Creato da fonderiaromana il 23/03/2005

laserman

Laser, tastiere, porketta, fonderia e....impressioni

 

 

BERLUSCONI 2.....

Post n°118 pubblicato il 23 Luglio 2009 da fonderiaromana

I "consigli" di Silvio

PD: Un giovane sarebbe già arrivato in un secondo. Sai, cioè, sarebbe arrivato...I giovani hanno un sacco di pressioni...
SB: Però se posso permettermi (...) il guaio secondo me è di famiglia
PD: Quale?
SB: Avere l'orgasmo
PD: Sai da quanto tempo non faccio sesso da come ho fatto con te stanotte? Da molti mesi, da quando ho lasciato il mio uomo...E' normale?
SB: Mi posso permettere? Tu devi fare sesso da sola...Devi toccarti con una certa frequenza

 

 
 
 

BERLUSCONI "Non sono un SANTO"

Post n°117 pubblicato il 22 Luglio 2009 da fonderiaromana

"che c'ho a faccia da santo????? c'ho a faccia da santo????? NOOOO Nun so un santo manco io"

 

 


 

 
 
 

MICROCOSMI 2 : Il Corso di Inglese

Post n°116 pubblicato il 15 Giugno 2009 da fonderiaromana
Foto di fonderiaromana

Consolidata la consapevolezza che entrare nel cuore degli inglesi e’ una operazione ardua, se non impossibile e avendo maturato la convinzione che in un ufficio pieno di italiani il mio inglese restera’ lo stesso se non addirittura potra’ assorbire qualche flessione regionalpopolare, ho deciso di iscrivermi ad un corso di inglese.

Ho trovato dunque una scuola vicino l’ufficio, finanziata dal comune di Londra. Che poi scuola, loro lo chiamano college, ma e’ qualcosa di molto lontano dall’immagine che abbiamo noi di un college inglese. Che poi si chiama Trinity, ma e’ qualcosa di molto lontano dall’idea perfetta della trinita’.

In realta’ e’ una struttura polifunzionale, ci si fanno corsi di ogni tipo, c’e’ anche una simil mensa e un baretto molto economico, ci sono foto appese dei corsi di cucina, classi con forni e fornelli, laboratori, docce e scantinati pieni di libri. E ci sono i professori, tutti con il loro tesserino appeso al collo, tutti con la loro pronuncia perfetta, talmente perfetta che tu entri, inizi il corso e pensi “ma che cazzo lo faccio a fare??? Io capisco perfettamente tutto, non devo neanche leggergli le labbra, e addirittura, mentre parlo con loro, certe frasi che strutturo fuoriescono quasi puliti e corretti” , poi esci e ti scontri con un operaio sudato e incazzato di Manchester o con uno scozzese leggermente alticcio e capisci che non lo saprai mai l’inglese, nemmeno quando avrai appeso in bella vista sul muro della tua cameretta il tuo certificato incorniciato UPPER INTERMEDIATE.

Il mio professore, in particolare,  e’ un ragazzo gay piu’ giovane di me, con i capelli lunghi legati a coda di cavallo, razzista, fascista, pro-pena di morte e pro-USA,  non incarna dunque il prototipo dell’insegnante inglese. Io volevo un professore alla John Cleese, con i capelli bianchi, che sorseggia il te e fa battute alla inglese e massacra gli italiani e i francesi con il suo humour, invece mi ritrovo un filo americano giovane sorridente e cattivo.

Poi ci sono gli alunni, ovvero noi, il solito mix di storie e provenienze, di esperienze e aspettative.
Gli italiani non mancano, Londra ancora attira tante persone in cerca di lavoro o in cerca di una lingua universale e la colonia e’ nutrita. C’e’ Giuseppe per esempio, che viene dalla Sicilia e lavora in un ristorante, abita a Brixton un ex quartiere malfamato che ora stanno “ripulendo” (odio questa parola), con un mercato caraibico coloratissimo e odoroso e una pizzeria italiana da far invidia a Roma; il suo inglese non e’ eccezionale anche perche’ usa i costrutti italiani e pronuncia la “tr” alla siciliana e condisce i suoi discorsi con intercalari del tipo “take for example” che sanno troppo di dialogo al bar dopo l’Amaro Lucano la domenica pomeriggio. E’ espertissimo di musica house e assiduo frequentatore del Fabric, una delle discoteche piu’ popolari della capitale inglese.
C’e’ anche una nutritissima colonia polacca, in particolare ragazze, la piu’ assidua di queste e’ una signora di nome Anna: carnagione chiara, occhi azzurri, capelli biondi pettinati con un sobrio caschetto. A vederla mi viene in mente la nonnina di cappuccetto rosso, le manca solo la cuffietta.
Il suo inglese e’ timido e stentato e il suo tono di voce e’ bassissimo, ma e’ silenziosa e caparbia nell’appuntare tutto sul suo piccolo quadernino. Durante una lezione leggendo un articolo in inglese su George Soros, racconta le sue esperienze e i suoi ricordi sullo speculatore ungherese e sembra informata sugli uomini dell’est Europa che hanno avuto fortuna. L’ultima lezione ho lavorato con lei, e’ stata la mia partner, silenziosa e precisa e mi ha salutato consigliandomi una gita a Canterbury…”I suggest you to go to Canterbury” un sorriso e via verso casa.

