” il pianale dell’auto alle portiere e al tetto – che erano davvero micidiali. O la verniciatura che ci portava via i polmoni. Però, nonostante i robot, gli operai ci sono ancora e sono loro a far andare avanti la produzione, da qui non si scappa”. Pagata quanto?

 

   Alla Fiat si sopravvive con poco. Pasquale tira fuori dalla tasca la busta paga, quella dell’ultimo mese. Il minimo contrattuale lordo, per un operaio di terzo livello, è di 1.395,44 euro a cui si sommano, dopo 22 anni di fabbrica, 125 euro di scatti di anzianità e 27 euro di premio produzione. In totale fanno 1548 euro lordi che diventano 1.239 al netto delle molteplici trattenute. “Sempre che non ci sia stata cassa integrazioneoppurequalcheoradisciopero”.Se si hanno dei figli, l’affitto e le bollette i conti sono facili da farsi.

 

   ORE 14.00, FINE TURNO

 

   La giornata è praticamente conclusa e fuori dalla fabbrica ne resta solo il rumore,
  costante, avvolgente, fatto di ferraglia, di colpi sordi,dimartellipneumaticieditrapanielettrici. O del clangore dei pezzi metallici. Un rumore confuso che lascia un ronzio nella testa. E poi c'è il silenzio, fatto dall'esterno della fabbrica pochi minuti dopo l'uscita, lo sciame operaio si disperde subito, veloce come la rassegnazione che si è impadronita del mondo del lavoro. Resta però una sensazione, un pensiero fisso, la dignità del lavoro. Pasquale e molti come lui, minimizzano la fatica, lo stress, l'alienazione, “la paranoia” come la chiama lui. La sente ma non se ne lamenta, non si atteggia a vittima. Sarà perché è iscritto al sindacato, perché crede nella lotta comune e in qualche possibilità di riscatto. Sarà perché con qualcosa bisogna pure difendersi e resistere. Gli operai metalmeccanici in Italia sono quasi due milioni e di questi 363 mila sono iscritti alla Fiom, primo sindacato di categoria. Sarà mica la dignità il problema?

 
 
 

APPROVATA LA VIVISEZIONE DALL' UE

Post n°154 pubblicato il 09 Settembre 2010 da laquartastrega

Il Parlamento Europeo ha approvato il testo finale per la Direttiva 86/609 che regolamenta l’utilizzo degli animali per fini scientifici.   

Nel complesso il testo approvato risulta deludente, soprattutto in considerazione dei progressi scientifici, dell’affermarsi dei metodi alternativi all’uso di animali e dell’opinione pubblica espressasi in modo chiaramente contrario alla sperimentazione animale”, afferma Michela Kuan, biologa, responsabile nazionale LAV settore Vivisezione.

 Il testo proposto nella sua prima versione del novembre del 2008, era fortemente innovativo rispetto al vigente e, anche se non totalmente coerente con le ottiche animaliste, presentava numerosi punti migliorativi per la tutela e il benessere degli animali da laboratorio; purtroppo tale testo nel corso dei mesi è stato modificato attraverso vari passaggi, tutti peggiorativi. La lobby vivisettoria ha, infatti, ben saputo veicolare le scelte politiche per ottenere maggiore libertà e minori restrizioni nel ricorso al modello animale.

 Tra gli articoli più negativi abbiamo:

 -la possibilità di poter ricorrere, anche se in deroga, a gatti e cani randagi  ( in Italia tale pratica è vietata fin dal 1991),

-la possibilità di utilizzare specie in via d’estinzione e/o catturate in natura (compresi i Primati e in particolare le grandi scimmie),

-il ricorso a soppressione per inalazione di anidride carbonica come metodo di uccisione di riferimento, definito dalla legge come “umanitario” ma che in realtà provoca alti e prolungati livelli di sofferenza, fatto riconosciuto scientificamente

-la possibilità di effettuare esperimenti senza anestesia, autorizzazione anche per esperimenti altamente dolorosi.

 Ma non sono, ancora, del tutto perse le speranze per i 12 milioni di animali che ogni anno muoiono nei laboratori europei: infatti, a questo punto - spiega Gianluca Felicetti, presidente della LAV - sarà fondamentale che nell'iter di recepimento nazionale della Direttiva, Governo e Parlamento traducano in fatti le dichiarazioni di questi giorni, inserendo disposizioni più restrittive di quelle di Strasburgo e lo sviluppo concreto dei metodi di ricerca che non fanno uso di animali"

 Ufficio stampa LAV

 

 

 
 
 

