Ci ripensavo sull’aereo, mentre il passeggero accanto a me alzava il suo oblò su un tramonto di alta quota, un sole rosso che infrangeva i suoi raggi sulle ali del mio aereo.Ripensavo a quell’ora del giorno, che in tutte le terre che mi hanno ospitato, non mi ha mai lasciato indifferente, mi ha sempre toccato.Ripensavo a quell’ora della sera quando il sole è rosso e le luci cominciano ad accendersi tra le case, quell’ora in cui c’è chi torna dal lavoro, o chi guarda la finestra perché vorrebbe farlo, quell’ora di stanchezza, di porte che si aprono con la borsa del lavoro in mano, quell’ora in cui si comincia a pensare alla cena.Ripensavo a quell’ora, ai capelli bagnati e alle ciabatte da mare che strusciano, mentre ritorno a casa, dopo l’ultimo bagno, fatto di acqua calda, di ombrelloni che si chiudono, di ombre lunghe e mare scuro. Mi sono visto in quell’ora, aprire il cancello della casa al mare, quella della mia infanzia, sentire i primi odori di cena, mi sono visto sorridere per l’attesa di una serata che stava per cominciare, sotto la doccia che lava via tutto il sale della giornata.Ripensavo a quell’ora, d’inverno, quando percepisci che il lavoro è finito, o sta per finire, quando chiudi in casa tutte le tue ansie, metti una porta davanti ai tuoi fantasmi. C’è quell’ora in cui il freddo resta fuori, in cui senti forte la voglia di caldo, la voglia di stringerti in un abbraccio, mi piace quella sensazione di inverno dentro e fuori. Ripensavo a quell’ora vista dall’aereo che per la terza volta mi porta in Cina, quell’ora è una delle mie corde aggrappate alle sensazioni positive. Pure dal basso tra i vicoli di Guangzhou, quell’ora la conosco: è la doccia dopo il mare, la mia coperta di lana, la mia borsa del lavoro gettata sul letto, le mie suonate di tastiera, i momenti a raccontare, a raccontarci chi siamo fuori da quella porta, la televisione accesa, lo sguardo sereno sui vicini.Ripensavo a quell’ora, ci ripenso spesso quando io e il sole complice ci scambiamo un’occhiata complice, quell’ora ha un buon odore, un buon sapore, quell’ora è la cravatta che si scioglie, il respiro che cresce, quell’ora è l’ attesa per la serata che arriva, quell'ora è una luce accesa, una serranda abbassata.Datemi quell’ora in cui sento meglio i pensieri della gente, in cui le espressioni sembrano più nitide.Datemi quell’ora anche qui tra il cielo sporco e l’aria umida, magari annunciata da un vento leggero.Voi datemi quell’ora io vi darò me stesso.
DATEMI QUELL'ORA
Ci ripensavo sull’aereo, mentre il passeggero accanto a me alzava il suo oblò su un tramonto di alta quota, un sole rosso che infrangeva i suoi raggi sulle ali del mio aereo.Ripensavo a quell’ora del giorno, che in tutte le terre che mi hanno ospitato, non mi ha mai lasciato indifferente, mi ha sempre toccato.Ripensavo a quell’ora della sera quando il sole è rosso e le luci cominciano ad accendersi tra le case, quell’ora in cui c’è chi torna dal lavoro, o chi guarda la finestra perché vorrebbe farlo, quell’ora di stanchezza, di porte che si aprono con la borsa del lavoro in mano, quell’ora in cui si comincia a pensare alla cena.Ripensavo a quell’ora, ai capelli bagnati e alle ciabatte da mare che strusciano, mentre ritorno a casa, dopo l’ultimo bagno, fatto di acqua calda, di ombrelloni che si chiudono, di ombre lunghe e mare scuro. Mi sono visto in quell’ora, aprire il cancello della casa al mare, quella della mia infanzia, sentire i primi odori di cena, mi sono visto sorridere per l’attesa di una serata che stava per cominciare, sotto la doccia che lava via tutto il sale della giornata.Ripensavo a quell’ora, d’inverno, quando percepisci che il lavoro è finito, o sta per finire, quando chiudi in casa tutte le tue ansie, metti una porta davanti ai tuoi fantasmi. C’è quell’ora in cui il freddo resta fuori, in cui senti forte la voglia di caldo, la voglia di stringerti in un abbraccio, mi piace quella sensazione di inverno dentro e fuori. Ripensavo a quell’ora vista dall’aereo che per la terza volta mi porta in Cina, quell’ora è una delle mie corde aggrappate alle sensazioni positive. Pure dal basso tra i vicoli di Guangzhou, quell’ora la conosco: è la doccia dopo il mare, la mia coperta di lana, la mia borsa del lavoro gettata sul letto, le mie suonate di tastiera, i momenti a raccontare, a raccontarci chi siamo fuori da quella porta, la televisione accesa, lo sguardo sereno sui vicini.Ripensavo a quell’ora, ci ripenso spesso quando io e il sole complice ci scambiamo un’occhiata complice, quell’ora ha un buon odore, un buon sapore, quell’ora è la cravatta che si scioglie, il respiro che cresce, quell’ora è l’ attesa per la serata che arriva, quell'ora è una luce accesa, una serranda abbassata.Datemi quell’ora in cui sento meglio i pensieri della gente, in cui le espressioni sembrano più nitide.Datemi quell’ora anche qui tra il cielo sporco e l’aria umida, magari annunciata da un vento leggero.Voi datemi quell’ora io vi darò me stesso.