Jose’ e’ un ragazzo portoghese, dall’eta’ indefinita. Col tempo ho scoperto che e’ sposato con una ragazza giapponese e che ha passato tanti mesi da solo,mentre lei era li’. Col tempo ho scoperto che vorrebbero avere dei figli, ma che forse ha avuto qualche problema eppure dice “i’m happy now…i think we have solved the problem”. Ha una parlata lentissima, quasi sonnolenta, che ben si addice al suo sguardo moscio con le palpebre semichiuse e con gli occhiali riposti a meta’ naso. Lui ha i suoi tempi, la sua lentezza portoghese: quando la classe si sofferma sulla 5° frase, lui fa una domanda sulla prima, quella discussa e analizzata corretta e sviscerata gia da 20 minuti. Mi confessa che vuole aprire una scuola di inglese una volta tornato in Portogallo e sembra cosi’ convinto che mi dispiacerebbe dissuaderlo, mi dispiacerebbe spiegargli che e’ troppo lontano dall’essere un insegnante. Mi racconta un’altra volta che e’ un tifoso appassionato del Benfica, una delle due squadre principali di Lisbona, e che da quando e’ a Londra ha scritto una tantissime lettere al presidente della sua squadra del cuore, chiedendogli informazioni sul club, raccontando la sua passione e suggerendo acquisti e iniziative (ha una folle idea di una lotteria allo stadio), mi dice inoltre che il presidente lo ha invitato nel suo ufficio, complimentandosi e promettendogli di realizzare alcune sue idee. Lo dice con i suoi occhiali a meta’ naso, le palpebre a meta’, un sorriso nero di sigaretta….come posso non credergli???

Il Sudamerica e’ rappresentato da German.

German e’ Peruviano, e’ vestito sempre nello stesso modo, con una maglietta fosforescente, dei pantaloni di una tuta e delle scarpe da ginnastica. Porta degli occhiali spessi e ha dei baffetti leggeri sotto i suoi occhi distanti. Sembra spesso assente, interviene poco e la sua pronuncia e’ terribile: sembra di sentire un disco al contrario, trasmette un ansia mostruosa, pero’ dal punto di vista grammaticale e’ infallibile. Non sbaglia un singolare, un plurale, un tempo di un verbo….e’ perfetto grammaticalmente quanto imperfetto nella pronuncia.
Forse questo deriva dal suo lavoro o da                 quello che capisco del suo lavoro.

Lui brucia documenti. O almeno questo ho capito. Cioe’ si occupa di documenti fondamentali e li elimina. Ma e’ legale tutto cio’??? Mi dice che deve avvenire nella massima segretezza e con il massimo riserbo. Gli chiedo se per caso ha qualche foto di una certa Noemi, ma non capisce….
German e’ estremamente pragmatico, negli esercizi e nelle opinioni, se c’e’ una questione intricata e poco chiara, chiama la polizia, se c’e’ un dubbio, lui chiama la polizia.

Poi ce ne sarebbero altri,  ci sarebbe Audrius un ragazzo dell’est europa muscolisissimo e glabro, che quando parla muove le braccia come un rapper, oppure ci sarebbe Carolina, un’altra ragazza polacca che parla un ottimo inglese e sta inglesizzando anche il suo vestiario: ormai ha un substrato poacco soverchiato da nuovi colori e mode inglesi. Poi ci sto io…nell’ennesimo dei microcosmi interessanti e solitari che mi si mostrano in questa citta’ enorme e piena…di storie.

 
 
 

LE PRIME PROVE

Post n°115 pubblicato il 13 Dicembre 2008 da fonderiaromana

Finora ha piovuto poco. Anche se una volta ha nevicato. Lo giuro a Novembre ha nevicato.

Finora ho lavorato tanto, forse troppo. Qui si devono fare i numeri, si usa il blackberry, la mail, la chat, la Reuters, Bloomberg e il tempo di riflettere è poco. Tanto che ho smesso di scrivere. Perché poi di energie fisiche e mentali ne spendo tante e le sensazioni, quelle da scrivere, scivolano via tra le stanchezze.

Quando si è prospettata l’idea di partire, mi terrorizzava tra le altre cose l’idea di lasciare il gruppo, la musica, un progetto di anni e anni, un progetto di venerdì e fine settimana chiuso a suonare. Poi però ho sempre sperato che anche qui sarei riuscito a ritagliarmi momenti musicali….voglio dire Londra…

Ed effettivamente non è stato difficile e con qualche annuncio su internet, un myspace ad hoc, sono riuscito a trovare bene 3 contatti.

E così anche qui, forse senza la stessa serietà romana, sicuramente senza gli stessi legami forti romani, senza la fonderia romana, sono riuscito a ritagliarmi il mio spazio musicale.

 

Il primo è stato un ragazzo inglese, di quelli classici, con i capelli rossi, magro scheletrico e la riga da una parte, con i jeans a tubo strettissimi. Sembra uscito da un live degli Smiths.

Lui vorrebbe creare una sorta di progetto indie punk insieme ad un bassista italiano e un batterista inglese. Le sonorità sono una via di mezzo tra gli Oasis e i Nirvana, quei tipici stili in cui una tastiera c’entra come il parmigiano sugli spaghetti con le vongole.

 

Il secondo gruppo rappresenta il mio sogno politicalsociomusicale, un gruppo di periferia, multietnico, i cui componenti sbarcano il lunario con lavoretti, sono fumatori incalliti, bevono e parlano di musica e di sogni o di famiglie sparse per il mondo.

 

 Il bassista è portoghese, ha quasi 40 anni famiglie sparse tra Lisbona, Rio de Janeiro e l’Inghilterra, e qui con se, un figlio londinese, mago dei computer. Quando ho raccolto l’annuncio mi ha ospitato nella sua casa, condivisa con un 20enne studente e musicista, che si trova a Clapham dall’altra parte del Tamigi rispetto ai fasti di Chelsea e South Kensington, lì dove comincia una periferia più dimenticata, ma forse più originale.