Giornalisti-estintori

Post n°153 pubblicato il 07 Settembre 2010 da laquartastrega

di Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano 7 settembre 2010
La vera rivoluzione nell’informazione sarebbe pubblicare le notizie dall’estero di fianco a quelle dall’Italia e lasciare ai cittadini il confronto. Sabato, a Dublino, Tony Blair è stato sommerso di uova, scarpe e bottiglie di plastica mentre presentava il suo libro di memorie, la boiata pazzesca in cui si pente di aver abolito la caccia alla volpe ma non di aver sterminato centinaia di migliaia di persone in Iraq e Afghanistan col suo degno compare Bush. I contestatori gli urlavano slogan in dolce stilnovo: “Blair ha mentito, milioni sono morti”, “Condannatelo per genocidio”, “C’è sangue sulle tue mani”, “Ehi, Tony, quanti bambini hai ammazzato oggi?”. Lui non ha fatto una piega, a parte tentare di scansare gli oggetti che gli piovevano addosso. E nessun’autorità britannica si è sognata di urlare allo “squadrismo” e al “fascismo”. Anche perché contestare i potenti è tipico delle democrazie. Nelle stesse ore, a Torino, una cinquantina di ragazzi pericolosamente informati (sventolavano financo Il Fatto e L’espresso) contestavano Renato Schifani alla festa del Pd, al grido “Fuori la mafia dallo Stato”. Apriti cielo. Il servizio d’ordine del Pd (pare che sia l’acronimo di Partito democratico) e la polizia li hanno strattonati e malmenati per allontanarli dalla festa, non si sa bene in base a quale legge, visto che il duetto Schifani-Fassino si svolgeva sul suolo pubblico, dunque aperto a tutti. Intanto Fassino li insultava (“squadristi”), Schifani li insultava (“esempi di   antidemocrazia”) e il “moderatore”, un mezzobusto del Tg3, li insultava (“fascisti”) e invitava gli attivisti piddini a fare giustizia. Bersani chiamava Schifani per fargli tante scuse e persino il capo dello Stato correva al salvamento del suo vice col consueto monito contro l’“indegna gazzarra”. Mobilitazione generale contro le nuove Bierre, mancavano solo l’esercito, i Caschi blu e le amazzoni di Gheddafi. Il meglio però l’han dato i giornali, ormai ridotti a servizio d’ordine dei politici: gli stessi giornali (tutti) che, impegnatissimi dietro la cucina Scavolini di Fini, non hanno scritto una riga sulle rivelazioni dell’Espresso e del Fatto a proposito dell’inchiesta della Procura di Palermo sulle accuse di mafia a Schifani e hanno addirittura censurato il comunicato in cui Schifani chiedeva ai Pm di interrogarlo al più presto. Avrebbero dovuto spiegare ai loro lettori perché Schifani era stato contestato, ma non potevano, altrimenti avrebbero prima dovuto raccontare l’inchiesta per mafia sul presidente del Senato e, ancor prima, ammettere di aver censurato una notizia tanto enorme. Troppo complicato. Meglio parlar d’altro e spacciare la contestazione per un tentativo di “non far parlare” il presidente del Senato (che peraltro parla ogni santo giorno a tg ed edicole unificati, mentre chi lo contesta non ha mai voce).   Infatti nell’editoriale di Pigi Battista sul Pompiere la parola mafia non compare mai. E nemmeno in quello gemello di Aldo Schiavone su Repubblica. In compenso Battista scrive che si voleva “impedire il diritto di espressione” e Schiavone che si puntava a “ridurre al silenzio l’avversario”. Per Schiavone, la contestazione “allarma chi ha a cuore la democrazia”, perché è “violenza e intolleranza”, “male subdolo”, “protesta incivile”, “irresponsabile estremismo che ci fa paura perché può incubare climi peggiori di cui purtroppo la nostra storia non è immune”, insomma il terrorismo è di nuovo alle porte. Per Battista, chi fischia Schifani è nell’ordine: “Populista”, “antidemocratico”, “cupo”, “intimidatorio”, “prevaricatore”, “prepotente”, “arrogante”, “fanatico”, “antiliberale”, sogna “il bavaglio” e viola “l’art. 21 della Costituzione”. Ma, sia chiaro, “non in nostro nome”. Ecco: leviamoci dalla testa che i contestatori fossero lettori aizzati da Battista. Forse perché lui sta sempre con il potere e non ha mai contestato nessuno. O forse perché lui non ha lettori.

 
 
 

