RACCONTI & OPINIONI

Il governo eleva i valori di legge per l’inquinamento elettromagnetico. Il parere negativo dei medici dell’Isde.


«Cellulari, errore aumentare i limiti delle emissioni»Nella bozza del decreto Sviluppo attualmente in discussione è previsto l’innalzamento dei limiti vigenti relativi all’inquinamento elettromagnetico provocato dalla telefonia mobile. In particolare, da 6 voltmetro si passerebbe a 20 nei luoghi aperti, ed è anche prevista la modifica delle modalità di rilevazione, ora da attuare sulle 24 ore. Inoltre sarebbero esentati dalle misurazioni iphone, cellulari e apparati riceventi. Abbiamo chiesto a Maria Grazia Petronio, vicepresidente Isde Italia-Medici per l’Ambiente, e a Ernesto Burgio, presidente Scientific Office di Isde internazionale, un parere su quest’iniziativa del governo. Qual è lo stato dell’arte degli studi relativi ai danni sulla salute causati dall’inquinamento elettromagnetico, specie ad opera dei cellulari e degli apparati radio-base?   Gli studi epidemiologici, basati sui confronti tra popolazioni più o meno esposte sono estremamente complessi, in una situazione in cui a essere esposti sono praticamente tutti; l’esposizione riguarda fonti e frequenze estremamente diverse, antenne, cellulari, ma anche tralicci ed elettrodomestici, e potenzialmente sinergiche (cioè in grado di potenziarsi a vicenda). L’esposizione concerne in particolare i bambini, che sono enormemente più fragili per ragioni anatomiche e biologiche, e che rischiano di essere esposti per decenni. Si tratta di una situazione senza precedenti e per la quale nessun tipo di valutazione anche solo proiettiva, probabilistica è possibile.   Le evidenze concernenti le interferenze dannose sulle biomolecole e in particolare sul Dna di molte frequenze (in particolare quelle emesse dai cellulari) sono invece numerose: si sa che determinate frequenze attivano geni (ad esempio quelli che codificano per proteine dello stress, determinando uno stato di infiammazione subacuta) e ne bloccano altri (in particolare alcuni geni oncosoppressori, importanti per la difesa dal cancro). Si è anche scoperto che alcune frequenze interferiscono con i programmi che sovrintendono alla replicazione e differenziazione cellulare: in pratica i meccanismi che possono aprire la strada al cancro e alla formazione di mutazioni e aberrazioni cromosomiche sono attivati dalle radiazioni elettromagnetiche emesse da cellulari, antenne, etc.   L’unica difficoltà è dimostrare il nesso diretto tra queste emissioni e le singole patologie: ed è su questa difficoltà che giocano coloro che hanno precisi interessi nel settore. La nuova tecnologia 4G porterà ad una diffusione di nuove antenne. I gestori, e il ministro Romani, spiegano che è meglio concentrare più antenne in un singolo sito piuttosto che distribuire più ripetitori sul territorio. Dal punto di vista delle conseguenze sulla salute questa scelta è condivisibile? Ogni tipo e modalità di distribuzione degli impianti sul territorio può avere controindicazioni. Accentrare gli impianti su un unico supporto può causare una maggiore esposizione nei residenti nelle immediate prossimità; d’altro canto distribuire gli impianti su tutto il territorio significa evidentemente aumentare il numero degli esposti.   E' un dato di fatto che negli ultimi anni l’esposizione della popolazione è progressivamente aumentata, in relazione all’aumento degli impianti installati. E che le nuove normative rischiano di peggiorare la situazione. In Italia i limiti (6 volt/metro) sono tra i più rigidi d’Europa. Un risultato da difendere? Certamente sì. I limiti vigenti sono serviti a mettere ordine in una materia che fino a qualche anno fa aveva portato ad uno sviluppo selvaggio degli impianti. L’obiettivo dovrebbe anzi essere quello di ridurli, man mano che aumentano le conoscenze inerenti ai danni per la salute. è del resto evidente che le pressioni in questo settore sono fortissime in tutto il mondo. Qualche mese fa la Iarc (Agenzia Europea di Ricerca sul Cancro) aveva deciso di classificare, dopo anni di controversie e tentennamenti, le emissioni dei cellulari come potenzialmente cancerogene.   Ovviamente sono subito arrivate le critiche, le polemiche e... studi che sembrano poter documentare l’assenza di rischi per le popolazioni esposte. è giusto elevare a 20 volt/metro il limite per le zone all’aperto e considerare la media delle rilevazioni sulle 24 ore e non ogni sei minuti come accade adesso? Elevare i limiti per le zone all’aperto non è comunque una buona idea. Se veramente l’interesse per la salute, soprattutto per quella dei soggetti più fragili (i bambini), prevalesse sugli interessi economici si cercherebbe casomai di ridurre l’esposizione. Per quanto concerne le modalità di rilevazione, sarebbe importante che si prendessero in considerazione tanto la media delle esposizioni sulle 24 ore che i valori puntuali, specialmente nelle zone in cui siano stati già segnalati superamenti dei limiti.   Se la bozza del dl Sviluppo verrà confermata, questi nuovi valori non si applicheranno agli apparati riceventi, come iphone, palmari e cellulari (i più diffusi). I produttori potranno definire autonomamente i limiti di emissione dei loro prodotti. Aumenteranno i pericoli? E quale è il limite tra progresso e salute? è evidente che sono proprio gli apparecchi per la utilizzazione finale (cellulari, i-phone etc.), le cui emissioni non sono mai state regolamentate dalle normative, quelli che destano le maggiori preoccupazioni per la salute umana. Sarebbe assolutamente necessario porre dei limiti alle emissioni di questi apparecchi. Bisogna ricordare come numerosi studi epidemiologici che hanno indagato sul possibile nesso cellulari-tumori cerebrali hanno trovato un nesso significativo tra esposizione prolungata ai cellulari e incremento di gliomi, il che ha appunto spinto la Iarc ha inserire i telefonini tra i cancerogeni potenziali.   Il problema del nesso tra progresso tecnologico e rischi per la salute è certamente di grande rilievo: da un lato le innovazioni tecnologiche procedono a ritmo sostenuto (e alcune hanno effetti positivi, altre no); dall’altro ci vogliono spesso anni o decenni per “dimostrare e valutare” i rischi. Il “principio di precauzione” di cui tanto si parla in tutti i congressi e che è una delle grandi conquiste etiche e giuridiche degli ultimi anni, rischia di restare lettera morta dal momento che gli interessi e le motivazioni di ordine economico-finanziario sono oggettivamente preponderanti.Valerio Ceva Grimaldi 02/11/2011www.terranews.it