L’appartamento è in una stradina piccola, un casermone pieno di porte vicine tra loro, con una vista eccezionale sulla periferia che si estende da lì verso sud, un susseguirsi di mattoni rossi e comignoli uno dietro l’altro, incorniciati nei nuvolosi inglesi.

Pedro (questo il nome) mi fa ascoltare le canzoni del gruppo, un reggae semplice e di poche pretese, e mi racconta stralci della sua storia, in questa stanzetta buia e sporca.

Dopo giorni e giorni di ufficio e di italiani lamentosi pigri immigrati, mi perdo per la prima volta in un paese straniero a sentire storie assurde, di viaggi transoceanici, di lavori saltuari, di magliette bucate e non stirate, di storie coniugali ed extra, di musica cubana, il tutto nel nostro inglese stentato e balbettato.

Mi immagino mio padre, la mia famiglia trasportati in questo contesto, mi immagino figlio di un musicista mancato con mia madre chissà dove.

Poi penso a quante realtà mi sono perso e mi sto perdendo, nel vortice delle stronzate a cui ci attacchiamo perennemente scontenti….”perché qui il sale non sala, il pepe non pepa, il cibo è disgustoso, il tempo fa schifo…” e adoro questo bagno nella vita reale.

Mentre si gira l’ennesima sigarettina lo ascolto raccontarmi che ha una storia con la vicina di casa, anche lei divorziata con un figlio piccolo che vive con lei e li immagino amarsi in quel letto e preparare colazioni piene di cereali ai loro figli nati così lontani e ora così vicini.

Quando arriviamo a casa, il figlio della sua vicina si affaccia alla finestra e lo saluta: “hi pedro, who is your friend?” e cominciano a chiacchierare e mi sembra una scena tenerissima lì su quel parapetto, al sesto piano mentre pioviggina, mi sembra tenero vedere questo uomo portoghese lotano da casa e dalle sue origini, pieno di storie interrotte, paterno e sorridente con questo bambino inglese.

 

Dopo un po’ arriva il leader, si chiama Chris, è di Grenada un’isola caraibica, è il prototipo reggae, occhiali da sole, dreadlocks, barba, cappellino colorato, anelloni dorati e catene con l’africa.

Un’altra perla di vita, un altro pezzo di immigrazione reale, di chi scappa da qualcosa e non ha niente.

Lui ha un vocione splendido, stonato al punto giusto, alla Mikey Dread, ha delle mani enormi e ogni volta mi chiedo come faccia a fare gli accordi sulla sua chitarra.

Lui scrive tutte le canzoni e parla un inglese incomprensibile.

Capisco che anche lui con una famiglia a carico si dimena tra sussidi di disoccupazione e lavoretti saltuari, sognando col suo reggae semplici folle e guadagni che dubito arriveranno.

Però è allegro, mi mette allegria, anche solo per i colori che porta addosso e per i sogni che ha di diventare famoso.

Penso che non lo diventerà mai, famoso, però che bello sentirli quei sogni, che bello averceli e trasmetterli.

Mentre mangia al buffet “eat as much as you can for 5pounds” e si immagina qualcuno che gli prepari la chitarra su un grande palco o guadagni stratosferici, perché il gruppo c’è e sente vibrazioni incredibili, per un momento riesce a contagiarmi. In quella cornice trista, con la solita pioggerella fitta, per un attimo ci credo anche io.

O almeno mi crogiolo nel sogno, mi faccio cullare dai sogni senza età, senza realtà, senza paura del presente, irrazionali e puri

 

Poi c’è Roger il batterista brasiliano.

Lui abita a Cristal Palace, luogo che conosco solo per le mie passioni calcistiche. Siamo ancora più in periferia, perché da Clapham serve un altro autobus per arrivare a casa sua.

Lui non torna in Brasile da anni ed è sposato con una inglese. Ha un viso realmente sudamericano, con lineamente dolci e un colorito mulatto favoloso. Porta una coda tutta ingelatinata che nasconde i capelli vagamente crespi, è altissimo ed ha un fisico mostruoso, frutto credo del suo passato da muratore. Parla un inglese favoloso perché addolcito dalle j brasiliane, però comprensibilissimo.

E’ autodidatta e alla prima prova mi ha sbalordito per scioltezza e per originalità, si sente che la Samba del DNA non è stata contaminata dal 4/4 inglese stile Oasis.

Addirittura in un pezzo si esibisce in variazioni con maracas e percussioni varie, trainando il reggae in qualcosa di molto sudamericano.

Lui sta cercando lavoro e ha deciso di prendere la patente per guidare i furgoni.

Io non riesco a non fare paralleli con la mia vita, con le nostre vite, quando vedevo a 18 anni la patente come il sogno di evasione, il sogno per raggiungere quei posti lontani, per sentirsi grandi.

Qui si parla di qualcosa che ti fa vivere, guadagnare….

 

Poi c’è un'altra tastiera già presente.

Si chiama Martin, è inglese, nero, con dei dread foltissimi.

Martin è timidissimo, in tutta la prova dirà qualcosa come 3 parole, e quando suona trema.

Lui si occupa di suonare il levare e trema tutto, però è precisissimo e mentre attacchiamo gli strumenti lui improvvisa delle melodie stupende, tra la musica classica e il Jazz.

Poi non so perché si pietrifica nella sua timidezza e nel suo sguardo spento e si limita a darci il levare.

