RACCONTI & OPINIONI

L’Italia mantiene una peculiarità, rispetto ai telegiornali europei, di sotto-rappresentazione della dimensione economica


L'Italia reale pensa al lavoro, quella televisiva solo al "gossip" Da una parte c'è la disoccupazione e la qualità dei servizi, dall'altra, la politica e la criminalità. In Italia, la percezione della realtà da parte dei cittadini e la rappresentazione di quella stessa realtà fornita dalla televisione sono sempre più distanti. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza curato da Demos&P, Osservatorio di Pavia e Unipolis, insomma, ci sono due "Italie" lontane anni luce: quella dei cittadini e quella dei telegiornali. La realtà che gli italiani vivono sulla loro pelle, infatti, è pervasa di inquietudine per lo stato di salute dell'economia e le condizioni in cui versa il mercato del lavoro. E' una realtà, tra l'altro, molto più aderente a quella descritta delle statistiche ufficiali. Le scalette dei Tg nei primi mesi del 2011, invece, sembrano raccontare un altro paese, un paese in cui economia e lavoro non fanno notizia, mentre l’insicurezza si lega perlopiù alla criminalità comune. Rispetto al panorama continentale si tratta dell'ennesima anomalia nopstrana: nei Tg italiani c'è scarsa attenzione per gli eventi internazionali e le conseguenze della crisi, ma ampio spazio è dedicato alla politica interna e alla narrazione di fatti criminali. Tre sono gli eventi che occupano l’agenda dei tg di Francia, Spagna, Gran Bretagna, Italia e Germania, nel primo quadrimestre 2011: la Primavera araba, lo tsunami in Giappone e la guerra in Libia. Eventi che hanno anche avuto un impatto sulla politica interna di ciascun paese. Politica estera e relazioni internazionali (19 per cento) è la prima voce per i cinque paesi oggetto della rilevazione, con la sola eccezione dell’Italia. Il secondo tema in agenda è la politica interna (12.9 per cento). Nel nostro paese questa voce, con il 14,1 per cento, è in cima alla lista e si concentra perlopiù su questioni politiche nazionali: lo scandalo Ruby, la presunta trattativa tra Stato e mafia negli anni Novanta, il dibattito politico sulla riforma della giustizia. Il terzo tema è l’economia (11,5 per cento), con notizie dedicate perlopiù al lavoro. In Francia, Germania e, soprattutto, Gran Bretagna e Spagna, la disoccupazione, i tagli al personale del settore pubblico e privato, i conseguenti piani di austerity costituiscono la maggior parte delle notizie. L’Italia mantiene una peculiarità, rispetto ai telegiornali europei, di sotto-rappresentazione della dimensione economica (6,8 per cento), mentre la questione lavorativa è incentrata quasi esclusivamente sul referendum dei lavoratori della Fiat di Mirafiori. Segue il tema della criminalità che, in linea con i risultati relativi agli anni precedenti, ha uno spazio nell’agenda italiana quasi doppio rispetto alla media europea (11,2 per cento contro 6,1 per cento). Scorrendo la lista, emergono due ulteriori differenze tra i telegiornali europei e quello italiano. Le notizie di curiosità e costume hanno in Italia uno spazio pari all’8,9 per cento (contro il 4,9 per cento europeo), che le pone al quinto posto dell’agenda. Specifica è anche l’attenzione dedicata nel nostro paese al tema dell’immigrazione. Nel primo quadrimestre di quest’anno ha un’attenzione pari al 6 per cento (contro una media europea del 2 per cento) riferita ad un unico evento: gli sbarchi di migranti a Lampedusa e sulle coste del Sud. L’organizzazione dell’agenda dei temi si ripercuote sulla graduatoria delle notizie "ansiogene", legate ad eventi che, in ragione della loro portata e delle loro conseguenze, possono generare paura e incertezza nei cittadini. In Italia, i fatti criminali costituiscono il tipo di insicurezza maggiormente rappresentato: occupano il 40,9 per cento, contro una media europea del 28,6 per cento. Al terzo posto si collocano le notizie legate alla crisi economica (pari al 13,4 per cento), che però in Italia si fermano al 2,5 per cento (un dato peraltro dimezzatosi rispetto all’anno precedente). Inoltre, nei telegiornali europei, la questione dell’immigrazione non è tematizzata in modo ansiogeno (3,2 per cento), il Tg di Rai 1 propone invece ben 122 notizie “allarmistiche” (13,9 per cento). A differenza di quanto avviene negli altri paesi, in Italia i flussi migratori prodotti dalle rivolte nel mondo arabo e dal conflitto libico vengono rappresentati come “un’emergenza sbarchi senza precedenti”. Tre casi occupano poi l’agenda dei reati: il ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio ripetuto 46 volte, il caso Sarah Scazzi ripetuto 19 volte, e l’omicidio di Melania Rea ripetuto 21 volte. Le restanti 251 notizie riguardano la criminalità comune e la criminalità organizzata, rispettivamente con 217 e 34 notizie. Si conferma dunque la peculiarità italiana legata alla rappresentazione della criminalità comune, distribuita su tutto il territorio e pervasiva. La lista delle emergenze compilata in base alle segnalazioni dai cittadini, invece, non ha niente a che fare con i titoli dei Tg. Il suo andamento appare molto più coerente con la "realtà" del mercato del lavoro. Quasi la metà degli italiani indica oggi il tema della disoccupazione come problema più urgente da affrontare. Se a questa componente sommiamo la frazione di persone che segnalano l’aumento dei prezzi come primo cruccio (9 per cento), si delinea un quadro ampiamente dominato dalle apprensioni di matrice economica. Il secondo problema proposto dagli italiani è la qualità dei servizi sociali e sanitari. A segnalarlo come emergenza è il 13 per cento degli intervistati. Solo in terza posizione, con l’11 per cento, troviamo poi la criminalità comune: si tratta di un dato che, negli ultimi quattro anni, si è dimezzato. Un altro elemento di discordanza tra percezione sociale e rappresentazione mediatica della sicurezza emerge, poi, in relazione al tema dell’immigrazione. Se l’attenzione dedicata ai flussi migratori è aumentata in modo vistoso nell’ultimo anno, soprattutto in relazione all’emergenza degli sbarchi sulle coste del Sud, ciò non sembra avere inciso sulla salienza attribuita dall’opinione pubblica. Anzi, rispetto a qualche anno fa, le paure legate alla presenza straniera appaiono più contenute. Appena il 6 per cento degli intervistati cita l’immigrazione quale priorità. L’ambiente e il suo deterioramento occupano la quinta posizione: è l’8 per cento degli intervistati ad evocare questa criticità. Carlo Ruggiero25/07/2011rassegna.it