RACCONTI & OPINIONI

L'agenzia del ministero del Welfare dedicata al collocamento, una macchina di «disumanità», insomma, perfettamente rodata


Licenziati da Sacconi, è rivolta tra i precari  A Italia Lavoro, l'agenzia del ministero del Welfare dedicata al collocamento, ormai hanno smarrito del tutto la propria mission: l'ufficio del personale non sente ragioni, e in questi giorni è impegnato a inviare lettere di licenziamento a raffica. Senza pietà e senza guardare in faccia nessuno: tra gli altri, hanno ricevuto la comunicazione di «rescissione» anticipata del contratto anche una lavoratrice in gravidanza di sei mesi, e un suo collega che ha subito qualche mese fa una delicata operazione al cervello ed è in fase di riabilitazione. Tutti contrattisti a progetto, come abbiamo già raccontato la settimana scorsa, tanti di loro anche da 5-10 anni. I collaboratori a progetto di Italia Lavoro sono 500 (a fronte di 400 dipendenti) ma sono tutti in scadenza quest'anno, e il regolamento dell'agenzia, recepito da un accordo siglato dalle sole Cisl e Uil, vieta il rinnovo dopo 36 mesi di contratti. Cisl e Uil oggi starebbero chiedendo la revisione della norma sui 36 mesi, ma allo stato attuale, entro fine 2011 tutti giù per terra. Per ora si è cominciato con la rescissione di quei collaboratori che hanno inviato a gennaio una lettera cautelativa rispetto al proprio pregresso, così come disposto dal Collegato lavoro (legge concepita dal ministro cui fa capo Italia Lavoro, Maurizio Sacconi). La mission di questa benedetta agenzia è quella di attuare politiche nel mercato del lavoro, in particolare per collocare le categorie considerate «svantaggiate»: disabili, over 50, donne. Si potrà capire lo stupore di Katia Scannavini, 36 anni e incinta di 6 mesi, dal 2006 collaboratrice di Italia Lavoro, quando sabato scorso - proprio la mattina in cui si stava preparando per partecipare alla manifestazione dei precari - ha ricevuto la lettera di licenziamento. «Della gravidanza avevo informato fin dal primo mese il mio capo progetto, e poi in marzo avevo inviato una mail in cui dichiaravo l'intenzione di mettermi in maternità dall'ottavo mese. Mai ricevuto risposta: forse già preparavano questa lettera che mi dà il benservito. Nè il direttore delle risorse umane mi ha mai convocato per un colloquio personale, così come non ha fatto con i miei colleghi, e in particolare con uno di loro, che ha subito una delicata operazione in ottobre». Una macchina di «disumanità», insomma, perfettamente rodata. Tra l'altro Katia è specializzatissima: master e dottorato sui temi dell'immigrazione, dal 2006 ha formato gli operatori dei centri per l'impiego e perfino i dipendenti interni di Italia Lavoro, ma rimanendo sempre e rigorosamente a progetto. «E dire che avevo la mia postazione in agenzia e il numero fisso; i primi anni mi controllavano gli orari di entrata e uscita, negli ultimi dovevo comunicare le mie assenze. Come una dipendente. Una volta mi hanno anche inserito in un ordine di servizio: anomalo per un collaboratore che non dovrebbe neanche comparire». Tra l'altro corre voce che il ministero del Welfare abbia l'idea di integrare sempre più, fino magari a fonderli, Italia Lavoro e l'Isfol (350 dipendenti fissi), l'istituto di ricerca sui temi del lavoro: così il timore è che i 500 collaboratori di Italia Lavoro, essendo facilmente licenziabili, potranno fare spazio ai 270 tempi determinati dell'Isfol, in scadenza nel 2013. «Per ora solo illazioni, ma nei due istituti c'è tensione - dice Enrico Mari, Usb Isfol - Ad esempio all'Isfol non sappiamo che fine faranno questi 270 precari: avrebbero diritto alla stabilizzazione, alcuni lavorano ininterrottamente da 15-16 anni». Intanto, come ci conferma Roberto D'Andrea del Nidil Cgil, «mentre aumentano le lettere di licenziamento scritte da Italia Lavoro ai precari, così aumentano le persone che si rivolgono al nostro ufficio vertenze: e le cause, ovviamente accanto alla mobilitazione sindacale, sono dietro l'angolo».Antonio Sciotto 14/04/2011www.ilmanifesto.it