Non so nulla di lui, arriva alle prove col suo tastierone, poggiato su un carrello per la spesa tutto legato, non parla se non il minimo indispensabile, suona 3 ore senza tregua e poi se ne va sorridendo.

La prima volta in cui ho provato mi è sembrato impaurito, come se si sentisse minacciato, poi i miei suonacci elettronici e la nostra complementarità musicale lo hanno tranquillizzato, le parole restano poche , ma il tremore sembra diminuire mentre i sorrisi aumentano.

 

La sala anche quella è perfetta. Si trova a Balham, sperduta in mezzo a dei garage, puzza di cantina e di sigaretta e la ragazza che la gestisce il sabato è una biondina in canottiera piena di tatuaggi e di piercing, assorta in letture dark ancestrali sulla fine del mondo, contornata di patatine, di bibite e di corde di ricambio.

 

Che ci faccio io lì???

Cerco di rimanere attaccato alle mie radici, cerco di alimentare la mia umiltà, cerco la realtà di quello che è la vita dietro un vestito elegante, cerco la musica e la pace e la tranquillità interiore, cerco di sminuire le mie difficoltà di tutti i giorni, cerco di apprezzare le diversità, cerco di mantenere viva la mia curiosità, la mia voglia di incontrare gente sconosciuta che viene da lontano senza ritrovarla tramite facebook, ma per le strade di questo calderone da 10 milioni di abitanti….

 

Mi sento ancora solo, perché ricreare 30 anni di rapporti seminati e coltivati e cresciuti e innaffiati è difficile, soprattutto spendendo tante energie al lavoro, però è un inizio….sono le prime prove, è la prima prova.

 
 
 

WELCOME BACK le prime impressioni sparse:

Post n°114 pubblicato il 12 Agosto 2008 da fonderiaromana

Eccoci qua, 3 viaggi avanti e indietro con la mia Samsonite rossa rigida, la stessa borsa sbatacchiata in Cina, in Iran, in Russia ecc ecc. anche questa volta viene fortunatamente sputata fuori dai carrelli di Heathrow nell’ultimo volo sola andata che sancisce l’inizio del mio contratto di 1 (o forse 2 anni) a Londra.

Mia madre nelle nostre chiacchiere pre partenza, mi ha confessato romanticamente che secondo lei sono stato concepito nel loro viaggio londinese del 1977. Non so se sia vero, però ho amato il velo di magia che questa dichiarazione materna ha posato sul mio espatrio. E poi diciamocelo , parti con un altro spirito, come se volessi cogliere qualche radice del tuo passato, come se volessi respirare un aria più familiare.

Certo sono atterrato sul velluto, rispetto alla Cina: lì ero sperduto dall’altra parte del mondo, da solo, con un lavoro mostruoso da portare a termine, poca passione e tante paure, qui sono al centro del mondo, ho un lavoro interessante, con tanti benefit, tanta passione e tante paure.

Poi non lo so, sarà quel legame che mi sono costruito in testa legato al concepimento, sarà quella mia indole nordica, sarà quell’astio verso il pressappochismo italiota e romano in particolare, fatto sta che qui mi sembra tutto fantastico, divertente, pratico…in una parola sola SEMPLICE.

Andiamo per gradi:

Lo stupore.

Sono stupito, rimango a bocca aperta e sono contento di esserlo

Qui siamo 40 italiani espatriati, con il nostro buono stipendio e una casa pagata in alcune delle zone più belle di Londra. Le prime settimane del nostro arrivo un’agenzia immobiliare formata da aitanti giovanotti inglesi in ghingheri aveva il compito di scortarci nelle viuzze londinesi per mostrarci qualche casa da affittare nel nostro periodo qui. Tralasciando l’organizzazione perfetta (tabelle, orari, trasporti) e gli atavici difetti del British Home Style ( il bidet resta una chimera…ma neppure in bagni da 70 metri quadri, che piuttosto ci entra un calcio balilla, cucine improbabili senza la minima via di uscita per odori, bagni rigorosamente senza finestra ) resto stupito di fronte a tutto. Rimango incredulo di fronte alla possibilita’ di vivere uno spicchietto della mia vita in questa capitale del mondo: qui cammini per strada e ti senti una pedina tra mille, ti sembra di gettare nella pentola le radici della tuo passato, le tue abitudini, le tue tradizioni, in un calderone di razze ed etnie. I miei colleghi si lamentano e mi sembra assurdo, che non trovino stupefacente camminare la mattina per la strada che porta a Victoria e incontrare tutto il mondo in un marciapiede. Come si può non restare a bocca aperta di fronte ad un tale caleidoscopio etnico e stilistico?

E’ che le persone hanno perso la voglia di stupirsi , invece io vengo dalla campagna delle sensazioni, dall’infanzia delle abitudini e resto a bocca aperta, come lo sono ora, dall’ottavo piano della mia prima casa da solo a scrivere e pensare.

Sara’ che me le sognavo queste serate su di un lettone con il mio portatile ed Herbie Hancock in sottofondo e allora sono stupito.

Invece i miei colleghi disprezzano case e cibi ed abitudini con la noia di chi non sa far altro che lamentarsi.

Io continuo a godermi le mie gioie infantili, sperando che le giornate non smettano di sorprendermi e mi perdo nella vita di tutti i giorni, tra un supermercato infinito ed un negozio punk pieno di borchie e pelle.

Poi si va in profondità…

Le telecamere.