FAREPASSATO

Post n°152 pubblicato il 20 Agosto 2010 da laquartastrega

di Marco Travaglio - Il FATTO QUOTIDIANO
     Sarebbe facile maramaldeggiare sui finiani di Farefuturo che, a 16 anni e mezzo dalla cacciata di Montanelli dal Giornale che aveva fondato e non voleva trasformare in quel che è diventato, riabilitano il grande Indro. Facile irridere alla scoperta tardiva della vera natura del berlusconismo: un mix di “dossieraggio, ricatti, menzogna per distruggere l’avversario, propaganda stupida e intontita, slogan, signorsì e canzoncine ebeti”. Facile farsi beffe di chi, dal 1994 a oggi, ha scambiato B. per un potenziale “grande politico e statista”, un “leader atipico ma liberale”. Facile ricacciare questa parte della destra italiana nelle fogne del neofascismo da cui molti suoi esponenti provengono. Facile, ma anche ingiusto. Per diversi motivi. 1) Il brusco distacco, non solo politico ma anche culturale, dal Caimano e dalle sue putride paludi non è roba da voltagabbana a caccia di prebende e poltrone: anzi, se cercassero quelle, i finiani sarebbero rimasti con B., ben protetti dai suoi scudi giudiziari e mediatici, anziché offrire il petto ai suoi killer catodici e a mezzo stampa. Quando uno cambia idea, bisogna sempre controllargli la bottega e verificare se gli conviene o no. Ai finiani non conviene affatto, anzi conveniva restare dov’erano. 2) L’autocritica, almeno a giudicare dalle parole di Farefuturo, non è una disinvolta operazione di facciata, come quella di tanti che dall’oggi al domani cominciano a dire il contrario di quel che dicevano   ieri, con l’aria spocchiosa dei maestri che hanno sempre ragione anche se hanno sempre avuto torto. Farefuturo riscrive il recente passato, confessa un “senso di colpa per non aver capito prima, per non aver saputo e voluto alzare la testa”, riconosce che “oggi che gli editti toccano da vicino, è fin troppo facile cambiare idea” e persino che “ha ragione chi dice: perché non ci avete pensato prima?”, infine ammette che “non c’è una risposta che non contempli un pizzico di vergogna. Un vergogna che, però, non prevede ora il silenzio, il ripetersi di un errore”. Chi parla così merita un’apertura di credito: cioè di essere giudicato non da quel che ha fatto ieri, ma da quel che farà domani (specie in tema di libertà d’informazione e legalità). 3) I finiani non si limitano a difendere Fini, ora che il killeraggio colpisce lui (troppo comodo), ma hanno il coraggio di ricordare il punto più basso del regime: “Il pensiero corre all’editto contro Biagi, Luttazzi e Santoro”. Citano cioè tre personaggi lontanissimi dal mondo della destra, che nel 2002 subirono insieme al loro pubblico l’affronto più sanguinoso: il divieto di lavorare in tv per averne fatto un “uso criminoso” (lesa maestà), divieto che per Luttazzi perdura tuttora. 4) L’autocritica non proviene dai killer, tutti rimasti per selezione naturale alla corte di B., ma da chi appunto ha taciuto per troppi anni sui killeraggi, senza osare “alzare la testa”, e ora che lo fa ne assaggia le prime conseguenze. 5) L’autocritica dei finiani, per quanto tardiva, è   comunque in anticipo rispetto a tanti “intellettuali” sedicenti “liberali” e/o “terzisti” che da 16 anni tengono il sacco e fanno da palo a B. paraculeggiando e pompiereggiando con una finta indipendenza che è anche peggio del berlusconismo, perché non ci mette neppure la faccia. Per non parlare dei dirigenti e delle teste d’uovo del centrosinistra “riformista” e della sinistra “radicale” che hanno screditato il valore dell’antiberlusconismo come “demonizzazione” e “giustizialismo”, l’hanno sacrificato sull’altare delle bicamerali, del “dialogo” sulle “riforme condivise”, delle ospitate a Porta a Porta e dei libri Mondadori, non riuscendo o non volendo immaginare una destra diversa da quella abusiva di B. e garantendo lunga vita a B. Oggi dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa una vasta e variopinta compagnia. I finiani, con tutte le loro magagne, lo stanno facendo mentre B. è vivo e potente. D’Alema & C. e il Pompiere della Sera aspettano il referto del medico legale.

 
 
 
 
 

INFO


Un blog di: laquartastrega
Data di creazione: 20/02/2008
 

".... Che potrò io rendere a te, o Regina, ricca di pietà e di magnificenza? La vita che mi resta io consacro a te, ed a propagare ovunque il tuo culto, o Vergine del Rosario di Pompei, alla cui invocazione la grazia del Signore mi ha visitato. Promuoverò la devozione del tuo Rosario; narrerò a tutti la misericordia che m’impetrasti; predicherò sempre quanto fosti buona con me, affinché anche gl’indegni come me, e i peccatori a te si rivolgano con fiducia."

 

  SE MI ABBANDONI,
SEI UNA BESTIA!

 

23 MAGGIO 1992

"Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini!"
Giovanni Falcone

 

19 LUGLIO 1992

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"E' normale che esista la paura, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio.
Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti."
Paolo Borsellino

 

voglio scendere

 

"Proclamare il diritto all'uguaglianza in una società che ha bisogno di una massa di schiavi salariati vuol dire aver perso la testa" [Friedrich Nietzsche - 1889]

 

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Non è chiaro il commento ....
Inviato da: laquartastrega
il 07/09/2012 alle 09:56
 
alle 14:00 non ti fanno più male le gambe?1200 euro al mese...
Inviato da: gianluca
il 02/09/2012 alle 17:19
 
 

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