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La ribellione dei senza futuro spaventa un potere corrotto e imbelle al quale si accodano anche i grassi media

Post n°4133 pubblicato il 16 Dicembre 2010 da cile54

ROMA 14 DICEMBRE; UNITI SIAMO TUTTO, DIVISI SIAM CANAGLIA

 

Ho ripreso questo slogan leggendo qualche anno fa un bel libro di Melossi sulla storia del controllo sociale, era uno slogan della Camera del lavoro di Reggio Emilia degli inizi del 900, che poi le brigate della solidarietà attiva hanno ripreso come motto.

Mi piace parlare di ieri partendo da questa frase. Perchè penso che in questa frase ci sia una verità assolutamente viva in questi giorni in cui si respira un vento nuovo.

Ieri per come ho potuto vedere le cose, ci siamo trovati di fronte ad una manifestazione imponente, segnata da una condizione sociale comune, quella della precarietà sociale come orizzonte di vita. E' questa una condizione generale europea, che segna le rivolte che una dopo l'altra segnano i passaggi politici del vecchio continente.

Atene, Londra, Madrid, Roma sono stati gli epicentri di tutto questo. Del resto la ristrutturazione capitalista che modifica la legge sul mercato del lavoro sedimenterà ancora di più questa condizione sociale. Le riforme del lavoro approvate recentemente in Spagna, Italia e Grecia sotto comando delle gerarchie europee favoriscono la destrutturazione dei diritti dei lavoratori ed ancora di più la flessibilità ed i ricatti, che si concentreranno per chi entrerà nel mercato del lavoro, cioè i giovani ma non solo loro. La rivolta precaria segnerà per questo la prossima decade di lotte, e la sinistra dovrà misurarsi con questo spazio in cui la rabbia sociale esploderà spesso. Uno spazio dove si riaccendono durissimi conflitti sociali in forma inedita, in cui le organizzazioni di classe sono oramai sempre più rarefatte e prive di legami e si muovono con difficoltà anche per una forma organizzativa e della militanza stessa inadeguata. Ieri il corteo è passato dalla depressione per il voto alla camera alla rivolta nel giro di un'ora, ed a scontrarsi in piazza del popolo non erano pochi ma una generazione che ha tentato di arrivare a portare la sua rabbia fin sotto il parlamento. Non è un caso che siano gli studenti universitari "l'avanguardia" di questo, loro meglio di tutti sanno infatti che per quanto sudore possono mettere nello studio saranno sedimentati nella precarietà a vita a meno che non appartengano ad una famiglia con conoscenze altolocate. Certo, mi si dirà che la dimensione della rivolta stile "racaille" presta il fianco agli avversari. E' vero. Non ho alcun dubbio su questo, ma non devono essere i media della borghesia social liberista e legalitaria che appoggia le bombe della Nato a dirci chi è buono o chi è cattivo o a riprodurre il dibattito difettoso sulla non violenza. Se discussione ci deve essere,. che questa avvenga internamente nello spazio pubblico che ha collegato le proteste, sapendo che anche volendo questo spazio non parla a tutti. C'era infatti un non detto ieri nella composizione di quella lunga fila a volto coperto che si confrontava in piazza del popolo con la polizia. C'erano gli sguardi di chi ha pianto per innocenti uccisi dalla violenza dello stato. Parlo di Cucchi, Aldrovandri, Sandri. Molti di quei ragazzi magari fanno parte di chi si ritrova ad essere canaglia per 4 canne in tasca mentre in parlamento a decidere del loro futuro c'è una classe politica mafiosa che si vende per 4 baiocchi. Il disciplinamento alla precarietà nel vecchio continente è coinciso con un dispositivo di controllo sociale che si è riversato sugli stili di vita giovanili delle classi subalterne.

Ma mentre per i subalterni si è usato il pugno di ferro della repressione penale, per la classi dominanti si è concessa la più ampia tolleranza utilizzando la legalità come clava. Questo fino al punto di paradosso supremo in cui il padrone dei padroni dispone addirittura di un parlamento per fare le leggi ad personam mentre le sue patrie galere esplodono di detenuti. Ieri a Piazza del Popolo una condizione sociale, generazionale, ha detto basta al disciplimamento alla precarietà e si è scontrata con il potere, inutile girarci intorno, misuriamoci su questo dato e capiamo come andare avanti insieme. Uniti siamo tutto, divisi sian canaglia.

 

Piobbichi Francesco

15/12/2010

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Giorgiana Masi

Roma, 12 maggio 1977

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