Londra è piena di telecamere, si dice una ogni 14 persone, fa impressione, le vedi ovunque ed ovunque leggi cartelli in cui si avvertono le persone che ci sono telecamere a circuito chiuso in azione. E’ inquietante e mi chiedo, ma veramente è questa la sicurezza? Un grande occhio continuamente vigile? Mi sa un po’ di probizionismo…e il proibizionismo non ha funzionato. Che poi continuando di questo passo saranno di piu’ coloro che guardano rispetto a coloro che sono guardati…

Poi ci sono gli inglesi e le loro abitudini favolose…

Per esempio il contratto di affitto.

Quando entri a casa si redige un inventario nel quale viene segnato lo stato della casa alla consegna e l’elenco di tutto ciò che viene lasciato all’affittuario.

Il mio elenco è lungo 60 pagine!!! Più del libro di Mabell!!!

Ci vogliono 4 ore a fare un check-in…perché gli agenti immobiliari si mettono a contare i coltelli, le forchette, si mettono a controllare il pavimento mattonella per mattonella, il muro pezzo per pezzo….

Sul mio inventario c’è scritto che ho un frigo beige con sopra un adesivo con su disegnato un elicottero!?!?!?! Cioè ho il rischio che se stacco quell’adesivo al termine del mio affitto dovrò ridare dei soldi ai padroni di casa??? Quantificabili dall’affetto che avevano per quell’adesivo????

Però per il resto è tutto vero: le file perfette ai cinema, le scale mobili con tutte le persone rigorosamente a destra, le macchine che si fermano prima delle strisce pedonali (lo GIURO amici di Roma, succede!!!) gli automobilisti che pagano il parcometro anche se scendono a prendere il giornale, la raccolta differenziata, che più differenziata non si può, le bollette che si pagano al telefono, i cappuccini che costano 3 euro, le ciliegie che ne costano 10.

 

Ancora ho fatto poche amicizie inglesi, nonostante abbia al mio attivo già una distorsione ad hyde park nella prima delle mie partite domenicali 11 contro 11(!!!) ed una prova in sala con un ragazzino uscito da un film di Ken Loach che cantava come Liam Gallagher.

 

Insomma siamo solo all’inizio ma tutto sembra scorrere alla grande e poi oggi domenica sera, ho aggiunto una calamita accanto all’adesivo con l’elicottero, su questa calamita è raffigurato Gesù e sotto una scritta che recita “Jesus is coming….Look busy”

Adoro gli inglesi…

 
 
 

IL TEMPO DELLE SCELTE 

Post n°113 pubblicato il 06 Giugno 2008 da fonderiaromana

E’ tanto che non scrivo sul blog, tantissimo, ma ci sono momenti in cui il succedersi di eventi importanti ti leva la capacità di fermarti a ragionare…. e forse per me questo è un bene. Solitamente passo giorni e giorni a soppesare tutti i pro e i contro di ogni decisione, passo giorni e giorni a chiedere consigli agli amici , poi ci sono le canzoni, le variazioni di tempo, le notti insonni, i cambi di idea e poi….

Questa volta ho avuto poco tempo per pensare, tutto si è succeduto rapidamente e insieme al cambio di lavoro, all’uscita del cd, ai concerti , alle partite di calcetto, alla scomparsa della sinistra, alla scomparsa del rispetto per le altre razze e delle diversità, allo scudetto ingiusto per l’Inter è arrivato o meglio sta per arrivare il mio espatrio.

 

L’8 Giugno mi trasferirò a Londra

 

Le considerazioni a contorno sono tante: i più interessati alla politica come il carissimo Mabell, noteranno come i miei movimenti si trascinino dietro un’ombra destrorsa: sono a Roma e vince Alemanno, espatrio e nel frattempo a Londra vince il sindaco di estrema destra, però tranquilli non è previsto che a breve vada in Spagna.

 

Poi ci sono i tempi, perché le scelte non seguono i tempi, forse perché tutto è troppo lungo per una vita: non c’è il tempo in una vita di portare a termine tutto ciò che ti eri prefissato, devi provarci, arrabattarti, tagliare, mordere, strappare ore, costruire e distruggere attimi, sfuggire all’orologio, sempre in ritardo, sempre di fretta e le scelte sono lì quando ancora hai bisogno di tempo e sei affannato e non ce la farai mai, a portare a termine tutto: suonare da Dio, parlare le lingue, diventare un bel terzino destro, fare delle foto sempre più belle, diventare più professionale nel mio lavoro, girare il mondo, leggere tutti i libri che ho nella libreria….perchè poi, ad un certo punto ti tocca scegliere e ogni tanto scegliere significa ripartire da zero, proprio quando sei lì….a buon punto a cercare solo un altro po’ di tempo.

Si perché poi i libri te li porti, la tastiera te la spedisci, le mostre vai a vederle, si perché poi gli amici li trovi anche lì, si perché le persone che ti vogliono bene ti vengono a trovare…cacchio con Ryan Air, poi c’è la sfida che è allettante, la sfida di un ennesimo inizio.

Però ci sono i tempi e le scelte non seguono i tempi. Perché il tempo di sistemare tutto ,di limare gli angoli e curare i dettagli è lunghissimo, troppo lungo.

 

Però scorre e tra poco compirò 30 anni quella tipica età che a leggerla bene fa un po’ effetto.

Poi ogni tanto se mi giro intorno, mi stupisco di tutto ciò che ho fatto, soprattutto gli ultimi 5/6 anni hanno condensato la realizzazione di tanti desideri più o meno reconditi e ora è arrivato il tempo di una scelta.

Ancora stento a realizzare, che tra 2 settimane ricomincerò la mia vita lì.

