laserman

LE NOSTRE VITE SUL FILO:


un compagno di viaggio, una vacanza
Ci sono panni stesi sul filo a dividerci. Come in un campo da tennis, io e te, a palleggiarci storie, a tirarci i racconti, a risponderci opinioniIo e te, con la tenda alle tue spalle, i capelli bagnati, gli occhi rossi, una fame e un venticello estivo.Ci siamo io e te a guardarci oltre il filo, a raccontarci chi siamo stati e chi saremo, a tenere in pugno i costumi bagnati della nostra giornata.Si fanno la sera i discorsi, dopo il mare, dopo il sonno, dopo il sale, dopo il sole. Si fanno la sera, che “quasi non ci vediamo in faccia” che “ho una fame della madonna”. Puliti dalla doccia, pieni di una settimana di vacanza e di confronti. Si fanno la sera col mare alle mie spalle e il mio accappatoio giallo. Ci ribattiamo donna su donna, sorriso su pianto, gioia su sofferenza: sono dritti e rovesci di vite vissute, semplici o complicate, ma vissute.Di sera sembriamo abbronzati, scostando i panni, si vedono gli occhi e i denti, la pelle sembra quasi scura.Ci parliamo tra le zanzare, discorsi seri e schiaffi sul corpo.Poi ci sono le cazzate, quelle ci sono sempre, ci sono le figuracce…ci sono le storie sugli approcci con le donne quelle importanti, quando ti metti in mezzo e ti butti, poi ci sono i discorsi esistenziali, c’è la politica, la droga, la rabbia e la rassegnazione.Sembra tutto condensato lì di fronte a quel filo: la fretta per raggiungere il traghetto, i mille cd ascoltati tra le strade assolate della Sicilia, le telefonate ai familiari. Tutto è condensato nei nostri sguardi serali, nelle nostre parole fresche.Mi sento pieno, appagato dal contorno, dalla vacanza, dal confronto e dall’anno che mi aspetta.Si può perdere questa partita, posso ascoltare senza rispondere, sentire i tuoi consigli, ascoltare le tue “lamine di vita sovrapposte”, sentire che hai scelto di suonare e non sai se quel concerto in piazza a ferragosto vale qualcosa, sentire che ci vuoi provare.E per me fai bene. Io me lo ricordo il tuoi viso, il giorno della tua laurea, quando hai scartato il basso regalato dai tuoi genitori, me lo ricordo benissimo, intrufolato in famiglia tra i tuoi festeggiamenti. Quel viso nasconde una voglia, una strada, un desiderio ed è coraggioso e affascinante che tu stia provando a seguirlo anche per 60€.Si può aspettare la risposta da lontano, da fondo campo, si può attaccare venirti incontro e dirti che forse ci siamo insegnati qualcosa, mentre i panni gocciano, posso raccontarti emozionato che ho un amico perso tra i meandri della sua testa, un amico caro che si è perso nella discesa della depressione e ora è distante e mi ha lasciato in mano un risicato mazzetto di rabbia , rassegnazione ed impotenza, che invece qualche amico caro l’ho recuperato, ci eravamo persi tra i discorsi detti e non detti, invece ora siamo di nuovo al telefono a raccontarci tutto e a leggere dentro noi stessi, con gioia e profondità, come tra quei banchi, come su quei foglietti nell’ora di Filosofia.Posso raccontarti che Barcellona va e viene nella mia testa, però sento che sarà il mio anno, l’ho sentito anche davanti a quei panni, mentre ti ribattevo le mie storie colpo su colpo. Il disco è finito, noi siamo appena cominciati, si sente dalle parole, fresche, cazzute, sincere e speranzose.Il disco è finito come la nostra vacanza, e penso che sia straordinario pensare dove ci ha portato la musica, la nostra musica oltre la musica, lì in quel momento. Il disco è finito , noi…no.