Perché è così strano, la mia settimana era diventata perfetta, in questa città che sta diventando insopportabile, era diventata un perfetto incastro: c’era il calcetto del lunedì, le partite con i giovani musicisti romani, con comparse di alcuni che hanno sfondato, tipo Niccolò Fabi e Simone Cristicchi ed è stato divertente, abbiamo praticamente percorso una stagione, da Settembre fino ad oggi vedendoci puntuali il lunedì sul campo di calciotto e poi ogni tanto al concerto dell’uno e dell’altro, calciatori degni e musicisti straordinari come Marco Fabi e Roberto Angelici o Pier Cortese.

C’erano le prove del martedì e del venerdì con la Fonderia Romana: si staccava dal lavoro e via a ruminare kebab o pizza o cinese e a chiuderci in quella scatola , come alieni, mentre tutto resta fuori.

C’erano i concerti sempre più frequenti e faticosi, ma ormai fluidi e oliati.

Ora mi sembra che ci sia un vuoto, una mia saggia e folle amica, che in un anno di teatro è riuscita a farmi tirare fuori tanti blocchi caratteriali, mi dice “i vuoti si riempiono e tu sei bravo a riempirli”, però quel mentre di saluti, di smontaggi di cavi e strutture, mi ha lasciato un bel magone.

Io poi sono fatto così, mi affeziono alle persone, alle cose , ai dettagli, ai movimenti, a certe routine , ai gesti e alle abitudini, a volte mi metto lì e le modifico e le sistemo, cerco scorciatoie , però adoro come a volte scandiscano il mio tempo.

Insomma questa volta ho seguito l’istinto o forse l’età e la paura di restare sempre a rincorrere e allora lascio la strada vecchia, magari temporaneamente alla ricerca di altri piccoli gesti e piccole routine, alla ricerca di musica e sport, ma soprattutto di persone o comunque alla ricerca e basta, perché finora è stato quello il motore di tutto, la ricerca unita a quella voglia di sfidare le mie certezze (poche) con delle incertezze (tante).

Comunque ieri sera tornando a casa dalle prove ho avuto una nuova paura e tante vecchie angosce, perché poi sono anche così fragile e insicuro….ma continuo a rendermi conto che le scelte non seguono i tempi.

 

Il blog è stato trascurato ora diventerà il diario di un italianman in London: come quando ero piccolo, mi alzo sulle punte, appoggio le mani sul parapetto del balcone e guardo….

 
 
 

IL PRANZO DELLA DOMENICA

Post n°112 pubblicato il 23 Marzo 2008 da fonderiaromana

Erano anni che non entravo in una Rosticceria, eppure da piccolo le adoravo, anzi per l’esattezza adoravo i polli delle rosticcerie, quei polli che giravano  sullo spiedo giornate intere e grondavano condimento, erano salatissimi, specialmente la pelle era un concentrato di sale e robusta croccantezza favoloso. Però a Roma stanno un po’ scomparendo, quelle tavole calde piene di fritti stantii e piatti strapieni di olio, con i polli e le melanzane alla parmigiana che restavano dietro il bancone per mesi.

Qualche domenica fa mi è ricapitato di entrarci, ad Acilia, un paesino tra Roma e Ostia , in pausa missaggio disco.

Era un pranzo della Domenica con un sole estivo alla finestra.

Il pranzo della Domenica era un evento e forse lo è ancora, ma soprattutto in provincia , se esci un po’ tardi per le strade dei paesi, senti il rumore dei piatti e dei televisori accesi, senti gli odori dei piatti “lenti” , compositi, i piatti che richiedono elaborazione e sveglie presto, piatti con gli ingredienti “buoni” . E' Il momento in cui si va dai nonni o si invitano a casa i nonni, in cui ci si “abbiocca” dopo l’amaro sul divano, con le partite in sottofondo.

Poi c’è chi pranza in Rosticceria di domenica, un mondo di persone che non sono a casa per il pranzo della domenica.

Ci sono io con il mio amico batterista, siamo lì a riposare le orecchie dopo una mattinata di missaggio, a mangiarci la nostra dose di pizza quotidiana, a parlare dei passaggi, di come suona questo o quello, nell’ennesima domenica da alieni, da matti a saltare il pranzo , a saltare il mare, a saltare le dormite infinite o le scampagnate.

Poi c’è un trio di signore anziane, sedute al tavolo, con i loro piatti vuoti, sono tutte quante coperte nelle loro pellicce , truccate come si truccano le signore la domenica alla messa. Mentre le osservo mi immagino la bellezza e l’unicità di questo momento, mi immagino la loro settimana pensionata, fatta di indaffarati giorni feriali a ripulire la casa o ad accudire i nipoti o al telefono a parlare e sparlare di amiche, nuore e soap opera televisive, mi immagino l’accordo per questa domenica, l’attesa di questo pranzo tra le 4 mura squallide della rosticceria , il tragitto alla ricerca di questo piatto pronto e mi sembra così bello nella sua semplicità.

Poi entra un muratore straniero, forse per lui non c’è tanta differenza, chiede il suo pezzo di pizza, la sua birra in bottiglia, forse si vede solo dal silenzio della città e dal poco traffico che è domenica.

Poi c’è un signore anziano da solo.

E’ vestito in maniera disordinata, con un unico importante denominatore, il caldo. E’ copertissimo, ha un maglione enorme sopra una camicia di flanella a quadretti e un cappello blu con la visiera ma imbottito.

Il suo seppur solitario, seppur in quella triste rosticceria è un pranzo della domenica: c’è un primo abbondante, un secondo di carne e poi un bicchiere di vino rosso della casa. E’ una scena tenera nella sua semplicità, ricca di ritualità, un pasto lento, goduto e ricco, 2 chiacchiere con il gestore e tanti sguardi intorno.

Mi sembra un’immagine “fuori” dal mondo frenetico, oggi mi sembra così bella,  mi sembra un piccolo contatto con la realtà, mi sembra uno spunto di riflessione, un sorriso semplice , ma ricco di significato.

 

Fuori c’è ancora il sole, si sgrullano le tovaglie, il signore anziano con il suo stuzzicadenti in bocca esce si fa due passi digestivi e chiude così con una sigaretta, pulendo i suoi occhiali dalla montatura grossa, il suo unico, tranquillo pranzo della domenica.

 
 
 

INVETTIVE ROMANE

Post n°111 pubblicato il 21 Febbraio 2008 da fonderiaromana

Me ne andavo da quella Roma di merda….

La Roma dei SUV e dei QUADRICICLI LEGGERI.

 

Partiamo da questo principio semplice: i SUV e le MACCHINETTE per14enni mi stanno sul cazzo.

Ma tanto sul cazzo.

 

Il traffico romano è giunto praticamente al collasso, masse di automobili si moltiplicano nella capitale e tutte rigorosamente popolate da un’unica persona. In attesa della terza fatidica metropolitana (perché se sa….sotto e strade ce stanno i serci romani e come scavi te devi fermà)  ci si deve accontentare di smadonnare quotidianamente per le vie della capitale. Tra tutte le vetture, due categorie però stanno attirando la mia attenzione o per esattezza il mio odio più profondo:

1)      I SUV. I SUV sono quelle simpatiche autovetture, grandi quanto i carri armati della guerra del golfo, utilizzate per lo più da facoltosi guidatori, che nelle città italiane si divertono a fare chicane e a speronare autobus di linea (vedi Milano). Occupano praticamente lo spazio di 2 utlitarie e sono assolutamente indispensabili in città come Roma dotate di stradine minuscole.

      Chi oggigiorno nella capitale non necessità di un comodo e agevole SUV per districarsi nei vicoli di Borgo Pio o nei pressi di Piazza Navona o dietro al Colosseo?

      Chi oggigiorno nella capitale non necessita di una macchina lunga 73 metri e larga 40 per gustarsi il congestionamento matttutino o serale???
Vuoi mettere…stare fermo nel traffico, ma farlo in un SUV, con tutti i comfort, poter portare nel traffico l’intera famigliola, il cane , un dondolo, 7 paia di sci, un tavolo da ping pong, la nonna, il canotto, una squadra di calcetto di serie B, tutto nell’unica macchina, chi si potrebbe privare di ciò???? E noi?? Con le nostre utilitarie o sui nostri motorini, dietro questi colossi che occupano 6 corsie, ad ammirarli e a cercare di capire da che parte superarli o affiancarli.
E vuoi mettere la gioia di trovarle parcheggiate nei nuovi parcheggi di quartiere, laddove erano previsti 7 parcheggi trovare lì un simpatico SUV, come non sorridere e gioire? E come non gioire quando ci si trova in sorpasso a 140 km/h sul raccordo e un SUV ti si incolla a 6/7 picometri dal culo della tua vettura, dandoti quel senso di relax e tranquillità stradale che possono cambiare una giornata??

Io vi odio, viziati del motore

2)      Come odio i QUADRICLI LEGGERI, ovvero quelle simpatiche scatolette di alluminio che si possono guidare senza patente da 14 anni in su.

Io mi ricordo, dopo perenni lotte con i miei genitori, riuscii a 18 anni a farmi comprare il primo motorino: un GRILLO (costo 700.000 lire).

Il grillo è quanto di + brutto abbia partorito un designer di motocicli, per chi non lo ricorda, il grillo era una simpatica ed orribile evoluzione del SI. Doveva essere un SI + elegante e innovativo, ma in realtà era un aborto stilistico, con un sellino scomodissimo, delle frecce sporgenti, un cavalletto di marzapane e poco più. Però era un bici, una bicicletta col motore….non dava fastidio a nessuno, si mettevano 3000 lire di miscela e si facevano 60 km, tutti sulla destra senza spostare di un cm l’equilibrio del traffico romano.

Oggi no….Oggi i genitori non lottano più come i miei, perché hanno un’alternativa che parte da "soli" 10.000 € chiavi in mano e li fa stare tranquilli, perché ha 3 porte e non serve indossare il casco, ne essere esposti a possibili incidenti. Ecco, a me questa alternativa sta sul cazzo….Roma è invasa di marmocchi di 14 anni, senza alcuna conoscenza del codice stradale che aumentano in maniera fastidiosissima il traffico. E non solo….oggi anche il + sfigato quattordicenne ha il suo stereo a 750.000 Watt con cui sparano tutta la loro tecno-house-electro-merda-disco-ambient-laurapausini-tuztuztuz-gabber. A volte ho il sospetto che non vadano a benzina, ma a DJ, che brucino Coccoluto o Fargetta e si spostino a ritmo di tuz tuz. Io vi odio pischelli viziati, odio i vostri alettoncini svettanti nel traffico.

A partire dalla ridente piazza Euclide (descritta amabilmente nei favolosi libri di Moccia), Roma è satura di questa specie di scatole di fazzoletti con 4 ruote e un alettone.

Io vi odio. Sappiatelo. Quando al semaforo vi volterete e vedrete un motociclista infreddolito che digrigna i denti…quello è Laserman!!!

 

 
 
 

"Nababbo Natale Night" La sintesi

Post n°110 pubblicato il 23 Gennaio 2008 da fonderiaromana

Un pò di pubblicità tra un post e l'altro!!! Inauguro il primo blog commerciale!!! Sto costruendo i miei studi blogghistici li chiamerò Blog2....

 
 
 

...E' IL MIO PRIMO GIORNO!

Post n°109 pubblicato il 09 Gennaio 2008 da fonderiaromana

" A Ste....ce sta tutta no??? E Guarda!!! Ce sta tutta quaaa bionda là!!! Mo sai quante te ne trombi in Nigeria!!!

E' il mio terzo lavoro...diciamo, quindi, che è il mio terzo primo giorno di lavoro...Però, per quanto puoi girare , puoi spostarti di piccola in grande azienda, alla fine il microcosmo è sempre lo stesso.
E così il primo pranzo passa con 2 colleghi più grandi destinati alla Nigeria ad ascoltare i loro interessantissimi discorsi intellettuali.
Il primo giorno è tutto una presentazione, uno stringer mani e, in modalità diverse, si ripetono situazioni analoghe in ogni società.

IL CAPO E LE PAROLE: Il superiore diretto è il primo impatto, un fiume di bellissime parole: "puntiamo molto su di te....ho in mente di farti un'ottima formazione per renderti subito operativo..." e giù mirabolanti progetti e schemi e presentazioni e parolone "il managing", "gli skills", "i target aziendali", "il business" e tu lì incredulo e un pò terrorizzato a pensare, ma sarò in grado???? io??? e domani cosa succederà???? sarò già operativo???? oberato di lavoro, sepolto dal business, incapace di gestire tutto....
Dopo 4 ore di chiacchiere in cui immagini la tua carriera di ingegnere chimico frizzante e in rapida ascesa ecco la realtà: "Tieni LEGGI QUESTO, così per imparare i primi rudimenti"
E le prime settimane passano così, tra tomi di libri che neanche la ricerca de tempo perduto di Proust, a rimpiangere gli esami universitari, a guardare l'orologio ogni 5 minuti, pregando qualche entità superiore che ti faccia lavorare!!!!!!!

I COLLEGHI DRAMMATICI: quelli ci sono in ogni azienda che si rispetti, quelli che il primo giorno, anzi, che dico, il primo minuto, anzi no, il primo istante in cui apprendono che sei una nuova leva, iniziano un dipinto APOCALITTICO del tuo destino, del destino dei tuoi superiori, del destino della società e dell'intero pianetà: "Qui è drammatico, caro collega!!!! Si lavora tantissimo, ma la paga è quel che è, tempi di lavoro atroci, per non parlare della dirigenza, delle teste di cazzo che non sanno fare nulla, e poi i colleghi incapaci, e la guerra in Iraq e la fame del mondo e l'invasione delle cavallette e il disastro nucleare ela lebbra, la peste bubbonica, le piaghe d'Egitto.....però nonostante tutto non è male qui.........."
Grazie!!! Grazie a tutti!!!

I COLLEGHI RRRRRAMPANTI: una sfilata di moda e una sfilata di parole incomprensibili. Lo fanno apposta a usare linguaggio tecnico, a riempirsi la bocca di linguaggio tecnico.....te lo vomitano addosso il linguaggio tecnico, per non farti capire, per farti sentire ancora di + appena assunto ! " Sai noi ci occupiamo di consegne FOB, il Timing e il pricing sono importanti, soprattutto se il mercato è in backwardation e tu non sai se coprirti con margine o lasciare scoperti i futures acquistati....."
Bastardi!!!!!! Parliamo in greco antico....forza!!!! dai!!!!! vediamo chi vince!!!!

I COLLEGHI RRRRRAMPANTI IN PAUSA PRANZO: "Aoh l'hai vista quella nuova? La mora! E aaa segretaria der responsabbbile??' Mo quando annamo a Londra manco a cerco a casa, me basta un letto matrimoniale....e chi me ferma!!"

ma scusa e le consegne....e il pricing???

ELEGANTONI OVVERO I P.R. : questi dovrebbero fare una bella scazzottata con gli apocalittici e poi venire da me con un giudizio mediato. "Benvenuto caro Nicola, ti sarai accorto che sei in una delle strutture più importanti a livello mondiale (e io che pensavo al livello galattico!!!) la dedizione al lavoro, la perfezione organizzitavia, ci ha consentito di raggiungere livelli ragguardevoli, tu inserisciti in questo orologio perfetto e spiccherai il volo con noi (e ghigno malefico con dente brillante).

Si certo!! non vedevo l'ora di fare l'ingranaggio....lo sognavo da bambino!!!

I BONTEMPONI: sempre lì a scherzare....adorabili!!!! avete presente quelli che all'asilo ti facevano lo sgambetto? Quelli che alle elementari facevano lo schiaffo del soldato? Quelli che alle medie ti davano i colletti e al liceo raccontavano barzellette atroci? Quelli ora sono lì....sono tuoi colleghi....si annidano dietro le scrivanie, sotto le macchine del caffè e tu non puoi scappare...non puoi!!!!! devono cazzeggiare con te....si applicano 2 belle funi al lato della bocca e si ride....senza sosta

Poi tanti altri...il coatto ripulito, il modello di Versace...il dramma rimane la pausa....mi mancano gli operai, la chiacchierata sul calcio, sui sogni, sulle amarezze...ora in pausa si parla di lavoro!!!SOLO DI LAVORO e di GNOCCA...2 argomenti per diverse ragioni insopportabili...quando hai davanti un tristo piatto di mensa. Maledetto arrivismo!!!

Io mi chiedo: ma come se ne esce????

P.S. non vale la risposta cambiando lavoro!!

 
 
 

PHOTO-NICS: SGUARDI DA LASERMAN

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